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» 'Sometimes I cry for sins I never made ' - L'amletico 'disturbo mortale', Ivo, la 4AD, ed il visionario seguito...

La scena musicale early 80'S, quasi orfana del punk più veritiero si affacciò timidamente ad interim ad un fulgido ma ardente momento artistico denominato 'post punk', antinomìa stilistica tra una new wave emergente ed un movimento che voleva ad ogni costo scavare un solco di rappresentanza nella storia della musica, intrecciando le proprie diramazioni attraverso versatili connubbi stilistici di cui si rivestirono le bands che osarono cavalcare quella ruggente oscura entità.
Tutto ebbe inizio così, il fluire di nuove prepotenti correnti espressive provenienti principalmente dall'Inghilterra permearono di rinnovata energia le nuove schiere di musicisti che cercarono e trovarono un lungo, seppur gracile, istante di autarchia, originando strutture armoniche assolutamente innovative per l'epoca, legate indissolubilmente alle anteposte matrici punk ma annettendo nel nucleo le eteree complessità del neonato dream-pop. Questo assordante big bang originò complesse trame intrise di dark, heavenly, punk, new wave che procedette inesorabile attraverso linee depresse, nevrotiche, cromate da un lucente e levigato strato di inventiva non stupefacente ma di sicuro effetto.

COPYRIGHT (C) 2006 SOYLENT COMMUNICATIONSIvo Watts Russel ex commesso di un records shop ed eccezionale talent-scout di innovative bands emergenti, fondò nel 1980 la 4AD, piattaforma ultracreativa indipendente, contraddistinta da uno spiccato senso estetico che da 26 anni vanta meritatamente un glorioso repertorio di strepitose produzioni contrassegnate dall'impronta attestante l'altèro fascino della label londinese. Ivo chiamò a sè un'ensemble di schieramenti che dimostrarono una radicale attitudine allo stile impostato dall'etichetta, muovendosi tuttavia liberamente su percorsi del tutto svincolati da dettami pre-impostati, ma edificando stili originali che segnarono indelebilmente la scena musicale di quel periodo. La scuderia 4AD, controllata dalla Beggars Banquet, privilegiò un insieme compositivo che superò identitariamente le concorrenti come la Creation o la stessa Rough Trade, sviluppando una corrente altisonante che ancora oggi non sembra aver esaurito la propria leggendaria selezione artistica. Notevole e fondamentale per l'immagine dell'etichetta fu anche la collaborazione con il graphic designer Vaughan Oliver ed il fotografo Nigel Grierson che studiarono per il packaging un'estetica incredibilmente geniale con cui 'firmarono' tutte le sleeves dei dischi licenziati dalla label, accostando colori bruciati ad immagini fortemente simboliche e sfuocate, complice essenziale la mitica 23 Envelope, (v23, oppure e23), agenzia grafica free lance capitanata da Chris Bigg e Simon Larbalestier.
Ivo scritturò bands che si rivelarono in seguito altorilievi sonici: Cocteau Twins, Dead can Dance, Clan of Xymox, Modern English, Bauhaus, Rema Rema, Wolfang Press, ed altri nomi di gran talento.
Dopo tre anni dalla fondazione dell'impianto 4AD, di fortissimi scambi di idee e di vittorie presso ogni ambito, si riconobbe l'esigenza di collaborare più attivamente lavorando s ui punti di convergenza che si intersecavano sempre più insistentemente tra le differenti formazioni reclutate da Watts Russel. Così, mentre imperversavano i fasti dei Souxsie & the Banshees, Cure, ed altri luminosi rappresentatnti della scena dark-alternative, il folletto Ivo formò l'amovibile e versatile progetto This Mortal Coil, satellite estemporaneo ascendente da bands che piu' di altre all'interno del circuito 4AD hanno esaltato il concetto di interscambio stilistico e simbiosi creativa, originando uno dei capistipiti musicali più controversi degli ultimi decenni.

» 'Now the winter's drawing close, the days are getting older. I can tell by your face that your heart is getting colder' (Rema Rema) - La forza, il movimento, le creazioni -

Il triennio di rodaggio della label consentì ad Ivo di identificare ed estrapolare i personaggi più artisticamente adatti a ricoprire i ruoli di protagonisti direttamente ed indirettamente attivi nel super poject evidenziandone le attitudini e tessendone mirabilmente le trame, generando un'incestuosa pluripartita assemblata con i membri dell'entourage d'etichetta. Nel 1983 un 12' segna l'inizio di un relativamente breve ma glorioso cammino, 'Song to the siren', spettacolare evoluzione vocale di Elizabeth Frazer che quì suggella in toto la sua unicità armonica. Nello stesso anno un altro dodici pollici di ben nove minuti entra prepotentemente nei clubs dell'epoca 'Sixteen days/Gathering dust' che rilancia un precedente brano dei Modern English, in cui ad un intro lugubre e lunghissimo fa seguito un incessante, asciutto, lineare drumming che lastrica tutta la song di pulsazioni raggelanti, ed è sempre la voce di Elizabeth la protagonista indiscussa, vibrante, suadente e conturbante, intrecciata a quella di un'altro vocalist di incalcolabile pregio, Gordon Sharp ceduto in prestito dai Cindytalk, il tutto suportato dalle strumentazioni magistrali di Michael Conroy dei Modern English, Robin Guthrie dei Cocteau Twins e Martin Young dei Colourbox.
1984, esce capolavoro argenteo 'It'll end in tears', prima delle tre prove globali dell'intero programma collaborativo che vede impegnate alleanze tra i rappresentanti di bands ineccepibili, la regia ingegneristica dell'immenso John Fryer ed il mixaggio al Blackwing Sudios di Londra: sempre l'onnipresente Elizabeth Frazer, l'immancabile Gordon Sharp, Simon Raimonde e Robin Guthrie (Cocteau Twins), Steven e Martin Young (Colourbox), Mark Cox (Wolfang Press), Lisa Gerrard e Brendan Perry (Dead can Dance), Robbie Grey (Modern English), Manuela Rickers (X Mal Deutschland), Howard Devoto (Buzzcocks), orchestrati dal seguito di cello e violini di Martin Mc Garrick (Siouxsie & the Banshees) e Gini Ball. Le liriche, le atmosfere, i vari tetri e malinconici passaggi crearono una poliedrica sequenza di intarsi sonici seguenti ognuno un suo preciso orizzonte, con alcune rivisitazioni di hits degli anni 60's e della scena new wave, facendo confluire magicamente le chitarre Cocteau Twins nelle lagune vocali laceranti dei Dead can Dance, mediante giri di basso, loops ancestrali, drum machines, archi e strumenti etnici, torturando, giocando ed infine piangendo struggentemente giungendo all'anima stessa del suono. Il lavoro riscosse immediatamente i favori delle critiche e di una vasta platea di utenti che manifestarono l'ardente desiderio di un simultaneo seguito. Invece per contro, incominciarono a serpeggiare le prime voci che descrissero i TMC come un progetto lampo destinato ad esaurirsi presto, trovando nella reticenza di Ivo una sospettosa conferma alle indiscrezioni.
Dopo il singolo 'Kangaroo' licenziato subito dopo lalbum d'esordio, si attese fino al 1986 per ritrovare il supergruppo quasi totalmente rinnovato che con due 12' consecutivi 'Drugs' e 'Come here my love' preannuncianti l'arrivo del secondo full lenght 'Filigree & Shadow' un doppio lp che regalò, oltre che ad un contenuto superlativo, un'estetica di assoluto pregio artistico grazie alle ormai indiscusse capacità di Vaughan Oliver con ben 25 songs non facili da descrivere attraverso semplici parole. Le collaborazioni in questo capitolo furono ampie: da Dominic Appleton (Breathless) a David e Alan Curtis con Richard Thomas (Dif Juz), le vocalist elegantissime Deidree e Louise Rutowsky, lo stesso Richenel, Caroline Seaman, Alison Limerick, Keith Mitchell, Nigel K.Hine, Anne Turner, Les Mc Kuen oltre ai membri già presenti nel primo lavoro, tutti attinti dall'emisfero underground attiguo anche se non appartenenti direttamente alla casa madre 4AD. Il suono è curato nuovamente da John Fryer che si avvale della collaborazione di un altro ingegnere sonico, John Turner. Nessuna antilogia si percepisce in F&S, tutto in ogni episodio ripropone le stesse auree permeate di suprema malinconia, utilizzando in aggiunta una maggiore concezione elettronica che avvolge languidamente ogni singola traccia. Gli intarsi foschi, a volte glaciali e disperati trapassano i sensi, incrociando covers di Van Morrison, Tim Bucley, J.collins, Gilbert Lewis, David Byrne, oppure addentrandosi in lenti e rarefatti momenti di meditata pavimentazione tastieristica, con struggenti sezioni di archi e quiete galassie elettroniche in grado di assorbire inesorabilmente ogni sentimento e poesia.
Questa è l'essenza del secondo grande capitolo TMC.

Un altro anno trascorre, giungiamo al 1987 ed una bellissima ed inaspettata compilation titolata 'Lonely is an Eyesore' propone, oltre che ad un intero contesto meraviglioso, una traccia a cura dei TMC 'Acid Bitter and Sad' che siglerà un ennesimo buio silenzio che durerà altri quattro anni, poichè solo nel 1991 verrà prodotto e pubblicato 'Blood', ultimo avamposto sonico curato dal progetto di Ivo che ufficializzando la fine del gruppo volle lasciare un ricordo imperituro che risiede rà in ognuno racchiuso in uno scrigno dorato.
'Blood'anch'esso doppio lp, concepisce un diverso approccio artistico già dalla stessa sleeve, che non si sottopone ai soliti parametri visionari astratti ma raffigura un primo piano femminile nitido in bianco e nero, del tutto privo dei sobri ma particolarissimi arricchimenti stilistici tipici della V23. Gli arpeggi suggestivi dei precedenti lavori ritrovano luce materializzandosi in un ennesimo miracolo supportato degnamente dall'inventiva affidata ad una line up riedificata, come imponeva il marchio TMC.
Ancora una volta il sodalizio ingegneristico John Fryer/John Turner miscela abilmente le sottili alchimie sonore intercettando, inquadrando e colpendo con onnipotenza la percezione uditiva. Caroline Crawley (Shellyan Orphans), Tim Freeman (Frazier Chorus), Kim Deal (Pixies), Tanya Donelly (Throwing Muses), Pieter Nooten (Clan of Xymox), Heidi Berry, Jocelyn Pook, Sally Herbert, Sonia Slaney incorporati ad una falange di artisti sempre costanti nelle ramificazioni TMC, esaltano il concept tematico coveristico esplodendo di grazia con tracce che ritrattano capolavori di Sid Barret, M.M.O'Hara, R.Crowell, D.Roback, P.M..Walsh, R.California ed una suite Xymox richiamata dall'ex membro Pieter Nooten.

'Blood'conclude una spazialità multidimensionale durata undici anni ed intervallata da profondi silenzi e instabili teorie di longevità, rivelando al mondo un phatos incantato ed una prova di saggezza artistica oltre ogni limite.

» Discografia

(1983) Song to the Siren 12'
(1983) Sixteen Days/Gathering Dust 12'
(1984) kangaroo 12'
(1984) It'll end in Tears L.P.
(1986) Drugs 12'
(1986) Come here my love 12'
(1986) Filigree & Shadow L.P.
(1987) Various - Lonely is an Eyesore L.P.
(1991) Blood L.P.
(1991) Late Night 12'
(1991) You and your Sister 12'
(1993) 1983-1991 box set

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