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[ RECENSIONI / Review ]
BACK
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—- DEATH
BOY / DUST FEAR OF LOVER
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Progetto parallelo
di Death Boy degli Psycho D-Vein,Dust Fear Of
Lover si caratterizza per lo stile ammantato
di dark anni ottanta e minimalismo noise.
Il concept si apre con una famosa cover dei
Krisma ben eseguita ed arrangiata secondo i
dettami di un minimal-noise che fa da contraltare
all' intero lavoro. L' omaggio ad una wave che
parrebbe fuori dal tempo ma è interpretata
con coerenza e trasporto al punto da sembrare
parte dei giorni nostri prosegue con la convincente
'Sonic Wave' e si manifesta ulteriormente
in 'Dust' che con'Nazi man'
rappresenta il fulcro dell' album in un perfetto
mix di sonorità mai sorpassate e sempre
intiganti.
La cover di Decades non è certo un compito
facile da svolgere dato che è da annoverare
a mio avviso tra i capolavori senza tempo di
ian Curtis: tuttavia l' operazione è
assolta con una certa diligenza e il pezzo ha
un suo significato nella sua atmosfera da gabbia
di dolore che ne permea ogni riff. In altri
brani la tipica drum machine anni ottanta si
intervalla a minimalismo e distorsioni (c'è
un passaggio in particolare che mi rammenta
i dimenticati Distant Locust di inizio anni
novanta).
-|-|-» Nel complesso
una prova interessante e soprattutto originale
dato che con coraggio omaggia un periodo musicale
troppo spesso dimenticato e bistrattato.
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THE CRUXSHADOWS
/ ETHERNAUT -—
Nuova prova per i prolifici
Cruxshadows alfieri di un sound originale e pieno
che si basa sull' ensemble di nuances gothic,electro
e classicheggianti(grazie alla costante presenza
di piano e violino). La band è stata sovente
osteggiata da una certa critica che non ha saputo
apprezzare il coraggio di chi ha cercato di far
coesistere col gothic altre sonorità evitando
in tal modo la fossilizzazione in un genere altrimenti
con ben poche prospettive evolutive allo stato
attuale.
Il precedente 'Wishfire' aveva già
tracciato il primo solco e con 'Ethernaut'
il seme è stato gettato definitivamente
germogliando all' insegna della capacità
di progredire con originalità e mestiere.
La prima cosa che salta all' occhio di questo
album è senza dubbio la copertina: un ottimo
artwork di Chad Michale Ward che collaborerà
coi Cruxshadows anche per il prossimo imminente
EP. Altra specificità sono i testi improntati
a figure mitologiche e racconti come nella migliore
tradizione delle goth band meno scontate. Quanto
alla musica Ethernaut appare complesso e sfaccettato
e per questo inadatto ad essere giudicato dopo
pochi fugaci ascolti. Le sezioni vocali femminili
sono utilizzate con bramosie di sperimentazione
sino ad arrivare ad alcuni accattivanti richiami
di sapore mediorientale mentre la voce di Rogue
esegue i brani con versatilità,senza esagerare
con filtri e distorsioni.
Synth, chitarra, violino, piano ed elementi dance
si intrecciano armoniosamente rendendo questo
album meno ballabile ma più concettuale
rispetto a 'Wishfire'. I Cruxshadows
non ricordano davvero nessun' altra band e possono
quindi vantare un altissimo tasso di originalità
all' interno della scena: in più il cantante
Rogue sembra credere a questo progetto con tutto
se' stesso e profonde energie in quantità
in ogni minimo dettaglio. Tra i brani più
significativi non mancherei di citare 'Cassandra'
in cui violino e voce femminile si corteggiano
con leggerezza e civetteria su di un tessuto melodico
in tipico stile Cruxshadows, 'Flames'
evocativa e pregna di carattere, la magnifica
'Winterborn' (la classica pietra angolare
che sostiene le pareti dell' intero album), il
synthpop piacevolmente contaminato di 'Untrue'
la particolarità stilistica di 'Waiting
to leave' che rappresenta un episodio a se'
nella sua atipicità sonora... E con le
poderose melodie di 'Citadel' e 'After
All' possiamo concludere anche perchè
altrimenti ogni brano varrebbe una menzione di
merito (e ci sono pure una manciata di bonus track
!)
-|-|-» Album pregevole
che porta una ventata di freschezza nella scena
a volte troppo stereotipata che ci circonda. Lodevole
in particolare il coraggio di sperimentare e di
muoversi al di fuori dei dettami più canonici.
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THE FAIR SEX /
THIN WALLS (PART I) -—
Con questa raccolta i Fair
Sex ripresentano il meglio della loro produzione
anni novanta: il loro sound si manifesta in un
accavallarsi di tastiere e chitarre piuttosto
originale e che non consente una precisa catalogazione
della band all' interno di un area specifica.
L' album racchiude pezzi noti e meno noti legati
alla produzione dei Fair Sex tra il 1991 e il
1995: in quell' arco di tempo in Germania la band
raggiunse davvero una grande popolarità
che si protrasse sino al decennio successivo ma
non riuscì mai ad emegere in maniera consistente
oltre confine a differenza di altre band di successo
del medesimo periodo quali Love Like Blood o Project
Pitchfork.
Unico brano inedito di questa compilation (cui
farà seguito una seconda parte) è
'The Ever Unreached Aim' che tutto sommato
ben si lega al resto di Thin Walls: il riff è
accattivante e riuscito ma le tastiere a volte
suonano un po' troppo old style.
Di ben altra pasta invece la famosa 'Not
now not here' che risulta a tuttoggi un vero
cavallo di battaglia e che rappresenta il culmine
delle esibizioni live della band e che ha il pregio
di risuonare in testa sin dal primissimo ascolto.
Ottime anche le politicizzate 'Alaska'
e 'Soulspirit': da esse oltre alla maturità
di testi e atmosfere traspare l' evidente professionalità
dei musicisti che appaiono come tecnicamente assai
preparati e in grado di creare attraenti melodie
che flirtano tra darkwave,gothic ed electro. E
dal resto da questo stile originale e personale
davvero in molti hanno attinto a piene mani: peccato
che ad esempio quì in Italia molto sovente
sia giunta la fama di coloro che furono ispirati
e non di coloro che in realtà ispirarono...
La compilation appare quindi come un ottimo suggello
all' importanza di alcune misconosciute band della
scena tedesca anni novanta e veri e propri manifesti
in tal senso sono la poderosa 'Cold contempt'
e 'Shelter'.
Unici limiti dei Fair Sex a mio avviso sono di
tanto in tanto le forzature vocali à la
Skinny Puppy e certi elementi ingenui a livello
di synth che banalizzano un sound altrimenti solido
e melodico insieme. In 'You know how'
è la componente più rock e meno
goth a prevalere ma a ricreare il giusto e malinconico
spleen adatto a condurci per mano all' epilogo
di questa raccolta ci pensano le note soffuse
di 'Woe' che sfociano poi nella cupa
'In the desert' aperta da un mesto carillon
e caratterizzata da un duetto conclusivo..
-|-|-» Una raccolta
che consiglio vivamente a tutti coloro che vogliano
godere di uno spaccato significativo della scena
teutonica dei primi anni novanta!
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PRIDE AND FALL
/ NEPHESH -—
Chiariamo subito: questo album
racchiuderà anche influenze di VNV Nation
o Assemblage 23 ma il risultato finale è
a mio parere davvero di grande spessore ed emana
indicazioni molto convincenti sul presente e sul
futuro di questa band.
E poi,detto tra noi: ma chi se ne frega?
Quello che vale veramente è che ci sono
pezzi in questa release in grado di emozionare
sul serio e il resto conta poco o nulla.
Certo,se nel prossimo album le influenze seguiteranno
ad essere troppo marcate a discapito della propria
originalità allora si tratterà di
un occasione perduta ma per il momento 'Nephesh'
è un album da gustare e da scoprire piano
piano,senza pregiudizi o preconcetti e i Pride
And Fall sono di fatto una nuova realtà
norvegese interessante e promettente.
Sin dai primi ascolti di 'Nephesh' si
percepisce un sound chiaro e definito che coniuga
abilmente elementi prettamente darkwave con synthpop
di pregevole fattura ed electro irresistibile
adatta a far ballare anche i più scettici!
'Nephesh' parte con l' intro 'The
approach' che immediatamente svela le stilettate
che rappresenteranno il percorso dell' intero
concept,'Inside' presenta una sezione
vocale effettivamente piuttosto orientata sullo
stile di Ronan Harris ma a livello musicale si
propone con personalità e decisione come
future pop raffinato e di classe. 'Paragon'
(a lungo numero uno nelle classifiche alternative
scandinave) è un altro pezzo ideale da
playlist: ballabile e ritmato ci accompagna alla
grande sino a 'Matriarch' dove atmosfere
più sperimentali fanno da preludio ideale
per 'Omniscient' ovvero il brano che
considero il vero capolavoro di 'Nephesh':
quì malinconia e cupezza trasformano lo
stile imperante in una sorta di darkwave pop veramente
irresistibile e dopo la sezione introduttiva del
brano non si rinuncia ai bpm che consentiranno
di far conoscere 'Omniscient' anche
in discoteca.
Il crescendo prosegue con 'December'
davvero intensa e particolare in cui le linee
di synth danno l' idea di trovarsi al cospetto
di un gruppo di già grande esperienza mentre
in realtà i Pride And Fall sono pressochè
esordienti o quasi! 'Construct' è
forse il pezzo meno originale da un punto di vista
di sonorità ma è anch'esso ammantato
dall' atmosfera di potenziale hit che accompagna
l' intero CD e che si ripropone con 'Extinction
means forever',degno epilogo di un lavoro
estremamente interessante per una band che non
vedo l' ora di risentire all' opera.
-|-|-» Nel complesso
veramente un album notevole: da acquistare assolutamente
se si ama il future pop con una nota di malinconia
in più rispetto ad altre band del genere.
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OSCURA VEEMENZA
/ PHLEGRAEA -—
L' ensemble Oscura Veemenza
ci propone questo demo piuttosto atipico che nasce
con lo scopo primario di dare anima, suono e corpo
ad alcune sonorità tipiche della tradizione
campana nell' ambito di una sorta di soundtrack
e tributo al tempo stesso ai miti dei Campi Flegrei.
Essa risulta suddivisa in tre atti: 'I campi
Flegrei','Il tartaro' e 'I
campi Elisi'.
Del primo atto il brano maggiormente evocativo
resta a mio modo di vedere 'Nell' antro della
Sibilla' che si rarefà in maniera
interessante tra sonorità alla Moon Lay
Hidden Beneath A Cloud e Ataraxia.I primi due
brani mi appaiono tra i meno ermetici del progetto
e per quanto ingentiliti dall' uso del dialetto
campano sembrano strizzare maggiormente l' occhio
ad atmosfere più ambient sino a sfumare
nel rumore d' acqua che scorre,carico di sinistri
presagi, in 'Le porte d'oro'. Il secondo
atto è il più atmosferico e quindi
quello in cui suoni e rumori si candidano ad illustrare
senza parole immagini e concetti tuttaltro che
facili da rendere verbalmente. Si tratta della
parte del demo più ostica e sarebbe stato
interessante avere un booklet accluso al demo
che ne spiegasse passo passo i significati meno
fruibili. Il terzo atto si apre invece in un tripudio
di archi e concede maggior spazio alla musicalità.
In particolare 'La discendenza di Enea'
si candida ad essere il punto saliente della triade
di atti con l' ausilio di un sound malinconico
e immaginifico. L' epilogo è affidato a
'La porta d' avorio' che ben si presta
a marcare con chiarezza le tre distinte fasi realizzative
del concepti: Voce,Rumore e Suono.
-|-|-» Musica d'
atmosferica atipica di stampo ambient-folkroristico
cui tuttavia sfugge l' elemento 'horror'
che la band si attribuiva nell' autodefinirsi
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BELTANE / DIONYSIAN
BLOOD -—
Questo è un CD singolo
recensito molto dopo la sua uscita ma che valeva
pena di presentare ai lettori poiche già
svelava il talento dei Beltane. Il tema è
sempre quello della bellezza esaminato ed osservato
sotto diverse sfaccettature. Il pezzo che dà
il nome al CD fà subito entrare nel vivo
del concept: le atmosfere sono ricche di contaminazioni:
non solo gothic quindi ma ethereal denso di pathos
e valorizzato dalla notevole tecnica nell' impostazione
vocale di Karina Eames. Le chitarre si fanno invece
protagoniste nel pregevolissimo gothic di 'Angel
of May', un brano che sa resistere all' usura
del tempo e appare a tuttoggi moderno e coinvolgente
nell' esecuzione e negli arrangiamenti. Catturano
subito sin dal pimo ascolto anche le atmosfere
decadenti di 'Kinship' in cui riff di
tastiera e un basso pulsante si fondono in una
perfetta sinergia con percussioni originali e
ricercate. Anche 'Spell of Harmony'
appare come un brano estremamente raffinato e
azzeccato in cui musica e voci paiono fatte l'
una per le altre. La chiusura è affidata
invece a 'In the shadow of the night'
inizialmente più pacata e riflessiva ma
che poi si rivela improvvisamente e con fragore
con un incedere vocale strano e accattivante in
una versione che verrà poi ripresa in maniera
estensiva nel successivo 'World of dreams'.
Sulla traccia video finale purtroppo non posso
dire nulla poichè ho tentato di vederla
senza esito sia col Quicktime di Mac OSX che con
quello di Windows XP..
-|-|-» Dionysian
Blood è una vera sorpresa positiva!
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BELTANE / THE
FIRE OF BECOMING -—
Anche in questo lavoro il tema
della Bellezza ha un ruolo centrale nel microcosmo
dei Beltane: una bellezza tuttavia non sempre
facile da cogliere e assaporare ma a volte fuggevole
e leggiadra. Malinconia,esistenzialismo e passione
come trame fitte e intense formano il tessuto
musicale di questo album così ricco di
sfaccettature e sembianze di echi terreni e non.
La prima triade di brani delimita una sorta di
percorso in crescendo nel quale 'Mysterium'
è il faro che brilla nell' oceano dei paesaggi
sonori evocati da testi,chitarre e linee di synth
meticolosamente intrecciate fra loro. Uno dei
punti di forza di quest' album è la simbiosi
delle tre vocalist femminili che eseguono i brani
con armonia e trasporto dando un idea di grande
professionalità e di identificazione con
la filosofia della band.'Angel of May'
quì in versione più cupa e soffusa
si accompagna agli altri brani anticipati dal
CD uscito un anno prima con dolcezza e naturalezza
ed ecco quindi fluire come onde che si infrangono
sulla scogliera,gli echi lontani di 'Kinship'
(particolarmente dark ed oscura),'Dionysian
blood' (con insolite contaminazioni etniche
e atmosfere più sperimentali) e 'Spell
and harmony'(gelida e impalpabile). Più
elettronica e sperimentale l' ultima parte dell'
album con 'Impasse' che cresce lentamente
sino ad avvolgere 'The fire of Becoming'
di un aura che lo impreziosisce di malinconia
e senso del distacco.
-|-|-» Album in
perfetto stile 'heavenly voices' con
quel tocco di dark in più...
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STIGMATA FLESH
INFERNAL / TRANSMUTATION 003 -—
Partiamo dalle cose migliori:
mi convincono le atmosfere onirico-horror che
mi riportano alle trame dei Limbo di 'My
whip your flesh': soprattutto nella funerea
ed incazzata 'Skanning hate' che ossessiva
e compulsiva si trascina tra odio e angosce come
solo certi interludi degli Hocico sanno fare:
efficace in proposito anche l' uso dei campionamenti
e della base musicale ossessiva e morbosa che
quì calzano a pennello. Discreta anche
'Flesh melts with flesh' con vocals
alla Suicide Commando old style ed elettronica
fredda e cattiva. Anche 'Before the bell'
è un epilogo originale in cui riecheggiano
talune atmosfere alla Velvet Acid Christ che fanno
ben sperare in futuri ulteriori sviluppi.
Cosa non mi convince: la voce eccessivamente filtrata
di 'Transmutation 003' che si sovrappone
con scarsa omogeneità a sample di chitarre
e a una linea percussiva poco significativa. Nel
complesso ciò che ne viene penalizzato
è l' impianto sonoro del brano consequenzialmente
troppo confusionario e monocorde (soprattutto
nel finale). Ed anche la sperimentazione poco
interessante di 'Ikonoklast' mi colpisce
poco e fa anche apparire il brano un po' scialbo
nella sua struttura lasciando una sensazione di
ancora 'acerbo'.
-|-|-» Lavoro complessivamente
interessante che con uno stile maggiormente affinato
potrebbe preludere ad interessanti sviluppi futuri.
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LA MAMOYNIA /
LA MAMOYNIA -—
Primo LP ufficiale per la band
italogreca LaMamoynia, dopo il poco convincente
esordio 'Ola Gri' del 2001. Dediti ad
una wave'80 che si tinge di old school EBM ed
in particolar modo dello spettro di DAF, Kraftwerk
ma anche Einstürzende Neubauten, Brian Eno
e David Bowie, i La Mamoynia non nascondono in
alcuna maniera l'attenzione e l'affetto per la
Berlino di un quarto di secolo fa, autentico centro
di diffusione culturale alternativa. I La Mamoynia
hanno un approccio tipicamente wave, con chitarre,
basso, batteria, ma cercano di donare ad i brani
un taglio ritmato ed incalzante che in più
di un'occasione riporta alla mente i classici
di DAF e And One; a rendere però il lavoro
della band poco apprezzabile sono un approccio
vocale sicuramente da rivedere, una discontinuità
tra i brani non sempre comprensibile nella fruizione
dell'opera nella sua interezza e, in ultimo, una
registrazione di basso profilo che non giova in
alcuna maniera alle già mediocri tracce
di 'La Mamoynia'.
-|-|-» C'è
molto da lavorare, soprattutto per quanto riguarda
le linee vocali e l'utilizzo, non sempre appropriato,
delle qualità canore di Dimitris.
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MANA ERG / BORDERLINES
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Veramente un buon lavoro questo
'Borderliners' di Mana Erg, progetto
attivo da ormai un decennio e dedito da sempre
alla ricerca di formule nuove, scevre da facili
scelte di mercato e sostanzialmente votate alla
pura ed incondizionata sperimentazione, pur badando
a non abbandonare mai la tradizionale forma canzone.
Un progetto di confine, senza dubbio, già
dai tempi di 'Patchwork' e 'Schmalz',
autentici calderoni di elettronica sperimentale,
progressive rock, psychedelia ed una vena dance-orientated
che permea anche questo più recente lavoro,
datato 2002 ma che raggiunge la redazione di DSide
soltanto ora. Le influenze riconoscibili in 'Borderliners'
sono tante e diversificate: potrei citarvi i Clock
DVA, Insekt, Legendary Pink Dots (per quanto riguardo
l'approccio vocale), ma anche soluzioni più
immediate à-la Nine Inch Nails. Segnalo
quindi l'ottimo lavoro svolto dal polistrumentista
De Angelis sia per quanto riguarda la scelta dei
suoni (che riesce a celare, in maniera astuta,
la pur non elevatissima qualità della strumentazione
in uso), sia per la stesura di brani come 'Alicante'
e 'Remember', da prendere come esempio
per le future release.
-|-|-» Da ascoltare:
non un lavoro indispensabile nella vostra collezione,
ma comunque una band da supportare se amate l'elettronica
di classe.
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PANZER AG / THIS
IS MY BATTLEFIELD -—
Nuova pelle per il recente
progetto del frontman degli Icon of Coil Andy
LaPlegua, un cd duro e stilisticamente provocatorio
che fonde power-noize e melodie sinth-pop in un
ibrido di pura energia. Un viaggio irreale di
15 canzoni, dove il tema principale è la
guerra. Lo stile inconfondibile del Signor LaPlegua
è forte e si avverte in ogni nota di questa
nuova realizzazione, molto più “oscuro”
di tutti gli altri album pubblicati con gli Icon
of Coil. Da grande fan di questi ultimi, posso
solo affermare che questo nuovo martellante album
è uno dei migliori ascoltati in giro in
questo ultimo periodo. Una “ total war”
di 67:16 min, da “chemical breed”
a fino ad arrivare alla martellante “sick
is the one who adores me”.
-|-|-» #
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BELBORN / Y
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Dopo 2 cd e un ottimo '7'
pollici, tutti prodotti dalla World Serpent, è
finalmente uscito il nuovo lavoro dei Belborn:
'Y'.
Il neofolk dei Belborn non è il solito
folk costruito sulla solita chitarra ritmica,
voci baritonali e percussioni marziali ma vari
episodi caratterizzati da una chitarra acustica
dove ruotano diversi strumenti. Canzoni lineari,
con melodie lineari quasi naive, una sorta di
musica che 'si riconsegna alla terra'…ma
per essere semplici e potenti è difficile;
per essere semplici potenti e profondi è:
Belborn. Molto difficile compararli con altri
progetti o band.
Holger e la sua famiglia producono una musica
molto personale, innanzi tutto per se stessi,
e poi per quei pochi in attesa di 'una nuova
era di splendore' (come si legge nel loro
sito). 'Avatar' è una canzone
mantrica e potente ispirata dal testo induista
del 'Bhagavadgita', a seguire due squisiti
ballate neofolk caratterizzate dal particolare
suono della chitarra acustica di Holger ( che
usa un'equalizzazione con molti alti, tale da
rendere il suono molto cristallino). Un imperioso
e minaccioso organo ci introduce nella pesante
e oscura atmosfera di 'Jeden das seine',
mentre dei samplers aprono la severa 'Chor
der toten' che alterna momenti epici con
un sognante tema sinfonico sorretto da alcune
percussioni. Ma ora è tempo di rilassarsi
con la bella filastrocca 'Schinderrhannes',
strutturata su un angelico suono di synth, un
violoncello e tenui percussioni…ma bisogna
stare all'erta, questo gingle ci porta ad un finale
molto enigmatico! 'Wir konnen sehen'
combina un ottima vena goth con il neofolk: una
canzone meravigliosa! Un'altra ottima ballata
folk dal tono eroico, con tanto di bandeon e percussioni
sui generis è '1000 jahre' mentre
'Eure tranne bedeuten nichts' è
graziosa ma nulla di più. 'Feuerfest'
è una breve incursione nel campo della
musica industriale con le voci ossessive di Holger
e Susanne . E' tempo di accomiatarsi con l'ultimo
brano 'Shone…' : un 'collage'
di tre episodi aperto da un intro strumentale
(che non so perché ma mi rimanda ad alcune
composizioni strumentali degli 'And Also
The Trees') , seguito da una ballad marziale
e austera e un gingle paradossale e burlesco per
bimbi, quasi a voler dire: '…non aver
paura, oggi c'è un nuovo sole che splende…'.
-|-|-» Nel cd è
compresa anche una traccia cd-rom contenente un
video dove vengono ripresi i meravigliosi paesaggi
invernali delle montagne bavaresi; questo cd è
realmente la perfetta colonna sonora per la cima
più pura, per un mondo limpido , anime
libere e forti che nessuno mai potrà comprare
o vendere!
Un grande lavoro non solo per chi ama il neofolk,
ma per tutti quelli che amano la buona musica!
»------------ English
Version ------------«
It's out the new
release from belborn: 'y' a wounderful
full cd after the previews 2 full cds and a great
'7',all produced by world serpent. The
neofolk style of belborn it's not the tipical
low voices whit the same rythmic acoustic guitar
and some martial timpani, but a varius episodes
characterized by an acoustic guitar and guest
instruments. Simple songs , whit simple and 'naïve'
melodies , a 'gone to earth' music…but
to be simple and powerful it's difficult; to be
simple, powerful and deep it's belborn! Quite
difficult to compare this deutch poject whit others.
Holger and his family make a quite personal music,
before for themselves, and then for few people
who are waiting for a new golden age. 'avatar'
opens the cd whit a hypnotic and powerful saga
inspired by the indian 'bhagavadgita',
whit a low piched voice. Then two great neofolk
ballads, whit the typical belborn'acoustic guitar
sound (a special equalization whit lots trebles,
very clear). Than a threatening organ bring us
on a gloomy atmosphere of 'jedem das seine'.some
samplers opens the stern 'chor der toten'
whit a heroic tune alternated by a dreamy symphonic
theme supported by some low toms. Now it's time
to be quite and meke a relax whit the nice nursery-rhyme
of 'schinderhannes' , supported by an
angelic keybord ,cello and a soffused timpano,
but stay awake,this gingle bring us in an enigmatic
end. 'wir konnen sehen' mix a good touch
of gothic influences whit neofolk: a compelling
song. Another great heroic ballad whit percussions
and bandeon. 'eure tranen bedeuten nichts'
nice but nothing else. 'feuerfest' a
little incursion into industrial music marked
by the obsessive belbor'voices (susanne and holger).
It's time to say goodbye whit 'sohne…',this
song it's a collage of three different episodes:
there an instrumental opening ( i don't know why
but it reminds on my mind some instrumental compositions
of the and also the trees), a martial ballad,
and a real comical gingle for children, maybe
it means<. Don't be afraid, there is a new
shining sun today…
-|-|-» There is
also a cd-rom track in which you see the wounderfoul
landscapes of the bavarian mountans. Yes this
is the right soundtrack for the purest top, for
a pure world and free and strong souls, which
no one can buy or sell! Great work not only for
all those who are in love whit neofolk, but for
all those who love good music. Higly recommended! |
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