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[ RECENSIONI / Review ]
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—- DIVE
/ BEHIND THE SUN -—
Di Dirk Ivens
si potrebbe parlare all'infinito e purtroppo
troppo spesso non lo si fa. Tanti lo conoscono
per qualche club hit del calibro di "Bloodmoney",
"Final Report", "Take your Dreams
Away"; qualcun altro lo ricorda per gli
(ottimi) album dei Sonar, in compagnia di Eric
Van Wontherghem (Monolith, Insekt ed ex-Klinik)
o per i Blok57; qualcun altro, ma a quanto pare
sono sempre in meno tra le nuove leve, per il
suo operato nei The Klinik - come dire: un nome
qualsiasi. Sta di fatto che la fama del musicista
belga specialmente negli ultimi album, è
apparsa un po' affaticata ed appesantita dai
tanti anni (ben 25, dai tempi dei The Few e
Absolute Body Control poi) di militanza in ambienti
industrial e dintorni. A distanza di ben cinque
anni dall'ultimo controverso full-length album"True
Lies" e di un paio dal discreto "Lies
in your Eyes", Dirk Ivens si riporta prepotentemente
in auge con un album che definire "classico",
nel suo taglio così retrò ed old-fashioned,
vi assicuro che non è assolutamente parossistico.
Accantonate le sensazioni industrial àlla
NIN del precedente lavoro, Dirk Ivens torna
indietro nel tempo con la collaborazione di
Rafael Espinosa (Geistform), dopo aver messo
fine già da qualche tempo al sodalizio
con il talentuoso Ivan Iusco (noto per i suoi
indimenticabili Nightmare Lodge nonché
per l'etichetta culto Minus Habens), riuscendo
a firmare degli ottimi brani estremamente in
linea con il più tipico sound del progetto
Dive - su tutti: "Lost inside you",
"Behind the Sun", "Dead Man",
"No, Nothing"; estemporaneo ma ben
riuscito risulta, invece, l'episodio che vede
la partecipazione di Ms. Poly Ester, in cui
i BPM aumentano notevolmente e si finisce in
territori electroclash, con un approccio estremamente
scarno e minimalista, ma tutto sommato apprezzabile
nel risultato. Tutto funziona a dovere, ogni
singola nota è 100% Dive/primi Klinik,
a tal punto da apparire fin troppo ridondante
per chi conosce a menadito la sua nutrita discografia.
L'iniezione Geistform ha donato sicuramente
nuove prospettive al lavoro di Dirk Ivens, ma
nel compromesso tra passato e futuro, c'è
qualcosa che non convince fino in fondo: innanzitutto
le vocals, che sembrano semi-improvvisate e
che ricalcano quasi tutte metriche e stilemi
già noti; in secondo luogo, la produzione
che, nonostante si tratti evidentemente di una
scelta, appare fin troppo lo-fi e datata anche
per un die-hard come Dirk.
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Pollice in alto perché si
tratta di uno dei padri del movimento industrial-EBM
ma con tutta onestà credo che Dirk Ivens
possa regalarci molto ancora dal futuro che
questo pur ottimo esercizio di stile..
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—- ICON
OF COIL / UPLOADED AND REMIXED
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Dopo un lavoro
eccellente come "Machines are us"
gli Icon of Coil puntano sempre più in
alto, guardano sempre più altrove. Con
questa raccolta di materiale originariamente
apparso nei primi due album, "Serenity
is the Devil" e "The Soul is in the
Software", riedito e riaggiornato in una
veste che è 'oltre' e altra cosa anche
rispetto all'evoluzioni più recenti della
formazione si Sebastian Komor e Andy LaPlegua,
il nome Icon of Coil annuncia coraggiosamente
la volontà di prendere le distanze dalla
scena EBM/synthpop cui aveva sempre guardato
come priorità assoluta fin dagli inizi,
e che tanta fama e soddisfazioni ha donato loro
a partire dai primissimi singoli. Se già
con brani come "Consumer", "Wiretrip",
"Shelter", "Existence in Progress",
- highlights dell'ultimo "Machines are
us" - i nostri avevano lasciato intendere
la volontà di percorrere nuovi territori,
con il materiale di "Uploaded and Remixed"
appare sempre più ovvio che sarà
questo esaltante miscuglio di nu-house, hard
techno e trancegrooves la costante dei prossimi
lavori della band. Fin dalle due nuove spettacolari
versioni di "Shallow Nation" e "Floorkiller",
passando per i remix ad opera dei vari pseudonimi
dietro cui si celano i nostri in "Regret"
(Combichrist), "Thrillcapsule" (Moonitor),
"You just died" (Northborn), si capisce
come gli Icon of Coil siano sempre più
inarrivabili e su un altro pianeta rispetto
alla tanta ordinaria mediocrità del panorama
contemporaneo nu-EBM/futurepop e dintorni. Anche
i due nuovi brani "Been There" e "TB
Memory", pur nella loro evidente estemporaneità
(hard techno scarna, essenziale e priva di quella
componente melodica che è trademark inimitabile
ed irrinunciabile per Komor e soci) funzionano
alla perfezione, ed aprono ancora una volta
alla contaminazione tra electro e hard techno.
Tra gli altri remix spiccano certamente le ottime
prove di Implant - che ha avuto il compito di
riverniciare uno dei più bei brani in
assoluto di "The Soul is in the Software",
"Love as Blood", in una versione assolutamente
magnifica -, Apoptygma Berzerk con "Repeat
It", Daedal con "Floorkiller"
e gli immarcescibili Funker Vogt con una versione
francamente più ordinaria - ma pur sempre
grandiosa - di "Simulated". A coronare
un'opera che è molto, molto più
di un semplice remix album, un secondo mini
album con ben cinque versioni di "Shelter",
direttamente da "Machines are Us",
tra cui brilla come un faro - ancora una volta
- la versione ad opera di Andy LaPlegua/Combichrist.
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Uno degli highlight assoluti di
questo 2004, insieme al capolavoro "Machines
are Us" ed a "Sex, Drogen und Industrial"
di Combichrist. Che altro dire? Su un altro
pianeta.
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—- AGONISED
BY LOVE / ALL OF WHITE HORIZONS
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Alfa Matrix:
e sai cosa aspettarti. Quasi sempre, almeno.
Stavolta la label belga ci propone una nuova
scoperta tutta sua, i polacchi Agonised by Love.
Figliastri più o meno conclamati degli
ultimi Clan of Xymox (ma "Agonized by Love"
non era proprio il titolo di una canzone dei
Clan of Xymox?), Diary of Dreams ed un tocco
di Deine Lakaien, gli Agonised By Love mettono
sul fuoco un bel concentrato di cliché
e reminiscenze di ogni sorta, spaziando tra
electro-wave facile facile, la solita EBM edulcorata
a dovere, dark pop per principianti e qualche
accenno neoclassico, pomposo e pacchiano al
punto giusto - tanto per non farsi mancare niente.
Quanti siano particolarmente affezionati a questo
tipo di sound, potranno trovare anche qualche
ora di svago, ascoltando le note di "All
of White Horizons" - senza mai balzare
dalla sedia per un acuto di troppo, per carità,
ma lasciandosi cullare placidamente da uno standard
che a dirla tutta, di poco si distanzia dalla
sufficienza.
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Non tutto è da buttare via,
certo siamo d'accordo: ma da raccontare al vostro
vicino di casa non c'è pressochè
nulla.
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ANGEL THEORY / FATAL CONDITION
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"Fatal
Condition" offre sin dalle prime note un
elettronica cruda e ballabile che flirta con
una base vocale filtrata e in puro stile EBM/Electro.
Musica chiara e senza compromessi che si concede
all' ascoltatore senza pregiudizi con maturità
e stile senza rinunciare a qualche accenno malinconico
e démodé.
Particolarmente efficaci "Ease the Pain"
(matura e ben assemblata) e la cupa "Cold
Fire" con influenze alla Suicide Commando
prima maniera. "Gone" invece,coadiuvata
da"Drifting away" è una calata
nel territorio del synthpop più classico
e ciò sta a testimoniare che la band
non è prigioniera dei classici stilemi
dell' EBM ma sa anche spaziare in ambienti meno
"ruvidi"
"Transmission" (che ha anticipato
l' album come singolo) esprime infine le potenzialità
della band che quì dimostra interessanti
margini evolutivi mentre la chiusura dell' album
è affidata alla malinconica "Where
did I go wrong?" in puro stile old Nine
Inch Nails.
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"Fatal condition" rappresenta
un interessante lavoro che può far da
preludio a una crescita ancor maggiore degli
Angel Theory: aspettiamo e vedremo.
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MANA ERG / THE BLIND WATCHMAKER
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Lavoro altamente
sperimentale nel quale,pur non riconoscendomi
tra i più grandi estimatori del genere,
riconosco verve, creatività e vivacità
compositiva.
Indubbiamente è pressochè impossibile
imprigionare questa release in un genere specifico:
sono infatti così varie e imprevedibili
le nuance che impreziosiscono questo patchwork
da rendere un compito effimero definirne la
sua catalogazione.
Da notare che non ci troviamo tuttavia davanti
alla barbosa suite ultrasperimentale in cui
non distingui un pezzo dall' altro ma bensì
a nove tracce ben delineate che non rinunciano
ad essere fruibili! Talvolta è l' impostazione
vocale del De Angelis (il polistrumentista mente
del progetto Mana Erg) a non convincermi, soprattutto
quando è in primo piano rispetto agli
altri paesaggi sonori mentre molto convincenti
sono gli inserti di piano, chiatarra e naturalmente
synth.
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Opera non per tutti ma che non può
certamente essere tacciata di scarsa originalità:
particolarmente apprezzabile la ricerca di nuovi
spazi musicali nei quali muoversi senza restarne
invischiati.
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EUROCIDE / EUROPE IN DUST
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Non male questo
"Europe in Dust" anche se non c'è
nulla di nuovo all' orizzonte...
I riferimenti principali sono senza dubbio i
Covenant con una spruzzata di electro old style...
In "Atomare Liebe" i richiami tematici
sono infatti più legati all' elettronica
minimale dei primi anni novanta mentre nella
versione estesa del singolo il synthpop torna
a primeggiare donando al brano un impronta indubbiamente
più danzereccia e potabile!
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Covenant / VNV style da affinare
e giudicare sulla lunga distanza...comunque
non si può negare che il pezzo resti
in testa già dopo un paio di ascolti!
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Copertina non disponibile |
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DUST FEAR OF LOVERS / DROP OUT
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Seconda prova
per i Dust Fear Of Lover alias Death Boy : si
parte con la consueta minimal wave quì
valorizzata da un innesto vocale femminile in
"The Sin",in "Connected"
il sound si fa ancora più retrò
e sembra di risentire vecchie hit dimenticate
della wave teutonica dei primi anni ottanta
! Personalmente apprezzo ancora queste sonorità
e mi piace quindi il senso di questo concept
che le rielabora e le ripropone ai giorni nostri
per una ristrettissima cerchia di aficionados.
"Aching home" riporta echi dei Joy
Division e si esprime in linee sonore ben demarcate
e differenti rispetto ai primi due pezzi caratterizzando
"Drop-out" per la sua molteplicità.
La cover del classico "Ricky's hand"
del defunto Fad Gadget viene eseguita con cupezza
e nostalgia rispettando in pieno lo spirito
di questo brano minimale e lisergico.
"Leave" rimanda ai primissimi diaframma
con una musicalità tagliente contornata
da una voce fredda e distante.
Il minimalismo dark di "Fashion Fair"
e Sick Brain" ci accompagnano alla gelida
melodia di "Fear of Gaze" che regala
sonorità di volta in volta acri e affilate
o tremule e smarrite. Meno convincenti "Automatic
Love" e la cover di "Head" ma
del resto non si possono pretendere undici brani
perfetti! In compenso la chiusura di "Crowd"
è di prim' ordine all' insegna di un
dark essenziale e profondo.
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Drop-Out è indubbiamente
più completo e maturo del già
discreto precedente album della band e si rivela
un lavoro sorprendentemente ricco ed interessante!
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COMMON DREAM / GRAVITY
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I Common Dream
arrivano insolitamente dalla Polonia (che basandosi
sui canali musicali satellitari locali parrebbe
produrre solo hip hop ma fortunatamente non
è così) e propongono un synthpop
fresco,pulito e melodico.
Il gruppo ad un primo ascolto denuncia a mio
avviso un ampio margine di miglioramento: pur
proponendo infatti materiale molto più
professionale e ben confezionato di tante mediocri
synth band tedesche quì si deve ancora
fare il cosiddetto "salto di qualità":
ovvero quanto ti permette di staccarti da facili
paragoni e di vivere di luce propria!
Tuttavia questa band rappresenta già
una realtà interessante che sa produrre
musica di ottima fattura a trecentosessanta
gradi.
Il mood dell' album si evince già da
"Save me" che mi riporta ad alcune
composizioni dei De/Vision più recenti
(ed è tuttaltro che una critica !)più
riflessiva e malinconica "First and Last"
mentre in "Impossible" emergono maggiori
vivacità ed energia. "Someone Could"
è il brano che mi conquista di più:
synthpop perfetto ed orecchiabile da band matura
ed affermata: l' hit ideale per lanciare i Common
Dream! Molto riuscite sono anche la Beborn Betoniana
"Everynight and Everyday" e la docile
e riflessiva "Precious Heart". "Word
Was said" si sposta invece su territori
più soft e pacati: ecco,forse a volte
quello che manca ai Common Dream è una
sferzata di energia in più: non guasterebbe
ed aiuterebbe la band a personalizzare ulteriormente
il proprio sound!
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Nel complesso un lavoro interessante
che non va buttato nel calderone delle Depeche
Mode wanna-be-band: da risentire al più
presto con nuovo materiale!
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CELL DIVISION / TSUNAMI- HYPNOTIZED (MAXI CD)
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Lavoro interessante
questo degli svizzeri Cell Division: professionali
e sicuri delle proprie capacità.
Sono percepibili influenze dai vecchi Dreadful
Shadows e soprattutto dal goth rock americano
alla Mephisto Walz.
Davvero gradevole comunque l' incedere di quest
album che pur essendo caratterizzato da alcuni
generi ben definiti non annoia e non stanca.
Forse l' unico limite della band è di
non avere ancora un sound proprio e pregno di
consistenza ma le premesse per crescere ci sono
tutte e del resto le varie collaborazioni tra
cui quella con Sven Friedrich degli Zeraphine
testimoniano la crescente attenzione che la
band sta catalizzando attorno a se'. Personalmente
prediligo "The Limetrip" (ricca di
personalità e charme), "Ra"
(un bel gothic orecchiabile e fruibile)e"Fingerprints"
(malinconica e ammiccante). Quanto al maxi "Hypnotized"
poco si toglie o aggiunge al brano già
presente sull' album eccezion fatta per il remix
degli Zeraphine marcatamente darkwave con uno
stile ammaliante che non preclude i dancefloor.
Una lode particolare infine alla traccia video
che pur senza avere pretese particolari è
godibile per quanto assemblata alla buona e
letteralmente "fatta in casa".
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Band interessante e godibile caratterizzata
da un sound che emana personalità e sicurezza
nei propri mezzi.
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Copertina non disponibile |
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HYSTERIE / DEMOLITION
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Lavoro piacevole
questo “Demolition”, che si lascia
ascoltare ed a tratti regala spunti veramente
interessanti.
Seconda uscita discografica per i veneti Hysterie
-o più precisamente Studien Uber hysterie-
progetto ebm-industrial che vede al synth l’ex
membro degli storici Templebeat Giorgio Ricci
(impegnato anche nel progetto etno-elettronico
Ran con la ex cantante degli EstAsia Romina
Salvatori), alla voce Davide Faranda ed alle
percussioni Pietro Zanetti per le live session,
anche quest’ultimo ex-Templebeat. L’esordio
della formazione risale al 2001, con un cd prodotto
dalla casa editrice varesina Sotto Mondo ed
allegato ad un portfolio di dodici illustrazioni
di vampire erotiche intitolato “Vampiria”.
A distanza di tre anni esce autoprodotto questo
nuovo capitolo contenente nove tracce per una
durata complessiva di cirta tre quarti d’ora.
Se la piece d’apertura “intromission”
e la conclusiva “swamp” sono momenti
riflessivi in cui troviamo anche inattese aperture
a sonorità ambient, le rimanenti tracce
del cd propongono un sound corrosivo e ibrido,
che spazia da una ebm sostenuta ed adrenalitica
come in “lost hell” a ritmi che
si rifanno ad una matrice più metal-industriale
come in “listen to my radio”. Vocalizzi
inquieti e distorti, campionatori e sequencer
che lavorano a pieno ritmo, questo in sintesi
l’Hysterie sound, ovvero un’alchemia
elettronica dove i suoni si muovono sul sottile
confine che li separa dal rumore/saturazione.
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Dopo l’esperienza Templebeat
e le collaborazioni con Pankow, Kebabtraume
e Limbo, Giorgio Ricci si ripropone sulle scena
con questo nuovo accattivante progetto che non
ha nulla da invidiare ai “parenti”
esteri. Il dancefloor ha nuovo pane –avvelenato-
per i suoi denti.
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—- SSICK / REGRESSIVE PSYCHOTHERAPY -—
SSiCk è il progetto personale di Angelo Russo, giovane e volenteroso chitarrista siciliano che nel 2001 ha composto e autoprodotto questo “Regressive Psycoterapy” -al quale nel 2004 ha fatto seguito un secondo lavoro, intitolato “Xtra-traX”, che raccoglie 13 nuovi inediti e 7 cover. “Regressive Psycoterapy” è un maxi-demo di 18 tracce e circa un’ora di durata, caratterizzato da un’impronta musicale industrial-metal ispirata ed influenzata da band del calibro di Nine Inch Nails e Korn. Un filo comune lega i vari episodi musicali contenuti nel demo, così che ognuno di essi descrive un momento particolare della vita dell’autore; si tratta quindi di un concept album che si prefigge di ripercorrere “in musica” la sua adolescenza. E’ un lavoro eclettico in cui ogni canzone musicalmente fa discorso a sé, proponendosi man mano all’ascoltatore con un sound scarno e minimale talvolta, particolareggiato e carico d’effetti tal’altra; ci sono intensi momenti acustici alternati a composizioni dall’impronta electro-punk inserite, o meglio ingabbiate, in una struttura compositiva industrial. Il cantato è sempre filtrato e distorto a sottolineare il tormento e l’angoscia interiore che i testi trasmettono. In definitiva un bel demo che non accusa a mio giudizio momenti di “calo”, ma mantiene dall’inizio alla fine una sua freschezza e originalità che, sebbene debitrice a Trent Reznor ed affini, non ne svilisce la validità.
-|-|-» C’è entusiasmo, c’è iniziativa e soprattutto ci sono idee nel progetto SSiCk. Purtroppo l’autoproduzione resta per molti musicisti ancora l’unico modo per farsi conoscere, però se pensiamo che l’americana Projekt ha ristampato il debut “Resolution” di uno dei suoi artisti di punta, ovvero di Android Lust, in ben 50 copie, allora ci si rende conto dello stato embrionale in cui versa in mercato discografico “alternativo” nel nostro paese.
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BLUE BIRDS REFUSE TO FLY / ANAPTEROMA
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L’italiana Decadence Records guarda con sempre maggior interesse ad oriente e così, dopo gli Audioplug, si cimenta nella produzione di un’altra formazione proveniente dalla Grecia, i Blue Birds Refuse to Fly. Il gruppo, formato da due personaggi di primo piano della scena musicale ellenica, ovvero dall’ex membro dei Wasteland Kyriakos Poursanides -compositore dei testi e tastierista- e dal leader storico degli Illusion Fades George Dedes -voce e chitarra- confeziona questo nuovo album intitolato “Anapteroma” che contiene 13 tracce per un totale di circa 59 minuti di musica.
In greco la parola “anapteroma” significa “rinascita”, titolo decisamente azzeccato per un disco che esce a distanza di sei anni dal suo predecessore, il debut “Give me the wings”, con una nuova produzione ed una line-up rinnovata; svolte radicali quindi,che hanno caratterizzato anche un sostanziale cambiamento nello stile delle canzoni dei Blue Birds Refuse to Fly: infatti se l’apprezzato primo cd del ’98 –che vedeva al cantato Cristina Mihalitsi- era orientato verso atmosfere musicali marcatamente gotiche ed eteree, in questo secondo capitolo si ha un approccio più electro e da dancefloor.
L’album mantiene un buon livello qualitativo, le canzoni si susseguono guidate da una voce profonda e malinconica, mentre un electropop sofisticato, caratterizzato da inserimenti acustici di chitarra e pianoforte, lascia spazio a ritmi tipicamente ebm come in “After Dark” per esempio, od a regressioni darkwave e gotiche come in “House of Sex” e nell’ispirata “The End”; inoltre da segnalare la presenza di tre tracce strumentali tra le quali anche l’elettro-sinfonica titletrack.
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Elettronica ballabile ed apprezzabile, che non spinge troppo sull’acceleratore ebm forse per non tradire la sua vena melodica che comunque rimane il suo punto di forza. La varietà di ritmi e suoni rende l’ascolto gradevole sia per nostalgici del synth-pop che per gotici in cerca di romanticismo in note.
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