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-|-|-» JOY DIVISION

» 'When routine bites hard': i Joy Division e il pensiero della mancanza

Con la nascita del particolare ed ambiguo genere musicale denominato 'post-punk' poche persone, verso la fine degli anni 70, si accorsero che stava prendendo piede nell'universo della pop music un elemento fino ad allora temuto, allontanato e quasi tabù. Sto parlando del vuoto, del senso di 'nulla', del pensiero freddo della 'mancanza' che è, ad un tempo, figlio della rabbia punk e padre della disperazione che sfociò, durante gli anni ottanta, nel culmine parabolico dell'eroina e della 'fuga dalla realtà'. L'oppressione della metropoli post-industriale, dopo la decadenza, le speranze del primo dopoguerra e il 'barocchismo' idealista degli anni 70 spazza via tutto per lasciare il posto alla disillusione, simbolicamente richiamata dal mutismo dei quartieri abbandonati e del degrado. In un contesto claustrofobico - nel senso reale, non cinematografico del termine - come questo, nasce quella che forse è stata la più sincera, cruda e impietosa conseguenza - perché non di reazione si tratta, non di risposta come nel punk, ma di conseguenza - al disagio dell'individuo medio in un mondo che l'aveva già quasi definitivamente messo da parte.
Quello che è passato alla storia col nome Joy Division in realtà è qualcosa che va molto, molto più in là della musica, dello spettacolo e dell'arte in genere: è una condizione sociale, è la prima avvisaglia di un prendere coscienza interiore dell'individuo che fino ad allora era stato un operaio-massa ed aveva posto speranze in una probabile ed utopistica collettività. Joy Division - e mi si scusi se ne parlo come entità concettuale, ma di questo si tratta - è un qualcosa che appartiene completamente all'uomo, è un viaggio senza ritorno nel profondo dell'essere disilluso, è un prendere coscienza del proprio fallimento, un veder cadere gli aquiloni dopo il placarsi del vento. Dopo di loro, la new wave, la coldwave, il synth-pop, il rock rituale. Tutta la musica che segue, in confronto al purgatorio JD, sembra mentire. I JD sono stati per la musica popolare quello che Michelangelo Merisi da Caravaggio fu per la storia dell'arte: una prima avvisaglia di morte, una crudezza rassegnata e sofferente dipinta con una stanchezza eterna, con aria cupa e quasi neutra - una realtà dipinta con il pennello del silenzio. Dopo Caravaggio il Barocco fece suonare altisonanti squilli di tromba, il mondo si riempì di opere fantasiose, si diede libero sfogo ad ogni volo pindarico: e tutto ciò non per gioia, ma per dimenticare ciò che si era visto in quelle tele, per reagire alla paura del vuoto. Lo stesso horror vacui che i JD lasciavano come unica eredità, dopo la morte di Curtis, ad un mondo musicale attonito e spaesato. Era, per ciò che nacque con il punk, la più terribile delle fini.

» Cenni storici

I Joy Division nascono nella cittadina inglese di Manchester. Il primo incontro tra Peter Hook e Bernard Dicken, che si erano conosciuti al liceo, e Ian Curtis avvenne in occasione di un concerto dei Sex Pistols nel 1976. I primi due, bassista e chitarrista, erano in cerca di un cantante per tirare su un gruppo punk, e si unirono allo strano ed introspettivo personaggio che proveniva dallo spettrale quartiere di Macclesfield. Come batterista scelsero Terry Mason, che quasi subito passò ad occuparsi dell'aspetto manageriale della band dopo essere stato rilevato da Tony Tabac. L'anno successivo iniziarono le attività del gruppo, che venne chiamato Warsaw (in omaggio al brano 'Warszawa' sul disco 'Low' di David Bowie e Brian Eno, uno storico e fondamentale album che era appena stato stampato e del quale consiglio l'ascolto a tutti i neofiti del genere). 'Tutti vestiti in belle uniformi/bevevano e uccidevano per passare il tempo/portandosi addosso la vergogna dei loro crimini/con passi misurati camminavano in fila'(They Walked In Line, 1977). I primi brani sfornati dal combo risentivano moltissimo dell'atmosfera violenta e folle dell'esplosione punk, ma chi potè ascoltarli durante i primi concerti, come quello in occasione della chiusura dell'Electric Circus di Manchester, ebbe a dire 'si sente una forza invisibile che spinge chissà dove, nella musica dei Joy Division. Uscendo dal locale mi viene voglia di sputare in faccia a Dio'. In seguito, a causa di un caso di quasi-omonimia con un gruppo metal di Londra il nome fu cambiato in Joy Division (con questo appellativo erano contrassegnate le baracche nelle quali i nazisti tenevano in vita le donne prigioniere perché fungessero da svago sessuale per i soldati). Il primo mini LP firmato JD fu 'An ideal for living', un'autoproduzione (sotto il nome Enigma Records) stampato in 5000 copie, la cui copertina era un poster provocatorio disegnato da Sumner (che d'ora in poi si diede l'appellativo di Albrecht), che diede adito alle ripetute accuse di filonazismo da parte della stampa - accuse in realtà, come fa notare Alfredo Suatoni nell'oramai quasi introvabile volume 'Joy Division, dal cuore della città', semplicemente conseguenti al risentimento per il continuo e disarmante silenzio mediatico dei quattro.
In seguito ebbe luogo il fortunato e proficuo sodalizio con la Factory Records, che investiva enormi risorse nella produzione dei dischi dei JD. La collaborazione con il tecnico Martin 'Zero' Hannett fu uno dei cardini principali intorno al quale si mosse il filo della new wave. Le esibizioni che seguirono alle famose 'Peel Sessions' di John Peel, (l''uomo del punk' ed il primo, in seguito, ad annunciare al mondo la morte di Curtis) ed il concerto come supporters dei Cure segnò l'inizio della grande e veloce ascesa. Nell'aprile 1979 si registrò il materiale per quello che, a torto o a ragione, è considerato il primo disco new wave della storia: Unknown Pleasures. Copertina nera, un grafico (su design di Peter Saville) con le onde elettromagnetiche trasmesse da una supernova: l'urlo vuoto, inutile ed inudibile della morte. Dentro, capolavori come 'She's lost control' 'La confusione nei suoi occhi dice tutto/ha perso il controllo./E si aggrappa al passante più vicino/ha perso il controllo./E svelava il segreti del suo passato e diceva/Ho perso di nuovo il controllo', Shadowplay 'E con gelido acciaio, l'odore dei loro corpi cercò di comunicare/Ma io riuscivo solo a fissare incredulo la folla che si allontanava./Ho fatto di tutto, tutto ciò che volevo/Ho permesso che ti usassero per i loro scopi/In centro città di notte, aspettandoti', New Dawn Fades, erano la prima vera espressione del vuoto, dello spazio bianco tra i fotogrammi della città del XX secolo, dove antico e nuovo si mescolano sul fondo di bottiglie rotte ed edifici fatiscenti, dove la storia più chiara e spaventosa è raccontata nelle deiezioni urbane. Soprattutto, il nichilismo punk si faceva da parte per fare spazio ad una presa di coscienza della disillusione, al 'brutto' poetizzato ed assimilato come grado zero dell'interpretazione. I JD erano diventati la gente, nella loro musica si coglieva qualcosa di troppo serio per essere spettacolo. Serio come lo sguardo dei tre musicisti, immobili sul palco senza luci mentre Curtis danzava freneticamente come un inquietante burattino. Serio come l'epilessia che in quel periodo cominciò ad assillare ed a sconvolgere la vita del ragazzo di Macclesfield.
Dopo l'uscita di qualche singolo, tra cui il successo discografico 'Love will tear us apart' (1980) il gruppo diede alle stampe 'Closer', un altro fondamentale album, ancora più maturo e più profondo del primo, sulla cui copertina comparve una foto scattata al cimitero monumentale di Staglieno, in provincia di Genova.

 

» 'Something must break now': la morte di Ian

Il 18 maggio del 1980 Deborah Curtis trovò il corpo esanime del marito ventitreenne nella sua casa di Macclesfield. Ian Curtis si era tolto la vita all'apice della sua carriera. John Peel ne diede l'annuncio alla radio, numerosi gruppi gli dedicarono concerti. Non era la fine di un mito, né l'inizio. Non era un martire, ed il suo gesto, checchè se ne dica, non era assolutamente legato al suo discorso artistico. Ian era una persona reale, forse troppo, non aveva alcun bisogno di essere 'beatificato', non aveva nulla a che vedere con i vari santoni mistici martiri della poesia. La sua, di poesia, non finisce con la morte, ma viene interrotta da questa - declassata anch'essa al rango di routine.

» 'Dreams never end': i New Order

Hook e gli altri diedero alle stampe 'Still', una raccolta di inediti che uscì nel 1981 ancora con il nome Joy Division: dopo ciò, in seguito ad un patto precedentemente stilato dai quattro che prevedeva il cambio repentino di nome e di 'sound' qualora uno dei JD avesse abbandonato, i tre continuarono a lavorare come New Order. Non è questa la sede per parlare di questo ambiguo e controverso progetto musicale, peraltro ancora attivo: chi volesse rendersi conto di come può essere la naturale evoluzione/involuzione del discorso Joy Division, ascolti il primo lavoro del nuovo combo, 'Movement' del 1981 (che contiene peraltro un brano dal nome ICB: sono le iniziali di Ian Curtis Buried). I New Order elaborarono, dopo la morte di Curtis, una musica se possibile ancora più vuota, figlia del post-punk, freddissima, minimale, a suo modo unica nella totale mancanza di incisività. Il suono New Order raggomitola gli stilemi più banali e semplici del pop, riempiendo i brani di continui bassi e sintetizzatori ingenui e monocromatici: citando ancora Suatoni, si era infine arrivati alla temuta 'espressione del vuoto mediante il vuoto'.

» Discografia

The Ideal Beginning, Manchester 1977. Primo demotape reperibile in Italia solo con il volume succitato 'Joy Division - Dal cuore della città' edito da Stampa Alternativa.
At a later date in 'Short Circuit - Live at Electric Circus', Virgin 1977, 10'
An Ideal For Living, Enigma 1977, 7'
Warsaw, Rca 1977 (mai pubblicato, esiste solo su bootleg)
Digital/Glass, da 'A factory sample', Factory 1978, 7'
Exercise one/Insight/She's lost control/Transmission, BBC sessions per il John Peel Show, 1979
Unknown Pleasures, Factory 1979
Autosuggestion/From Safety To Where? Da 'Earcom 2: Contradiction', Fast Products 1979
Transmission/Novelty, Factory 1979, 7'
Atmosphere/Chanche/Dead souls in 'Licht und Blindheit', Sordide Sentimental 1980, 7'
Love will tear us apart/24 hours/Colony/Sound of music, BBC sessions per il John Peel Show, 1980
Love will tear us apart, Factory 1980, 7'
These days/Love will tear us apart, lati B del 7', FAC 23 e del 12' FAC 23.12, Factory 1980
Closer, Factory 1980
Komakino/Incubation (Cross of Iron)/As you said (Incubation 2), Flexy disc gratuito, Factory 1980
Atmosphere/She's lost control, Factory 1980, 12'
Still, doppio album di inediti, Factory 1981


NEW ORDER: Ceremony/ In a lonely place, Factory 1981 7'
Atmosphere/The only mistake/Sound of music, Factory 1988, 12'
Atmosphere/Transmission/Love will tear us apart, Factory 1988, Cd single
Substance 1977-1980, antologia, (la versione CD contiene 7 brani in più) Factory 1988

Luigi Porto [n.d.r. Informazioni e foto raccolte da: Alfredo Suatoni, 'Joy Division - Dal cuore della città', Stampa alternativa, Deborah Curtis, 'Touching from a distance' (Così vicino, così lontano), Giunti 1996.] Ottavio Chiodo 'Marble Moon' per parte del materiale

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