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PAOLO FAVATI

Questo cappello alla seguente
intervista è dedicato a tutti coloro che non conoscono
la storia di questo personaggio carismatico della scena elettronica
italiana.
Il nome di Paolo Favati è legato (come musicista
o produttore) a nomi di culto della scena indipendente
italiana dagli anni 80 ad oggi quali: Neon, Diaframma,
Pankow, Limbo, Templebeat, L.I.N., Die Larm, Wave Workers
Foundation, Death SS, Meathead / Here, o ad artisti
ben più popolari come CCCP/CSI, Gianni Maroccolo,
Irene Grandi, Marlene Kuntz, Simply Red. Favati ha lavorato
anche firmato remix e collaborato con artisti storici
internazionali della scena industriale quali Killing
Joke, Dive, Lassigue Bendthaus, Clock DVA, Attrition,
Swamp Terrorists, Gareth Jones (produttore di Depeche
Mode, Erasure, Einstuerzende Neubauten), Paul Kendall
(produttore dei mitici Nitzer Ebb o dei Recoil di Alan
Wilder), Roli Mosimann (ex-Swans, ex-Wiseblood, ex-Young
Gods), Adrian Sherwood (produttore della ON-USound e
di artisti del calibro di Depeche Mode, Cabaret Voltaire,
Ministry, Nine Inch Nails, Skinny Puppy).
Paolo Favati nasce a Firenze nel 1963 e inizia a suonare
nel 1979 come bassista e chitarrista in band locali
fiorentine, per poi approdare alle tastiere nel 1982
e successivamente ai sintetizzatori e al computer nel
1985, anni in cui fonda il suo primo progetto solista
Paul Ray. Dal 1982 al 1985 lavora come ingegnere del
suono presso lo Studio Emme di Firenze, collaborando
anche con importanti gruppi italiani come i Neon e i
Diaframma. Nel 1984 Paul Ray incide Doin’ The
Best I Can (12” – Polygram) come compositore,
musicista e cantante solista. Ma, dopo quest’esperienza
major, Favati scopre il mondo della musica indipendente
e abbandona la musica dance per unirsi nel 1986, come
compositore e musicista, ai Pankow, come compositore
e musicista, storica band che influenzerà molti
altri progetti elettronici industriali ed EBM negli
anni ’80 e ‘90. Dal 1986 al 1990, lavora
come direttore artistico e responsabile di produzione
per le etichette italiane Contempo Records e Abraxas,
mentre nei successivi cinque anni occupa lo stesso ruolo
per la casa discografica Sub/Mission. Nel 1990 Favati
apre il proprio studio di registrazione a Firenze, il
Blue Velvet Studio, che gli da la possibilità
di produrre i suoi lavori e quelli di altre band in
modo del tutto indipendente e lo porta a fondare nel
1992 la propria etichetta discografica Dune Records,
con cui sviluppa il suo interesse per produzioni internazionali
che permettono anche l’apertura di una filiale
nel cuore di New York.
Nel 1992 inizia la collaborazione con i Templebeat,
nota band electro/crossover italiana, in cui Favati
partecipa alla composizione dei brani, oltre che alla
produzione. Nel 1997 nasce una nuova collaborazione
produttiva tra Favati e Gianni Maroccolo del CPI (Consorzio
Produttori Indipendenti) che si trasformerà successivamente
in Sonica Factory. Nello stesso anno Favati fonda i
Wave Workers Foundation (WWF), di cui produce il primo
disco In the Whirlpool, su sonorità IDM (Intelligent
Dance Music).
Parallelamente alla produzione musicale, Favati porta
avanti dal 1996 una ricerca nel campo della comunicazione.
Agli albori di Internet, crea un sito web, il M.I.o.S.P.
(Musical Industry of Sound processing), mirato a facilitare
la comunicazione tra gli operatori del settore professionale
musicale indipendente, che diventa un enorme database
con alcune delle più importanti webzine della
rete che nel tempo hanno deciso di trasferirvi tutte
le loro notizie, recensioni, interviste e news legate
alla costruzione di obbiettivo musicale comune. Tra
il 1999 e il 2000, Favati diventa direttore di produzione
della Digimusic Magazine Music Mall, un’innovativa
esperienza di gestione e produzione di eventi live per
il web, che spaziano dalla musica al teatro, dalla danza
al video alle performance multimediali. Nel 2002 inizia
un nuovo progetto personale, i Sensori emotivi, in cui
compone ed esegue in piena libertà creativa la
sua musica dal vivo, generando non più semplici
concerti, ma Azioni Musicali con video performance live
(curate dalla videomaker Isa Panero) che si mescolano
con i suoni. Inizia sempre in questo periodo una stretta
collaborazione con Produzioni a Rischio (video maker,
fotografi e registi), con cui lavora componendo musica
per immagini e colonne sonore. Alla fine del 2002 inizia
una nuova ed interessante collaborazione con Irene Grandi,
per la quale cura gli arrangiamenti e la produzione
dell’ultimo disco Prima di Partire. Nel corso
del 2003, segue il lancio ufficiale di DigiChannel.Net
(The New Art Independent Network) e dei siti DigiMovies.net
e DigiBroadcast.net dedicati alle arti e allo spettacolo.
Sempre nel 2003 fonda, insieme a Isabella Panero, il
Multistudio Audiovisivi e Media.
Raccontaci come
ti sei avvicinato alla musica in generale e all'elettronica
in particolare. Parlaci dei tuoi primi anni come musicista
ed ascoltatore di musica e delle tue prime esperienze.
-|-|-» PF: La mia carriera inizia nel
1979 e, come succede alla maggior parte dei musicisti,
sono state tante le esperienze musicali che ho vissuto
in prima persona. Sin dagli albori Alessandro Gimignani
(storico batterista di Neon, Pankow, Death SS, Clock
DVA, nda) è stato uno dei miei collaboratori,
e anche quando ho realizzato il mio primo disco come
Paul Ray lui era lì, al mio fianco.
Paul Ray è sicuramente stata una esperienza importante,
mi sono per la prima volta potuto confrontare con il
mondo delle Majors, le quali, allora, non avevano nessun
interesse nei confronti del mercato indipendente, ma
si concentravano solo ed esclusivamente su strategie
di vendita. Sull’operato delle case discografiche
potrei aprire una lunga parentesi e raccontare parecchi
aneddoti, alcuni anche discutibili… basta vedere
la situazione attuale per capire che gli argomenti di
discussione sulla crisi discografica sono troppi per
parlarne in questa sede. Devo comunque dire che nel
1984 l’esperienza discografica ha influito molto
sul progetto Paul Ray, facendomi avvicinare al mondo
degli indipendenti proprio grazie all’esperienza
con le multinazionali. Questo mi ha permesso, infatti,
di rendermi conto della poca flessibilità che
esse offrivano a un giovane artista di poter esprimere
la propria creatività e mi ha spinto, di conseguenza,
ad abbandonare per un lungo tempo le collaborazioni
con le Majors. La Mystic Band, pubblicata su label Abraxas,
è un progetto psichedelico che mi ha coinvolto
oltre che musicalmente anche come produttore e fonico.
Si potrebbe definire una fra le prime delle molteplici
produzioni che nel tempo ho realizzato. Neon e molti
altri fanno parte di un primo periodo musicale degli
anni Ottanta e proprio queste collaborazioni mi hanno
permesso di essere nel posto giusto al momento giusto.
Se penso alle decine e decine di produzioni indipendenti
con cui ho avuto la fortuna di lavorare in seguito,
in special modo nel mio Blue Velvet Studio, credo di
poter affermare che è molto importante, nella
storia di ogni persona che ha la stessa passione che
ho avuto io nei confronti della musica, dove ti trovi
e con chi. Ed è proprio grazie ai Pankow che,
nel 1986, il mio interesse si spinge alla sperimentazione
impropria delle apparecchiature elettroniche, utilizzando,
molto spesso per scelta in maniera poco ortodossa, tutto
quello che mi capitava tra le mani, nel tentativo di
generare sonorità diverse da quelle che sentivo
nei dischi degli altri e che mi mettessero in grado
di proporre soluzioni sonore estreme.
Adesso, con i computer, le cose sono molto diverse da
prima, quando solo il sincronismo tra due suoni generati
da macchinette rappresentava uno sforzo… Tanto
per fare un esempio, se un apparecchio elettronico aveva
dei difetti erano proprio quelli a suscitare in me interesse.
Cercando di esaltare al massimo un difetto o l’altro
riuscivo ad ottenere suoni in partenza anomali. Il difficile
era riuscire a far sì che tutto il peggio di
uno strumento fosse gradevole all’orecchio. Non
dissentivo comunque anche da tecniche più tradizionali,
ma lo stimolo era maggiore lì dove davanti a
me dilagava la pura sperimentazione.
Qual è la
tua idea di musica elettronica e, più in generale,
qual è la tua idea di musica, visto che hai collaborato
e prodotto artisti assai diversi tra loro (da Irene
Grandi ai Death SS, dai Limbo ai Diaframma, dai Simply
Red a Dive…)?
-|-|-» PF: Ogni progetto, ogni gruppo
ha la sua identità, ogni musica ha il suo credo,
ogni tempo ha le sue mode ed il bello di tutto questo
è poter spaziare attraverso generi senza dover
necessariamente paragonare la libera espressione altrui
ad un proprio modo di concepire la musica.
Nel bagno del mio MultiStudio ho scritto una frase che
reputo chiarificatrice a tale riguardo: "Quando
l’arte si spinge oltre genera ineffabili sinergie
di interesse tra tutte quelle realtà che oggi
creano la qualità e che sono attente alle iniziative
culturali, lì dove la preparazione tecnica e
il supporto professionale trovano il giusto equilibrio
tra tecnologie e arte".
Attualmente sto prendendo seriamente in considerazione
un disco solista. Tra le altre cose all’interno
di questo progetto ci saranno parecchi ospiti con cui
ho collaborato nel passato, ma anche qualcuno di nuovo.
Penso che la migliore risposta alla tua domanda su “qual
è la tua idea di musica”, sarà espressa
più chiaramente in questo mio progetto.
Quali sono i tuoi ascolti oggi?
Ci sono band dell'underground elettronico italiano che
stimi?
-|-|-» PF: Negli ultimi anni,
tra quelli che hanno provato a dire qualcosa di diverso
ottenendo un ottimo riscontro di pubblico, apprezzo
particolarmente i Sigur Ros e i Radiohead. Tra i progetti
che trovo più interessanti a livello italiano,
e che mi vede coinvolto in prima persona come produttore,
non posso che nominare gli Estella, band che oltre a
me coinvolge Federico e Isabella Panero e che in un
prossimo futuro potrete ascoltare.
Non nego comunque di seguire ancora il panorama musicale
indipendente e non, ma ho in qualche modo smesso di
fare uso massiccio di ascolti.
Questo gennaio ti abbiamo visto
in tour nuovamente con i Pankow, la tua vecchia band
il cui ultimo tour risale al 1997. Cosa hai fatto durante
questi ultimi sette anni?
-|-|-» PF: No, non posso proprio dire che mi
mancavano cose da fare. Innanzi tutto la mia attività
concertistica non si è mai fermata ma mi ha visto
sui palchi con sempre nuovi progetti. In particolare,
con i Waves Workers Foundation e, in seguito, con i
Sensori Emotivi ho fatto concerti diversi che puoi vedere
sul DigiChannel.net. In più, ho permesso a me
stesso di esplorare nuovi territori generando progetti
sempre attinenti alla musica come appunto il DigiChannel
(network di sette portali dedicati alle arti in video,
ideato e realizzato insieme a Federico Panero). Per
un periodo poi, ho anche curato la produzione di molti
importanti eventi live trasmessi in streaming su internet.
Quindi come vedi, la lontananza dai palchi è
stata quasi nulla, visto che non ho mai smesso di operare
in questo ambito, da una parte o dall’altra.
Ricominciare a lavorare con Maurizio e Enzo era comunque
fondamentale per ritrovare il vecchio equilibrio interiore.
Poi, con l’arrivo di Spalck e la scoperta di Cellai
mi sono ritrovato nuovamente sul palco con loro e devo
dire che non sono molte le volte che provo sensazioni
di questo genere.
Non sei il primo produttore
major a venir fuori dalla scena industriale italiana,
basti pensare ad Eraldo Bernocchi dei Sigillum S (che
oltre a lavorare con gente del calibro di Bill Laswell,
Scorn, Clock DVA/Antigroup si è lanciato in produzioni
major italiane quali Almamegretta, Giovanni Lindo Ferretti/PGR,
Scisma e tanti altri ancora…) o ad Ivan Iusco
dei Nightmare Lodge (con le sue colonne sonore per Sergio
Rubini e Piva, oltre che a collaborazioni di spicco
con Lustmord, Cabaret Voltaire ed altri della scena
storica elettronica). Pensi che provenire dalla “grey
area” sia un vantaggio od uno svantaggio per un
giovane musicista che voglia intraprendere la strada
delle produzioni musicali (anche in campo cinematografico/televisivo)?
-|-|-» PF: La differenza tra
essere un produttore indipendente e non, sta principalmente
nell’aspetto economico; in secondo luogo consiste
nell’impari spiegamento di mezzi e di tempo e,
per concludere, nelle responsabilità contrattuali
che ti legano alle Majors.
L’importante è il modo di porsi ed il livello
di conoscenza personale e professionale in entrambi
i casi. Ovviamente, lavorare per grosse produzioni senza
avere fatto un buon bagaglio di esperienze significa
trovarsi impreparati a tutta una serie di meccanismi
di cui un giovane indipendente ignora l’esistenza…
Per il resto credo che ogni esperienza professionale
sia indistintamente importante. Tutte le persone con
cui ho lavorato, se hanno appreso qualcosa da me, mi
anche hanno trasmesso le loro conoscenze. Questo avviene
spesso in qualsiasi tipo di collaborazione, sia ai livelli
delle Majors che con gli indipendenti. Sta, poi, ad
ognuno di noi usufruirne nel miglior modo si reputi.
Penso che i rapporti umani siano alla base di ogni buona
creazione e collaborazione, e, se si dimentica quanto
sia comunque importante l’umiltà, allora
ogni sforzo risulta fasullo. Se i giovani comprendono
l’importanza dell’umiltà sono già
a metà strada.
Hai prodotto una quantità
a dir poco incredibile di dischi di artisti italiani
e stranieri indipendenti. Potresti tracciarci una discografia
delle tue produzioni, evidenziando i progetti che ti
hanno coinvolto maggiormente?
-|-|-» PF: Penso sia lunga e
noiosa ma se proprio ci tieni questa è la lista:
Alessandro Nannelli, Irene Grandi, Marlene Kuntz, La
Camera Migliore, Simply Red, C.S.I., Sainkho, Killing
Joke, Wave Workers Foundation, Death Ss, Dive, Lassigue
Bendthaus, Limbo, Brazil, Wyxmer, Clock Dva, 100 Club,
Diaframma, Distant Locust, Otero, Weird Uncle Betty,
Die Larm, L.I.N., Metal Music Machine, De Glaen, Templebeat,
Sabotage - Qu'est-Ce Que C'est?, Meathead, Mellonta
Tauta, G.F.93, Cold, Synthetic Zoo, Thelema, Deadburger,
Steve Sylvester, Volume Sick, Attrition, Poppers, Mystic
Band, Soul Hunters, Sensori Emotivi, Pukromo, The Hardsonic,
Neon, Belen Thomas, Carlo Gatteschi, De Genere, Ruff
Selectors, Rinf, Fax, Konats, Flintstones, Bartok, Nome,
Borderline, Th26, Gerstein, Autobahn, Transonia, Dkea,
Here, Fabba, Left-Right, Alex D. Steak, Kiloton, Madteo,
Liam J. Nabb, Maurizio Dami, Manergy, Automatic Noir,
Pankow.
Senza contare la fortuna di avere potuto collaborare
con personaggi del calibro di Federico Panero, Gareth
Jones, Gianni Maroccolo, Adrian Sherwood, Rico Conning,
Paul Kendall, Goh Hotoda, Roli Mosimann, Carlo Rossi,
Madaski.
Ci sono molti altri che adesso non ricordo e che comunque
ringrazio di avermi cercato per collaborare.
Dopo un periodo in cui eri
praticamente scomparso dalle scene (anche come produttore)
sei tornato nel 2003 con l’album di Irene Grandi
insieme ai tuoi compagni di tante avventure Alex Gimignani
e Federico Panero (Brazil, Pankow, Limbo…). Ci
puoi raccontare com’è avvenuto il passaggio
da produttore underground a produttore di un artista
major?
-|-|-» PF: Sinceramente non
sono sicuro di saperlo, probabilmente la voglia di confrontarmi
con altre persone mi spinge continuamente alla ricerca
di cose nuove da fare e a questo punto della mia vita
ho esaurito quei pregiudizi che un tempo mi appartenevano
facendomi fare scelte che oggi non condivido. Adesso
che sono un po’ più vecchio mi diverto
di più senza necessariamente dovermi montare
la testa con stupidi preconcetti… Con Alessandro
Gimignani eravamo sempre in contatto, con Nardo (Lunardi,
chitarrista dei Neon, nda) non avevamo molti motivi
per vederci e sinceramente ci siamo visti poco anche
durante la produzione del disco di Irene, mentre con
Federico sono innumerevoli le occasioni che ho per confrontarmi
sia in ambito musicale che su altri argomenti. Considera
che la collaborazione con Federico non è mai
cessata, anche quando è partito per gli Stati
Uniti, infatti lui era il presidente della Dune Records
a N.Y. Dopo dieci anni vissuti nella capitale mondiale
della musica, lavorando e producendo alcune delle più
interessanti realtà d’oltreoceano, la collaborazione
con Federico nel disco di Irene per me era fondamentale
per le sue alte capacità di ingegnere del suono.
Che fine ha fatto la Dune Records
e, soprattutto il suo bellissimo ed interessantissimo
sito? Puoi parlarci del tuo nuovo Multistudio, che,
se non mi sbaglio, dovrebbe sostituire il vecchio Blue
Velvet Studio..
-|-|-» PF: La Dune era diventato
un impegno troppo grosso e la Blue Velvet, da dove sono
partite tantissime realtà musicali indipendenti,
stava diventando obsoleta… era tempo di cambiamenti
di luoghi e persone, erano tanti anni che non mi sentivo
libero di non alzarmi la mattina se non ne avevo voglia,
e quindi abbiamo pensato che fosse arrivato il momento
di cedere il passo. I due siti di riferimento sono comunque
sempre visibili all’interno del mio.
Come ho detto prima, dopo un paio d’anni di attività
diverse, in cui mi sono anche reinventato, mi sono deciso
a rimettere in moto la macchina, ma questa volta da
solo o, meglio, condividendo i miei interessi con le
persone che stimavo e con le quali mi sentivo di poter
intraprendere una nuova strada diversa da quella del
passato. Infatti i mie interessi non sono più
legati unicamente alla musica, ma grazie a Isabella
Panero, regista indipendente che stimo e amo, mi sono
avvicinato anche al linguaggio dell’immagine e,
come naturale conseguenza del continuo confronto e scambio
di insegnamenti che avviene tra di noi, comprendo ogni
giorno di più e cerco di fondere tutte queste
nuove informazioni con la mia esperienza di produttore
musicale, unendo musica e immagini in un modo che Isa
ha saputo trasmettermi come mai avrei immaginato. In
Federico Panero ritrovo sempre un amico e vero professionista,
è quindi con loro che ho deciso di dar vita al
MultiStudio
Media che non vuole sostituire la Blue Velvet o
la Dune Records, ma che vuole essere un diverso modo
di unire le forze per creare e scoprire nuovi progetti
nell’ambito dell’arte, originali idee che
stimolino il nostro interesse come centro di produzione.
Progetti futuri imminenti per
Paolo Favati come produttore e come musicista.
-|-|-» PF: Se qualcuno volesse
tenersi aggiornato sui miei progetti passati e futuri può
consultare in qualsiasi momento il mio sito
web.
»
--------------------------------- English
Version ---------------------------------
«
This introduction is for who
doesn't know the history of this charismatic man of italian
electronic scene. Paolo Favati is connected (as a musician
and as a producer) to important names of the italian indipendent
scene from '80s till now like: Neon, Diaframma, Pankow, Limbo,
Templebeat, L.I.N., Die Larm, Wave Workers Foundation, Death
SS, Meathead/Here or other most important artists like CCCP/CSI,
Gianni Maroccolo, Irene Grandi, Marlene Kuntz, Simply Red.
Favati also made remixes and collaborated with well-known
international artists of the industrial scene like Killing
Joke, Dive, Lassigue Bendthaus, Clock DVA, Attrition, Swamp
Terrorists, Gareth Jones (producer of Depeche Mode, Erasure,
Einsturzende Neubauten), Paul Kendall (producer of Nitzer
Ebb or Alan Wilder's Recoil), Roli Mosimann (ex-Swans, Ex-Wiseblood,
ex-Young Gods), Adrian Sherwood (producer of ON-Usound and
artists like Depeche Mode, Cabaret Voltaire, Ministry, Nine
Inch Nails, Skinny Puppy).
Paolo Favati was born in Florence in 1963 and started playing
bass and guitar in 1979 in local bands of Florence, than he
started playing keyboards in 1982 and than synth and computer
in 1985, year in which he started his first solo-project Paul
Ray. From 1982 since 1985 he worked as sound engineer at Studio
Emme in Florence, also collaboratin' with important italian
bands such as Neon and Diaframma. In 1984 Paul Ray registered
Doin' The Best I Can (12''-Polygram) as a composer, musician
and solo-singer. But after this experience with a major he
discovered indipendent music and abandoned dance music for
entering in Pankow as composer and musician. Pankow is a famous
band which influenced other electronical, industrial and EBM
projects during '80s and '90s. From 1986 since 1990 he worked
as artistic director and production responsible for italian
labels like Contempo Records and Abraxas, while in the next
five years he made the same work but for Sub/Mission label.
In 1990 he opened is own studio in Florence, the Blue Velvet
Studio, and so he had the possibility of producing is own
works and works of other bands in an indipendent way. This
took him to found in 1992 his own label called Dune Records,
and he started to be interested in international productions
that permitted to open a branch in the heart of New York.
In 1992 he started a collaboration with Templebeat, a famous
italian electro/crossover band, in which Favati created song's
lyrics and was responsible for the production. In 1997 he
started a new collaboration with Gianni Maroccolo of CPI (Consorzio
Produttori Indipendenti) that will become Sonica Factory.
In the same year he founded Wave Workers Foundation (WWF),
and he produced its first record In The Whirlpool, with the
IDM style (Intelligent Dance Music).
Meanwhile he was doing an inquiry about comunication. At the
beginning of Internet he created a web site called M.I.o.S.P.
(Musical Industry of Sound Processing), to make a easier communication
between operators of indipendent music. This became a big
database and most of the important webzine decided to transfer
into it their news, rewievs, interwievs. Between 1999 and
2000 he became production director of Digimusic Magazine Music
Mall, an innovative experience of management and production
of live events for the web connected to theatre, music and
dance. In 2002 he started a new personal project, the "Sensori
emotivi", in which he composed and played in total freedom
his live music, creating not normal lives but Musical Actions
with live video performances (with the collaboration of the
videomaker Isa Panero) that mixed themselves with sounds.
He started also a collaboration with Produzioni a Rischio
(videomakers, photographers, film-makers) composing music
for soundtracks and pictures. At the end of 2002 he also collaborated
with Irene Grandi, in fact he's responsible for the arrangements
and the production of her last album Prima di Partire. During
2003 he followed the birth of DigiChannel.Net (The New Art
Indipendent Network) and of web sites such as DigiMovies.net
and DigiBroadcast.net dedicated to arts and show business.
In 2003 he founded the Multistudio Audiovisivi and Media with
Isabella Panero.
Tell us why you involved
with music and in particular with electronic. Tell us about
your first years as a musician and as a music listener and
about your first experiences.
-|-|-» PF: My carrier started in 1979
and , as happened to many others musicians there were many
musical experiences that I took at the first person. I started
collaborating with Alessandro Gimignani (historical drummer
in Neon, Pankow, Death SS, Clock DVA) and when I realized
my first record as Paul Ray he was by my side. Paul Ray was
an important experience, I could compare myself with the world
of majors. They weren't interested in indipendent labels,
they worked only for selling strategies. I can speak a lot
about their way of working and I can tell a lot of funny stories,
even if some of them are not so funny…you've just to
look at the present situation to understand that there are
so many problems about discographical crise to be faced. I
must say that in 1984 discographic experience influenced a
lot Paul Ray's works, so I could know indipendent labels.
This made me learn about the low flexiblity that major labels
offered to a young artist… for this reason I abandoned
all the collaborations with majors for a long time. Mystic
Band (published by label Abraxas) is a psichedelic project
in which I work as a musician but also as a producer and a
suond-engineer. It's only one of the first production that
I realized in my life. Neon and others are parts of my first
musical period during '80s, thanks to them I was in the right
place at the right time. Thinking about the indipendent productions
I've worked with, expecially in my Velvet Studio, I can assure
that is very important where you are and what kind of people
are with you. Thanks to Pankow, in 1986 I could try improper
tests of electronic machines. I used everything that was in
my hands, also in non-standard ways, trying to create a new
type of sound, arriving to the extreme sound solutions.
Now, using pc, things have changed… For example, if
an electronical machine had problems, I was interested in
them. Trying to excite a fault or another I was able to obtain
strange sounds. The difficulty was to make this defects appreciable
to my listeners. In any case I used also tradional techniques,
but pure sperimentation is more exciting.
What do you think about
electro music and, more in general, what's you idea of music,
according to the fact that you worked with so many different
artists (Irene Grandi, Death SS, Limbo, Diaframma, Simply
Red, Dive…)?
-|-|-» PF: Every project, every band
has its own identity, every kind of music has its laws, every
time has its fashions and I like to go from one type of music
to another without putting one band in one movement or another.
In my MultiStudio's bathroom there's a quote: "When art
goes over limits, it creates interesting sinergies between
all the movements which create quality and pay attention to
cultural events, where technical ability and professional
support are totally mixed with art and technology". Now
I'm considering the idea of creating a new solo album. In
this project there will be many people who collaborated with
me in the past, but also new persons. I think that the best
answer to your question about my idea of music will be clearly
expressed in this project.
What are you listening now? Do you
like any band in italian electro music?
-|-|-» PF: In the last years
I listened to Sigur Ros and Radiohead; they were able to create
something new obtaining a good check from public. In Italy
I can speak about Estella, I'm their producer and they have
also the collaboration of Federico and Isabella Panero. You
will hear them soon.
I always follow indipendent and non indipendent music, but
I don't listen to much music anymore.
This January we've seen you on tour
with Pankow, your old band which wasn't in tour since 1997.
What have you done in this seven years?
-|-|-» PF: No, I can't say that I had nothing
to do. First of all I never stopped doing live shows…
you've seen me on scene always with new projects. In particular
with the Waves Workers Foundation and then with Sensori Emotivi
I made different shows that you can see on DigiChannel.net.
Then I explored new territories creating new musical projects
like the DigiChannel
a network dedicated to video arts, with the collaboration
of Federico Panero). I also took care of the production of
many live events showed in streaming using internet.
So, as you can see, I never stopped to operate in this contest.
To recreate my inner balance I've worked again with Maurizio
and Enzo. With the arrival of Spalck and the discover of Cellai
I was on stage with them… in this situation I feel so
much better than ever.
You are not the first major producer
who comes out industrial italian scene, just remember Eraldo
Bernocchi of Sigillum S (he works with Bill Laswell, Scorn,
Clock DVA/Antigroup but also with Almamegretta, Giovanni Lindo
Ferretti/PGR, Scisma and so many others…), or Ivan Iusco
of Nightmare Lodge (who created soundtracks for Sergio Rubini
and Piva and collaborated with Lustmord, Cabaret Voltaire,
and others of historical electronic scene). Do you think that
coming from the "grey area" is an advantage or not
for a young musician who wants to become a musical producer
(also for cinema/television)?
-|-|-» PF: The difference in
being an indipendent producer or not is just economical; then
there are unequal possibilities and, in the end, there are
differences between contracts that unite you with majors.
In both cases, it's important what you personally know and
how is your way of working. Obviously, working for big productions
without having a background means to be not prepared for some
mechanisms not present in indipendent labels… However,
I think that every personal experience is important. All the
people I've worked with, learned something from me as I learned
something from them. This happen in every type of collaboration,
in major labels but also in indipendent one. Everyone of us
must use what have learned in the best possible way.
I think that human relationships are the base for every good
production and collaboration, also humilty is very important,
if there isn't every effort is produced in vain. If young
people learn the meaning of humilty they're already at the
half of their way.
You've produced many works of italian
and foreign indipendent artists. Can you give us a discography
of your productions, in particular can you tell us what involved
you most?
-|-|-» PF: I think that this
list can be too long and boring but it's this one: Alessandro
Nannelli, Irene Grandi, Marlene Kuntz, La Camera Migliore,
Simply Red, C.S.I., Sainkho, Killing Joke, Wave Workers Foundation,
Death Ss, Dive, Lassigue Bendthaus, Limbo, Brazil, Wyxmer,
Clock Dva, 100 Club, Diaframma, Distant Locust, Otero, Weird
Uncle Betty, Die Larm, L.I.N., Metal Music Machine, De Glaen,
Templebeat, Sabotage - Qu'est-Ce Que C'est?, Meathead, Mellonta
Tauta, G.F.93, Cold, Synthetic Zoo, Thelema, Deadburger, Steve
Sylvester, Volume Sick, Attrition, Poppers, Mystic Band, Soul
Hunters, Sensori Emotivi, Pukromo, The Hardsonic, Neon, Belen
Thomas, Carlo Gatteschi, De Genere, Ruff Selectors, Rinf,
Fax, Konats, Flintstones, Bartok, Nome, Borderline, Th26,
Gerstein, Autobahn, Transonia, Dkea, Here, Fabba, Left-Right,
Alex D. Steak, Kiloton, Madteo, Liam J. Nabb, Maurizio Dami,
Manergy, Automatic Noir, Pankow. I was lucky to collaborate
also with di Federico Panero, Gareth Jones, Gianni Maroccolo,
Adrian Sherwood, Rico Conning, Paul Kendall, Goh Hotoda, Roli
Mosimann, Carlo Rossi, Madaski. I don't remeber all the others,
but I thank them for their collaboration.
After a period of non-appearance
you returned in 2003 in Irene Grandi's last album with your
friends Alex Gimignani and Federico Panero (Brazil, Pankow,
Limbo…). Can you tell us how you choose to be not an
underground producer anymore and become a major one?
-|-|-» PF: I'm not sure to know
the reason, probably my desire to compare myself with other
people brings me to try something new. Nowaday I don't have
prejudices anymore, now that I'm older I have more fun without
turning my head with stupid prejudices… With Alessandro
Gimignani I was always in contact, with Nardo (Lunardi, Neon's
guitarist) I didn't have many occasions to meet and this happened
also during the production of Irene's cd, but with Federico
I could have a lot of exchanges of our point of view concearning
music but also other arguments. You must know that my friendship
with Federico never ended, also when he was in U.S.A; he was
Dune Records' president in New York. After ten years passed
in world's capital of music, working and producing some of
the most interesting realities, my collaboration with Federico
for Irene's cd was basic for his good work as a sound engineer.
What was the destiny of Dune Records
and its beautiful web-site? Can you tell us about your new
Multistudio that took the place of the old Blue Velvet Studio?
-|-|-» PF: Dune required a lot
of work and Blue Velvet was becoming old-fashioned…
it was a time for changing places and persons, it was many
years I could not stay in bed in the morning if I wanted to
do it, so we thought it was the right time to end it up. The
two web-sites are always suitable inside my own web-site.
After some years of different activities, during which I re-invented
myself, I decided to start again alone or, better, sharing
my experience with people who I esteem and I can change the
way I've travelled in the past. My interests are not only
for music but, thanks to Isabella Panero, an indipendent movie-maker
that I esteem and love, I also knew picture's language and,
as a natural consequence of never-ending comparison and exchange
of informations between us, I learn better every day and I
try to connect this new informations with my experience as
a musical producer, now I connect music and pictures as Isa
has taught me to do. Federico Panero is a friend and a real
professional man, so with them I decided to create MultiStudio
Media that isn't a subsitute for Blue Velvet or Dune Record,
it's just a different way to unite our knowlegde to create
and find new artistical projects, original ideas that can
excite our attention as a production-centre.
Tell us your future projects as producer
and musician.
-|-|-» PF: If someone wants
to know my past, present and future projects, he can visit
my web
site.
Diego Loporcaro '04 |