 |
|
|
-|-|-»
[ RECENSIONI / Review ]
BACK
|

|
—- ERRA
/ LIGHT OF LOVE -—
Dalla Black
Flames un altro gruppo valido dopo i Lethargy,
Final Selection, Common Dream..dalla terra degli
Hocico e degli Amduscia il Messico regala la
piacevole novità degli E.R.R.A. con l'album
di debutto "Light of Love".
Electro future pop di classe, raffinato; una
cassa importante, melodie ricercate ed un concetto
interiore che ruota intorno ad energie dimenticate,
risultano ottimali per creare atmosfere lontane
che non vi terranno pero solo incollati al suolo
ad ascoltare.. ci sono infatti brani che hanno
tutte le caratteristiche per diventare efficaci
in dancefloor come 'That Lovely Smile' o 'Seens
To Be A Light'. Dall'intro easy ed efficace
si va gradualmente a salire per 13 pezzi, incontrando
brani come 'Energy in your Eyes' delizioso remix
degli Angels & Agony e 'De Luces Rojas'
in testo nazionale.
-|-|-»
'Considerando l'energia' nella loro
musica.. una scoperta da seguire.
|
|

|
—- IKON
/ PSYCHIC VAMPIRE -—
Gli Ikon continuano
a sorprenderci nuovamente con cambi di rotta,
ritorni a sonorità più consuete,
divagazioni sul tema, giochi verbali, visuali,
musicali. A volte il loro sound diviene, per
mezzo di raffinate revisioni in studio, un tramite
per le dance-floor di tutti i tipi, generi e
latitudini (dal classico gothic-rock fino ad
alcune strizzate d'occhio all'E.B.M. o al future-pop,
come nel caso di Psychic Vampire - Psycho Dubmix).
E pensare che questa band nella terra natia
è come un'isola in un oceano di nulla.
E invece qui in Europa e in America dove c'è
il troppo, gli Ikon rimangono comunque una perla
rara legata alle proprie origini, quel post-punk
dei Joy Division, quel folk-apocalittico dei
Death in June, quell'elettronica malsana e contaminata
dei New Order. "I never wanted you"
- canta Chris McCarter con voce profonda, mentre
suona la sua chitarra come fosse Wayne Hussey
all'epoca dei Sisters. Ma spesso il suono diviene
più triste, meno aggressivo, getta l'animo
nell'introspezione, come nel caso di Blue Murder
o ancora più nella depressione come in
Crucified. È la ricerca di se stessi
seguendo un simbolo invisibile, legato al suono
e alle parole, che lente scorrono come un fiume
per poi svanire nuovamente nel suono e nel basso
di Dino Molinaro (ah cari Joy Division, quante
volte li avrà suonati il nostro oriundo
Molinaro). La title track, Psychic Vampire,
dà appunto il titolo ad entrambi i singoli.
Il primo, un digi-pack, contiene sette pezzi
ed un finale per niente tranquillizzante, dal
titolo Purgatory: siamo tutti condannati e dobbiamo
per questo subire la pena del fantasma della
vampira psichica (Sukia? Mi domando abbandonandomi
a ricordi di gioventù)... il secondo
singolo invece, un classico Mcd plastificato,
è composto di sei pezzi di cui la title
track occupa una gran parte: oltre alla classica
versione originale, ne abbiamo una SMS extended
(SMS perché possiamo metterla come suoneria
al cellulare oppure utilizzarla a mò
di SadoMaSochistico motivetto mentre scarnifichiamo
la nostra partner per poi berne il sangue).
Il resto sono brani live registrati in due delle
tappe italiane del tour dell'anno scorso: ovvero
il giorno 15.6.2003 al Transilvania live di
Milano e il 14.6.2003 al Jam di Mestre. Ora,
ci sarebbe da chiedersi perché su tre
brani il terzo non sia stato ripreso dal concerto
di Roma, per altro sublime. Credo che le motivazioni
siano tecniche ma non vado oltre e non polemizzo
(a Roma ci dovrò vivere ancora un po'...).
Preferisco ascoltare le note di 'A Heartless
Soul' e volare assieme agli Ikon verso spazi
illimiti. Un acquisto che consiglio a chi crede
ancora che ci siano gruppi che hanno qualcosa
da dire e moltissimo da dare a chi ama la musica.
Da annoverare il nuovo cambio di formazione,
che vede sempre Chris McCarter voce e chitarra,
Dino Molinaro al basso e Clifford Ennis, il
nuovo aggiunto, alla sezione ritmica. Nei live
invece sempre Chris McCarter e Dino Molinaro,
assieme a Anthony Griffiths e David Burns (questi
ultimi, componenti dell'australiano quartetto
punk The Reddresser)..
-|-|-»
#
|
|

|
—- LETHARGY
/ IN MACULA -—
Difficile, se
si volesse farlo, catalogare questo disco. L'impronta
è assolutamente electro, ed è
un electro di assoluta classe. Il primo ascolta
lascia una sensazione di suono omogeno, idea
che sparisce all'ascolto successivo. Questo
duo spagnolo composto da Julio Tome e Mayte
Cruz sembra prediligere, con risultati ottimi,
un approccio alla composizione basato sull'evolversi
del groove intorno ad un singolo tema per ogni
pezzo. L'uso di loops piuttosto che di strofe/ritornelli
è presente su tutto il disco, ogni pezzo
nasce, cresce e muore intorno al suo loop. E
sopra i loop la voce di Mayte, sempre in evidenza.
Ora ci sussurra all'orecchio, altre volte ci
urla contro o altre volte ancora recita. Forse
l'unica punto debole del disco sono le poche
parti cantate, nel senso proprio del termine,
che sono in netta minoranza rispetto alla quantità
di testi declamati. Ma questa sembra essere
una scelta ben precisa della band, così
come quella di giocare sul contrasto tra la
freddezza dei suoni elettronici, e il calore
della voce. Punto di forza del disco è
la scelta dei suoni e la loro qualità,
di cui si occpuano entrambi i componenti della
band. Ogni brano è composto da suoni
assolutamente perfetti, assolutamente adatti
al brano stesso. Particolare
cura sembra essere stata dedicata alla scelta
dei suoni delle percussioni. Interessante la
reinterpretazione di "She's in Parties"
dei Bauhaus, assolutamente originale.
-|-|-»
Un disco decisamente valido e sicuramente
da consigliare. Un ottima base di partenza che
lascia sperare in altre ottime produzioni.
|
|

Copertina non disponibile |
—- MEAT
BEAT MANIFESTO / R.U.O.K.
-—
Album del ritorno
per mr. Jack Dangers, ormai unico titolare dello
storico progetto electro Meat Beat Manifesto,
noti per aver fuso negli anni '80 l'electronic
body music con i ritmi hip-hop. Questo nuovo
disco, dopo anni di silenzio, si presenta come
un disco strumentale, dove le uniche voci presenti
provengono da campionamenti. La base dell'impianto
strumentale di questo grande album è
il dub, ben contaminato dall'ambient, dalla
minimal electronica di scuola Pan Sonic. Il
disco comunque risulta tutt'altro che ostico,
anzi scorre abbastanza fluido, grazie al feeling
molto "groovy" delle dodici tracce
qui presenti.
Breakbeats mid tempo, suoni analogici distorti,
pianoforti e lead synths lontani, glitches,
samples di ogni tipo sono le armi dei nuovi
Meat Beat Manifesto.
-|-|-»
Consigliato agli amanti del trip-hop,
del dub, dell'ambient e a coloro che dopo vent'anni
di EBM sono stanchi di ascoltare cloni di cloni
ed il solito "tunza tunza" discotecaro
che contraddistingue le produzioni di questi
ultimi quattro anni.
|
|

Copertina non disponibile |
—- FRONT
LINE ASSEMBLY / CIVILIZATION
-—
Grandissimo
ritorno dei Front Line Assembly nella formazione
costituita da Bill Leeb (Delerium, ex-Skinny
Puppy e fondatore del progetto nel lontano 1986)
e Rhys Fulber (Conjure One, Delerium, ex-Will,
nei FLA dal 1990) duo che ha dato alla luce
i dischi più belli ed innovativi del
progetto e dell'intero filone electronic body
music (Caustic Grip del 1990 e Tactical Neural
Implant del '92) e dell'industrial rock degli
anni '90 (Millenium del '94 e Hard Wired del
'95). Fulber lasciò la band all'inizio
del '97 dopo il fortunato tour con i Delerium
di "Karma" (disco di maggior successo
del duo), per dedicarsi alla carriera di produttore
e non sono di poco conto i nomi all'interno
del panorama metal (Fear Factory, Machine Head,
P.O.D., Megadeath, Paradise Lost) e pop (Britney
Spears e Sinead O'Connor su tutti) che portano
la firma di Fulber sui propri lavori. Il duo
si ricostituisce nel 2002 per realizzare dapprima
l'album "Chimera" dei Delerium e poi
questo magnifico "Civilization" dei
FLA.
Per la prima volta nelle undici tracce dell'album
compare una presenza massiccia di elementi Delerium
(le differenze tra i due progetti vanno sempre
più assottigliandosi sin dal precedente
'Epitaph' del 2001) tra cui voci femminile di
carattere etnico, intro trip-hop /ambient (vedi
l'intro di 'Maniacal' in perfetto stile Delerium)
e presenza di ben quattro tracce downtempo ('Civilization',
'Transmitter', il singolo 'Vanished' e il brano
ambient 'Dissident'). Certo non mancano le classiche
hit EBM quali 'Shicksal' (primo episodio cantato
in tedesco dalla band, che io ricordi) che ricorda
la loro hit del '96 'Plasticity' o 'Psychosomatic'
in perfetto stile Caustic Grip / Tactical Neural
Implant. 'Maniacal', dopo un lungo intro, ci
sorprende con un'esplosione di chitarre campionate
e drumming rock industriale a la 'Millenium
/ Hard Wired'. Insomma, in questo nuovo album
dei FLA c'è veramente di tutto e ogni
ingrediente è stato sapientemente miscelato
con gli altri dalle mani esperte di due tra
i migliori produttori di elettronica degli ultimi
venti anni, senza curare troppo mode e tendenze
del momento. Sarò azzardato, ma un certo
feeling "pop" pervade l'album in maniera
sottile e velata.
-|-|-»
Consigliatissimo per tutti (darkettoni,
tecnologici, metallari e trip-hop addicts)!
|
|

|
—- AUDIOPLUG
/ X-POSED -—
Undici trace per il debutto
dei greci Audioplug, già attivi da anni
in ambito metal e che per la prima volta si
cimentano, devo dire con risultati molto buoni,
nel settore dell'elettronica oscura da ballo.
L'album si apre con la dirompente "I'm
Perilous", tra electro-gothic, ebm e future
pop di matrice tedesca (mi vengono in mente
i primi Blutengel più ebm e i nuovi Diary
of Dreams più elettronici), a cui fa
seguito l'ottima title-track "X-Posed"
un electro-goth-dancefloor moderno e ben strutturato
in ambito armonico/melodico e sonoro. Il refrain
"Disoriented" mi ricorda tantissimo
:Wumpscut: di Christfuck. "United we Stand"
è un bel brano uptempo che ricorda invece
i grandiosi X Marks the Pedwalk, i veri inventori
del futurepop, forse a causa dell'uso massiccio
del vocoder e dei suoni trance da viaggio. Con
"Daybreak" i suoni si fanno più
easy, la voce più depechemodiana: ci
troviamo naturalmente in territori synthpop.
Nelle tracce centrali del disco la voce comincia
a diventare più monocorde e ripetitiva
sul cliché di Diary of Dreams. L'accattivante
"Too Late" (una delle migliori tracce
del disco) risolleva gli ascolti con la sua
bass-line pulsante e con la sua linea vocale
che si stampa subito in testa. Anche l'ipnotica
"Saturn Rings" convince grazie al
sapiente uso di loop ritmici, arpeggi di synth
e riff azzeccatissimi e soprattutto grazie all'interpretazione
vocale più varia, che rende vigile l'ascolto.
La strumentale "Audioplague" chiude
alla grande un debut davvero impressionante
per maturità di produzione ed arrangiamenti.
Tenendo presente che la band ha prodotto questo
disco in circa un anno e mezzo, il risultato
è davvero strabiliante: le influenze
troppo evidenti dei beniamini dei singoli componenti
della band e qualche pecca di produzione (cassa
e rullante sono troppo soffocati da tutti gli
altri suoni) si fanno bene perdonare da una
maturità nel creare suoni e textures
elettroniche abbastanza originali.
-|-|-»
Sono convinto che la band farà
passi in avanti da gigante (e credo che l'ottima
Decadance Records lo abbia anch'essa capito!)
e sicuramente il prossimo disco sarà
impedibile. Per il momento consiglio questo
"X-Posed" a tutti gli amanti dell'electro-goth
da dancefloor, del synth/future-pop e per i
neofiti. Chi è alla ricerca della novità
si rivolga altrove. Voto: 7.
|
|

|
—- THE
GATHERING / SOUVENIRS
-—
Devo ammettere
che quando ho avuto tra le mani questo disco
ho provato una certa sensazione di scetticismo,
in quanto gli ibridi gothic-metal non mi hanno
mai convinto e di conseguenza anche gruppi come
The Gathering, Moonspell, Paradise Lost, Lacuna
Coil, Evanescence (su tutti) non mi hanno mai
convinto (ebbene si, preferisco sicuramente
i nuovi Fields of the Nephilim o Killing Joke!).
Dopo aver tenuto questo CD a prendere polvere
per quasi un mese, quando ho deciso di sacrificarmi
e ascoltarlo sono rimasto letteralmente a bocca
aperta! Il disco è ottimamente registrato,
prodotto, suonato. Le chitarre sono a tratti
energiche a tratti sognanti e liquide, mai aggressive.
La voce, che avevo già avuto modo di
apprezzare a suo tempo su un tappeto musicale
sfuocato, stavolta si erge da padrona su atmosfere
goticheggianti, malinconiche ma non melense.
Versatile, gentile, pop questi sono gli unici
aggettivi che mi sovvengono per descrivere la
voce dei The Gathering.
L'uso minimale dell'elettronica arricchisce
l'uso calibrato della strumentazione acustica
egregiamente eseguita dai musicisti della band.
Il drumming acustico sapientemente eseguito
è un altro degli elementi vincenti di
questo disco. Brani di spicco di una collezione
di dieci capolavori sono l'opener "These
Good People" e la title-track centrale
"Souvenirs".
-|-|-»
Questo "Souvenirs" si
lascia ascoltare tranquillamente e azzarderei
dire che è un disco per tutti gli amanti
del "dark" nel senso più ampio
della parola… Voto: 9!
|
|

|
—- SOPOR
AETERNUS / ES REITEN DIE TOTEN SO SHNELL
-—
Davvero interessante
questo cd di Sopor Aeternus, che presenta come
sottotitolo "The Vampire Sucking at his
Own Vein". Questo ci fa capire quali sono
le tematiche affrontate nell'album, sempre sostenuto
da una musicalità medievale molto ricercata
nella strumentazione utilizzata. Interessante
anche il booklet fotografico che correda il
cd, ricco di immagini proposte da Joachim Luetke
con la collaborazione della "nostra"
Anna-Varney. Il cd si apre con una bella intro
a base di rintocchi di campane e un breve recitativo
sempre sostenuto dagli archi e dai fiati. Lo
scopo è quello d'introdurci nelle atmosfere
che ci terranno compagnia lungo tutto il cd
e che già ben si evidenziano nella successiva
"Dead Souls", lungo brano che inizia
con un organo al quale subentrano gli archi
ma anche linee melodiche più moderne
operate dal basso. La voce di SA ci racconta
in un recitativo molto ben interpretato la sofferenza
di queste Anime morte, per le quali non esistono
né paradiso né inferno. La ritmica
è sempre ben sostenuta e il brano non
diventa mai stancante pur durando 7 minuti abbondanti.
Segue la breve "Stake of my soul",
molto simile all'intro "Omen Sinistrum",
con un andamento quasi marziale nel quale spiccano
gli assoli di tromba e clarinetto e i fraseggi
al clavicembalo che danno unione a tutto il
brano. Si evince la presenza di un filo conduttore
a livello di sonorità e strumentazione
usata che si manterrà e ritornerà
per tutto il cd. L'intro di "Beautiful
Thorn", risulta un po' troppo lunga ma
presenta buone soluzioni melodiche e cambi armonici.
Il cantato/recitato di SA è al limite
del grottesco e si amalgama al meglio con la
linea melodica. La lunga "Baptisma"
si apre con un basso molto altalenante a livello
di esecuzione, tanto che sembra di trovarsi
davanti ad un'improvvisazione. Il pezzo presenta
molti cambiamenti di tempo, che a tratti risulta
dilatato, a tratti incalzante; in questo modo
la tensione continua a scendere e a salire ma
non si perde mai fino alla fine. L'intro di
"The Feast of Blood" è invece
riservata alle percussioni, che sostengono tutto
il brano con controtempi, intrecci sia tra di
loro sia con gli altri strumenti e cambi di
tempo, il più evidente dei quali si ha
quando SA inizia a cantare. Le tematiche affrontate
sono sempre le stesse: il sangue umano come
fonte di nutrimento per i vampiri. "Sopor
Fratrem Mortis Est" si può apprezzare
soprattutto per il testo molto malinconico che
analizza la condizione del vampiro e ne sottolinea
gli aspetti più tristi e "maledetti".
Con "The Dreadful Mirror" la ritmica
usata si discosta leggermente rispetto ai brani
visti sin qui, facendosi quasi jazzistica, ben
amalgamandosi comunque con gli strumenti più
medievali e i soliti rintocchi di campana. Il
cambiamento avvertito con la traccia precedente
continua con "Reprise", molto più
lenta rispetto agli altri brani. Scarna anche
nell'accompagnamento, che perde i continui fraseggi
fra archi e fiati. Decisamente più elettronica
è la breve "Birth-Fendish Figuration",
alla quale segue "Penance & Pain",
che ci riporta alle atmosfere dei primi brani
col suo andamento molto catchy. Il cantato è
sicuramente ad effetto ma risulta un po' troppo
ripetitivo, sia nell'interpretazione sia a livello
compositivo. "Holy Water Moonlight"
presenta un bellissimo e struggente assolo al
violino in apertura che si sposa benissimo con
il malinconico testo di questo pezzo. La corta
"Infant" riprende la terza traccia;
qui sentiamo solo un clavicembalo accompagnare
SA; il tutto crea un'atmosfera veramente intima,
interrotta dalla successiva "Uber Den Fluss",
al contrario molto ipnotica e dalla ritmica
incalzante. Arriviamo all'ultima traccia dal
titolo "Dark Delight" con una bellissima
intro e una parte organistica che si snoda per
tutto il brano. Buono l'intrecciarsi tra la
parte recitata e quella sussurrata di SA. Efficace
l'idea di porre questo brano a chiusura del
cd dato che col suo andamento sembra chiudere
il discorso affrontato e porta la tensione avvertita
nei brani precedenti alla sua giusta conclusione.
-|-|-»
In generale risulta sicuramente
ben curato sotto tutti i punti di vista, a partire
dal livello compositivo per arrivare all'ambito
ritmico-melodico. Importante anche la volontà
di mantenere un filo conduttore che si snoda
attraverso tutte le tracce, sia per quanto riguarda
le "vampiresche" tematiche trattate
sia per quanto riguarda l'armonizzazione dei
pezzi; a volte però l'insieme risulta
un po' troppo noioso e ripetitivo, forse era
da preferirsi qualche apertura stilistica per
non appesantire troppo l'ascoltatore. Il cd
si situa comunque ad un alto livello e fa ben
promettere per le future uscite di quest'artista
in continua crescita.
|
|

|
—- COLLIDE
/ VORTEX -—
A circa un anno
di distanza dall'uscita di "Some Kind of
Strange", i Collide producono il loro 5°
album intitolato "Vortex", un cofanetto
con doppio cd per un totale di circa 140 minuti
di musica. Le 26 tracce -13 per cd- propongono
vari remix di brani selezionati esclusivamente
dagli ultimi due lavori del duo di Los Angeles,
oltre a quattro cover rispettivamente di Front
Line Assembly, Love and Rockets, Adam and the
Ants e The Furboy Three. Ad affiancare nelle
composizioni Statik -che ha recentemente collaborato
a "The Greater wrong of the Right"
degli Skinny Puppy- tra i nomi più illustri
spiccano quelli di Charlie Clouser (Nine Inch
Nails), William Faith (Faith & the Muse),
Rhys Fulber (Front Line Assembly) e Mark Walk
(Skinny Puppy).
Le canzoni sembrano animarsi di nuova vita attraverso
l'accostamento di generi musicali differenti:
un sincretismo musicale che trasmette ricchezza
di spunti e varietà ad un lavoro che
spazia da corrosivi chitarrismi metal -vedi
l'ottimo remix firmato da Remko Vander Spek-
ad avvolgenti e melodici dancehit, o da oscure
e gelide electrotrack ad un approccio classicheggiante
con archi e pianoforte. Unico filo conduttore,
e marchio di fabbrica del Collide sound, è
la sensuale e profonda voce di Karin, capace
di trascinarci col suo fascino ipnotico in un
esotico e decadente universo musicale.
-|-|-»
Con "Vortex", il goth-industrial
dei Collide si apre con successo alla sperimentazione
e alla rivisitazione attraverso dei remix che,
"lavorati" da una schiera di talentuosi
collaboratori, spingono l'acceleratore proponendosi
come perfetti hit da dancefloor, oppure si caratterizzano
come variazioni ben strutturate della matrice
compositiva originale.
|
|

Copertina non disponibile |
—- THE
LAST INFLUENCE OF BRAIN / ILLUSIONS AND REALITY
-—
Voci distorte
e loop di pads per un disco che al primo ascolto
non mi ha particolarmente impressionato. I successivi
ascolti hanno invece posato l'accento su un
pathos presente in tutto l'album.
Un album che, pur non avendo i numeri per essere
un caposaldo del genere, si rivela essere complessivamente
un buon lavoro. Gli Illusion and Reality hanno
imparato bene la lezione dei primi suicide commando,
e hanno aggiutno atmosfere e attese che a questi
ultimi mancavano.
-|-|-»
Sicuramente una band da tenere sott'occhio!
|
|

|
—- XANDRIA
/ RAVENHEART -—
Dopo l'album
di debutto del 2003 intitolato "Kill the
Sun", ecco a circa un anno di distanza
la pubblicazione del secondo cd ufficiale firmato
dal quintetto teutonico degli Xandria, per l'occasione
prodotti dalla prestigiosa label indipendente
Drakkar Records. "Ravenheart" contiene
dodici tracce -più gli extra multimediali
compreso il video della titletrack- di goth-metal
potente e melodico che in più di un'occasione
si lascia irretire da suadenti sonorità
celtiche. Il sound risulta curato negli arrangiamenti
e ben strutturato nelle parti ritmiche, ed a
mid-tempo metal diretti e cadenzati si alternano
sontuosi tappeti tastieristici e romantici intro
acustici e sinfonici. Atmosfere gotiche e una
grande profusione di energia alle quali si aggiungono
i malinconici ed eterei vocalizzi della cantante
Lisa che ci richiama alla mente le grintose
performance canore di Amy Lee degli Evanescence
e di Sharon den Adel degli Within Temptation.
Tra le migliori e più coinvolgenti tracce
contenute nell'album spiccano sicuramente The
Lioness ed Answer, dove non mancano anche richiami
al sound dei nostrani Lacuna Coil.
-|-|-»
Sicuramente un disco interessante
e godibilissimo, un goth-metal al femminile
che, come nel caso dei Nightwish, sta catalizzando
l'attenzione dell'audience gotico.
|
|
|
|
 |
| DSide.it | Goth, EBM, Industrial, Neofolk.. in Italia - ©2000- 2011 all right reserved
|
| |
| |
|
 |