 |
|
|
-|-|-» [ RECENSIONI / Review ]
BACK
|
—- ERNTEGANG - 'Der Wanderer vs.1+2' -—
Dalla Germania il duetto interprtato dai polistrumentisti M. Loerwig (lyrics/music/vox/bodhran) e S. Manteuffel (lyrics/music/vox/bodhran/chimes/tambourine/rattle/guitar/flute/keys/sounds), è autore di queste due differenti versioni autoprodotte della novella "Der Wanderer" disponibili separatamente nei rispettivi cd's. Il concept di queste particolari opere è incentrato sulla figura del "Viandante", personaggio retorico della cultura romantica tedesca destinato alla perpetua ricerca dell'indeterminato, dell'irrazionale e, infine, di sè stesso, percorrendo un cammino rivolto a situazioni alternativamente surreali oppure razionalmente tangibili. Come anticipato, la prima traslazione presenta "Der Wanderer" in veste "audio book" interamente in lingua germanica, concentrata in un'unica traccia di oltre settantuno minuti durante i quali la vocalist rievoca letteralmente ed in tutta la sua lungezza il racconto descritto nel relativo libro. Lo scopo è quello di risvegliare l'immaginazione dell'ascoltatore il quale percepirà la netta sensazione di essere trasportato in una dimensione anacronistica, a tratti fredda come solo la narrazione teutonica riesce ad essere, ricreata dalle strofe raccontate impeccabilmente ed ininterrottamente dalla narratrice; nude parole che solo attorno al quarto minuto incontrano le prime rarefatte note di key e, più innanzi, rumoreggi di sottofondo, atmosfere da fiaba ed ancora un malinconico, episodico modulo di synth che supporta la novella fino al suo termine. Il secondo volume racchiude la cover-version di "Der Wander" musicata in stile ambient, composta da dieci atti fusi anch'essi in una sola traccia dalla lunghezza di oltre quarantasei minuti: "Midgard (Prolog)", "Jotunheim", "Nifelheim", "Helheim", "Svartalvheim", "Vanirheim", "Liosalvheim", "Muspellsheim", "Asgard" e "Midgard (Epilog)" costituiscono i capitoli strettamente incardinati nella tracklist che avvicenda ad ogni episodio malinconiche sospensioni di synth, crepitio di fiamme, estesi e spettrali segmenti di tastiera ad un solo accordo, sparsa percussività, gracchianti stormi di corvi e sounds atmosferici per una lunga soundtrack di derivazione minimal-ambient perfettamente congiunta al racconto precedentemente ascoltato. Riservati in toto ad una specifica, devota schiera di estimatori del genere, i lavori ascoltati svolgono appieno le loro rispettive funzioni di "libro acustico" e "sostegno strumentale" ad un affascinante soggetto che saprà offrire all'intenditore lunghi attimi di livido, decadente romanticismo. Per chiunque desideri sperimentare uno stralcio della trascorsa, rigida arte narrativa tedesca.
-|-|-» Fascino descrittivo retrò ed uno sperimentale excursus tra contemporanei concetti film-ambient si diffondono dalle due releases che assumono nella loro pallida esposizione un atteggiamento distaccato, germanico, eppure proprio in virtù di questi aspetti, fascinoso ed incantato. Una favola minimalista dai colori consumati. |
|
—- FIRST BLACK POPE - 'Spiritual-Spiral' -—
Non è consentito parlare dei padovani FBP senza utilizzare terminologie come "provocatori" o "destabilizzanti". Punto cardinale del loro stile è la trasfigurazione dell'originario concetto ebm che risulta neo-interpretato dalla band nella dissacrante veste di "Evil Body Music", una discendenza più oscura e sacrilega della matrice "Electronic Body Music". Testi, movenze, iconografia: tutto riconduce ad una tagliente avversione insita nel terzetto indirizzata verso i tradizionali dogmi ecclesiastici, elementi che una volta trasmutati in suono si riflettono all'udito come un prorompente vortice di high-energy elettronica designata principalmente ai dancefloors. Ambìti dai produttori di compilations, assolutamente empi e spregiudicati in fase "live", dimensione dove rivelano in toto la loro irrefrenabile carica di violenza e profanazione, i FBP contano inoltre concrete collaborazioni nei tour degli Hocico, Angels & Agony e Unter Null, unitamente a contributi come remixers per gli horror-rockers Death SS. "Spiritual/Spiral", edito per la label ungherese Advoxya Records, segue gli autoprodotti "Blaptism" del 2004 ed il cruento "Confession" del 2005, proponendo una track-list con tredici tesissimi episodi che prendono inizio con "Mystical Trance Experience", sinistra e potente nella sua saturazione di progs e vocalizzi astiosi. "S/M God" dispone pressanti ritmiche ebm-dance oriented su un inquieto segmento di synth e harsh-vox, mentre "Motherdeath" sfoggia un allineamento percussivo-vocale implacabilmente minaccioso che, per quanto lento e scandito, rivela una vigorosa ferocìa, dettaglio persistente anche nella più fredda "Random Suicide" dove il fragoroso incedere del drum-programming, il caustico inserimento di synths e gli apocalittici vocalizzi del singer, disegnano una configurazione sonica pesantemente dark-ebm. Vigorsa e drammatica, "Skyrats (Second Act)" sprigiona dinamismo dancer e flussi di tenebrosa acidità industrial in questa traccia interamente strumentale. Introduzione quasi heavenly di tastiera e conseguente sviluppo in modalità drammatica per l'ottima "Under A Spell", dai risvolti vocali simili ad una malevola litanìa supportati da drumming mid-tempo dall'incedere solenne. Si prosegue con la musicalità appartenente a "Red Flowers", atmosferica, misteriosa, enunciata con glaciale fermezza da vocals filtrati e in anticipo sull'omonima "Spiritual/Spiral", raggelante suite in stile electro-dark-ambient formata da stranianti microflussi di progs intinti in un'opprimente bruma tastieristica. "S/M God (Escape Mix)" si permea di una robusta quanto incattivita vitalità ebm-minded, mentre la successiva "Isle Of Man", scritta da Al Jourgensen (Ministry/Acid Horse/1000 Homo...), irradia il sound mediante una nebula di energia obscure-techno perfettamente integrata in un contesto clubby. Tellurici progs edificano la micidiale costruzione ritmico-vocale affidata a "Lisergic Devotion (Full-On-Mix)", traccia ultracinetica e dalla ballabilità accertata, in anticipo sulla seguente "Abuse (Necropop Mix)", anch'essa autoalimentata da corpulenti innesti di drum-programming, voce sibilante e melodie dense di drammaticità. Dinamica chiusura con "Abuse (Cross Up Your Ass Mix)", electro-cavalcata ad esteso spettro dancefloor, scatenato attraverso irruenti tatticismi percussivi ed elevata gradazione vocale, quest'ultima costantemente posizionata su crudeli tonalità harsh. Controversi, dannati dalle critiche moderate, i FBP di "Spiritual/Spiral" conseguono un ottimo risultato sul fronte dell'intrattenimento, garantendo con questo album ampi canali di comunicazione tra danza technologica e significati apertamente blasfemi. Impura malevolenza coltivata in vitro.
-|-|-» Band che pone immediatamente in chiaro le proprie reali intenzioni provocatorie, fruendo di una trasmissione sonica smisuratamente perfida e rabbiosa che piacerà ad una platea incline alle potenti miscelazioni di hard-core elettronico nonchè al lato sinistro della nozione ebm. Senza scetticismo, tra le migliori proposte nazionali a me sottoposte in questa prima parte dell'anno. |
|
—- FLORENCE FOSTER FAN CLUB - 'Everyday Theatre' -—
Editi dalla label brasiliana Wave Records (Opera Multi Steel, Individual Industry, Beata Beatrix, Mauve...) i croati FFFC suonano una mixture cold-wave elettronica influenzata da reminescenze 80's e perfino early-ebm. Yas e Zarkoff, ideatori del progetto, cesellano un sound ampiamente artefatto, basato su innesti di synths, e-drums con traverse vocali oscurate da tonalità lucidamente depresse. L'esito di tale impostazione produce acustiche tese, esiziali e freddissime, finalizzate a raffigurare nel complesso l'individuale e spietata analisi interiore attuata nell'animo del duo, una sorta di confessione, precisa, minuziosa ed infine esposta con impassibilità nelle trame dell'album. Le atmosfere, spesso contratte ed angosciose, vengono ritmate energicamente secondo i parametri electro-dance non trascurando di apportare all'insieme ingenti quantità di dark-sound, specialmente alle liriche sempre disincantate e profonde. "Digital Beauty", la prima delle dodici tracce, è l'unica a conservare un atteggiamento meditativo down-tempo, sottoposto ad una musicalità inquietante di provenienza cold/darkwave percepibile sia nei cavernosi vocalizzi sia nella convulsa percussività. Note vocali turgide di distaccata insoddisfazione nella successiva "Market", animata spettralmente da un synth visionario, così come "Ataraxia" profila una ritmica marcatamente ebm su vocals adombrati per una electro-song spigolosa quanto ballabile. Percussioni synthetiche dalla cadenza dance-oriented ed accenti canori vagamente depechemodiani edificano "Weapon Of Choice", oltrepassata dalle ipnotiche procedure minimal-wave-electronic di "Colour Of Sunset", traccia che naufraga comunque in un modulo sonoro rindondante e di scarso interesse. Migliore la sorte della susseguente "Keep The Moment" che, pur essendo costruita con sobrietà, risulta gradevole all'ascolto attraverso la sua disposizione waveggiante con sfumature synthpopper. Richiami orientali per la seguente "Taste Of Stars", interludio Zen di solo synth e vox succeduto dalla crescente sezione di programming che articola l'alienante "Examples Of Behaviour", traccia di concezione electrowave irradiata patologicamente da un sound-system colmo di gelo. "Nightshift" prolunga il medesimo solco tracciato dalla precedente aggiungendo alle ritmiche una maggior ballabilità ed un più fluido schema di synth-programming. L'aura vocale inizialmente sofferta di "Message" alterna un successivo decorso sonoro che getta occhiate inespressive ed algide sul mondo, sezionandone con razionale amarezza gli aspetti più insondabili. Ultimando l'ascolto dell'album riscopriamo "Market", in versione Recession Cable Bends Steel Remix per l'occasione più elaborata ed estesa, ed infine "Nightshift" in veste Sci-Fi Moritz Remix, in questo frangente quasi post-Kraftwerk, assai mesmerizzante nella sua arida spinta elettronica. Disco studiato con accuratezza e mirato al raggiungimento di una dimensione che accomuna nel contempo la lividità tipica della cold-wave ed una frangia tecnologica che trova corrispondenze nell'electronic body music di prima istanza, generando un ibrido che piacerà a chi predilige sonorità schive, inospitali, ermeticamente serrate nella loro introversione. Se ne siete effettivamente attratti muovete il primo passo verso il dissacrante realismo del "teatro quotidiano": la vostra visione della vita potrebbe subire modifiche sostanziali.
-|-|-» Senso di scontentezza e fraseggi misurati, asettici, posti in sovraimpressione tra un gelido vortice di strumentalità synthetica. L'oscuro microcosmo dei FFFC chiede sottovoce di essere scoperto, violato. |
|
—- FURVUS - 'Deflorescens Iam Robur + samplers' -—
Furvus rappresenta una delle molteplici equipollenze impersonate dal multiforme e creativo musicista Luigi M. Mennella, già noto tra le nostre webpages in versione En Velours Noir. E' mia ferma intenzione trattare le restanti identità dell'artista, quella ora in esame e, in una prossima, imminente occasione, quella appellata F.ormal L.ogic. D.ecay; mediante il progetto Furvus, Luigi manifesta musicalmente ed evidentemente la propria viscerale passione verso il misticismo e gli antichi culti Pagani, oggetti notoriamente colmi di infinite fonti ispiratrici. Il cult-album "Deflorescens Im Robur", realizzato in origine nel 1999 e ristampato nel 2002, costituisce di fatto il debut limitato a mille copie contenente tracce rivolte idealmente alla decadenza ed alla dissoluzione dell'antica Cività Romana, riversando nella release, pubblicata dalla label Beyond...Prod. ombrosi, solenni tracciati neo-folker/neo-classical conglobati a fondamenti martial e, in misura minore, ambient. Il pr
omo ora al mio ascolto contiene inoltre quattro sampler-tracks, senza che queste costituiscano con il citato album una pubblicazione ufficiale: esse sono da intendersi esclusivamente come il riassunto dimostrativo e globale di tutta la discografia disponibile creata dall'esecutore sotto la denominazione Furvus. Suddivise in quattro atti, le venti songs appartenenti a "Deflorescens...", non titolate e dalla varia estensione, esordiscono con il primo breve capitolo introduttivo, "Liber Primus, 1", recitato cupamente in latino sotto l'influsso di una fredda key appena percepibile e in anticipo sulla successiva "I, 2", dall'importante atteggiamento lirico e dalla musicalità tastieristica maestosamente imperiale. "I, 3" ostenta un nobile spartito di key disposto ad avviare il cammino di "I, 4", traccia improntata su arie marzial-tastieristiche ed inflessioni vocali rigorose ed evocative. Nel funereo incedere di "I, 5" si colgono i fraseggi appassionati e mesti pronunciati da Luigi; il climax dell'album assume ora forme neoclassiche virate su colori marmorei, dall'estetica scultorea e disciplinata, diffusa fin dall'apertura del sigillo di "Liber Secundus, 1" entro cui i tasti armeggiati da Luigi compogono un'elegantissima, empirea sinfonia oltrepassata dal tono meditativo insito nelle note di "II, 1". Orchestrazione trionfale anche per "II, 2" anteriormente alla spettrale coralità di "II, 3". Contemplativi arpeggi di chitarra sostengono la splendida sacralità del canto appartenente a "II, 4" così come il corposo, sintetico flusso corale del capitolo "Liber Tertus, 1" prosegue con l'imponenza profusa da "III, 2" ed in seguito con il suggestivo, ispirato ricamo tastieristico espresso nelle arie adamantine di "III, 3". Una campana lugubre, i cui rintocchi fungono da sfondo a testi latini declamati con phatos e gracchiare di corvi, sono udibili in "III, 4", mentre la buia litanìa pronunciata nei testi di "III, 5" non si flette all'impeto del vento che soffia in sottofondo. Un più distensivo,glorioso registro di canto e strumentalità new-folker è percepibile nel capitolo "Liber Quartus, 1" oltre il quale si propagano i poliedrici accordi di chitarra dal sapore arcaico ed il chorus decadente presenti in "IV, 1". Ritmo di tamburello e sontuose melodie di key strutturano la brevità di "IV, 2" cedendo il passo all'episodio di chiusura, "IV, 3", incantevole piece dall'essenziale percussività e dal suggestivo apporto pianistico-vocale. Dopo questa analisi, posso personalmente asserire con autentica convinzione che, per estrema signorilità, algida bellezza, senso dell'estetica e richiami epocali, "Deflorescens..." costituisce un album di carattere, solido e dotato di inevitabile fascino. Ad esclusivo titolo di precisazione: se Furvus avesse impiegato strumentazioni di supporto più consistenti, abbattendo quella timbrica esile nelle costruzioni, ci troveremmo innanzi ad un'opera sfiorante vertici di assoluta grandiosità. Esplorando nel dettaglio le rimanenti quattro sampler-tracks, incluse nelle rispettive quattro compilations, disponiamo in ordine cronologico "Te Devm Oro", inserita nella raccolta "Defend The Palace: Worms A.D. MCLXXXIV" del 2002. Questa medieval-song, edificata su magnificenti corde, presenta una sezione vocale cantata in Italiano arcaico accorpante nel suo nucleo le risonanze ambientali provenienti dal Castello di Scarlino, situato presso Grosseto. Si posegue con "Datemi Pace", immessa nella compilation-tribute "Tutti A Casa!" edita nel 2003 dalla HauRuck!/SPQR e dedicata al leggendario industrial-duo di Marcello Fraioli e Toni Pettini, Ain Soph. La cover-track ricalca militarmente il brano estratto dall'omonio album del progetto pubblicato nel 1990; terzo sampler, "Iter Vnivs Diei", proveniente dall'antologia "Audacia Imperat" licenziata dalla Old Europa Cafe/Misty Circle nel 2004, è il risultato del progressivo miglioramento apportato alla versione originale concepita nel 2001 e riservata all'ormai estinta label Oktagön: arrangiata in differenti tempistiche alla ricerca di rifiniture ottimali, la traccia si differenzia dall'originale trasposizione per una maggiore enfasi sonica e, come Luigi stesso Suggerisce, per l'inserimento strutturale di elementi orientaleggianti mescolati a fierezza occidentale. "Evropa", quarto ed ultimo sampler, è racchiuso nel mega-set edito dalla Old Europa Cafe nel 2007 dal titolo omonimo, costituito da sette cd's di natura industrial, dark-ambient, power-electronics, neofolk e realizzato in occasione del venticinquesimo anniversario della storica label italiana. Il brano si articola essenzialmente su accorate liriche da inno, tenui sinfonie di key, sussurri e granitica mestizia orchestrale. Questa recensione possiede l'onore di dare spazio ad un artista concretamente valido e poliedrico il quale, impersonando questo side-project, dimostra innegabilmente anche un'ampia e convincente visione della disciplina neofolk/neoclassical. Cercate ovunque, ma non permettete alle circostanze di separarvi da simili tesori.
-|-|-» Esorto Furvus a compiere un ennesimo sforzo creativo offrendoci quanto prima l'opportunità di sperimentare il risultato della sua ormai potenziata esperienza compositiva. Auspico che l'attesa non sia ulteriormente prolungata. |
|
—- NOISE TRADE COMPANY - 'Just Consumers' -—
Disegno scaturito dall'inventiva multifunzionale del toscano Gianluca Becuzzi, compositore avanguardistico operativo fin dalla seconda metà dei gloriosi 80's. L'artista vanta una consistente serie di identità parallele aderenti prevalentemente a movimenti electro-harsh pop/electroacoustic/new wave e post-punk, discipline risalenti fin dagli albori della Spittle Records con il progetto Limbo, continuando poi come Saint Luka, poi Metaform, il contemporaneo Kinetix che tratteremo in seguito, oltre ad una parentesi individuale attualmente attiva sia come solo-project che con la collaborazione di Fabio Orsi e la loro creazione Grey History, nonchè, terminando, con il poliedrico estro di Luigi Turra. In questo specifico frangente "Just Consumers", opera realizzata sul doppio cd dei Noise Trade Company, Gianluca si è avvalso, come nel precedente album, della vocalist Chiara Migliorini recentemente sostituita da Elena De Angeli; completano l'ensemble il saxista Valerio Cosi, i chitarristi Paolo Cillerai ed il citato Fabio Orsi con il bassista Luca Lenzoni. Il primo artificio "Crash Test One", quasi identicamente a quest'ultimo "Just Consumers, rappresentava un impietoso, teso campionario di sonorità post-punk/industrial addizionate a rumorismo synthetico, minimal noises, vocalizzi alienanti dispiegati tra sostegni robotiko-percussivi e turbini di radiazioni elettroniche, dettagli riscontrabili in larga misura anche nell'opera ora sottoposta al mio esame. Licenziato dalla N-Label, "Just Consumers" propone un focus attento e lucidamente ironico sugli aspetti deleteri e sulle deprecabili ipocrisie che regolano la nostra quotidianità di "cosnumatori", concetti adattati musicalmente ai due capitoli ornati da finezze electro-acustiche ed elementi tratti da multiple scuole sotterranee di matrice industrial-wave proiettate in un'ottica assolutamente personalizzata e, perchè no, radicalmente futurista. Il primo volume dispone dodici tracce di graffiante attualità che prendono inizio con lo spot introduttivo di "Collapsing WC (Western Capital) In" a cui fa seguito l'imponente distorsione d'apertra di "Drastic Plastic", hard-electropop song lacerata da siderurgici riff di guitars, drumming mid-tempo e refrain ossessivo. Secchi interventi vocali dalla timbrica telefonica punteggiano "Brand My Skin (With Your Logo)", provocatoria nella sua rigida costruzione di prog a cui si inserisce un abrasivo modulo chitarristico presente anche nella successiva e veloce "No Tears" che rilancia nostalgiche turbolenze post-punker screziate di elettronica minimale. Non differente, anche se meno saturato, è il pentagramma synthetico appartenente a "Night Driving School" oltrepassato dalle corde elettrificate presenti in "Simulation Of Life" percorse da un asciutto modulo ritmico analogo a quello udibile tra le atmosfere pregne di electro-wave e vocals filtrati della glaciale "I.C. Memories". Accenti avant-garde risalenti ad epoche remote sono percepibili nell'ipnotica struttura industrial/post-punker di "Warmleatherette" e, nuovamente, nelle caustiche sferzate di guitar presenti nel nucleo di "Miss Anorexia" entro cui i riverberi del sax di Valerio Cosi echeggiano tra il torturato background technologico. Ancora il tormentato duello prog-guitars caratterizza l'ossatura e lo sviluppo di "Download Your Identity", succeduta dalla minimale spettralità elettronica espressa nelle elaborazioni claustrofobiche di "The Big Bin Boom (The World After)" ed infine, come in apertura, dai fraseggi radiofonici diffusi da "Collapsing WC (Western Capital) Out". La seconda sezione della release consta di quattordici tracce distribuite tra vari remakes tra cui quattro estratti dal volume precedente; "Collision Time" funge da opener, lineare ed essenziale nella sua continuità di programming percussivo miscelata a loops vocali. E' il turno di "NTC (Extended)", che entusiasmerà i devoti del sound minimal-electropop sperimentale ed in seguito della pulsante rivisitazione in veste "bass version" di "Brand My Skin". Le fredde, sotterranee strategie ritmiche di "Feel The Beat (Alt Version)" concedono i presupposti per una danza buia ed articolata. "999 Kinds Of Prostitution" rispolvera il basilare, urticante trittico prog-guitar-vox a cui fa seguito lo stridente rifacimento, anch'esso in chiave "bass version" di "I.C Memories". Fumosi pads, stranianti echi, i sintetici vocals poferiti da Chiara ed un asciutto tappeto di programming edificano "Sex Test Dummies", in anticipo sul semi-identico aspetto di "Here Comes The Ambulance". "Waste Your Life" apporta alla track-list un'ulteriore dose di electropop chirugicamente sezionato dall'affilata timbrica della chitarra elettrica, mentre lo stato di frenesia consumistica esposto dalla vocalist si eleva prepotentemente da "Lost In A Shopping Center" e dalle sue scattanti geometrie ritmico-chitarristiche. Giungiamo alla livida re-version di "Miss Anorexia" nelle cui elementari procedure di double vox/e-drumming si infrange una marmorea ondata di synth e chitarre. L'interfaccia "reload" di "Download Your Identity" presenta invece una fisionomia elettronica snella e sinuosa, inacidita da inespressivi e fugaci riff di electric-guitar; "1978 (Pow Club Mix)" mantiene sonoricamente costante il portamento dei testi di Chiara sempre simili a moduli automatizzati senz'anima disseminati su un'oscura e ripetitiva base elettronica, la medesima ordita nella finale "Collision Drive", traccia dalle meccaniche ripartizioni vocali a temperatura sub-zero. Releases concettualmente riuscite e di marcato predominio elettronico: nessuna melodia esplicita, nulla che sia riconducibile ad uno sbrigativo compendio tecnologico. Il sound dei NTC è dotato di temperamento maturo, impassibile, atemporale, affidato largamente ad aggressive oscillazioni chitarristico-synthetiche. Prodotto per listeners evoluti, che hanno saputo mantenere salde le proprie radici nel florido terreno after-punker appartenente a trascorse ere alzando contemporaneamente lo sguardo verso un avveniristico orizzonte di suono electro-minimale dall'appeal distaccato. Sensazioni da sperimentare con acceso spirito anti-consumistico.
-|-|-» Opera dallo stile monolitico, estraneo ad ogni compromesso, ad ogni trend. Le tracce si succedono con studiata continuità disponendosi all'ascolto su una rigorosa architettura di sintesi senza eccessi, a netto vantaggio di quella creatività elettronica italiana che nel suo nucleo possiede ancora molto da comunicare. Concedete senza indecisione a questo disco l'apposito spazio che gli spetta di diritto nel vostro archivio. |
|
—- OBJEKT/URIAN - 'Agitation' -—
I tedeschi Carsten Krebs e Thorsten Maier, quest'ultimo artefice del doppio capitolo abstract/indus/minimal "Tonfragmente II", sono dal 1998 i titolari del proetto Objekt/Urian. Il duo esprime tutto il proprio potenziale attraverso strumentazioni di propria produzione, congegni in grado di elaborare un synth-sound glacialmente omicida e dilaniato da onde sia digitali che analogiche sconfinanti in tortuosi emisferi power-electro e experimental-noise, dinamizzandone technologicamente le acustiche mediante un'interpretazione assai personalizzata del criterio elettronico. Il prodotto di tale strategia si riversa sull'udito come un magma composto da algida materia sintetizzata frammista ad assalti vocali pronunciati con efferata crudezza: una mixture spigolosamente inedita e caustica che recupera forme di suono oscurato e totalmente antimelodico entro cui domina un greve senso di disperazione, rabbia e, in molti tratti, un pericoloso distillato di pscicotismo e furia distruttiva. Concepito dopo una breve serie di sotterranee autoproduzioni, "Agitation" è l'album ufficiale licenziato dalla Tesco Organisation, una release estremamente specifica, inarrivabile ad un pubblico non abitualmente sottoposto a simili dosi di letale tossicità sonica. Undici tracce compongono la track-list che si predispone all'attacco dapprima con le sirene da coprifuoco e la drammaticità bellica propagata da "Warning", seguita dalle secche raffiche di progs, le deliranti electro-distorsioni ed i freddissimi, cruenti vocalizzi presenti in "The Price We Have To Pay". Sequenze di e-drumming programmate su veloci tratteggi, allucinate non-armonie filtrate e vox-loops si diffondono dall'urticante "Agitation" al termine della quale si attiva la parabola ascendente di "Jesus" dal suono elettronicamente claustrofobico assediato da potenti ronzii e dolorose scalfitture percussive. A nulla servono gli artifici predisposti a esorcizzare la crudeltà appartenente a "Anneliese M.", traccia che intona sibillini ed inumani vocalizzi disciolti in un turbine di micro-trasmissioni synthetiche. Il lento procedere industrial di "Despair" ipnotizza i sensi mediante una drum-machine che scandisce il tempo con passo implacabile, parallelamente ad un graffiante insieme di tastiera e vocals cupamente echeggiati. Concetto non dissimile ma più velocizzato anche per l'electro-psycho-swing di "Chamber Music", episodio avanguardistico ammiccante al d.j. ultra-alternativo. Dissonnanze elettroniche provenienti da qualche innominabile luogo oltre lo stargate tra il Mondo e l'Abisso sono percepibili in "Purpose", attendendo l'entrata della siderurgica predisposizione sonora di "Liberty" ovvero un unico, abrasivo filamento noise che rumoreggia in un vortice di proclami militareschi. "Gulag" espande soffocata spazialità technologica ed echi ultraterreni fino al raggiungimento del segmento conclusivo, "Lebenswille", un tenebroso sedimento di key dalla timbrica pietrificata che si snoda a temperatura polare tra una rarefatta pseudo-ritmica ed un asettico comparto vocale. Album combinato con avveniristica spietatezza ed impenetrabile quanto un muro di acciaio.
-|-|-» Release che inverte le condizioni d'ascolto: non sarete affatto voi ad esplorarne i contenuti ma essa ad insinuarsi con prepotenza nei sistema sensoriale del listener cauterizzandone istantaneamente i microcircuiti cerebrali. Una contaminazione sonica sfuggita al controllo. |
|
—- OPERA MULTI STEEL - 'La Légende Dorée' -—
I prestigiosi OMS sono originari di Bourges, Francia, mentre la loro attività artistica risale alle annate 1983/84. Dopo assestamenti e perfezionamenti a lungo termine, la line up menziona attualmente Catherine Marie (keys/progs/vox), il camaleontico Frank Lopez (vox/keys/guitars/bass/percussions), noto anche per il suo ruolo di front-man nei The Three Cold Men nonchè per la sua attiva presenza nei Collection D'Arnell-Andrea; completano l'ensemble Eric Milhiet (keys/bass/guitars) e Patrick L. Robin (lead+ backing/vox/keys/ percussions). Una lunghissima serie di eventi discografici suddivisi tra albums, ep's e compilations hanno accresciuto nel tempo l'esperienza rivolta al loro specifico genere di appartenenza riconducibile ad un'elettronica minimale di alro profilo venata da riferimenti cold wavers, atmosfere medievali e darkwave. Le sleeves dei dischi prodotti dagli OMS sono sempre improntate su arcaiche forme pittoriche spesso raffiguranti ritratti di desueti personaggi dagli atteggiamenti ed espressività carichi di simbolismo ultraterreno, oppure permeati di un malinconico romanticismo d'epoca. Il recente album "La Légende Dorée", disponibile in formato digipack, propone un concept incentrato sull'omonimo, antico libro vergato dal cronista italiano Jacques de Voragine tra il 1261 ed il 1266, riguardante gli aspetti ora sublimi, ora drammatici della vita dei Santi e Martiri. La trascrizione ed il significato dei testi riportati nelle tracce sono scritti da Patrick il quale descrive la caducità e gli assilli che caratterizzano la vita umana, osservazioni trasmutate in liriche interpretate con vivida passione canora dai singers. Edito dalla label brasiliana Wave Records l'album accoglie dodici affascinanti brani che si diramano dall'opener "Karma Sous Trame", traccia dai predominanti accenti mistici scaturiti dai vocalizzi di Frank su asciutta base di e-drumming ed una globale struttura minimal wave. "Perdre Conaissance" articola le riverberate melodie di Lopez unite ad un background di keys dalle arie orientaleggianti, mentre "Vision Holistique" enuncia un emaciato teorema electro-wave composto da ritmica scattante e musicalità diafana. La lineare, snella cadenza della drum-machine di "Fureur En Asie" rivela da subito la natura minimal-electro insita in questa traccia il cui termine devia il corso della tracklist verso la successiva "Détention", episodio dai contorni waveggianti screziati di deliziosi interventi medieval/avantgarde. Mesmerizzanti note di flauto e voce armonizzano il nucleo di "Rite Sacre", song emanante una fiammeggiante magia percepibile tra i delicati accordi di chitarra classica e le meccaniche scansioni della e-drum, sonorità che infrangono il confine che le separa dalla successiva "Le Cachot", nelle cui pause più meditative offre i fraseggi di Catherine Marie intrecciati a quelli di Franck, questi ultimi imperversanti in tutta la lunghezza del pezzo diviso tra un'essenziale spartito cold-wave frammisto ad elementi religious. "Sainte So" protende verso limpide forme di canto dai tratteggi spirituali circondati da un soffice manto di keys e guitar, mentre "Au Sein De L'Essence-Même" affonda le proprie radici in multipli substrati dalle discendenze radical-wave e minimal-electro mescolate ad emissioni di incantato misticismo. Corpus sonoro più compatto per ottima "Homélie Melodique", traccia in cui è possibile distinguere le marcature waver dal classico sodalizio tra religiosità ed elettronica che simboleggia i tratti fondamentali di questo full-lenght. Identico criterio sonico anche per "NS-ND" la cui struttura strumentale offre fertile terreno per le evoluzioni canore di Franck sempre orientate verso inflessioni soprannaturali che conducono al segmento finale, "Un Art Fatal", capitolo avvolto da feeling oscuro ed espressioni liriche che convergono in un ambito fortemente segnato dalla sacralità. Lavoro di buona consistenza, non facilmente intelligibile, un'opera dalle estatiche sospensioni vocali che si mescolano a frazioni minimamente elettroniche e ad altre ben più in sintonia con il piano liturgico e metafisico. La rivisitazione sonora di un'antica lettura che ancora oggi suscita ossequio.
-|-|-» Suggerisco questo album ad un uditorio maturo, dalla consumata capacità di ascolto. Benchè le musiche elaborate non richiedano particolari predisposizioni, tranne che per il culto verso forme alternative di cold wave, occorre una cospicua misura di recettività per interiorizzare pienamente l'accezione e la profondità delle tracce. Impegnati e sempre solenni, gli OMS aggiungono alla loro repertorio un altro frammento di raffinata grazia che delizierà i loro meritevoli adepti. Unitevi a questa coinvolgente celebrazione dorata. |
|
—- Kinetix/Pylône - 'Sonology' -—
Descrivere esplicitamente il sound del multi-espressivo Gianluca Becuzzi, già descritto nel suo project Noise Trade Company, e Laurent Perrier, alias Pylône, è di per sè un'operazione interessante ma allo stesso tempo ardua, poichè gli artisti oltrepassano di molte lunghezze le usuali catalogazioni riservando al recensore uno stile plurimo, riconducibile all'ambient più cerebrale tuttavia soggiogato dall'aggiunta di una torbida, sinistra personalzzazione del concetto sonico. In questa specifica congiuntura, Gianluca indossa l'identità di Kinetix condividendo con il compositore elettronico francese questa release promossa dalla label transalpina Sound On Probation, ovvero l'introspettivo affiche "Sonology", appellativo replicato in ognuno dei sei lunghi episodi che compongono la track-list. La percorrenza dei brani si avvicenda senza pause costituendo all'ascolto un'unica, estesissima suite che rimanda idealmente ad un complesso dedalo di field recording, campionamenti, drones, edificando un sound-complex livido ed assolutamete minimale, bilanciando nel contempo lo stile gelidamente tecnologico di Pylône con quello più vibratile e comunicativo di Kinetix. Il concept del titolo, come definizione impone, riflette l'esplorazione scientifica dell'universo sonoro, approfondendone l'osservazione fin oltre gli aspetti relativi alla sua stessa creazione fisica: il distillato di tale ricerca si manifesta fin dall'apertura della release, ovvero con "Sonology 1 (by Kinetix)", capitolo cerchiato di spettralità ambient, con buie, modulari dilatazioni di laptop, noises e rarefatti ondeggiamenti di suono processato. Non meno alienante, "Sonology 2 (by Kinetix)" propaga sospensioni di ambient noir miscelate a vocalizzi francofoni, lancinanti getti di interferenze, femminei sussurri e recuperi di acustiche inarticolate sottoforma di field recording. Inquietante e spoglia, "Sonology 3 (by Pylône)" dissemina il relativo, ragguardevole minutaggio con brumose electro-procedure dal colore nero assoluto, glaciali alterazioni sonore di provenienza extraplanetaria, sperimentando un micro-universo sonico battuto da folate radioattive. Analogamente minimalista, "Sonology 4 (by Pylône)" sintetizza il rumore prodotto dalle apparecchiature fino a scorporarlo da ogni fisicità, rendendolo simile ad un oscuro prolungamento di acustica destrutturata ammantata da spazialità ambient. "Sonology 5 (by Pylône)" diffonde ipnotici circoli pseudo-ritmici, drones ed una musicalità annientata, mentre il tratto finale del disco, "Sonology 6 (by Pylône)" dispiega un'interfaccia perturbata da microonde computerizzate, crepitii elettronici ed ombrose dissolvenze. Album dal taglio essenziale, ricolmo di opprimente freddezza: l'ascolto richiede una ferrea predisposizione a questa estrema tipologia di sound nonchè un'elevata soglia di attenzione per carpirne i singoli dettagli. Parteciperete al suono vivisezionato con lucido delirio.
-|-|-» Insolito e concettuale, "Sonology" è un disco che garantirà lunghi minuti colmi di indefinibili risonanze unite ad un registro tormentato da scientifiche manipolazioni distorte, micrometriche. Il lato enigmatico del suono. |
- UP - |
|
|
 |
| DSide.it | Goth, EBM, Industrial, Neofolk.. in Italia - ©2000- 2011 all right reserved
|
| |
| |
|
 |