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-|-|-» [ RECENSIONI / Review ]

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- WIELORYB - Empty -

Ensemble composta da membri provenienti dall'area urbana polacca denominata Tri-City e dediti alla sperimentazione tecnologica di appartenenza industrial-hardcore-noise. Il primo full lenght "I" fece la comparsa in un'epoca imprecisata facendo seguire nel 1995 il secondo album "II" ed ora, dopo un salto temporale di quindici anni, la terza release "Empty" licenziata dalla label Antyscena.pl. Percussività distorta, rhythmic noises di ispirazione underground, moduli meccanici pregni di sesso, alterazioni psichiche e terrore costituiscono l'ossatura delle tredici proposte che in questo momento deflagrano nel mio lettore in un crescendo di insana vibratilità che si sprigiona prepotentemente dai diffusori acustici messi a dura prova specialmente nella sezione woofers. La track-list esordisce quindi con "Posen", virulenta combinazione di e-sound sporco, ritmato da acide percussioni up-tempo in anticipo sugli stridori di "Buddha Bar" e dei suoi laceranti mantra vocali, filtrati, distorti e mescolati ad abrasioni elettroniche allo stato caustico. Si giunge al selvaggio tambureggiare di "Minute Of Audio" dallo spectrum sonico simile ad una tribale cavalcata proiettata in ere prossime venture ed incorporata in un insieme saturo di acuminate interferenze, scie di electro-noise e densissimi impulsi di programming, così come la successiva "Hiperszescian" processa un lungo torrente di schizoidi radiazioni che agiscono sull'udito come una tempesta di microparticelle d'acciaio. "God Loves You..." dispiega proclami da trasmissione spaziale accorpate ad una pesante ritmica industrial in questa occasione investita da ondate ultrasoniche e dolorosi interventi di noises, similmente a "I Want Free" che emana un techno-sound sfigurato da taglienti procedure di drum machine e patologiche manomissioni elettroniche. Autentica furia tecnologica l'omonima "Empty" devasta tempo e spazio come in un attentato nucleare impiegando un'ipercinetica percussività hardcore e brutali schegge powernoise contrattaccando la susseguente "Domination", meccanico melange di industrial-rhythm, loops e muraglie ultra-noise. "Strategish" prosegue il campionario di tracce ad alta gradazione percussiva disponendosi su una terrificante linea di drumming d'assalto intervallata da black-out sonici e lancinanti intromissioni di polarità distorta, mentre "Basic Jazz" incide a freddo lo spartito esclusivamente mediante una modulare azione di impulsi scanditi da un indefinibile background ritmico. "800 Clean" misura cronologicamente le battute per minuto utilizzando un tuonante congegno down-tempo contaminato da iperfrequenze ed ossessive distorsioni, analogamente a "Sweeper" che attiva un robotico apparato percussivo aggredito da un turbine di siderurgico noise. Gran finale con "Time Out" ed il suo drumming high-speed fustigato da un sibilante sequencer e da una compatta rete electro-elaborata. Album incattivito e violento, dedicato ad un pubblico in grado di tramutare questo suono carico di perversione in uno strumento dal quale drenare energia vitale. L'annientamento cerebrale è garantito.
-|-|-» Incubo di ultima generazione specificatamente riferito alle cyber-masse del sottosuolo metropolitano. La tempesta magnetica proveniente dall'Est Europa non accenna a placarsi.

- KLANGSTABIL - Vertraut -

Il ritorno di Maurizio Bianco e Boris May colma l'attesa tra i due anni che separano il new-ep "Vertraut" dai semispenti echi di "Math & Emotion", album di rappresentanza del duetto tedesco promosso dalla Ant Zen e dedito ad un interessante quantomeno noto concetto electro-industrial. Lo spectrum produttivo del progetto è assai vasto avendo esso in attivo numerose pubblicazioni suddivise tra 12", 7", remix, compilations e lp's che dal 1994 sgorgano dall'ispirazione dei due musicisti. Un lavoro irrealizzato, "Kopfmusik" del 2002, includeva la versione originale di "Vertraut"; delle undici tracce presenti nell'ep ora in esame ben nove sfoggiano il celeberrimo titolo quì riprocessato da electro-artisti di fama i cui risultati costituiranno la gioia dei dj's, dei fans, del popolo dei dance-floors o, più semplicemente, dell'ascoltatore devoto ad un'elettronica europea di pregevole fattura ed a tratti perfino ricercata. Nulla di innovativo o di particolarmente illuminato, del resto i Klagstabil non intendono dedicarsi ad una nuova trascrizione del concetto electro-alternativo ma semmai all'interpretazione di una delle sue innumerevoli prospettive, dimostrandolo direttamente in questa release con l'omonima e strumentale "Vertraut (Original Version) e le sue introduzioni classicamente german-electro costituite da teutonici dialoghi male-female su una suggestiva base di synth nel cui successivo sviluppo assumono corpo un pulsante industial-drum-programming, electro-noises ed tutti gli artifici strumentali che normalmente intelaiano songs appartenenti al generis. Avanzando nella title-track incontriamo "Vertraut (Nostalgic Remix by Somatic Responses)", ornata da eccellenti sonorità "spaziali", echi e dilatazioni percussive succeduti dalla re-invenzione della traccia in chiave electropop-rock a cura del membro dei Diorama, Torben Wendt, che offre il suo contributo nominandolo "Vertraut (For A Friend Remix)" arricchendolo con misurate scie di chitarra. Un'elegante e cerebrale metamorfosi idm del tema la si assapora in "Vertraut (Neural Chernobyl Remix by Access To Arasaka)" seguita dalle malinconiche stesure post-rockeggianti di Keef Baker, musicista di Leeds il quale propone la song in versione "Vertraut (Wizballs Out! Remix)". Background elettronico iper-elaborato, atmosfere cristallizzate e drumming d'acciaio per "Vertrout (Ostball Remix by Synapscape)" e più innanzi con l'inconfondibile tocco del geniale Daniel Myer il quale conferisce al titolo un'apprezzabile venatura Haujobb. "Vertraut (What Do You Want Remix by Ksdj)" impiega maestose rielaborazioni tecnologiche re-inventate personalmente da Maurizio Bianco ed adattate strategicamente alle piste mentre la neurologica "Vertraut (Rejected Remix by L'Ombre)", costellata di breakbeats ed atmosferiche pianificazioni electro-ambient, chiude la genealogia di "Vertraut" per aprire agli ultimi due capitoli tratti dagli archivi del progetto: l'angosciato colloquio a due di "Zweiter Schritt (Pre-Version On A Way)" ed infine le analoghe fattezze soniche di "Ein Schritt Weiter" improntata anch'essa su fraseggi, questa volta unicamente femminili, circondati da un caldo, struggente apporto tastieristico. Ep formalmente completo, un convincente flashback all'interno del repertorio Klangstabil da sempre così austero, così profondo.
-|-|-» La virtù del fascino e la capacità di esternare il senso del dramma. La combinazione di questi due elementi forgia prodotti come "Vertraut", efficace strumento per recuperare soluzioni electro non palesemente sottoposte ad ovvietà di mercato nè a schemi semplicistici. Definirei questo concetto di fondamentale rilevanza.

- NADJA-TROUM - Dominium Visurgis -

L'antico linguaggio germanico prevede che il termine "Troum" significhi "sogno", quì inteso come effetto ipnotico e dialogo diretto con l'inconscio, con l'emozione scaturita scientificamente dalla corteccia cerebrale. Bi-project tedesco nato nel 1988 e proseguito fino al 1996 con l'appellativo Maeror-Tri, costituito dagli attuali Le Glit[S]ch, alias Martin Glitschel attivo anche come Maal Fend, e Baraka[H] ovvero Stefan Knappe, il duo si fonde insolitamente ed estemporaneamente con i Nadja, progetto canadese avant-metal-drone-doom rappresentato da Leah Buckareff e Adrian Baker, generando nell'Aprile 2008 in uno studio recording di Bremen questa sorta di improvvisazione "live" a otto mani di radicale derivazione dark-ambient/ethereal composta da tre lunghe suites strumentali, lente ed abissali. La Drone Records apporta quindi il sigillo di garanzia a quest'opera catatonica, desolata, dal suono espanso che apre la breve tracklist con "Dominium Visurgis Pt.1", nella quale si sperimenta la sensazione di sprofondare verso il fondale di un oceano colorato di ignoto, attraverso le cui gelide acque si odono lunghissime risonanze tastieristiche monocorde simili al torpore che pervade i momenti precedenti il sonno. "Dominium Lisurgis Pt.2" adombra ulteriormente il suono impiegando cupi rumoreggi di sottofondo dalla funzione percussiva, infiniti tracciati di keys che espandono una timbrica satura di ghiaccio e disperazione avvolta da un canto espresso come un lamento tra un vortice d'aria. La conclusiva "Dominium Viurgis Pt.3" è un episodio dal sound-system che pietrifica l'ascolto come fosse sottoposto all'influsso di Medusa, irretendo, torturando i sensi più reconditi mediante un'algida struttura tastieristica dalla siderale espansione sonica. Obscure-sound, sperimentazione, mesmerizzazione, desiderio di discendere fin dentro i bui confini che possiedono da millenni la sezione più remota dell'encefalo umano. Ciò va ben oltre il semplice concetto di ascolto.
-|-|-» Opera originata dall'happening tra due differenti stili fusi in un unico nucleo pervaso da depressione e forme sonore incantate. "Dominium Visurgis" possiede il sinistro, immobile sguardo di uno spettro.

- HATI - Die Mechanik, Die! -

Singolare piattaforma audiovisiva polacca gestita da Rafal X-NAVI Iwanki (progs/analog-drums/acoustic instruments) e Dariusz SATIOW Wojtas (digital synths/effects/acoustic instrumentations) ben considerata dalle critiche ed incline ad un sound che potrei definire un'insolita mixture tra dark trance, ambient e drone. Liturgie ipnotiche, sonorità scure e destrutturate, disarmoniche, normalmente di accentuato carattere percussivo, compongono il prevalente parametro musicale intrapreso dal progetto che notoriamente impiega nelle realizzazioni anche improvvisate strumentazioni etnico-ritmiche di svariata origine. Nello specifico caso di "Die Mechanik, Die!", album licenziato dalla celeberrima Beast Of Prey e registrato durante la live session tenutasi presso il club The Mechanik di Gdansk, il duo intraprende un percorso assai difficile da interpretare se non in perfetta sintonia con i dettami di questo particolare versante sonico del tutto privo di purezza melodica ed impegnato soprattutto a sensibilizzare e sfruttare le attitudini alla meditazione nell'ascoltatore, dettaglio fondamentale per assimilare in toto il concetto delle sei tracce della release che, diversamente, potrebbero apparire rumoreggi senza alcun senso. L'essenzialità dei contenuti della track-list è preannunciata dai titoli semplicemente numerati in romano dei quali "I" costituisce l'opener: un unico, basso accordo di synth circondato da steel-bells ed effects che conferiscono all'insieme l'aura di un mantra. "II", impalpabile ed evanescente dark-ambient, stratifica dilatazioni, manomissioni elettroniche, alterando la percezione del suono che sembra sgorgare da un meccanismo alieno. Monocromia armonica ed inquietudine animano le live percussions che attorniano la rindondanza del lunghissimo filamento di prog di "III" alla quale succedono le buie sospensioni di "IV", anch'essa strutturata su un lisergico manto di rumore sinthetico-industrial ed estemporaneo background acustico. "V" propaga una ronzante onda elettronica che funge da basamento sul quale si levano in lontananza glaciali folate metalliche, mentre la traccia di coda, "VI", vira verso soluzioni più etnicheggianti, scaturite dal tenue tambureggiare programmato e dalla rarefatta tromba indiana. Album atipico, intriso di suggestione e, per chi lo saprà cogliere, signifiato spirituale. Ora sedetevi a terra, incrociate le gambe e, chiudendo gli occhi, formate con le dita il mudra. Il viaggio incomincia ora.
-|-|-» Concept-work privo di compromessi, indirizzato più ai substrati psichici che all'udito. Chi predilige leggere melodie, spartiti tronfi di strumentazioni o semplicemente la ripetitività del canonico dark-ambient, non commetta mai l'imprudenza di accostarsi a "Die Mechanik, Die!".

- HUNTER COMPLEX - Hunter Complex -

Biografia articolata quella relativa all'olandese Lars Meijer alias HC: attivo dalla fine degli anni 90's celato sotto lo pseudonimo Larz, autore all'epoca di due albums ed un 7", in seguito componente del progetto Psychon Troopers, ora noti semplicemente come Psychon, autore nel 2004 di un valido album titolato "As When Lighted" realizzato in collaborazione con Gabry De Waaij nonchè autore dell'ep "Here's The Night", antecedente al debut full lenght oggi in esame nella cui tracklist spiccava una rielaborata new version del brano "Another Green World" di Brian Eno. La label Narrominded si occupa della pubblicazione di questo lavoro a mezzo percorso tra non strepitosi registri new wave minimale ed electro, interpretati con peccaminoso spirito easy ma denotanti alcuni interessanti spunti degni di menzione. Nelle strategie strumentali riaffiorano le immancabili provenienze 80's a supporto di un sound pulito, lineare, creato da synths, un elementare reticolo di drum-programming e garbati vocals ("Wait") o su secche ritmiche e melodie da disco-club d'altri tempi ("Here Is The Night"). Tracce poliritmiche dalle atmosfere retrò intessute su educati spartiti electropop ("Dance") comunicano il desiderio di sperimentare essenziali giochi di synth ingentiliti da soavi voalizzi ("Exit"): la bassa timbrica degli stessi ricama aggraziati quanto sterili moduli electro-non-so-chè ("Cross") oltrepassati da dubbi ibridi alternative-pop metropolitano di scarso mordente ("Fashion Street"). Il ritorno ad una buona electro-wave finemente elaborata non fa soffermare l'attenzione sulle semplicistiche procedure negli arrangiamenti ("Moonset"), mentre la nuda ritmica vagamente disco 80's circonda vocals filtrati ed armonie astratte ("Black"). Le irrinunciabili infuenze wave del trascorso ventennio incontrano nuovamente l'elettronica grezza del periodo di appartenenza generando però melodie di scarsa personalità ("Chinese Restaurant") oppure, al contrario, piccoli gioielli electro-minded dalla lenta percussività synthetica che punteggia uno squisito apparato tastieristico simile ad una pioggia luminescente ("Turn"). Drum-machine segmentata, prog e canto attenuato si incorporano originando songs a tutto relax ("Kerosine") concludendo la tracklist con mature ed apprezzabili manifestazioni di synthpop atmosferico ("Mean Street"). Album episodico che sembra soggiacere sotto un neutro manto di anonimato ma, all'occorrenza, anche in possesso di svolte in grado di strappare qualche fugace assenso. Non posso definire particolarmente lusinghiero questo debut, tuttavia le potenzialità e l'esperienza di Lars fanno auspicare una prossima release maggiormente coraggiosa e, chissà, dotata di più accattivante personalità. Tempo al tempo.
-|-|-» Disco saturo di nostalgiche reminescenze 80's ma anche contenuti convincenti solo a metà: il lavoro risulta sguarnito di quella fondamentale vitalità che l'avrebbe reso avvincente e mietitore di pieni consensi. L'appuntamento con gli applausi è comunque solo rimandato.

- NEW CONCEPT - Stomp! -

Un pò electro, un pò pop, un pò rocker, certamente easy listening. Ecco illustrato il nuovo stile intrapreso dai germanici NC che da Chemnitz si evolvono in forme d'arte musicale più glam che un tempo, sottraendo preziosa verve a quell'innato stile elettronico che aveva a suo tempo caratterizzato il debut del 1998 "Daydream" oppure il glorioso "Wheel Of Love" del 2000 nonchè il cd album "The Outer Gates" del 2004, editi ambedue questi ultimi per la Srange Ways Records. Ricomponendo lo storico del terzetto Olli/Uwe/Marcel possiamo notare una progressiva metamorfosi che ha tramutato l'iniziale impronta prettamente electropop 80's dei primi atti in una miscela di suoni adatti alle radio in fm, eleganti sì ma sicuramente lontani da quel range che il popolo alternativo esige affinchè un progetto possa essere considerato degno di attenzione. I primari modelli ispirativi che hanno reso celebri i NC sembrano quindi estinti, trasmutati in un'innovazione senza compromessi di sorta oggi più orientata verso orizzonti commerciali, apponendo squisite intuizioni a quel carisma che faceva di album come "Wheel Of Love", posizionato all'epoca al numero 10 della DAC Charts, piccoli gioielli acustici ricavati da un registro di chiara provenienza synthpopper; remakes di brani celebri quali "Never Never" degli Assembly, oppure "Flash In The Night" dei Secret Service assieme a molti altri esempi dichiaravano pienamente una vena creativa particolarmente attenta alla melodia catturante ed alle soluzioni d'effetto non esponendo però i prodotti ad un'eccessiva o palese sottomissione all'ovvietà, dettaglio che in "Stomp!" si rivela totalmente da interpretare e, sicuramente, da discutere. Le sette tracce della nuova release rimarcano tuttavia la consueta cura e la professionalità esecutiva della band incorporando elementi prevalentemente tastieristici, di progs ed una tersa combinazione double-vocals in sostegno a pop songs aperte e solari quali l'omonima opening "Stomp!" edita anche in veste single version di cinque tracce, dal refrain da canticchiare con disimpegno, oppure alle arie electropop più mainstream della successiva "The Heart Is A Lonely Hunter" supportata inoltre da un bel video. Le fasi susseguenti del disco propongono una mielosa "Drowning", traccia che manifesta chiaramente la nuova scelta stilistica del terzetto attualmente curvata verso suoni di facile espressività benchè tessuti con sapiente competenza tecnica. La strumentale "Slow Motion" pizzica un esangue motivetto chitarristico diluendolo tra la morbidezza di un soporifero, scontato background di progs e synths, mentre il down-tempo strappalacrime "More Than Gold" vira su inflessioni pop-rock adatte ai baci al chiar di luna. Un più corposo impianto drumming/key/guitar supporta vocals dagli accenti radiofonici e qualche ombreggiatura elettronica in "When You Come Around" anticipando la successiva e malinconica "One Feeling", sentimentale epigono di chiusura tutto piano, key e chitarra acustica. Lavoro controverso, che traccia una netta linea di demarcazione tra coloro i quali sono per natura refrattari alle melodie semplicistiche e la restante platea incline a sonorità di facilissima assimilazione. Il mio verdetto è di un opera probabilmente ben pianificata ma assolutamente non paragonabile ai NC impressi nella mia memoria. "Nuovo Concetto" interamente da rivedere.
-|-|-» Ep che farà probabilmente aggrottare la fronte agli irriducibili estimatori del synthpop inteso nel termine più classico ma, al contrario, fornirà fonti di gioia a correnti di pensiero meno esigenti ed ancor meno attente all'originalità. Ad un solo millimetro dal baratro o destinati alle charts commerciali di mezzo mondo? A mio giudizio non esiste differenza.

- KARSTEN HAMRE - Through The Eyes Of A Stranger -

Norvegese naturalizzato in Belgio, KH da oltre un decennio crea il suo singolare universo sonoro dark-ambient/industrial accomunandolo a visuals dal grande potenziale evocativo sotto pseudonimi più o meno noti quali Arcane Art, Penitent, Defraktor nonchè il già recensito progetto Dense Vision Shrine. La label First Fallen Star si rende ancora una volta protagonista licenziando quest'opera nel cui box limitato a 1000 copie è contenuto inoltre un dvd con sequenze fotografiche in black & white riproducenti scorci gotici e depressi, vetuste muraglie di manieri, silenti mausolei, statue dalle enigmatiche espressioni ed altri oscuri dettagli che interpretano lo stato d'animo dell'artista perennemente tendente al nero assoluto. Le musiche propagate dal cd fungono quindi da elemento di supporto alle immagini presentandosi in sette dark-suites colme di tenebra e freddzza delle quali "Darkness Gently Falling" assume la nomina di opener rivestendosi di buie traslazioni di laptop simili a ondate dagli accordi e dai rumoreggi in sintonia con il dualismo dramma/cupezza. Il basso rombo introduttivo di "Ode To The Night Spirit" prosegue su un glaciale spectrum sonico punteggiato da una discontinua quanto breve percussività industrial incatenata all'assoluta fissità delle manovre elettroniche che anche in questa occasione elevano crepuscolari emanazioni di suono vuoto e dilatato. "The End Of The World" espande a sua volta loops echeggiati, lunghissime, monoformi linee di tastiera e vibrazioni che sembrano scandagliare l'insondabilità psichica di una mente aliena concedendo il successivo ingresso di "In Silence Going Down", traccia dalla totale mutezza armonica strutturata esclusivamente su picchi di obscure-sound dalla consistnza e la temperatura del ghiaccio. Il torrenziale apporto di laptop accorpato a "Through Past Times" si appoggia ad una pseudo-ritmica cavernosa, inquietante, primitiva, prolungandosi in ulteriori stratificazioni sonore che paiono fuoriuscire da indefinibili substrati temporali troppo lontani da ogni umana concezione per essere descritti. Le turbate procedure della successiva "Keepers Of The Bones" pavimentano l'ennesimo, lungo tratto di alchimie tecnologiche interagendo freddamente con la nostra capacità di percepire un suono continuo, vaporizzato, ipno-inducente, lo stesso ricontrabile nella finale "Remember The Past", capitolo dalle risonanze extraterrestri che con miliardi di stroboscopiche particelle si distribuisce nel percorso della traccia sottoforma di futuristico electro-noise immensamente profondo e solenne, eretto sugli scarni tocchi della tastiera del laptop investita da uno sferzante vento radioattivo. Un album sospinto dall'imperiosa, notturna energia proveniente dal computer e da un'interpretazione del mondo vista "attraverso gli occhi di uno straniero", molto probabilmente l'entità che da sempre coesiste in noi, intrappolata nei recessi dell'inconscio, prigioniera, costretta dal concepimento ad un lacerante, disperato silenzio.
-|-|-» Dense iperboli di acustica dark-oriented aggiunte ad un raggelante rimescolìo di espansioni processate: il suono si lastrica di saturnini cromatismi, la mente si espande parallelamente ai fotogrammi del dvd proiettati sullo schermo. Inutile cercare di arginare un simile flusso di sensazioni.

- DIAPHANE - Samdhya -

Electro-ambient geneticamente evoluta quella concretizzata dal francese Régis Baillet, protagonista fino al 2008 in comunione con il prode Jérôme Chassagnard dell'ex progetto Ab Ovo, dalla quale esperienza Régis prolungò il filamento sperimentale congiungendolo ora alla neo-creazione Diaphane il cui album Samdhya", ovvero "crepuscolo" in antico Sanscrito, si dichiara fortemente originale, ipnotico e perfettamente proporzionato al suono Ant Zen, la super-label alla quale è affidata la pubblicazione della release. L'album può con ogni ragione essere circoscritto in quel contesto sonoro tanto caro all'ascoltatore progredito, distinto, cerebrale, concentrato sulla sostanza e sul dettaglio tecnico più minuzioso: la piattaforma Diaphane accomuna tutto ciò che esige questo sottogenere di pubblico strutturando tracce complesse, dalla morfologia sonica elaboratamente effascinante inquadrata in un diagramma intelligente ed elegante, come la selettiva label impone. La tracklist gravita attorno a nove fulgidi esempi di electronic-art introducendo inizialmente la vitrea "Nebula", dal comparto tastieristico inserito all'interno di un finissimo congegno percussivo-sequenziale anteposto all'eterno incedere della successiva "Les Hautes Terres" e le sue traquille espansioni di progs che codificano struggenti intermittenze sintetiche. Rendimento ritmico più elevato ed intricate textures ad un passo dall'idm in "Platinium" che precede nell'ordine di apparizione la susseguente "Signa", dai mesmerizzanti e ripetitivi tocchi di piano campionato punteggiati da uno scricchiolante tracciato ritmico mid-tempo. Si giunge quindi a "Petals", pacata ed elegante, impegnata ad emanare cepuscolari estensioni di laptop così avvolgenti ed educate antecedenti a "The Icefield", dapprima quasi impercettibile ed in seguito sviluppata su corposo e-drumming e robotiche scansioni di progs. Una prolungata, ronzante onda elettronica ingloba il freddo teorema di "Isthme" che esplode in un drammatico reticolato di pulsazioni percussive, atmosfere ultra-futuristiche create dalle tastiere e pungenti microonde sequenziali, continuando la sperimentazione con "Undefined", episodio concepito dalla tecnologia più avanzata, scandito da un'asciutta ritmica idm immersa in un'architettura sonica di keys dalla timbrica metallica ed elaborazioni computerizzate. "Chandra's Breath" si dispone in veste electro-ambient ingentilita da vocii fanciulleschi che si mescolano al rombo tastieristico ed agli scintillanti tocchi di piano. Eccellenti arrangiamenti, splendide interconnessioni con l'avanguardia più affascinante: Come non essere fatalmente attratti da un album di questa elevatura?
-|-|-» Non è semplice condividere elaborati contenuti di musica così specifica i cui significati rimangono pertanto ermeticamente celati all'interno di "Samdhya". La teoria che predilige la qualità e non la quantità pare adattarsi perfettamente a quel ristretto manipolo di fortunati "eletti" che possiedono la sensibilità per apprezzare l'intricata natura racchiusa in tracce soniche di intelligenza superiore: Régis Baillet è probabilmente dotato di talento ultraterreno.

- BIOMEKKANIK - State Of Perfection ep -

Se lo "Stato di Perfezione" raggiunto con l'omonimo e già recensito album ha elevato l'eccellenza dello svedese Christer Hermodsson alias l'ex S.P.O.C.K. Crull-E, ora Biomekkanik, questo ep promosso dalla SubSpace Communications costituirà invece la gioia dei d.j's che desiderano apportare valore aggiunto alla loro scaletta puntando su una song dal refrain che tende ad imprimersi nella memoria, assolutamente catturante e dall'elevatissimo potenziale dancefloor. La teoria della track-list è quella delle consuete versioni adattate alle piste includenti una più celere "Radio Edit" alla quale segue l'ipnotica sequenza di pulsazioni provenienti da "State Of Perfection (Titans remix)" che rendono il percorso vocale di Christer più evidente ed accattivante, ideale sia per l'ascolto diretto che per la danza. "State Of Perfection (Totalitarian club mix)" prosegue con partiture più "techno" fino ad approdare alla versione "acoustic" disposta esclusivamente su arpeggi di chitarra classica e vox . "State Of Perfection (The Kick remix)" presenta la traccia rielaborata dagli omonimi compagni di label i quali dispongono lo spartito in veste electro-wave anticipando una successiva ed inattesa "It's A Wonderful World", remake acustico dell'intramontabile song di Louis Armstrong. Le Client apportano infine una gradevole ventata di freschezza electro-dinamica con l'inedita bonus track "6 In The Morning (remixed by Biomekkanik)". L'aspetto che più emerge con chiarezza è di un artista solidamente piantato su robuste fondamenta technologiche, le medesime in grado di far muovere gambe e corpo. Che i laser dei d.j's ora facciano scintille.
-|-|-» Replico pienamente il verdetto espresso nella recensione dell'album promuovendo senza indugi questo campionario di valida arte electro minded. Il titolo ascoltato si assicurerà certamente un gran numero di consensi: potete deporre qualsiasi fortuna su Mr. Hermodsson.

- MIKA GOEDRIJK - Looking-Glass World -

Non ci crederete ma al signor MG il fatto che il suo album vi piaccia o meno non importa. Tantomeno per egli conta che l'intricato concept di "Looking..." sia capito dall'ascoltatore: l'autocompiacimento per aver dato corpo ad un opera dal nucleo così complicato supera di fatto ogni altra aspettativa nella personale scala di valutazione del solo-project belga. Ed ecco quindi un'ennesima relase traboccante di erudita sperimentazione elettronica di casa Ant Zen in questo episodio ispirato a brani e pensieri tratti da "The Book Of Daniel" vergato dallo scrittore statuntense E.L. Doctorow confrontati con le formulazioni espresse dall'autore britannico dell'800 Lewis Carrol. Come in un serrato dialogo speculare tra i suddetti personaggi e MG, si riflettono musicalmente i sensi delle loro astruse elucubrazioni lasciando infine al listener ogni possibile libertà intepretativa di tali finezze psichiche. Più concretamente, l'album consta di dodici tracce strumentali di matrice nettamente IDM, intersecate da chiaroscuri acoustic-ambient che evidenziano la notevole vena estetica di numerose realizzazioni Ant Zen: primo passaggio "Vanilla Flavoured Thorazine", traccia scattante, dal meccanico congegno percussivo che seziona il tempo miscelandosi ad un ripetitivo background di loops e synthetismi, seguita da "Broken Toys On A Hill" e le sue pacate effervescenze elettroniche percosse da una calibrata ritmica down-tempo. Giungiamo alla sofisticata morbidezza di "Dead Air", espressione tecnologica da laboratorio sonico basata su complcate efflorescenze electro-percussive e psychedelici frames di chitarra, analogamente alla successiva "At The 11th Hour", rivestita di algida classe idm e circolarità pianistica. Il synth di Aphex Twin supporta l'articolata "White Sand Semantics" e le sue seduttive ed asciutte costruzioni percussive, mentre "Quiet Plan" fa assaporare gelide emissioni di laptop in aggiunta a precise geometrie ritmiche. Il confronto speculare continua con l'avvenente "Thisledown", dalle pulsanti bass-lines che elabrano il ritmo e le conseguenti bpm con nevrastenica secchezza, ed in seguito con la torbida "Lost Decade", tessuta su partiture ritmiche mid-tempo, essenziali tracciati di prog ed elegantissimi interventi di tromba. "Dangling From Rooftops" propone distorte e ripetitive rifrazioni di e-sound mescolate ad uno spinoso reticolato percussivo, così come "Draussen Im Grünen" propaga artificiali spiralizzazioni di suono che circondano l'attenuato drumming. Da "Rusty Swiss Army Knife" fuoriescono calcolate elaborazioni di breakbeats, identicamente alla finale "Le Grand Mal" magnificata da un colto espressionismo elettronico concepito su labirintiche trame di batteria, sospensioni tastieristiche, torsioni soniche ed energiche riprese ritmico-sequenziali. Un album dalla spicata vena estetica ed appartenente ad un particolare metodo d'ascolto, quello che richiede disciplinata apertura alla sperimentazione, duttilità verso soluzioni anti-melodiche
e passione per la non convenzionalità. Tuttavia, come descritto in apertura, che siate partecipi o meno del serrato dialogo tra specchi racchiuso in "Looking..." a MG non importa. Se questo lavoro non fosse così interessante avrei suggerito ai lettori di voltare pagina.
-|-|-» Il cerebrale e l'astratto si fondono ispirandosi a macchinose accezioni che tradotte in suono significano ricercatezza, grande conoscenza delle simmetrie idm e dell'elettronica alternativa. Informale e schivo.

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