 |
|
|
-|-|-»
[ RECENSIONI / Review ]
BACK
 |
—- CORDE OBLIQUE
/ VOLONTA' D'ARTE
-—
I tredici brani che strutturano questo lavoro vanno vissuti e rivissuti con l'animo di chi sia davvero disposto a comprendere la solennità di un suono che detiene un altissimo potenziale evocativo. Stiamo attraversando le acque torbide di un pacato fiume dal profumo new folk-medieval, dove gli elementi preponderanti risiedono nei vocals affidati alle singer e nei framings chitarristici di Riccardo Prencipe. La label Prikosnovenie distribuisce codesto prodotto rivolto ad un pubblico attento e riservato. Eccellenti le collaborazioni parallele con Ashram, Spiritual Front, Dwelling, Argine e gli stessi Lupercalia di cui Riccardo era anche qui 'mente'. Violini, chitarre classiche, piano, luth, voci delicate e suadenti per un cd denso di contenuti di valido spessore. Dopo il successo riscosso dal precedente 'Respiri' la band propone un bouquet di profumi penetranti, permeati spesso di echi legati ad un new folk mediterraneo. 'Cantastorie' apre la sequenza con una song superba mente elaborata: testo intrigante e violino maestralmente manipolato, il breve segmento finale di piano strugge mediante uno scarno refrain che perdurerà per giorni nella mente. 'Amphiteatrum puteolanum' e' una lenta danza medioevale che rimanda a tarde nottate alla Corte di qualche malinconico sovrano. 'Casa Hirta', dal lungo intro chitarra classica-female voice, si articola splendidamente in un successivo tripudio di violino, percussioni morbide e vivaci ed ancora corde pizzicate delicatamente da Riccardo. Un piano affascinante annuncia 'Before Ultrcht' totalmente strumentale e snodata tra ampi varchi pianistici che si intersecano con soavi giri di chitarra, senz'altro uno degli episodi piu' rappresentativi dell'intero album. 'Atheistc woman' replica i previi eventi aggiungendo una voce maschile di assoluto pregio. Una ballata del calibro di 'Kaiowas' rispolvera in versione cover un brano dei Sepultura aggiungendone ulteriore arcaico fascino. 'My harbour' essenzialmente guitar-voice protende le braccia verso un appassionato crocevia di emozioni da abbracciare ed accarezzare con amore infinito. 'Kunstwollen' gentilmente dinamica, poggia le basi su passaggi ritmici intelligentemente intessuti allo schema classico e vincente guitar-voice-violin. Circonvoluzioni esclusivamente chitarristiche caratterizzano 'Panneggio' esercizio attraente e per nulla pretenzioso mosso ad affascinare mediante una non trascurabile eleganza. 'Cuma 'non offre novita' eclattanti sul versante compositivo, riconferma invece il predominio di un paradigma compositivo gia'ampiamente esplorato aggiungendo esclusivamente un inedito frasario. Ancora una volta il piano diviene protagonista stupefacente per tre minuti e sei secondi di assoluto piacere uditivo con 'La pioggia sui tasti'. Nuovamente la chitarra edifica un piccolo gioiello dal lessico magico 'Olhos cinzentos' sorretta in seguito da un apparato percussivo vellutato ed accompagnato dall'immancabile violino. 'Piazza Armerina' conclude il disco mediante una s ong unicamente strumentale con guitar,fiati, drums leggere e nervose come una brezza autunnale che architettano un minuscolo poema melodico incastonato alla perfezione nell'intero contesto. 'Volonta'd'Arte' non si risparmia in bellezza ed immediatezza e colpisce grazie ad un formidabile melange di sonorita'mai troppo ostiche e di immediata acquisizione. L'anima vince su tutto.
-|-|-» Album non radicale ma onesto, impegnato e spesso ricercato. In un'epoca di carestia produttiva, cloni e semisterilità ispirativa questo cd brilla come una supernova. |
 |
—- COLLOQUIO / SI MUOVE E RIDE -—
Gianni Pedretti, Bologna. Un titolo ambiguo, il terzo per l'esattezza, un cd connesso direttamente con l'introspezione vera e propria che regola i respiri del subconscio. Sono trascorsi sei anni dal distante 'Va tutto bene', lo stile non e' strutturalmente mutato, la gelida matrice wave e'ancora percepibile e pulsante. La Eibon Records si fregia di un nuovo rubino sonico composto da accordi estesi, vocals spogli e concisi ed arie intrise ora di abbattimento, ora di inquietudine, smarrimento, fredda analisi ed ancora disappunto e noia. Anche la tracklist risente e riflette l'essenzialita'ostentata, una sorta di asciutto 'colloquio' tra due estranei, un capolavoro che necessita di un ascolto quieto, pacatamente seduti in una seggiola osservando il nulla. 'Ora' incunea il suono sperimentale e rarefatto direttamente nell'encefalo, un minuto trascorso sezionando il volo-interferenza di una mosca, un accenno di keyboard e frammenti di disturbi rumoristici. 'Profondo' richiama alla memoria certe antiche evoluzi oni alla Nooten/Brook o alla Tim Story. Periodi lunghissimi di tastiera, espansioni di piano e voce restìa ad ogni forma di dialogo aperto. In downtempo si apre 'Ogni giorno', buon brano vivacizzato da keyboard nostalgica e testo che prende spaziose distanze da catalogazioni ipercool. Elettronica minimale ed espressione elegiaca caratterizzano 'Respira', drums soffocate, elegantissime evoluzioni wave. Il coinvolgimento emotivo e' pressoche' scontato. Synths lenti, pads sganciati dall'ovvieta', controllano le mosse di 'Nel domani', il ronzìo onnipresente della mosca percorre a tratti quasi ogni song, a disturbare la solenne estasi di cui sono permeate. Una riflessione nostalgica risiede in 'Il pozzo' dove le magiche tastiere, il piano scarno, la voce meditativa di Gianni generano un tessuto sonico avvolgente come un manto di sogni. 'Si muove e ride' tocca le auree emozionali piu' sotterranee seguendo la logica compositiva fin'ora espressa: nessuna frenesia, nessuna rabbia, nessuna frettolosa corsa alla co nversazione, solo testo ponderato e sobria estrinsecazione strumentale. Di nuovo elettronica dry in 'Tra queste mura', un brano color ghiaccio sporco racchiuso nella propria inespressiva claustrofobia, keyboards dilatate, scansionate da un bass synthetico palpitante che accompagna una voce dalle inflessioni meditative, quella che potrebbe scaturire dalle labbra di un poeta solitario nella contemplazione di un tramonto australe. 'L'ultima estate' sa di assoluta malinconia, accordi tastieristici sospinti nell'immenso,rumore di pioggia battente, electric piano lentissimo e profondo, un breve inno alle glorie di una stagione trascorsa tra amori perduti e struggenti memorie di territori lasciati con afflizione. 'Ovunque' spazia superbamente su traiettorie simili alle precedenti regalando l'ultimo, fuggevole profumo di un manufatto artistico delicato, flemmatico. Il piano e la voce si completano nel concept iniziale per dare in seguito apertura al vastissimo orizzonte tracciato dalla tastiera infinita. Il volo della mosca nel segmento finale non da' tregua, risveglia i sensi mesmerizzati dall'incanto. Uno sbattere di palpebre e tutto intorno ritorna come prima. Mi rialzo, mi muovo e rido.
-|-|-» Album distaccato, meditabondo. Nessuno spazio alla superficialita' ma introspettiva ANALISI al corso dei pensieri. Non passera' inosservato. |
 |
—- MIND.IN.A.BOX / CROSSROADS -—
Dubbi, dubbi e ancora dubbi. A seguito dell'incantevole debutto costituito da 'Lost Alone' ed il piu' tiepido 'Dreamweb' il duo M.I.A.B. esplora l'abituale cyberspazio scoprendo pero'questa volta che esso possiede dei limiti ben piu'invalicabili di quanto probabilmente non pensassero. Non che pecchino di preparazione professionale, ma questo terzo episodio non mi convince in misura sufficiente da poter dare un giudizio fulmineamente positivo. I concetti delle liriche proposte navigano in lungo e in largo attraverso argomenti che vagano tra storie di solitudine, paura, self control, esplorandone e sviscerandone l'essenza, esse non risentono quindi di alcuna incomunicabilita' ma 'solamente' di un concept che ha gia' offerto tutto il possibile da tempo. 'Introspection' song d'apertura, riespone (come del resto tutto il disco...) la medesima combinazione che li ha resi celebri: sequencers creanti una sorta di realta' parallela alla drum machine,vocals affatto limpidi ma rauchi, soffocati, oppure filt rati e robotici come in 'Amnesia' passaggio di ben poca presa che non scalfisce null'altro oltre il primo strato di interesse. Qualche valida prospettiva multidimensionale si avverte con 'Into the night', ritmata e danzereccia frangia electro, levigata a lucido da synths generanti arie di buona levatura. 'Identity' segue l'orientamento espressivo di sempre, drumming inquieto e voce distillata da filters. 'Lucid dreams 1', traccia di riflessione, fa seguire 'Fear' la cui estensione non si spinge all'infuori delle glorie di un copione stravissuto. 'Stalkers' riesce in qualche modo a sopravvivere senza essere travolta dalle indifferenti policromie soniche che presiedono in quasi tutto l'album.'What used to be' e' in se' un gradevolissimo prodotto technopop, impianto dance oriented, sequencers a profusione e cura del dettaglio melodico. Un piano d'atmosfera introduce 'The place' electro-meditativa che si procurera' un posto di prestigio nella top ten delle songs piu'cerebrali dei M.I.A.B. 'Redefin ed' per quanto ritmata ed accattivante e dal refrain seducente, non gratifica da sola lo sforzo compiuto fin'ora. 'Lucid dreams 2' si congiunge all'omonima appendice precedente mentre la stessa 'Crossroads' combina strutture electro percussive bass noise alle retoriche liquefatte scansioni vocali ormai tipiche della band. 'Run for your life' sorprendentemente, si offre in versione orchestrale inedita,un supplemento quasi fuori tema che Mr.Markus Hadwiger e Mr.Stefan Poiss manovrano come sigillo di chiusura del cd che include un booklet contenente i testi, alcuni brevi cenni informativi ed un codice per accedere ai bonus nel loro website. Se qualcuno si fosse avvicinato solo ora ai M.I.A.B. e non trovasse una esaudiente risposta alle speranze deposte in essi, consiglio caldamente di rivolgere l'attenzione al primo album 'Lost Alone' di sicuro meno opprimente e ben piu'rivestito di inedita creativita', elemento di cui questo disco, purtroppo, non eccelle. Mah...
-|-|-» Suggeriamo loro di correggere la rotta e perlustrare nuovi elementi artistici, pena l'insofferenza. Rimaniamo perplessi e controversi... |
 |
—- KATAP / NOTORIOUS HEART -—
Il percorso musicale dei Katap, (ovvero la trascrizione del sinonimo britannico 'cut-up'), e' un intrico di mutazioni stilistiche sospinte dalla continua esigenza di sperimentare nuovi orizzonti compositivi. Scomponendo questo gradevole cd, preludio e mossa d'avanguardia del full lenght di undici tracce 'Antiform', si denota una propensione innata per il suono electrobeat. La song è fresca, scoppiettante e sara'certamente apprezzata in ogni club che voglia proporre 'Notorious Heart' come riempipista, essendo il sound attraversato da electro energia di buona fattura. Fabio di Miero, sin dall'ormai fosco 1994 nella capitale partenopea, forgia fior di sperimentazioni che perlustrano emisferi ambient, techno, jungle, minimal sounds approdando finalmente nel 2005 al 12' 'My Trip' ed in seguito a quest'ultimo capitolo synthetico di cui i Katap vanno legittimamente orgogliosi. I vocals si presentano ben arrangiati, le ritmiche lineari piacevolmente elaborate offrono inputs per effervescenti danze underground ed il refrain incalzante, pur non irresistibile,fa tamburellare le dita e battere i talloni a tempo anche ai piu' distaccati. Se desiderate galvanizzarvi con una pre view preventivamente all'acquisto del cd, proiettatevi su sito web e gustatevi le quattro tracce di presentazione dell'intero album: potrebbe essere un'ottima occasione per imbattervi in qualcosa di decisamente interessante e techno avvincente.
-|-|-» Se questo singolo rappresenta il biglietto da visita ci attendiamo un riscontro elevato alla massima potenza in sede di album. Teniamoli monitorati. |
 |
—- SINEZAMIA / FRONDE -—
Un EP piu'che buono per i mantovani Sinezamia, pentagono new wave 80's style sulla scia Litfiba/Diaframma/Joy Division. La band animata da Claudio Mori (drums) Simone Mori (bass) Carlo Enrico Scaietta (keyboards) Marco Grazzi (vocals) Marco Bardiani (guitars), nasce nel Maggio 2004. Il cd ep autoprodotto in tiratura limitata a 100 copie numerate e serigrafate, merita senza dubbio un'attenta occhiata esaminatrice in virtu'del carattere aitante che dimostra ed il generoso dosaggio di energia di cui e'innegabilmente ripartitore. Respiriamo aria malinconica in 'Corto circuito', la prima di sette tracce, dagli evidenti fraseggi Litfibiani ed eretta su gagliarde strutture rock-wave di convincente nerbo. 'Illusioni' non da meno, affascina con liriche di grande impatto emotivo e phatos vocali inconfutabilmente intinti di amarezza, inquietudine ed espressi con trasporto. 'Danza sull'acqua' è in realta'la riedizione di una vecchia traccia intitolata 'Altrove', un distinto brano dalle regali potenzialità costruito su riffs chitarristici maturi, vocals intriganti, drum integrata perfettamente nell'intero tema ed oscuri giochi tastieristici molto ben misurati. 'La mia poesia' riflette un pacato ondeggiare intercalato da taglienti accordi guitar-voice che irrompono nell'anima della song con controllato ardore. Un'allucinata e claustrofobica 'Ammoniaca' traduce in note il profondo turbamento che si agita nell'animo del quintetto mediante un introduttivo wah wah distorto ed una mirabile texture di suoni che fa convergere tutti gli strumenti impiegati dalla band verso visionari approdi post Joy Division. 'Noia' e' un turbolento e sanguigno inno rock wave che non si discosta affatto dalla corrente espressiva fin'ora sviluppata. Apparentemente introspettiva e torpida,'Volti' incrementa presto il proprio accrescimento ritmico rivelandosi con buon impeto percussivo e pregevole solidita' chitarristica .L'interesse scaturito dai Sinezamia non si esaurira' troppo presto,considerando lo storico della band ed i progressi lenti ma significativi che hanno caratterizzato il loro percorso possiamo alfine ben auspicare in un futuro costellato da riconoscimenti piu' gloriosi. Sono sotto zona monitorata, non li perderemo di vista.
-|-|-» Una mirata promozione mediatica li eleverebbe verso olimpi piu'prestigiosi, ci attendiamo da loro grandi cose. |
 |
—- KATAP / ANTIFORM -—
Concede ben poco alle sfarzosita'questo new full lenght dei Katap ,formazione già recentemente recensita sul nostro sito con il cds 'Notorious Heart'. Il corpo elettronico è scavato, basilare, i sintetizzatori di Fabio e Vinci viaggiano paralleli, incrociando rotte soniche spesso monocorde tuttavia recanti oscure e stimolanti angolazioni. Registrato e masterizzato a Napoli presso il Nut Studio il cd propone undici tracce non audaci ma senza dubbio valide e ben coerenti con il suono synthetico. Title track dai nomi secchi, minimali. In 'Dark' l'aspetto che piu' emerge con chiarezza è il senso di ossessività, l'astrazione del buio intrappolato negli algidi circuiti di un replicante. 'Post' è assillata da tormenti ed impulsi di sintesi scanditi dalla drum machine avvinghiata ai congegni, testi spogli e null'altro. Su 'Notorious Heart' abbiamo gia' speso sufficienti vocaboli; 'Suspect' rappresenta un breve e flemmatico affresco metropolitano dai colori indecifrabili ma tutti riconducibili all'acciaio. 'Battle of lips' è una flessuosa electrosuite ben costruita, ritmiche sintetiche, passi, keyboards vocals rielaborati che illustrano convincentemente questa impronta ottica. 'Spiral', psicolabile e nevrotica sequenza di inputs e sillabe taglienti, precede 'Depression Station' brano che campeggia per vivace ed agile scrittura compositiva, costituisce una traccia di assoluto pregio elettronico. Una certa sottile eleganza antimelodica muove 'Water', keyboard electro 80's e vocals volutamente discordanti, visionari,concessi ai tre minuti e nove secondi di fredde coordinate electropop. 'Outside is Naples' è il pezzo che personalmente ritengo piu' esplicativo nell'intero concept. Intense rifrazioni artificiali dal sentore tossico, drum machine glaciale, synths e citazioni in perfetto stile robotico. Geometrie ritmiche irregolari e dinamiche intersecano invece il passaggio di 'Antiform', puramente strumentale ed indice del livello tecnico raggiunto dal duo. Techno art ipnotica e di buona fattura plana su lle ali di 'I love Witch my Head', traccia di chiusura,elemento instrumental danzereccio che fara' gioire i dj's dei clubs a tema. Posseggono arte e mestiere tali da essere considerati meritatamente validi.
-|-|-» Regalatevi ampi spazi screziati di fascino alchemico, ecco un progetto che sapra'attirarvi a sè mediante il solo impiego delle macchine. |
 |
—- PHOENIX & THE ORACLE OF ZAHYRUS / RITUALS FOR THE RENEWAL AND TO DESTROY THE MATRIX -—
Nonostante i miei ripetuti tentativi rimango impossibilitato nell'assegnare un genere di appartenenza specifica alla band pugliese. La label Nomadism è nota nel circuito per la spiccata attitudine alla sperimentazione ed alla perpetua ricerca di innovative soluzioni sonore estrapolate dall'emisfero misconosciuto e troppo spesso, a torto, sottovalutato artisticamente. La critica non è stata affatto unanime nel giudicare questo lavoro, i pareri si sono equidistanziati. C'e' chi li considera troppo pretenziosi e complicati, c'e' chi invece li ha vagliati con estrema cura sentenziando in seguito un'opinione piu'che soddisfacente. In tutti i casi questo cd trascende assolutamente dalla convenzionalita' sfuggendo sempre ed abilmente dalle dozzinali espressioni sonore a cui ormai sovente assistiamo. L'apparato scenico varia di volta in volta, si puo' assistere ad una gran scuola di goth rock di matrice anglosassone ( Fields of the Nephilim ) western soundtracks, viaggi mantrici e fantascientifici al la 'Blade runner', electropulsioni, jazz noises, etnosounds, il tutto volto a generare caleidoscopiche immagini psichedeliche, grazie anche alla bella voce di Rhuna che dona valore aggiunto alla struttura del disco. 'Astral Travel' brano di apertura, traccia armonie fluide accarezzate ruvidamente dalla voce di Massimo Lombardo. E'un episodio interessante e maturo sotto ogni punto di analisi. In 'Reptilians' i vocals di Rhuna si estendono arrotondando le spigolose angolature di una song freddamente jazzata. 'The biggest secret' ( disponibile anche in video track) risponde perfettamente ai parametri compositivi architettati nel progetto: ritmiche scattanti, ondate di chitarre distanti, contaminazioni sciamaniche ed atmosfere celanti un segreto che sapra'svelarsi solo all'ascoltatore avveduto. 'Rituals for the renewal' evoca arie da psychowestern esteticamente irreprensibile, di una bellezza regale,superiore. 'Revelation part 1' regge un turbine di electrobeats di buona fattura, synths e chitarre prog rammati e spediti per far volteggiare freneticamente ammantati dal connubbio vocale affidato ai due singers. Come in 'Watchers' ove la sinergia vocals-strumentale che muove la traccia, disegna ampissimi varchi di godimento assoluto ma edificando un tratto sonoro di difficilissima dislocazione. 'Dark West' non sfugge all'inquadratura peculiare goth-rock rivisitata, mostrando tuttavia un assetto vocale piu'dinamico ed oscuro. 'Zahyrus (unity over the matrix)' ripercorre le vie percosse da vento e pioggia in una notte senza luna mediante drumming ipersensibile, febbrile, i vocals di Massimo colorano di grigio sporco gran parte della sequenza. 'Illusion'coniuga l'ossessivita'celebrata dalla voce di Rhuna a visioni sciamaniche e del Nuovo Ordine Mondiale, tematiche legatissime alla band. Approdiamo infine in 'Revelation part 2' lunghissima traccia di chiusura ed articolata tra guitars tirate, continue, electrodrumming e vocals iper-echeggiati. Non nascondiamo un pizzico di noia messa in moto dall'ecc essiva lunghezza della traccia che per quanto attraente resti non giustifica gli undici minuti e cinquantaquattro secondi di ascolto. Un distinto lavoro, comunque. Una rappresentazione cerebrale di un messaggio recante significati profondi sulle origini dell'uomo e su tutto cio'che regola l'universo spirituale, contraddizioni incluse. Se per voi l'esistenza si riassume esclusivamente in quotidianita'e gestualita'di routine evitate questo album, non ne trarrete granche'. Se invece siete tra coloro che desiderano percuotere la propria coscienza ricercando il significato originario della della Matrice, fatevi avanti, troverete in esso molte risposte.
-|-|-» Riflessione non facilmente apprendibile e nient'affatto conformista. Da consumare con impegno. |
 |
—- PRISCILLA HERNANDEZ / ANCIENT SHADOWS -—
C'era una volta.. una bellissima fata nera che scriveva, componeva e cantava la sua musica in terre spagnole. Sempre in queste produceva autonomamente i lavori, allegandoci i suoi prezosi dipinti.. la solitaria ed eterea fata si chiama
Priscilla Hernandez, un nome che racchiude attorno a sè tutto un mondo legato al fantasy piu classico, seppure con ridondante oscurità. 'Ancient Shadows' (full lenght dopo il demo del 2003) viene presentato in edizione digipack deluxe, contenente ben due booklet ricchi d'illustrazioni e testi di varia natura personale per diciannove tracce ed un serial number da utilizzare sul sito web ufficiale. Troverete magia, oscure ninfe, romantiche storie di fantasmi, lamenti e spiragli di calda luce, il tutto avvolto nella suggestiva voce di Priscilla che nulla ha da invidiare a nessuna attuale dei giorni nostri, tantopiu che questa viene molto spesso paragonata a nomi del calibro di Enya, Kate Bush, Tori Amos. Potrebbe essere per molti poi, un'ottima colonna sonora da film stile LOTR ma non è cosi: la voce ed il phatos sono troppo importanti per denigrare tutto a semplice sottofondo. L'album non stanca (agli amatori del genere s'intende), essendo i brani ben distribuiti e, di tanto in tanto, smossi da tracce come 'Nightmare' che lacerano il muschio dell'impalpabile sottobosco aprendo inquietanti ed ansiose voragini inaspettate seppur, ad orecchio attento, gia percepite in precedenza. A questo proposito avremmo fatto volentieri a meno della chitarra elettrica che in un paio di momenti spicca sulle note ben amalgamate ma trattandosi d'una impercettibilità cosi fine.. la postilla scivola via prima di prenderne atto. Rifacendosi anche ai Cocteau Twins tra viole, flauti, soli di piano, chitarre acustiche, richiami celtici, folk ethereal gothic.. sono da menzionare 'Away', 'Ancient Shadow', 'I Steal the Leaves', 'The Willow's Lullaby' e la splendida 'The Call of the Nymph' una colonna portante, a nostro giudizio, dell'intero album.
-|-|-» E' troppo presto per raccontare la fine d'una storia che perpetua sopratutto in ambienti specializzati come riviste e festival proiettati nelle 'Fairylands'.. godetevi il suggestivo ed impalpabile libro dalle pagine profumate di magia. In un mondo denso di problematiche, cullarvi sull'incantevole voce di Priscilla, vi donerà sogni (anche agitati) ad occhi aperti. |
 |
—- OFFICINA DEL RUMORE / MOTEL's LIGHT -—
Secondo album per i romagnoli ODR, band influenzata da tangibili contaminazioni New York Dools, Suicide, Pankow e, perchè no, anche Sigue Sigue Sputnik e DAF. Per le note biografiche e particolari suggestivi vi rimandiamo alla sezione 'interviste' presente nel nostro sito dove vi verranno rivelati i tratti del progetto e le squisite minuzie che arricchiranno il vostro bagaglio informativo a riguardo. Ossessività e ripetitività al limite dell'ipnotico caratterizzano gran parte del contenuto di 'Motel's Light', apotema d'avanguardia ed album ben riuscito che auspichiamo riesca a trasmettere positività tali da renderlo gradito alle critiche ed agli utenti. Già nel 2004 la band riuscì col cd omonimo a farsi largo attraverso il fitto tendaggio di anonimato che regola il successo o l'estinzione di progetti anche meritevoli radunando undici brani dal temperamento glaciale. Ora, sulla medesima lunghezza d'onda ben più affinata e matura, propongono altrettante songs che sapranno farsi apprezzare. 'Main ti tle', breve overture dai precisi giri di basso, apre la via alla sfrecciante 'Alien baby' dal passo veloce,replicato, dove le poche note di supporto danzano meccanicamente sotto algidi e stroboscopici impulsi. Un electro-allucinato rock'n roll, 'Suicide at 45', riprende in chiave differente e meno elaborata certe idee old Sigue Sigue Sputnik, mentre un buon lasso temporale viene percorso da 'My cold dead hand blues', brano quasi assolutamente monocorde ed asciutto, drumming equidistante da un synth ripetitivo corrisposto a vocals scarni ed impersonali. Il concept varia con 'Alma' che gestisce al meglio un ritmo energico attraverso gli interventi bass-guitar di Elio e Luca che ne arricchiscono l'aurea infettata da soundtrack gangster's metropolitana. Più adombrate e grevi le scansioni di 'Motel's light', basslines potenti destinati a woofers dotati di altrettanta resistenza alle vibrazioni ed intromissioni acute di keyboard contrapposte ai vocals di Alex. Calpestiamo il selciato freddissimo di'Deu s Irae', cavalcata electro-apocalittica tutta strumentale ed in seguito il tappeto morbido e vellutato di 'Life is a film', interludio articolato mediante giochi guitar-keyboard-drums slow tempo, vocals suggestivi e rarefatti. Ancora un lungo episodio titolato 'this is...' molto accattivante e mosso a stregare l'udito per mezzo di ipnotici meccanismi tastieristici calibrati con la metodica e ripetitiva saggezza compositiva di Dan e Alex. Traccia numero dieci, 'Death's breathe - finale', breve, inquietante, solo vocals sofferti e sussurri indecifrabili su base rumoristica. Bonus track rielaborata nientemeno che dai conterranei Syrian, 'Alma' si riveste di electroluce: un buon remix, che si incastona mirabilmente in uno scenario gia' di per sè adeguato a captare l'elettromagnetismo oscuro che alberga nel nucleo di ognuno, consapevolmente o meno.
-|-|-» Secondo passo progredito, dal significato preciso e privo di contraddizioni. Qualche migliorìa nell'equipaggiamento potrebbe risultare utilissima. Non sfuggiranno al nostro terzo occhio! |
 |
—- RADA & TERNOVNIK / INCANTATIONS -—
Recensire questo album dei russi Rada & Ternovnik (alias Rada & the Blackthorn) non mi è semplice. Secondo la mia personale scala di valutazione ritengo che un lavoro, per essere apprezzato, debba sì articolarsi in meandri non convenzionali o per nulla scontati ma anche e soprattutto essere permeato di quell'immediatezza che riesca a suscitare emozione, piacere e desiderio di riascoltarlo. A parte rare eccezioni di percorso, questo 'Incantations' mi lascia enormemente perplesso. Non lo giudico un cattivo lavoro, tuttavia nonostante il supporto benevolo di strumentazioni multietniche e di concept ricercato questo disco mi annoia. La voce di Rada per quanto ben modulata si dissolve troppo spesso in complicate evoluzioni contromelodiche che ne neutralizzano l'effetto finale .La titletrack impressa sul retro sleeve è rigorosamente in cirillico, il che non incoraggia affatto il comprenderne prontamente l'essenza. 'A ne byt vetram/Govorila Govorila (Let No winds blow/She said,she said) si apre con un vibrante trumpet tibetano ed è cantata interamente in lingua russa su coriacei spigoli post rock e riflessi chitarristici psichedelici, 'Chuyala ptitsa (The bird felt it), ritrae un canto di nozze russo in versione sempre post rockeggiante con interventi di tromba 'rozhok', intagliata in un unico pezzo di legno, e melodie che però rimangono ostiche da assimilare. 'Zmeyi (Snakes) trae ispirazione da una matrice folk russa, ritmata scondo cadenze tipicamente rock style impiegando il kanjiira, un tamburo indiano ed il didgeridoo australiano. 'Knyaginya (Princess), jazzeggiante e sentimentale incarna un folk mitologico interessante, brano per nulla irrigidito mediante schemi prefissati e valorizzato da interventi estemporanei del sax di Sergey Letov. Arpa celtica, didgeridoo ed ancora post rock muovono 'Na ozerakh lyod (Ice on the Lakes)', brano che si dimostra da subito scarsamente apprendibile ed ostile. 'Wetreno (Windy)' non si discosta dal resto dello svolgimento fin'ora presentato: flauto, sax, arpa, chitarra acustica e la voce di Rada che si agita nel contesto. Irritanti e sterili acuti si snodano in 'Kholodno (plach), (Cold (a lament)' che si propone di rappresentare un lamentoso canto folk registrato durante l'incursione in qualche sconosciuto villaggio russo. L'esito è di una pesantezza insostenibile e assai difficile da reggere. 'Goryem zaporoshena (Snowed by Grief)' sciorina un folk rock arricchito dalle trombe russe suonate da Sergey Starosin, 'Lipkiye paltsy (Sticky Fingers)' si propone sotto le spoglie di un dark folk acustico pizzicato dal kanjiira e chitarra acustica, una traccia rivolta alla tristezza dell'inverno. 'Trawa (Grass), è un complicatissimo congegno folk-jazz che affidido al giudizio individuale poichè non ne afferro nè l'accezione nè le virtù. 'Uletaya (Flying Away)' rumoreggia tra flauti e ritmiche progressive rock, dedicato all'ingiallire delle foglie autunnali, mentre 'Solntse yasno (The Sun Shines Clear)' persiste la sua corsa imperterrita in corridoi di noia asso luta finchè 'Seroglazka (The Grey-Eyed)' mossa da arpa celtico-medievale e modelli vocali ormai supercollaudati, conclude questa rassegna di songs dall'arduo attechimento.Ascoltando 'Incantations' si traggono le medesime conclusioni nell'osservare l'indecifrabile tela di un pittore al quale non si rimproverano gli intenti o i mezzi impiegati per raggiungere il risultato, ma bensì il risultato stesso;nello specifico, l'eccessival'intricatezza e l'incapacità di saper rendere gradevole l'intero concetto a prescindere dall'imponenza delle strutture tecniche applicate. Un'occasione sciupata. Imperdonabile.
-|-|-» Magistrale parata di intenti dalle conseguenze discutibili. A rischio dell'acquirente. |
 |
—- SELAXON LUTBERG / COLD HOUSE OF LOVE -—
Selaxon Lutberg, uno dei progetti dell' italianissimo Andrea Penso, è un lavoro che come dice lo stesso artista parte dal dark ambient per spingersi verso atmosfere meno cupe e orrorifiche ma non meno 'intime e malinconiche'.
Il titolo dell’album 'Cold House of Love' (Eibon Records, 2006) sembra rispecchiare le atmosfere di sospensione, tristezza e lontananza che l’artista origina. Brani che si compongono come soundtracks cinematografiche alternando sonorità elettroniche (Remember or Forget, La Prima Neve ecc.) a una strumentazione più classica (A Sadness Free Song, The End of the Old Man... [The Hope] etc.), dipingendo così tutte le fasi emozionali interiori della sofferenza provocata dall’amore inteso direi nella sua valenza concettuale e universale. L’ascoltatore viene cullato attraverso suoni ora inconsueti e inconoscibili ora musicalmente più consapevoli e lo stesso silenzio si riempie di significati e sfumature.. Con 'Cold House of Love', opera consapevole e attenta, Andrea Penso ricostruendo il fluire spesso convulso e caotico ma mai muto della dimensione onirica, ci trasporta lontano e lontano e lontano.
-|-|-» Da non perdere.
»------------ English Version ------------«
Selaxon Lutberg, is one of the projects of the Italian musician Andrea Penso. It is an album that Penso said starts from a dark ambient to enter into an atmospheres less obscure and horrifying but still 'intimate and melancholy'.
The title of the album 'Cold House of Love' (Eibon Records, 2006) seems to perfectly represents the atmosphere of suspension, sadness and loneliness created by this artist. The songs composed as cinematographic soundtracks, alternate electronic sounds (Remember or Forget, La Prima Neve etc.) with a more classical instrumentation (A Sadness Free Song, The End of the Old Man... [The Hope] etc.). In this way they depict all the emotional interior phases of suffering provoked by an intense love which should be intended in a more conceptual and universal way. The listener is cradled with unknown and weird sonorities and jet at the same time being musically more profound and the silence is filled with significances and nuances..
Thanks to 'Cold House of Love', which has consciousness and awareness, Andrea Penso likes rebuilding the flow frequently chaotic and convulsion but never dull in its imaginary dimension taking us far and far and far.
-|-|-» Stay tuned in. |
 |
—- THE SOIL BLEEDS BLACK / ALCHEMIE -—
Gli americani The Soil Bleeds Black, creati nel 1992 per volere dei due fratelli gemelli Mark and Michael Riddick, grazie anche alla partecipazione della cantante Eugenia Wallace si sono sempre più spinti verso il recupero di sonorità legate alla musica medioevale, condite con suoni e strumenti contemporanei. Questo loro lavoro intitolato 'Alchemie' è uscito una prima volta nel 1995 per la World Serpent ed è stato ristampato nel 2006, grazie alla collaborazione tra la Twilight Records e la Fossil Dungeon, arricchito di alcune bonus tracks. L’accostare a sonorità antiche una strumentazione e un arrangiamento moderno pur conferendo ai brani una qualche artificiosità, può essere apprezzato se visto come tentativo della band di personalizzare un genere usato e abusato spesso senza creatività ma in modo piuttosto meccanico. È così che 'Alchimie' si compone di brani ben congeniati e gradevoli che scorrono però via veloci senza stregare l’ascoltatore ma cullandolo dolcemente con il racconto di tempi antichi. Spiccano tra gli altri brani come l’iniziale Magia Naturalis, summa di fiati e percussioni, e Winter Marriage, dall’incedere maestoso e intenso, che recuperano quelli che sono i canoni compositivi del neofolk; Mineralia intonata dalla voce di Eugenia Fallace ha un andamento circolare dominata dal ritornello incalzante; ma Take me There è forse il brano più esemplare della volontà della band di aggiornare sonorità arcaiche infondendovi una componente energetica e ballabile.
-|-|-» Rispetto alle produzioni precedenti, 'Alchimie' è un album che merita attenzione perché rappresenta un punto di crescita e evoluzione importante per una band ancora in cerca di una maturazione compositiva definitiva..
»------------ English Version ------------«
The Soil Bleeds Black is an American band created in 1992 by the twin brothers Mark and Michael Riddick. In a little time the band, thanks also to the following entrance of the singer Eugenia Wallace, generated a sound which combined mediaeval music with contemporary sonorities. 'Alchemie' was published a first time in 1995 by the World Serpent and then it was republished in 2006 by the collaboration between the Twilight Records and the Fossil Dungeon, enriching with some bonus tracks. The combination of mediaeval music with contemporary sonorities is an important attempt to personalise the musical genre too frequently abused in a mechanical way even if it gives the music a quite artificial aspect. The listener is cradled by the well done and agreeable songs of this LP but without being emotional touched. Significant are songs such as: the introduction Magia Naturalis, a combination of woodwinds and percussion, and Winter Marriage, a majestic and intense song, which recuperates the neofolk canon; Mineralia sung by Eugenia Fallace has a cyclic form dominated by a repeated refrain; but Take me There is probably the song more exemplary of the will of the band to update ancient sounds with an energetic and danceable element.
-|-|-» From their previous albums, 'Alchimie' is an album well worth a hearing as it stands out as evidence of their constant evolution and development, important for a band which is still in the process of finding its own identity.. |
 |
—- DESTROID
/
LOUDSPEAKER
-—
Daniel Myer (vocals-production-programming), Rinaldo Ribi Bite (vocals-live-keyboard-sampling), Sebastian Ullmann (production, live-keyboard,programming). Formazione triangolare di nobile discendenza (Haujobb-Architect-HMB) e cassa di risonanza dell'electro germanica. La band propone il degno ed eccellente seguito di 'Future Prophecies'del 2004: 'Loudspeaker'. Un cd che da molti è stato considerato il piu' rappresentativo dell'intero anno in corso e noi, meritatamente associamo il nostro parere positivo. Molto è stato affidato all'intuito compositivo di Daniel ed altrettanto alle capacità tecniche dei due segmenti, il responso è un'elettronica in grado di far oscillare all'infinito i sismografi uditivi dell'ascoltatore. Disponibile sia in versione digipak che regolare ed edito dalla Scanner, il lavoro ostenta un impeccabile electro savoir faire assodato e mai sottinteso, un ottima creazione che si pone in discussione serenamente, con l'atteggiamento regale di un titolato già dalla prima traccia. La voce di Daniel glorifica freddamente i migliori Haujobb mentre le macchine scandiscono i secondi con microscopica precisione. 'Let me leave' disatomizza i sentimenti: drum machine sporca, cadenzata e lineare, echi femminei, 'lontane evocazioni generate dalla voce di Daniel. 'Bird of Prey' è una song di matrice dance oriented, incalzante, potente, perfetta. I synths che tracciano il pentagramma sotto il potente influsso delle conoscenze tecniche delegate alla band incitano i sensi e le gambe. 'Revolution' è un globo di luminescente energia cybernetica, 'Run and Hide (edit), gioca con un'elettronica diretta, priva di compromessi, drum beats pesanti e modulati, in grado di generare impetuose turbolenze accostati a vocals su misura. 'Forever' lascia sbalorditi per la pulizia e linearita'del percorso sonico. Keyboards precisissime, levigate al diamante, song calcolata, congegnata con compiutezza non comune, ritmiche ballabilissime, melodie accattivanti che rifuggono da ogni banalità. Uno dei brani più spettacola ri dell'intero concept. 'Only a Vision' inscena panorami da allucinazione virtuale, glaciale come un diagramma clinico. Sintetizzatori scolpiti nelle schematiche percussioni sospingono la voce di Daniel, nel contempo le arie gravi distorcono la percezione della realtà. 'Friend or Foe (the betrayal)' amplia il concetto electro utilizzando ingredienti ritmici di prim'ordine, ancora una traccia iperballabile ed incisiva. Inaspettattamente ci imbattiamo in una riflessiva 'Bittersweet' dall'intro mosso attraverso un bel connubbio chitarra-voice e dalla successiva corposità che trae linfa ispirativa da nostalgiche meditazioni. A questo brano intermedio fa seguito 'Moral', elaborato percorso intriso di caustiche esalazioni techno e vocals incattivite. 'The world Turns' perlustra territori costellati di pura high energy,traccia non eccelsa ma coerente ed in asse con l'operato. 'As the world turns' è un episodio poliedrico, studiato per affascinare. Linee ritmico-tastieristiche volano parallele semi indistur bate da vocals pressochè inesistenti tranne che nel segmento iniziale. Si ritorna in pista, complice 'Open my Eyes' eccellente veicolo di comunicazione timpano-encefalico: impossibile il concetto di immobilità. 'Ruins' riespone un tappeto percussivo tenace e synths coniugati alle ineffabili trame vocali dell'ineffabile Myer. Concludiamo con 'Mourn', ordigno cyberdance dai toni pacati ma dall'esteso potenziale catturante. Elegante e ben misurato 'Loudspeaker' saprà donarvi fior di emozioni ed un irrefrenabile desiderio di ripremere il tasto 'play' ad ogni sua conclusione. Assai delittuoso perderlo.
-|-|-» Elaborato ma largamente accessibile. Persuasivo e profondo. Non potevamo temporeggiare oltre: questo cd gratifica l'estenuante attesa |
|
|
|
 |
| DSide.it | Goth, EBM, Industrial, Neofolk.. in Italia - ©2000- 2010 all right reserved
|
| |
| |
|
 |