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PAOLO FAVATI

Paolo Favati

Questo cappello alla seguente intervista è dedicato a tutti coloro che non conoscono la storia di questo personaggio carismatico della scena elettronica italiana.
Il nome di Paolo Favati è legato (come musicista o produttore) a nomi di culto della scena indipendente italiana dagli anni 80 ad oggi quali: Neon, Diaframma, Pankow, Limbo, Templebeat, L.I.N., Die Larm, Wave Workers Foundation, Death SS, Meathead / Here, o ad artisti ben più popolari come CCCP/CSI, Gianni Maroccolo, Irene Grandi, Marlene Kuntz, Simply Red. Favati ha lavorato anche firmato remix e collaborato con artisti storici internazionali della scena industriale quali Killing Joke, Dive, Lassigue Bendthaus, Clock DVA, Attrition, Swamp Terrorists, Gareth Jones (produttore di Depeche Mode, Erasure, Einstuerzende Neubauten), Paul Kendall (produttore dei mitici Nitzer Ebb o dei Recoil di Alan Wilder), Roli Mosimann (ex-Swans, ex-Wiseblood, ex-Young Gods), Adrian Sherwood (produttore della ON-USound e di artisti del calibro di Depeche Mode, Cabaret Voltaire, Ministry, Nine Inch Nails, Skinny Puppy).
Paolo Favati nasce a Firenze nel 1963 e inizia a suonare nel 1979 come bassista e chitarrista in band locali fiorentine, per poi approdare alle tastiere nel 1982 e successivamente ai sintetizzatori e al computer nel 1985, anni in cui fonda il suo primo progetto solista Paul Ray. Dal 1982 al 1985 lavora come ingegnere del suono presso lo Studio Emme di Firenze, collaborando anche con importanti gruppi italiani come i Neon e i Diaframma. Nel 1984 Paul Ray incide Doin’ The Best I Can (12” – Polygram) come compositore, musicista e cantante solista. Ma, dopo quest’esperienza major, Favati scopre il mondo della musica indipendente e abbandona la musica dance per unirsi nel 1986, come compositore e musicista, ai Pankow, come compositore e musicista, storica band che influenzerà molti altri progetti elettronici industriali ed EBM negli anni ’80 e ‘90. Dal 1986 al 1990, lavora come direttore artistico e responsabile di produzione per le etichette italiane Contempo Records e Abraxas, mentre nei successivi cinque anni occupa lo stesso ruolo per la casa discografica Sub/Mission. Nel 1990 Favati apre il proprio studio di registrazione a Firenze, il Blue Velvet Studio, che gli da la possibilità di produrre i suoi lavori e quelli di altre band in modo del tutto indipendente e lo porta a fondare nel 1992 la propria etichetta discografica Dune Records, con cui sviluppa il suo interesse per produzioni internazionali che permettono anche l’apertura di una filiale nel cuore di New York.
Nel 1992 inizia la collaborazione con i Templebeat, nota band electro/crossover italiana, in cui Favati partecipa alla composizione dei brani, oltre che alla produzione. Nel 1997 nasce una nuova collaborazione produttiva tra Favati e Gianni Maroccolo del CPI (Consorzio Produttori Indipendenti) che si trasformerà successivamente in Sonica Factory. Nello stesso anno Favati fonda i Wave Workers Foundation (WWF), di cui produce il primo disco In the Whirlpool, su sonorità IDM (Intelligent Dance Music).
Parallelamente alla produzione musicale, Favati porta avanti dal 1996 una ricerca nel campo della comunicazione. Agli albori di Internet, crea un sito web, il M.I.o.S.P. (Musical Industry of Sound processing), mirato a facilitare la comunicazione tra gli operatori del settore professionale musicale indipendente, che diventa un enorme database con alcune delle più importanti webzine della rete che nel tempo hanno deciso di trasferirvi tutte le loro notizie, recensioni, interviste e news legate alla costruzione di obbiettivo musicale comune. Tra il 1999 e il 2000, Favati diventa direttore di produzione della Digimusic Magazine Music Mall, un’innovativa esperienza di gestione e produzione di eventi live per il web, che spaziano dalla musica al teatro, dalla danza al video alle performance multimediali. Nel 2002 inizia un nuovo progetto personale, i Sensori emotivi, in cui compone ed esegue in piena libertà creativa la sua musica dal vivo, generando non più semplici concerti, ma Azioni Musicali con video performance live (curate dalla videomaker Isa Panero) che si mescolano con i suoni. Inizia sempre in questo periodo una stretta collaborazione con Produzioni a Rischio (video maker, fotografi e registi), con cui lavora componendo musica per immagini e colonne sonore. Alla fine del 2002 inizia una nuova ed interessante collaborazione con Irene Grandi, per la quale cura gli arrangiamenti e la produzione dell’ultimo disco Prima di Partire. Nel corso del 2003, segue il lancio ufficiale di DigiChannel.Net (The New Art Independent Network) e dei siti DigiMovies.net e DigiBroadcast.net dedicati alle arti e allo spettacolo. Sempre nel 2003 fonda, insieme a Isabella Panero, il Multistudio Audiovisivi e Media.

Raccontaci come ti sei avvicinato alla musica in generale e all'elettronica in particolare. Parlaci dei tuoi primi anni come musicista ed ascoltatore di musica e delle tue prime esperienze.

-|-|-» PF: La mia carriera inizia nel 1979 e, come succede alla maggior parte dei musicisti, sono state tante le esperienze musicali che ho vissuto in prima persona. Sin dagli albori Alessandro Gimignani (storico batterista di Neon, Pankow, Death SS, Clock DVA, nda) è stato uno dei miei collaboratori, e anche quando ho realizzato il mio primo disco come Paul Ray lui era lì, al mio fianco.
Paul Ray è sicuramente stata una esperienza importante, mi sono per la prima volta potuto confrontare con il mondo delle Majors, le quali, allora, non avevano nessun interesse nei confronti del mercato indipendente, ma si concentravano solo ed esclusivamente su strategie di vendita. Sull’operato delle case discografiche potrei aprire una lunga parentesi e raccontare parecchi aneddoti, alcuni anche discutibili… basta vedere la situazione attuale per capire che gli argomenti di discussione sulla crisi discografica sono troppi per parlarne in questa sede. Devo comunque dire che nel 1984 l’esperienza discografica ha influito molto sul progetto Paul Ray, facendomi avvicinare al mondo degli indipendenti proprio grazie all’esperienza con le multinazionali. Questo mi ha permesso, infatti, di rendermi conto della poca flessibilità che esse offrivano a un giovane artista di poter esprimere la propria creatività e mi ha spinto, di conseguenza, ad abbandonare per un lungo tempo le collaborazioni con le Majors. La Mystic Band, pubblicata su label Abraxas, è un progetto psichedelico che mi ha coinvolto oltre che musicalmente anche come produttore e fonico. Si potrebbe definire una fra le prime delle molteplici produzioni che nel tempo ho realizzato. Neon e molti altri fanno parte di un primo periodo musicale degli anni Ottanta e proprio queste collaborazioni mi hanno permesso di essere nel posto giusto al momento giusto. Se penso alle decine e decine di produzioni indipendenti con cui ho avuto la fortuna di lavorare in seguito, in special modo nel mio Blue Velvet Studio, credo di poter affermare che è molto importante, nella storia di ogni persona che ha la stessa passione che ho avuto io nei confronti della musica, dove ti trovi e con chi. Ed è proprio grazie ai Pankow che, nel 1986, il mio interesse si spinge alla sperimentazione impropria delle apparecchiature elettroniche, utilizzando, molto spesso per scelta in maniera poco ortodossa, tutto quello che mi capitava tra le mani, nel tentativo di generare sonorità diverse da quelle che sentivo nei dischi degli altri e che mi mettessero in grado di proporre soluzioni sonore estreme.
Adesso, con i computer, le cose sono molto diverse da prima, quando solo il sincronismo tra due suoni generati da macchinette rappresentava uno sforzo… Tanto per fare un esempio, se un apparecchio elettronico aveva dei difetti erano proprio quelli a suscitare in me interesse. Cercando di esaltare al massimo un difetto o l’altro riuscivo ad ottenere suoni in partenza anomali. Il difficile era riuscire a far sì che tutto il peggio di uno strumento fosse gradevole all’orecchio. Non dissentivo comunque anche da tecniche più tradizionali, ma lo stimolo era maggiore lì dove davanti a me dilagava la pura sperimentazione.

Qual è la tua idea di musica elettronica e, più in generale, qual è la tua idea di musica, visto che hai collaborato e prodotto artisti assai diversi tra loro (da Irene Grandi ai Death SS, dai Limbo ai Diaframma, dai Simply Red a Dive…)?

-|-|-» PF: Ogni progetto, ogni gruppo ha la sua identità, ogni musica ha il suo credo, ogni tempo ha le sue mode ed il bello di tutto questo è poter spaziare attraverso generi senza dover necessariamente paragonare la libera espressione altrui ad un proprio modo di concepire la musica.
Nel bagno del mio MultiStudio ho scritto una frase che reputo chiarificatrice a tale riguardo: "Quando l’arte si spinge oltre genera ineffabili sinergie di interesse tra tutte quelle realtà che oggi creano la qualità e che sono attente alle iniziative culturali, lì dove la preparazione tecnica e il supporto professionale trovano il giusto equilibrio tra tecnologie e arte".
Attualmente sto prendendo seriamente in considerazione un disco solista. Tra le altre cose all’interno di questo progetto ci saranno parecchi ospiti con cui ho collaborato nel passato, ma anche qualcuno di nuovo. Penso che la migliore risposta alla tua domanda su “qual è la tua idea di musica”, sarà espressa più chiaramente in questo mio progetto.

Quali sono i tuoi ascolti oggi? Ci sono band dell'underground elettronico italiano che stimi?

-|-|-» PF: Negli ultimi anni, tra quelli che hanno provato a dire qualcosa di diverso ottenendo un ottimo riscontro di pubblico, apprezzo particolarmente i Sigur Ros e i Radiohead. Tra i progetti che trovo più interessanti a livello italiano, e che mi vede coinvolto in prima persona come produttore, non posso che nominare gli Estella, band che oltre a me coinvolge Federico e Isabella Panero e che in un prossimo futuro potrete ascoltare.
Non nego comunque di seguire ancora il panorama musicale indipendente e non, ma ho in qualche modo smesso di fare uso massiccio di ascolti.

Questo gennaio ti abbiamo visto in tour nuovamente con i Pankow, la tua vecchia band il cui ultimo tour risale al 1997. Cosa hai fatto durante questi ultimi sette anni?

-|-|-» PF: No, non posso proprio dire che mi mancavano cose da fare. Innanzi tutto la mia attività concertistica non si è mai fermata ma mi ha visto sui palchi con sempre nuovi progetti. In particolare, con i Waves Workers Foundation e, in seguito, con i Sensori Emotivi ho fatto concerti diversi che puoi vedere sul DigiChannel.net. In più, ho permesso a me stesso di esplorare nuovi territori generando progetti sempre attinenti alla musica come appunto il DigiChannel (network di sette portali dedicati alle arti in video, ideato e realizzato insieme a Federico Panero). Per un periodo poi, ho anche curato la produzione di molti importanti eventi live trasmessi in streaming su internet.
Quindi come vedi, la lontananza dai palchi è stata quasi nulla, visto che non ho mai smesso di operare in questo ambito, da una parte o dall’altra.
Ricominciare a lavorare con Maurizio e Enzo era comunque fondamentale per ritrovare il vecchio equilibrio interiore. Poi, con l’arrivo di Spalck e la scoperta di Cellai mi sono ritrovato nuovamente sul palco con loro e devo dire che non sono molte le volte che provo sensazioni di questo genere.

Non sei il primo produttore major a venir fuori dalla scena industriale italiana, basti pensare ad Eraldo Bernocchi dei Sigillum S (che oltre a lavorare con gente del calibro di Bill Laswell, Scorn, Clock DVA/Antigroup si è lanciato in produzioni major italiane quali Almamegretta, Giovanni Lindo Ferretti/PGR, Scisma e tanti altri ancora…) o ad Ivan Iusco dei Nightmare Lodge (con le sue colonne sonore per Sergio Rubini e Piva, oltre che a collaborazioni di spicco con Lustmord, Cabaret Voltaire ed altri della scena storica elettronica). Pensi che provenire dalla “grey area” sia un vantaggio od uno svantaggio per un giovane musicista che voglia intraprendere la strada delle produzioni musicali (anche in campo cinematografico/televisivo)?

-|-|-» PF: La differenza tra essere un produttore indipendente e non, sta principalmente nell’aspetto economico; in secondo luogo consiste nell’impari spiegamento di mezzi e di tempo e, per concludere, nelle responsabilità contrattuali che ti legano alle Majors.
L’importante è il modo di porsi ed il livello di conoscenza personale e professionale in entrambi i casi. Ovviamente, lavorare per grosse produzioni senza avere fatto un buon bagaglio di esperienze significa trovarsi impreparati a tutta una serie di meccanismi di cui un giovane indipendente ignora l’esistenza… Per il resto credo che ogni esperienza professionale sia indistintamente importante. Tutte le persone con cui ho lavorato, se hanno appreso qualcosa da me, mi anche hanno trasmesso le loro conoscenze. Questo avviene spesso in qualsiasi tipo di collaborazione, sia ai livelli delle Majors che con gli indipendenti. Sta, poi, ad ognuno di noi usufruirne nel miglior modo si reputi.
Penso che i rapporti umani siano alla base di ogni buona creazione e collaborazione, e, se si dimentica quanto sia comunque importante l’umiltà, allora ogni sforzo risulta fasullo. Se i giovani comprendono l’importanza dell’umiltà sono già a metà strada.

Hai prodotto una quantità a dir poco incredibile di dischi di artisti italiani e stranieri indipendenti. Potresti tracciarci una discografia delle tue produzioni, evidenziando i progetti che ti hanno coinvolto maggiormente?

-|-|-» PF: Penso sia lunga e noiosa ma se proprio ci tieni questa è la lista: Alessandro Nannelli, Irene Grandi, Marlene Kuntz, La Camera Migliore, Simply Red, C.S.I., Sainkho, Killing Joke, Wave Workers Foundation, Death Ss, Dive, Lassigue Bendthaus, Limbo, Brazil, Wyxmer, Clock Dva, 100 Club, Diaframma, Distant Locust, Otero, Weird Uncle Betty, Die Larm, L.I.N., Metal Music Machine, De Glaen, Templebeat, Sabotage - Qu'est-Ce Que C'est?, Meathead, Mellonta Tauta, G.F.93, Cold, Synthetic Zoo, Thelema, Deadburger, Steve Sylvester, Volume Sick, Attrition, Poppers, Mystic Band, Soul Hunters, Sensori Emotivi, Pukromo, The Hardsonic, Neon, Belen Thomas, Carlo Gatteschi, De Genere, Ruff Selectors, Rinf, Fax, Konats, Flintstones, Bartok, Nome, Borderline, Th26, Gerstein, Autobahn, Transonia, Dkea, Here, Fabba, Left-Right, Alex D. Steak, Kiloton, Madteo, Liam J. Nabb, Maurizio Dami, Manergy, Automatic Noir, Pankow.
Senza contare la fortuna di avere potuto collaborare con personaggi del calibro di Federico Panero, Gareth Jones, Gianni Maroccolo, Adrian Sherwood, Rico Conning, Paul Kendall, Goh Hotoda, Roli Mosimann, Carlo Rossi, Madaski.
Ci sono molti altri che adesso non ricordo e che comunque ringrazio di avermi cercato per collaborare.

Dopo un periodo in cui eri praticamente scomparso dalle scene (anche come produttore) sei tornato nel 2003 con l’album di Irene Grandi insieme ai tuoi compagni di tante avventure Alex Gimignani e Federico Panero (Brazil, Pankow, Limbo…). Ci puoi raccontare com’è avvenuto il passaggio da produttore underground a produttore di un artista major?

-|-|-» PF: Sinceramente non sono sicuro di saperlo, probabilmente la voglia di confrontarmi con altre persone mi spinge continuamente alla ricerca di cose nuove da fare e a questo punto della mia vita ho esaurito quei pregiudizi che un tempo mi appartenevano facendomi fare scelte che oggi non condivido. Adesso che sono un po’ più vecchio mi diverto di più senza necessariamente dovermi montare la testa con stupidi preconcetti… Con Alessandro Gimignani eravamo sempre in contatto, con Nardo (Lunardi, chitarrista dei Neon, nda) non avevamo molti motivi per vederci e sinceramente ci siamo visti poco anche durante la produzione del disco di Irene, mentre con Federico sono innumerevoli le occasioni che ho per confrontarmi sia in ambito musicale che su altri argomenti. Considera che la collaborazione con Federico non è mai cessata, anche quando è partito per gli Stati Uniti, infatti lui era il presidente della Dune Records a N.Y. Dopo dieci anni vissuti nella capitale mondiale della musica, lavorando e producendo alcune delle più interessanti realtà d’oltreoceano, la collaborazione con Federico nel disco di Irene per me era fondamentale per le sue alte capacità di ingegnere del suono.

Che fine ha fatto la Dune Records e, soprattutto il suo bellissimo ed interessantissimo sito? Puoi parlarci del tuo nuovo Multistudio, che, se non mi sbaglio, dovrebbe sostituire il vecchio Blue Velvet Studio..

-|-|-» PF: La Dune era diventato un impegno troppo grosso e la Blue Velvet, da dove sono partite tantissime realtà musicali indipendenti, stava diventando obsoleta… era tempo di cambiamenti di luoghi e persone, erano tanti anni che non mi sentivo libero di non alzarmi la mattina se non ne avevo voglia, e quindi abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di cedere il passo. I due siti di riferimento sono comunque sempre visibili all’interno del mio.
Come ho detto prima, dopo un paio d’anni di attività diverse, in cui mi sono anche reinventato, mi sono deciso a rimettere in moto la macchina, ma questa volta da solo o, meglio, condividendo i miei interessi con le persone che stimavo e con le quali mi sentivo di poter intraprendere una nuova strada diversa da quella del passato. Infatti i mie interessi non sono più legati unicamente alla musica, ma grazie a Isabella Panero, regista indipendente che stimo e amo, mi sono avvicinato anche al linguaggio dell’immagine e, come naturale conseguenza del continuo confronto e scambio di insegnamenti che avviene tra di noi, comprendo ogni giorno di più e cerco di fondere tutte queste nuove informazioni con la mia esperienza di produttore musicale, unendo musica e immagini in un modo che Isa ha saputo trasmettermi come mai avrei immaginato. In Federico Panero ritrovo sempre un amico e vero professionista, è quindi con loro che ho deciso di dar vita al MultiStudio Media che non vuole sostituire la Blue Velvet o la Dune Records, ma che vuole essere un diverso modo di unire le forze per creare e scoprire nuovi progetti nell’ambito dell’arte, originali idee che stimolino il nostro interesse come centro di produzione.

Progetti futuri imminenti per Paolo Favati come produttore e come musicista.

-|-|-» PF: Se qualcuno volesse tenersi aggiornato sui miei progetti passati e futuri può consultare in qualsiasi momento il mio sito web.

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This introduction is for who doesn't know the history of this charismatic man of italian electronic scene. Paolo Favati is connected (as a musician and as a producer) to important names of the italian indipendent scene from '80s till now like: Neon, Diaframma, Pankow, Limbo, Templebeat, L.I.N., Die Larm, Wave Workers Foundation, Death SS, Meathead/Here or other most important artists like CCCP/CSI, Gianni Maroccolo, Irene Grandi, Marlene Kuntz, Simply Red. Favati also made remixes and collaborated with well-known international artists of the industrial scene like Killing Joke, Dive, Lassigue Bendthaus, Clock DVA, Attrition, Swamp Terrorists, Gareth Jones (producer of Depeche Mode, Erasure, Einsturzende Neubauten), Paul Kendall (producer of Nitzer Ebb or Alan Wilder's Recoil), Roli Mosimann (ex-Swans, Ex-Wiseblood, ex-Young Gods), Adrian Sherwood (producer of ON-Usound and artists like Depeche Mode, Cabaret Voltaire, Ministry, Nine Inch Nails, Skinny Puppy).
Paolo Favati was born in Florence in 1963 and started playing bass and guitar in 1979 in local bands of Florence, than he started playing keyboards in 1982 and than synth and computer in 1985, year in which he started his first solo-project Paul Ray. From 1982 since 1985 he worked as sound engineer at Studio Emme in Florence, also collaboratin' with important italian bands such as Neon and Diaframma. In 1984 Paul Ray registered Doin' The Best I Can (12''-Polygram) as a composer, musician and solo-singer. But after this experience with a major he discovered indipendent music and abandoned dance music for entering in Pankow as composer and musician. Pankow is a famous band which influenced other electronical, industrial and EBM projects during '80s and '90s. From 1986 since 1990 he worked as artistic director and production responsible for italian labels like Contempo Records and Abraxas, while in the next five years he made the same work but for Sub/Mission label. In 1990 he opened is own studio in Florence, the Blue Velvet Studio, and so he had the possibility of producing is own works and works of other bands in an indipendent way. This took him to found in 1992 his own label called Dune Records, and he started to be interested in international productions that permitted to open a branch in the heart of New York.
In 1992 he started a collaboration with Templebeat, a famous italian electro/crossover band, in which Favati created song's lyrics and was responsible for the production. In 1997 he started a new collaboration with Gianni Maroccolo of CPI (Consorzio Produttori Indipendenti) that will become Sonica Factory. In the same year he founded Wave Workers Foundation (WWF), and he produced its first record In The Whirlpool, with the IDM style (Intelligent Dance Music).
Meanwhile he was doing an inquiry about comunication. At the beginning of Internet he created a web site called M.I.o.S.P. (Musical Industry of Sound Processing), to make a easier communication between operators of indipendent music. This became a big database and most of the important webzine decided to transfer into it their news, rewievs, interwievs. Between 1999 and 2000 he became production director of Digimusic Magazine Music Mall, an innovative experience of management and production of live events for the web connected to theatre, music and dance. In 2002 he started a new personal project, the "Sensori emotivi", in which he composed and played in total freedom his live music, creating not normal lives but Musical Actions with live video performances (with the collaboration of the videomaker Isa Panero) that mixed themselves with sounds. He started also a collaboration with Produzioni a Rischio (videomakers, photographers, film-makers) composing music for soundtracks and pictures. At the end of 2002 he also collaborated with Irene Grandi, in fact he's responsible for the arrangements and the production of her last album Prima di Partire. During 2003 he followed the birth of DigiChannel.Net (The New Art Indipendent Network) and of web sites such as DigiMovies.net and DigiBroadcast.net dedicated to arts and show business. In 2003 he founded the Multistudio Audiovisivi and Media with Isabella Panero.

Tell us why you involved with music and in particular with electronic. Tell us about your first years as a musician and as a music listener and about your first experiences.

-|-|-» PF: My carrier started in 1979 and , as happened to many others musicians there were many musical experiences that I took at the first person. I started collaborating with Alessandro Gimignani (historical drummer in Neon, Pankow, Death SS, Clock DVA) and when I realized my first record as Paul Ray he was by my side. Paul Ray was an important experience, I could compare myself with the world of majors. They weren't interested in indipendent labels, they worked only for selling strategies. I can speak a lot about their way of working and I can tell a lot of funny stories, even if some of them are not so funny…you've just to look at the present situation to understand that there are so many problems about discographical crise to be faced. I must say that in 1984 discographic experience influenced a lot Paul Ray's works, so I could know indipendent labels. This made me learn about the low flexiblity that major labels offered to a young artist… for this reason I abandoned all the collaborations with majors for a long time. Mystic Band (published by label Abraxas) is a psichedelic project in which I work as a musician but also as a producer and a suond-engineer. It's only one of the first production that I realized in my life. Neon and others are parts of my first musical period during '80s, thanks to them I was in the right place at the right time. Thinking about the indipendent productions I've worked with, expecially in my Velvet Studio, I can assure that is very important where you are and what kind of people are with you. Thanks to Pankow, in 1986 I could try improper tests of electronic machines. I used everything that was in my hands, also in non-standard ways, trying to create a new type of sound, arriving to the extreme sound solutions.
Now, using pc, things have changed… For example, if an electronical machine had problems, I was interested in them. Trying to excite a fault or another I was able to obtain strange sounds. The difficulty was to make this defects appreciable to my listeners. In any case I used also tradional techniques, but pure sperimentation is more exciting.

What do you think about electro music and, more in general, what's you idea of music, according to the fact that you worked with so many different artists (Irene Grandi, Death SS, Limbo, Diaframma, Simply Red, Dive…)?

-|-|-» PF: Every project, every band has its own identity, every kind of music has its laws, every time has its fashions and I like to go from one type of music to another without putting one band in one movement or another. In my MultiStudio's bathroom there's a quote: "When art goes over limits, it creates interesting sinergies between all the movements which create quality and pay attention to cultural events, where technical ability and professional support are totally mixed with art and technology". Now I'm considering the idea of creating a new solo album. In this project there will be many people who collaborated with me in the past, but also new persons. I think that the best answer to your question about my idea of music will be clearly expressed in this project.

What are you listening now? Do you like any band in italian electro music?

-|-|-» PF: In the last years I listened to Sigur Ros and Radiohead; they were able to create something new obtaining a good check from public. In Italy I can speak about Estella, I'm their producer and they have also the collaboration of Federico and Isabella Panero. You will hear them soon.
I always follow indipendent and non indipendent music, but I don't listen to much music anymore.

This January we've seen you on tour with Pankow, your old band which wasn't in tour since 1997. What have you done in this seven years?

-|-|-» PF: No, I can't say that I had nothing to do. First of all I never stopped doing live shows… you've seen me on scene always with new projects. In particular with the Waves Workers Foundation and then with Sensori Emotivi I made different shows that you can see on DigiChannel.net. Then I explored new territories creating new musical projects like the DigiChannel a network dedicated to video arts, with the collaboration of Federico Panero). I also took care of the production of many live events showed in streaming using internet.
So, as you can see, I never stopped to operate in this contest.
To recreate my inner balance I've worked again with Maurizio and Enzo. With the arrival of Spalck and the discover of Cellai I was on stage with them… in this situation I feel so much better than ever.

You are not the first major producer who comes out industrial italian scene, just remember Eraldo Bernocchi of Sigillum S (he works with Bill Laswell, Scorn, Clock DVA/Antigroup but also with Almamegretta, Giovanni Lindo Ferretti/PGR, Scisma and so many others…), or Ivan Iusco of Nightmare Lodge (who created soundtracks for Sergio Rubini and Piva and collaborated with Lustmord, Cabaret Voltaire, and others of historical electronic scene). Do you think that coming from the "grey area" is an advantage or not for a young musician who wants to become a musical producer (also for cinema/television)?

-|-|-» PF: The difference in being an indipendent producer or not is just economical; then there are unequal possibilities and, in the end, there are differences between contracts that unite you with majors.
In both cases, it's important what you personally know and how is your way of working. Obviously, working for big productions without having a background means to be not prepared for some mechanisms not present in indipendent labels… However, I think that every personal experience is important. All the people I've worked with, learned something from me as I learned something from them. This happen in every type of collaboration, in major labels but also in indipendent one. Everyone of us must use what have learned in the best possible way.
I think that human relationships are the base for every good production and collaboration, also humilty is very important, if there isn't every effort is produced in vain. If young people learn the meaning of humilty they're already at the half of their way.

You've produced many works of italian and foreign indipendent artists. Can you give us a discography of your productions, in particular can you tell us what involved you most?

-|-|-» PF: I think that this list can be too long and boring but it's this one: Alessandro Nannelli, Irene Grandi, Marlene Kuntz, La Camera Migliore, Simply Red, C.S.I., Sainkho, Killing Joke, Wave Workers Foundation, Death Ss, Dive, Lassigue Bendthaus, Limbo, Brazil, Wyxmer, Clock Dva, 100 Club, Diaframma, Distant Locust, Otero, Weird Uncle Betty, Die Larm, L.I.N., Metal Music Machine, De Glaen, Templebeat, Sabotage - Qu'est-Ce Que C'est?, Meathead, Mellonta Tauta, G.F.93, Cold, Synthetic Zoo, Thelema, Deadburger, Steve Sylvester, Volume Sick, Attrition, Poppers, Mystic Band, Soul Hunters, Sensori Emotivi, Pukromo, The Hardsonic, Neon, Belen Thomas, Carlo Gatteschi, De Genere, Ruff Selectors, Rinf, Fax, Konats, Flintstones, Bartok, Nome, Borderline, Th26, Gerstein, Autobahn, Transonia, Dkea, Here, Fabba, Left-Right, Alex D. Steak, Kiloton, Madteo, Liam J. Nabb, Maurizio Dami, Manergy, Automatic Noir, Pankow. I was lucky to collaborate also with di Federico Panero, Gareth Jones, Gianni Maroccolo, Adrian Sherwood, Rico Conning, Paul Kendall, Goh Hotoda, Roli Mosimann, Carlo Rossi, Madaski. I don't remeber all the others, but I thank them for their collaboration.

After a period of non-appearance you returned in 2003 in Irene Grandi's last album with your friends Alex Gimignani and Federico Panero (Brazil, Pankow, Limbo…). Can you tell us how you choose to be not an underground producer anymore and become a major one?

-|-|-» PF: I'm not sure to know the reason, probably my desire to compare myself with other people brings me to try something new. Nowaday I don't have prejudices anymore, now that I'm older I have more fun without turning my head with stupid prejudices… With Alessandro Gimignani I was always in contact, with Nardo (Lunardi, Neon's guitarist) I didn't have many occasions to meet and this happened also during the production of Irene's cd, but with Federico I could have a lot of exchanges of our point of view concearning music but also other arguments. You must know that my friendship with Federico never ended, also when he was in U.S.A; he was Dune Records' president in New York. After ten years passed in world's capital of music, working and producing some of the most interesting realities, my collaboration with Federico for Irene's cd was basic for his good work as a sound engineer.

What was the destiny of Dune Records and its beautiful web-site? Can you tell us about your new Multistudio that took the place of the old Blue Velvet Studio?

-|-|-» PF: Dune required a lot of work and Blue Velvet was becoming old-fashioned… it was a time for changing places and persons, it was many years I could not stay in bed in the morning if I wanted to do it, so we thought it was the right time to end it up. The two web-sites are always suitable inside my own web-site. After some years of different activities, during which I re-invented myself, I decided to start again alone or, better, sharing my experience with people who I esteem and I can change the way I've travelled in the past. My interests are not only for music but, thanks to Isabella Panero, an indipendent movie-maker that I esteem and love, I also knew picture's language and, as a natural consequence of never-ending comparison and exchange of informations between us, I learn better every day and I try to connect this new informations with my experience as a musical producer, now I connect music and pictures as Isa has taught me to do. Federico Panero is a friend and a real professional man, so with them I decided to create MultiStudio Media that isn't a subsitute for Blue Velvet or Dune Record, it's just a different way to unite our knowlegde to create and find new artistical projects, original ideas that can excite our attention as a production-centre.

Tell us your future projects as producer and musician.

-|-|-» PF: If someone wants to know my past, present and future projects, he can visit my web site.

Diego Loporcaro '04

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