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-|-|-» [ RECENSIONI / Review ]

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- DEATH BOY / DUST FEAR OF LOVER -

Progetto parallelo di Death Boy degli Psycho D-Vein,Dust Fear Of Lover si caratterizza per lo stile ammantato di dark anni ottanta e minimalismo noise. Il concept si apre con una famosa cover dei Krisma ben eseguita ed arrangiata secondo i dettami di un minimal-noise che fa da contraltare all' intero lavoro. L' omaggio ad una wave che parrebbe fuori dal tempo ma è interpretata con coerenza e trasporto al punto da sembrare parte dei giorni nostri prosegue con la convincente 'Sonic Wave' e si manifesta ulteriormente in 'Dust' che con'Nazi man' rappresenta il fulcro dell' album in un perfetto mix di sonorità mai sorpassate e sempre intiganti. La cover di Decades non è certo un compito facile da svolgere dato che è da annoverare a mio avviso tra i capolavori senza tempo di ian Curtis: tuttavia l' operazione è assolta con una certa diligenza e il pezzo ha un suo significato nella sua atmosfera da gabbia di dolore che ne permea ogni riff. In altri brani la tipica drum machine anni ottanta si intervalla a minimalismo e distorsioni (c'è un passaggio in particolare che mi rammenta i dimenticati Distant Locust di inizio anni novanta).
-|-|-» Nel complesso una prova interessante e soprattutto originale dato che con coraggio omaggia un periodo musicale troppo spesso dimenticato e bistrattato.


- THE CRUXSHADOWS / ETHERNAUT -

Nuova prova per i prolifici Cruxshadows alfieri di un sound originale e pieno che si basa sull' ensemble di nuances gothic,electro e classicheggianti(grazie alla costante presenza di piano e violino). La band è stata sovente osteggiata da una certa critica che non ha saputo apprezzare il coraggio di chi ha cercato di far coesistere col gothic altre sonorità evitando in tal modo la fossilizzazione in un genere altrimenti con ben poche prospettive evolutive allo stato attuale.
Il precedente 'Wishfire' aveva già tracciato il primo solco e con 'Ethernaut' il seme è stato gettato definitivamente germogliando all' insegna della capacità di progredire con originalità e mestiere. La prima cosa che salta all' occhio di questo album è senza dubbio la copertina: un ottimo artwork di Chad Michale Ward che collaborerà coi Cruxshadows anche per il prossimo imminente EP. Altra specificità sono i testi improntati a figure mitologiche e racconti come nella migliore tradizione delle goth band meno scontate. Quanto alla musica Ethernaut appare complesso e sfaccettato e per questo inadatto ad essere giudicato dopo pochi fugaci ascolti. Le sezioni vocali femminili sono utilizzate con bramosie di sperimentazione sino ad arrivare ad alcuni accattivanti richiami di sapore mediorientale mentre la voce di Rogue esegue i brani con versatilità,senza esagerare con filtri e distorsioni. Synth, chitarra, violino, piano ed elementi dance si intrecciano armoniosamente rendendo questo album meno ballabile ma più concettuale rispetto a 'Wishfire'. I Cruxshadows non ricordano davvero nessun' altra band e possono quindi vantare un altissimo tasso di originalità all' interno della scena: in più il cantante Rogue sembra credere a questo progetto con tutto se' stesso e profonde energie in quantità in ogni minimo dettaglio. Tra i brani più significativi non mancherei di citare 'Cassandra' in cui violino e voce femminile si corteggiano con leggerezza e civetteria su di un tessuto melodico in tipico stile Cruxshadows, 'Flames' evocativa e pregna di carattere, la magnifica 'Winterborn' (la classica pietra angolare che sostiene le pareti dell' intero album), il synthpop piacevolmente contaminato di 'Untrue' la particolarità stilistica di 'Waiting to leave' che rappresenta un episodio a se' nella sua atipicità sonora... E con le poderose melodie di 'Citadel' e 'After All' possiamo concludere anche perchè altrimenti ogni brano varrebbe una menzione di merito (e ci sono pure una manciata di bonus track !)
-|-|-» Album pregevole che porta una ventata di freschezza nella scena a volte troppo stereotipata che ci circonda. Lodevole in particolare il coraggio di sperimentare e di muoversi al di fuori dei dettami più canonici.


- THE FAIR SEX / THIN WALLS (PART I) -

Con questa raccolta i Fair Sex ripresentano il meglio della loro produzione anni novanta: il loro sound si manifesta in un accavallarsi di tastiere e chitarre piuttosto originale e che non consente una precisa catalogazione della band all' interno di un area specifica. L' album racchiude pezzi noti e meno noti legati alla produzione dei Fair Sex tra il 1991 e il 1995: in quell' arco di tempo in Germania la band raggiunse davvero una grande popolarità che si protrasse sino al decennio successivo ma non riuscì mai ad emegere in maniera consistente oltre confine a differenza di altre band di successo del medesimo periodo quali Love Like Blood o Project Pitchfork. Unico brano inedito di questa compilation (cui farà seguito una seconda parte) è 'The Ever Unreached Aim' che tutto sommato ben si lega al resto di Thin Walls: il riff è accattivante e riuscito ma le tastiere a volte suonano un po' troppo old style.
Di ben altra pasta invece la famosa 'Not now not here' che risulta a tuttoggi un vero cavallo di battaglia e che rappresenta il culmine delle esibizioni live della band e che ha il pregio di risuonare in testa sin dal primissimo ascolto.
Ottime anche le politicizzate 'Alaska' e 'Soulspirit': da esse oltre alla maturità di testi e atmosfere traspare l' evidente professionalità dei musicisti che appaiono come tecnicamente assai preparati e in grado di creare attraenti melodie che flirtano tra darkwave,gothic ed electro. E dal resto da questo stile originale e personale davvero in molti hanno attinto a piene mani: peccato che ad esempio quì in Italia molto sovente sia giunta la fama di coloro che furono ispirati e non di coloro che in realtà ispirarono... La compilation appare quindi come un ottimo suggello all' importanza di alcune misconosciute band della scena tedesca anni novanta e veri e propri manifesti in tal senso sono la poderosa 'Cold contempt' e 'Shelter'.
Unici limiti dei Fair Sex a mio avviso sono di tanto in tanto le forzature vocali à la Skinny Puppy e certi elementi ingenui a livello di synth che banalizzano un sound altrimenti solido e melodico insieme. In 'You know how' è la componente più rock e meno goth a prevalere ma a ricreare il giusto e malinconico spleen adatto a condurci per mano all' epilogo di questa raccolta ci pensano le note soffuse di 'Woe' che sfociano poi nella cupa 'In the desert' aperta da un mesto carillon e caratterizzata da un duetto conclusivo..
-|-|-» Una raccolta che consiglio vivamente a tutti coloro che vogliano godere di uno spaccato significativo della scena teutonica dei primi anni novanta!


- PRIDE AND FALL / NEPHESH -

Chiariamo subito: questo album racchiuderà anche influenze di VNV Nation o Assemblage 23 ma il risultato finale è a mio parere davvero di grande spessore ed emana indicazioni molto convincenti sul presente e sul futuro di questa band.
E poi,detto tra noi: ma chi se ne frega?
Quello che vale veramente è che ci sono pezzi in questa release in grado di emozionare sul serio e il resto conta poco o nulla.
Certo,se nel prossimo album le influenze seguiteranno ad essere troppo marcate a discapito della propria originalità allora si tratterà di un occasione perduta ma per il momento 'Nephesh' è un album da gustare e da scoprire piano piano,senza pregiudizi o preconcetti e i Pride And Fall sono di fatto una nuova realtà norvegese interessante e promettente. Sin dai primi ascolti di 'Nephesh' si percepisce un sound chiaro e definito che coniuga abilmente elementi prettamente darkwave con synthpop di pregevole fattura ed electro irresistibile adatta a far ballare anche i più scettici! 'Nephesh' parte con l' intro 'The approach' che immediatamente svela le stilettate che rappresenteranno il percorso dell' intero concept,'Inside' presenta una sezione vocale effettivamente piuttosto orientata sullo stile di Ronan Harris ma a livello musicale si propone con personalità e decisione come future pop raffinato e di classe. 'Paragon' (a lungo numero uno nelle classifiche alternative scandinave) è un altro pezzo ideale da playlist: ballabile e ritmato ci accompagna alla grande sino a 'Matriarch' dove atmosfere più sperimentali fanno da preludio ideale per 'Omniscient' ovvero il brano che considero il vero capolavoro di 'Nephesh': quì malinconia e cupezza trasformano lo stile imperante in una sorta di darkwave pop veramente irresistibile e dopo la sezione introduttiva del brano non si rinuncia ai bpm che consentiranno di far conoscere 'Omniscient' anche in discoteca. Il crescendo prosegue con 'December' davvero intensa e particolare in cui le linee di synth danno l' idea di trovarsi al cospetto di un gruppo di già grande esperienza mentre in realtà i Pride And Fall sono pressochè esordienti o quasi! 'Construct' è forse il pezzo meno originale da un punto di vista di sonorità ma è anch'esso ammantato dall' atmosfera di potenziale hit che accompagna l' intero CD e che si ripropone con 'Extinction means forever',degno epilogo di un lavoro estremamente interessante per una band che non vedo l' ora di risentire all' opera.
-|-|-» Nel complesso veramente un album notevole: da acquistare assolutamente se si ama il future pop con una nota di malinconia in più rispetto ad altre band del genere.


- OSCURA VEEMENZA / PHLEGRAEA -

L' ensemble Oscura Veemenza ci propone questo demo piuttosto atipico che nasce con lo scopo primario di dare anima, suono e corpo ad alcune sonorità tipiche della tradizione campana nell' ambito di una sorta di soundtrack e tributo al tempo stesso ai miti dei Campi Flegrei. Essa risulta suddivisa in tre atti: 'I campi Flegrei','Il tartaro' e 'I campi Elisi'. Del primo atto il brano maggiormente evocativo resta a mio modo di vedere 'Nell' antro della Sibilla' che si rarefà in maniera interessante tra sonorità alla Moon Lay Hidden Beneath A Cloud e Ataraxia.I primi due brani mi appaiono tra i meno ermetici del progetto e per quanto ingentiliti dall' uso del dialetto campano sembrano strizzare maggiormente l' occhio ad atmosfere più ambient sino a sfumare nel rumore d' acqua che scorre,carico di sinistri presagi, in 'Le porte d'oro'. Il secondo atto è il più atmosferico e quindi quello in cui suoni e rumori si candidano ad illustrare senza parole immagini e concetti tuttaltro che facili da rendere verbalmente. Si tratta della parte del demo più ostica e sarebbe stato interessante avere un booklet accluso al demo che ne spiegasse passo passo i significati meno fruibili. Il terzo atto si apre invece in un tripudio di archi e concede maggior spazio alla musicalità. In particolare 'La discendenza di Enea' si candida ad essere il punto saliente della triade di atti con l' ausilio di un sound malinconico e immaginifico. L' epilogo è affidato a 'La porta d' avorio' che ben si presta a marcare con chiarezza le tre distinte fasi realizzative del concepti: Voce,Rumore e Suono.
-|-|-» Musica d' atmosferica atipica di stampo ambient-folkroristico cui tuttavia sfugge l' elemento 'horror' che la band si attribuiva nell' autodefinirsi


- BELTANE / DIONYSIAN BLOOD -

Questo è un CD singolo recensito molto dopo la sua uscita ma che valeva pena di presentare ai lettori poiche già svelava il talento dei Beltane. Il tema è sempre quello della bellezza esaminato ed osservato sotto diverse sfaccettature. Il pezzo che dà il nome al CD fà subito entrare nel vivo del concept: le atmosfere sono ricche di contaminazioni: non solo gothic quindi ma ethereal denso di pathos e valorizzato dalla notevole tecnica nell' impostazione vocale di Karina Eames. Le chitarre si fanno invece protagoniste nel pregevolissimo gothic di 'Angel of May', un brano che sa resistere all' usura del tempo e appare a tuttoggi moderno e coinvolgente nell' esecuzione e negli arrangiamenti. Catturano subito sin dal pimo ascolto anche le atmosfere decadenti di 'Kinship' in cui riff di tastiera e un basso pulsante si fondono in una perfetta sinergia con percussioni originali e ricercate. Anche 'Spell of Harmony' appare come un brano estremamente raffinato e azzeccato in cui musica e voci paiono fatte l' una per le altre. La chiusura è affidata invece a 'In the shadow of the night' inizialmente più pacata e riflessiva ma che poi si rivela improvvisamente e con fragore con un incedere vocale strano e accattivante in una versione che verrà poi ripresa in maniera estensiva nel successivo 'World of dreams'. Sulla traccia video finale purtroppo non posso dire nulla poichè ho tentato di vederla senza esito sia col Quicktime di Mac OSX che con quello di Windows XP..
-|-|-» Dionysian Blood è una vera sorpresa positiva!


- BELTANE / THE FIRE OF BECOMING -

Anche in questo lavoro il tema della Bellezza ha un ruolo centrale nel microcosmo dei Beltane: una bellezza tuttavia non sempre facile da cogliere e assaporare ma a volte fuggevole e leggiadra. Malinconia,esistenzialismo e passione come trame fitte e intense formano il tessuto musicale di questo album così ricco di sfaccettature e sembianze di echi terreni e non. La prima triade di brani delimita una sorta di percorso in crescendo nel quale 'Mysterium' è il faro che brilla nell' oceano dei paesaggi sonori evocati da testi,chitarre e linee di synth meticolosamente intrecciate fra loro. Uno dei punti di forza di quest' album è la simbiosi delle tre vocalist femminili che eseguono i brani con armonia e trasporto dando un idea di grande professionalità e di identificazione con la filosofia della band.'Angel of May' quì in versione più cupa e soffusa si accompagna agli altri brani anticipati dal CD uscito un anno prima con dolcezza e naturalezza ed ecco quindi fluire come onde che si infrangono sulla scogliera,gli echi lontani di 'Kinship' (particolarmente dark ed oscura),'Dionysian blood' (con insolite contaminazioni etniche e atmosfere più sperimentali) e 'Spell and harmony'(gelida e impalpabile). Più elettronica e sperimentale l' ultima parte dell' album con 'Impasse' che cresce lentamente sino ad avvolgere 'The fire of Becoming' di un aura che lo impreziosisce di malinconia e senso del distacco.
-|-|-» Album in perfetto stile 'heavenly voices' con quel tocco di dark in più...


- STIGMATA FLESH INFERNAL / TRANSMUTATION 003 -

Partiamo dalle cose migliori: mi convincono le atmosfere onirico-horror che mi riportano alle trame dei Limbo di 'My whip your flesh': soprattutto nella funerea ed incazzata 'Skanning hate' che ossessiva e compulsiva si trascina tra odio e angosce come solo certi interludi degli Hocico sanno fare: efficace in proposito anche l' uso dei campionamenti e della base musicale ossessiva e morbosa che quì calzano a pennello. Discreta anche 'Flesh melts with flesh' con vocals alla Suicide Commando old style ed elettronica fredda e cattiva. Anche 'Before the bell' è un epilogo originale in cui riecheggiano talune atmosfere alla Velvet Acid Christ che fanno ben sperare in futuri ulteriori sviluppi. Cosa non mi convince: la voce eccessivamente filtrata di 'Transmutation 003' che si sovrappone con scarsa omogeneità a sample di chitarre e a una linea percussiva poco significativa. Nel complesso ciò che ne viene penalizzato è l' impianto sonoro del brano consequenzialmente troppo confusionario e monocorde (soprattutto nel finale). Ed anche la sperimentazione poco interessante di 'Ikonoklast' mi colpisce poco e fa anche apparire il brano un po' scialbo nella sua struttura lasciando una sensazione di ancora 'acerbo'.
-|-|-» Lavoro complessivamente interessante che con uno stile maggiormente affinato potrebbe preludere ad interessanti sviluppi futuri.


- LA MAMOYNIA / LA MAMOYNIA -

Primo LP ufficiale per la band italogreca LaMamoynia, dopo il poco convincente esordio 'Ola Gri' del 2001. Dediti ad una wave'80 che si tinge di old school EBM ed in particolar modo dello spettro di DAF, Kraftwerk ma anche Einstürzende Neubauten, Brian Eno e David Bowie, i La Mamoynia non nascondono in alcuna maniera l'attenzione e l'affetto per la Berlino di un quarto di secolo fa, autentico centro di diffusione culturale alternativa. I La Mamoynia hanno un approccio tipicamente wave, con chitarre, basso, batteria, ma cercano di donare ad i brani un taglio ritmato ed incalzante che in più di un'occasione riporta alla mente i classici di DAF e And One; a rendere però il lavoro della band poco apprezzabile sono un approccio vocale sicuramente da rivedere, una discontinuità tra i brani non sempre comprensibile nella fruizione dell'opera nella sua interezza e, in ultimo, una registrazione di basso profilo che non giova in alcuna maniera alle già mediocri tracce di 'La Mamoynia'.
-|-|-» C'è molto da lavorare, soprattutto per quanto riguarda le linee vocali e l'utilizzo, non sempre appropriato, delle qualità canore di Dimitris.


- MANA ERG / BORDERLINES -

Veramente un buon lavoro questo 'Borderliners' di Mana Erg, progetto attivo da ormai un decennio e dedito da sempre alla ricerca di formule nuove, scevre da facili scelte di mercato e sostanzialmente votate alla pura ed incondizionata sperimentazione, pur badando a non abbandonare mai la tradizionale forma canzone. Un progetto di confine, senza dubbio, già dai tempi di 'Patchwork' e 'Schmalz', autentici calderoni di elettronica sperimentale, progressive rock, psychedelia ed una vena dance-orientated che permea anche questo più recente lavoro, datato 2002 ma che raggiunge la redazione di DSide soltanto ora. Le influenze riconoscibili in 'Borderliners' sono tante e diversificate: potrei citarvi i Clock DVA, Insekt, Legendary Pink Dots (per quanto riguardo l'approccio vocale), ma anche soluzioni più immediate à-la Nine Inch Nails. Segnalo quindi l'ottimo lavoro svolto dal polistrumentista De Angelis sia per quanto riguarda la scelta dei suoni (che riesce a celare, in maniera astuta, la pur non elevatissima qualità della strumentazione in uso), sia per la stesura di brani come 'Alicante' e 'Remember', da prendere come esempio per le future release.
-|-|-» Da ascoltare: non un lavoro indispensabile nella vostra collezione, ma comunque una band da supportare se amate l'elettronica di classe.


 

- PANZER AG / THIS IS MY BATTLEFIELD -

Nuova pelle per il recente progetto del frontman degli Icon of Coil Andy LaPlegua, un cd duro e stilisticamente provocatorio che fonde power-noize e melodie sinth-pop in un ibrido di pura energia. Un viaggio irreale di 15 canzoni, dove il tema principale è la guerra. Lo stile inconfondibile del Signor LaPlegua è forte e si avverte in ogni nota di questa nuova realizzazione, molto più “oscuro” di tutti gli altri album pubblicati con gli Icon of Coil. Da grande fan di questi ultimi, posso solo affermare che questo nuovo martellante album è uno dei migliori ascoltati in giro in questo ultimo periodo. Una “ total war” di 67:16 min, da “chemical breed” a fino ad arrivare alla martellante “sick is the one who adores me”.
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- BELBORN / Y -

Dopo 2 cd e un ottimo '7' pollici, tutti prodotti dalla World Serpent, è finalmente uscito il nuovo lavoro dei Belborn: 'Y'.
Il neofolk dei Belborn non è il solito folk costruito sulla solita chitarra ritmica, voci baritonali e percussioni marziali ma vari episodi caratterizzati da una chitarra acustica dove ruotano diversi strumenti. Canzoni lineari, con melodie lineari quasi naive, una sorta di musica che 'si riconsegna alla terra'…ma per essere semplici e potenti è difficile; per essere semplici potenti e profondi è: Belborn. Molto difficile compararli con altri progetti o band.
Holger e la sua famiglia producono una musica molto personale, innanzi tutto per se stessi, e poi per quei pochi in attesa di 'una nuova era di splendore' (come si legge nel loro sito). 'Avatar' è una canzone mantrica e potente ispirata dal testo induista del 'Bhagavadgita', a seguire due squisiti ballate neofolk caratterizzate dal particolare suono della chitarra acustica di Holger ( che usa un'equalizzazione con molti alti, tale da rendere il suono molto cristallino). Un imperioso e minaccioso organo ci introduce nella pesante e oscura atmosfera di 'Jeden das seine', mentre dei samplers aprono la severa 'Chor der toten' che alterna momenti epici con un sognante tema sinfonico sorretto da alcune percussioni. Ma ora è tempo di rilassarsi con la bella filastrocca 'Schinderrhannes', strutturata su un angelico suono di synth, un violoncello e tenui percussioni…ma bisogna stare all'erta, questo gingle ci porta ad un finale molto enigmatico! 'Wir konnen sehen' combina un ottima vena goth con il neofolk: una canzone meravigliosa! Un'altra ottima ballata folk dal tono eroico, con tanto di bandeon e percussioni sui generis è '1000 jahre' mentre 'Eure tranne bedeuten nichts' è graziosa ma nulla di più. 'Feuerfest' è una breve incursione nel campo della musica industriale con le voci ossessive di Holger e Susanne . E' tempo di accomiatarsi con l'ultimo brano 'Shone…' : un 'collage' di tre episodi aperto da un intro strumentale (che non so perché ma mi rimanda ad alcune composizioni strumentali degli 'And Also The Trees') , seguito da una ballad marziale e austera e un gingle paradossale e burlesco per bimbi, quasi a voler dire: '…non aver paura, oggi c'è un nuovo sole che splende…'.
-|-|-» Nel cd è compresa anche una traccia cd-rom contenente un video dove vengono ripresi i meravigliosi paesaggi invernali delle montagne bavaresi; questo cd è realmente la perfetta colonna sonora per la cima più pura, per un mondo limpido , anime libere e forti che nessuno mai potrà comprare o vendere!
Un grande lavoro non solo per chi ama il neofolk, ma per tutti quelli che amano la buona musica!

»------------ English Version ------------«

It's out the new release from belborn: 'y' a wounderful full cd after the previews 2 full cds and a great '7',all produced by world serpent. The neofolk style of belborn it's not the tipical low voices whit the same rythmic acoustic guitar and some martial timpani, but a varius episodes characterized by an acoustic guitar and guest instruments. Simple songs , whit simple and 'naïve' melodies , a 'gone to earth' music…but to be simple and powerful it's difficult; to be simple, powerful and deep it's belborn! Quite difficult to compare this deutch poject whit others. Holger and his family make a quite personal music, before for themselves, and then for few people who are waiting for a new golden age. 'avatar' opens the cd whit a hypnotic and powerful saga inspired by the indian 'bhagavadgita', whit a low piched voice. Then two great neofolk ballads, whit the typical belborn'acoustic guitar sound (a special equalization whit lots trebles, very clear). Than a threatening organ bring us on a gloomy atmosphere of 'jedem das seine'.some samplers opens the stern 'chor der toten' whit a heroic tune alternated by a dreamy symphonic theme supported by some low toms. Now it's time to be quite and meke a relax whit the nice nursery-rhyme of 'schinderhannes' , supported by an angelic keybord ,cello and a soffused timpano, but stay awake,this gingle bring us in an enigmatic end. 'wir konnen sehen' mix a good touch of gothic influences whit neofolk: a compelling song. Another great heroic ballad whit percussions and bandeon. 'eure tranen bedeuten nichts' nice but nothing else. 'feuerfest' a little incursion into industrial music marked by the obsessive belbor'voices (susanne and holger). It's time to say goodbye whit 'sohne…',this song it's a collage of three different episodes: there an instrumental opening ( i don't know why but it reminds on my mind some instrumental compositions of the and also the trees), a martial ballad, and a real comical gingle for children, maybe it means<. Don't be afraid, there is a new shining sun today…
-|-|-» There is also a cd-rom track in which you see the wounderfoul landscapes of the bavarian mountans. Yes this is the right soundtrack for the purest top, for a pure world and free and strong souls, which no one can buy or sell! Great work not only for all those who are in love whit neofolk, but for all those who love good music. Higly recommended!

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