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-|-|-» [ RECENSIONI / Review ]

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- ONCE A BARGE - Sköll -

Il tedesco Sion61 è lo sfuggente personaggio che si cela oltre l'appellativo OAB, musicista che dal 1997 accomuna elementi pagan-folk ad intelaiature industrial proponendo un oscuro corollario di pieces che abbracciano inoltre influenze neo-classical e psichedeliche. La label Holzruna distribuisce quindi questo lavoro che include quindici tracce delle quali cinque intese come bonus tracks, estrapolate dal primo cd-r "The Withered Leaves" del 2000 passato all'epoca quasi inosservato. Un intro, l'omonima "Sköll", elabora una fosca tonalità di key e vocals malevoli che introducono gli effettivi contenuti dell'opera incominciando con la livida "Judas Creed", dark-folk eretto su vox baritonale e solennità d'orchestra, oppure con la successiva "Kristall", sospesa tra morbidi arpeggi di chitarra classica, prog e vocalizzi evocativi. L'anonima "..." amplia il concetto di pacatezza in questo episodio strumentale dalla rarefatta musicalità di armonica proveniente dal synth succeduto dalla staccata percussività di "Wüstung" entro il cui sviluppo si odono le malinconche curvature di un neo-folk edificato con passione e mestizia. "Hail To Surt" è una decadente traccia dal classicismo nero come l'ebano, quasi marziale, in grado di risvegliare, attraverso le rigide liriche e le orchestrazioni di Sion, un qualchè di epico. Apocalittici accordi di guitar, vocals ben cadenzati, background ritmico tagliente come il sibilo di una freccia strutturano l'intensa "Innocent & Cruel" avvicendandosi alle torbide emissioni tastieristico-rumoristiche del mantra-folk "Westwärts". "Inner Fields Of Snow" musica essenzialità chitarristica, key e sottile linea percussiva mentre il prog appartenente alla solida e strumentale "Sol" batte il tempo con decisa percussività elettronica intessendo austere textures tastieristiche. Un militaresco tamburo apre e supporta "Ring Stones" sviluppando in seguito una bassa quadratura vocale, voli di key e phatos continuando in seguito tra i fascinosi melodrammi folk di "The Withered Leave" e le marmoree strutture di "Fist And Steel". Il tamburo rulla nuovamente in "North And Snow" concedendo ai vocalizzi di esprimere il senso della tristezza, analogamente alla conclusiva e spettrale "O Ruina", dark-folk song lenta, profonda. Album razionale, soprattutto nelle realizzazioni più recenti che valuto di buona fattura, comunque non scevre di imprecisioni ma senz'altro in linea con i nostri parametri.
-|-|-» Una leggera correzione ai vocals, maggiormente decisi, avrebbe decretato un opera di gran valore. Ritengo tuttavia "Sköll" un passaggio irrinunciable per chi percorre gli arcani sentieri neo-folk e per chiunque desideri per la prima volta accostarsi ad essi. Significativo.

- SONNENBRANDT - Gesternl -

Gli amburghesi Stefan Bornhorst (The Silicon Scientist) ai synths/progs/vocoder, Jojo Brandt (Voll Wirksam - Liquid Dreams - The Convent) ai synths/progs/guitar/vox e la moglie Sonja "Sonne" Brandt ai vocals progettano questa piattaforma electro-wave che dal 2003 inserisce le proprie creazioni all'interno di varie compilations, approdando ora al debut generato dalla fusione di tre diverse etichette quali l'ormai celebre Anna Logue Records, Hertzschrittmacher e la NLW. I tre interpreti usano definire il loro stile "electronic folk music" improntando lo spartito su secche basi percussive in assetto "tanz" ed involute operazioni electro dalla controllata radiosità, circoscrivendo il suono ad un contesto modern melodicamente 80's. "Herz Aus Geld" irrompe con veloce ritmica sequenziata, synths e la teutonica voce della singer così come "Was Tun" rincorre effervescenti soluzioni electro-danzabili. La chitarra echeggiata di Jojo apre la bella "Rotes Telefon" assolutamente da pista, dagli irresistibili interventi di man-vocoder intercalati ad un irresistibile segmento di synth. Ritornano i catturanti vocals di Frau Sonja in "Diskolied" e le modulari strutture electro-melodiche della spensierata "Lars Vom Mars". La timbrica della percussività diviene meno schematica sostenendo leggeri dialoghi di synhs e guitar nella strumentale "Ohne Peter Wären Wir Nihts" seguita dalle vivaci curvature electropop di "Radio". "Hollywood" intona un accattivante arpeggio di chitarra tra asciutte procedure ritmiche e i vocalizzi in duetto, i medesimi udibili nell'austera elettronicità di "Der Lustige Konsument" sorpassata dal ritorno alla wave tecnologica di "Urlaubsgruss" in caratteristica modalità danzereccia made in Germany". Una strizzata d'occhio ad una calcolata ingenuità nell'electro-remake di "Amoureux Solitaires", innocente hit single anni'80 di Lio. Quattro ricostruzioni completano la track-list, la prima è "Hollywood (Alternative mix)", seguita dal rifacimento in veste minipopsmix di "Urlaubsgruss", dall'extended version di "Radio" e dal remix di "Kunstkopf". Debut album dal portamento retrò, di buon gusto, capace di comunicare fluidità in equilibrio tra easy listening e sobria ricercatezza, inclinandosi infine su quest'ultimo versante. Ci attendiamo un seguito che ci esalti ancor più.
-|-|-» Lavoro realizzato con la consapevolezza e la disinvoltura di chi conosce bene la materia in questione e come poporla ad un pubblico mirato. Non sarà un disco inossidabile ma merita almeno un ascolto completo. Da sperimentare.

- CARMODY - A Better Spider (1981/1985) -

Tuffarsi nell'infinito Oceano sonoro, pinneggiare verso il fondale per esplorarlo minuziosamente rimuovendo decennali substrati di detriti, fino al ritrovamento di tesori dimenticati. Ultimo compito: ripulrli per bene dai segni del tempo ed infine destinarli alle nuove o remote generazioni di audiofili inclini al suono alternativo. Ecco illustrato uno dei dei nobili compiti della label tedesca Anna Logue Records dal cui catalogo emerge questa raccolta dei torinesi Carmody (ex Teknospray), band ormai estinta e semi-sconosciuta, appartenente alla leggendaria retroguardia electro-wave 80's. Il trittico Alberto Ramella (vox), Andrea Lesmo (synths/tapes/guitar/bass) ed il fondatore dei Subsonica Max Casacci (guitars), furono tra i pionieri di un sottogenere che traeva ispirazione dalla primordiale wave europea innestata in uno scarno contesto elettronico di synths e drum machine impiegando allo scopo strumentazioni epocali come il Boss DR-55, Korg KPR-77 e Roland TR-909 nell'esecuzione di cinerei episodi di suono occulto, straniante, metropolitano. La freddezza esecutiva, le minimali operazioni sia vocali che orchestrali rappresentano la preogativa fondamentale della della compilation che incorpora gran parte dei rari demotapes che la band realizzò nei brevi anni di attività trasportando l'ascolto verso schematiche inquadrature di e-drum, synth e voce malinconica ("Sleep On Mirrors") congiungendosi in seguito a nevrotiche traiettorie wave ("Time's Under"). Ancora synth, basso e vocals echeggiati replicano ipnotiche trasposizioni ("Ambiguos") e fascinose melodie danzabili con scattanti movimenti del corpo ("Most Of You"). Bass line e voce alienante si mescolano al gelido sound generato dalle keys ("Cowboy") scomponendo l'aura seriosa a vantaggio di motivetti meno adombrati ma sempre contenenti insoddifazione e nevrastenie ("As We Down"). Liriche appassionate e musicalità dai colori del neon si avvicendano tra mesti spartiti di synth e basso (Long Breath-1983") incontrando tossiche esposizioni di vox riverberata e scheletriche edificazioni di drumming ("Il Sospetto"). Electro-wave di prima generazione vocalizzata da flessuose partiture e suono più pieno costruiscono episodi di elegante passionalità ("P.S.A.L.M") diramando ritmate combinazioni elettroniche dal sapore amaro e psicotico ("Bones") e ballabilissime cavalcate early-wave di splendida consistenza (The Perfect Beat"). Impronte tecniche più sofisticate e la chitarra di Max apportano valore aggiunto a schemi più sciolti, meno claustrofobici ("Long Breath-1985") trasfigurando il sound in mature ed evolute manovre dance oriented ("Space Invaders") testimoniando concretamente quanto la band sia stata in grado di offrire in termini di grande capacità esecutiva e perfetta abilitazione a competere con le più rappresentative icone delle retrovie new wave ("Messangers Of Love"). Una raccolta di importanza basilare, da possedere ad ogni costo. Gli estimatori del genere raggiungeranno incalcolabli livelli di estasi.
-|-|-» Un plauso alla Anna Logue Records per aver ripescato dagli abissi questo importante frammento sonico a prova di quanto la sotterranea avanguardia made in Italy sia stata all'epoca eccellente. Un grande pogetto i Carmody; quest'opera farà rimpiangere che abbiano inciso null'altro che tre demotapes lasciando dietro di essi un nostalgico, incolmabile senso di incompiuto.

- GARGAMELLA - Xacaras -

Lapo Marliani (classic guitar/piano/kazoo/harmonium) e Nicola Savelli (percussions/glockenspiel/keys/theremin/noises) costituiscono l'anima del progetto fiorentino Gargamella che dal 1996 propone una ricercata visione del concetto neo-folk esibendo un largo campionario di sonorità europee ed impiegando nelle opere multi-strumentazioni di appartenenza sia classica che etnica nell'intento di eviscerare temi e suoni che sanno andare ben oltre le consuete rotte. Le quattro tracce di questo mini costituiscono il preludio dell'imminente full "Teta Velata" realizzato in cooperazione con la label UTU Conspiracy, svolgendo esse la funzione di apertura verso soluzioni impegnate ed interessanti che piaceranno soprattutto a coloro i quali amano uno stile sobrio, ispirato ed evocativo. Il flauto di Alessandro Bosco intona l'omonima "Xacaras" incentrata su una remota composizione spagnola risalente al 1500 quì riedificata su textures chitarristiche, percussioni danzerecce e vocals che ricordano antiche terre riarse dal sole. "Danza Rossa" apre con lenti arpeggi di guitar che conducono in breve ad una vivace ballata dalle inflessioni spagnoleggianti ispirate a "Tempus Est Iocundum", una composizione del XII secolo anteposta alla successiva "Sybil" che dispone un serrato dialogo tra chitarra ed un cristallino bell-sound in un crescendo di altezze tonali e repentine discese ritmiche. "Novum Gaudium (Lost Version)" pennella infine un elegante affresco dai colori antichi eppure ancora vividi, mediante morbidi accordi di chitarra classica, soffusa drum machine e sporadici interventi di vox/noises. Il livello di preparazione compositiva è senz'altro notevole e la scelta della musicalità sposa un'impronta folk inequivocabilmente non usuale che rifugge da cloni e stereotipi. Se le premesse quì ascoltate si replicheranno nell'album significherà che il duo ha appreso la rara e sottile strategia per non deludere. Deponiamo molte aspettative in essi.
-|-|-» Proposta convincente, soprattutto per l'essenza di sterili tattiche espressive che avrebbero reso le tracce scarsamente avvicinabili. La studiata spontaneità dei suoni intriga l'ascolto con garbo e passionalità senza mai apparire rindondante o astrusa. Prima di parlare di "evento" attendiamo la completezza di "Teta Velata", anche se la mia istintiva opinione già suggerisce un esito ampiamente appagante. Onore ai Gargamella.

- BLUME - Rise From Grey -

Se attraverso la recente intervista per Dside i Blume hanno illustrato i loro intenti artistici, più concretamente "Rise From Grey" conferma pienamente quanto l'elevatura compositiva della band sia in grado di offrire, ovvero una romantica mixture di suono synthetico, liriche aperte, eleganti, armoniche, animate da accenti che traggono luce da retroguardie darkwave 80's e 90's. La validità della band, valutata sulle basi di un ascolto mirato al genere in questione, non è affatto aprioristica ma ben tangibile, rivelandosi appieno nelle dieci tracce che si avvicendano in questo full-lenght che non mancherà di disserrare le ermetiche logiche valutative degli ascoltatori ormai assuefatti da similari proposte. Enrico Filisetti (vox), Ivan Savino (keys/progs) e Daniele De Fabritiis (guitar) si muovono con una mirabile disinvoltura in una track-list promossa dall'ottima A Different Drum garante di una significativa distribuzione nonchè prestigiosa credenziale. Il prodotto che ne consegue è solidamente concepito, ogni brano sembra pianificato per insinuarsi nella memoria e risiedere entro essa per lunghi periodi ottimizzando un canto pregno di decadenza, l'immancabile aura romantica ed un apprezzabile spaccato sull'estetismo artistico che conferisce una certa reffinatezza ai contenuti delle liriche. "Fallen Horizon", opening track, funge da classico intro d'atmosfera dalle gelide fioriture di synth, infrangendo gli argini che conducono alla successiva "White Shades" che rianima danzabili sonorità synthpop old school dal delicato electro-romanticismo. Perveniamo quindi agli arpeggi chitarristici affidati all'incisiva "Walking In The Darkness" entro cui la calda voce di Enrico disegna viaggi oltre il reale, stemperandosi in un'equilibrata miscela di progs e keys su un'impronta ritmica scaltramente clubby. "Endless" spazia fino a decadenti traverse di wave elettronica dalle struggenti inflessioni mentre "It's Not Enough" configura un'esplicita strategia synthpop tessuta su orecchiabili accordi di tastiera e romanticismo lirico. Ancora suggestiva electro art in "Across The Bridge" e più avanti con la dinamica "Der Einzige" ammantata da flussi di key, drumming corposo, guitar molto "wave" e vocalizzi d'effetto. Giungiamo a "Desperate Love" che dispiega nature darkwave ricolme di sentimento e finezza ad libitum succedute dai toccanti innesti electropop di "Farewell", traccia dal refrain difficilmente evitabile. La strumentale "Bright Light" chiude degnamente la title-track proponendo una soffusa nube tastieristica musicata sul lento incedere dei progs, quasi fosse il saluto fino al prossimo ascolto. Non posseggo sufficienti doti di chiaroveggenza per prevedere quale altro electro-project italiano potrà essere definito nel 2010 "fenomeno dell'anno", ciò nonostante, analizzando il primo quadrimestre, non esito fin da ora a nominare i Blume quali candidati ideali al raggiungimento di questo ambito traguardo.
-|-|-» Nessuna pretesa di reinventare alcun concetto elettronico, nessun desiderio di varcare innovativi scenari inerenti a questo specifico panorama. Si percepisce nell'album una gagliarda freschezza ed una gradevole continuità esecutiva che non ha fallito nessun obiettivo, e di ciò i Blume dovranno tenere conto in futuro. I miei complimenti.

- MUNICH SYNDROME - Electronic Ecstasy -

David Roundsley proviene da San Francisco Bay e con questo terzo album autoprodotto esplora nuovamente ambiti eletttronici di varia natura, esattamente come suggerisce l'istintivo desiderio di sperimentazione insito nell'artista. "Sensual Ambience" del 2006 trattava perlopiù orientamenti downtempo e trip-hop supportanti brani ambient e jazzy precedendo il successivo album "Electro Pop" del 2008 più incline a soluzioni idm, techno, dance ed ebm coniugando il linguaggio binario di "zero" e "uno" a sonorità sempre più perfezionate e variegate. Il nuovo full lenght svela in pratica ciò che sarebbe potuto scaturire dalla combinazione tra il dance-system di Moroder ed il suono razionale dei Kraftwerk contaminando inoltre i risultati con microrganismi Art Of Noise, New Order e frammenti elettronici di matrice 80's. Le tracce, sedici, si strutturano su pulite basi di key e vocoder incominciando il percorso proprio con "Electronic Ecstasy", ibrido tra il concetto Moroder e l'electro germanica al quale succede "Always (Alone)", lineare electropop song dalle romantiche curvature di tastiera che rapiscono istantaneamente. "Anywhere (But Here)" esalta leggere sonorità alla Pet Shop Boys mentre "Dream Sequence #3" scandisce il ritmo con drum machine ben cadenzata su eterei tocchi di key. "Celebrate" gioca con danzabili soluzioni 80's e vocoder concedendo l'ingresso della suggestiva "2 Whom" sempre animata da drumming sequenziato e voce robotizzata che caratterizzano questa fascinosa traccia. Si procede con l'easy listening di "Endings (Rock remix)" ed in seguito con "Metro", pianistica ed elegante. "Dreams (Or Memories)" dirama ulteriormente lo spartito electronic-minded disposto fin'ora procedendo con "Fear.Panic.Dread." oscurata da un minimale flusso di key. Synth in primo piano anche per "Watching You" che riattiva le inflessioni post-Kraftwerk di cui l'album è pregno, raggiungendo le disimpegnate procedure tastieristiche di "Random". Appaiono nuovamente i chiari riferimen
ti moroderiani nella prima delle quattro bonus tracks, "Electronic Ecstasy (Extended Ecstasy Mix)", adattata ai dancefloors più cool, il remake della già ottima "Always (Alone)" quì in versione Full Orchestral Mix, la ricostruzione Here And Now Mix della metropolitana "Anywhere (But Here)" ed infine l'inedita "Signals", pacata esecuzione strumentale di prog e synth. Lavoro non accostabile all'electropop più in auge e riferito ad un ascolto meno specifico e tantomeno di tendenza. Un disco che potrebbe comunque rasserenare i lunghi kilometri percorsi in auto sotto l'imminente, torrido sole estivo. Se l'idea vi stuzzica..
-|-|-» Sperimentale rivisitazione di sonorità retrò senza irrigidimenti o pretenzosità: nulla a che vedere con altri progetti electro fin'ora ascoltati dalla maggior parte del pubblico. Lo stile MS si differenzia per leggerezza e disimpegno, elemento che terrà distanti da esso i cultori dell'electro-noise più oltranzista. Per tutti gli altri, la Sindrome attende di essere sperimentata.

- DYSPHERE - Black Rainbows Vol.1 -

"Due mondi a parte". Questa è l'unica, surreale definizione con la quale il progetto statunitense proveniente dalle Virgin Islands adopera per accompagnare le proprie note biografiche. Dysphere è una piattaforma electro-alternativa composta da Vanessa (keys/vox) e Chris (guitars /percussions/ violin/flute/ progs/softwares) i quali elaborano le quattro interessanti tracce di questo debut ep licenziato dalla Fairspring, anticipando l'imminente pubblicazione di una seconda e non meglio definita pubblicazione che sono assai curioso di verificare. I contenuti degli Arcobaleni Neri riferiscono una profonda vena malinconica che si snoda tra le delicate procedure elettroniche caratterizzando con fascino la tracklist e facendo convergere la fantasia verso trasognanti lagune di suono adatto ad un ascolto rilassato. "White Holes" accende il dispositivo sonico su sottili basi ritmiche al limite dell'idm addolcite dalla voce filtrata di Vanessa e da celestiali circonferenze di keys. Sempre i vocals "telefonici" della singer accompagnano la psychedelica ed ipnotica "Abyss Bliss" succeduta da "Dysphoria", traccia intelligente e poliedrica, tessuta su modulari cambi ritmici ed espansioni tastieristiche. "New Hope Of The Wretched" dona infine la stupefacente sensazione di scivolare in un irreale universo alternando cristallini multicromatismi alle assolute ombre del nero: lunghi fasci di key, sussurri, melodie incorporee e struggente sentimento. Eccone la sostanza. I contenuti del test quì analizzato invitano ragionevolmente all'ottimismo; il duo appare ispirato ed in grado di affrontare l'ufficiale banco di prova che auspicabilmente potrà rivelarsi un full-lenght. La forza delle emozioni è inarrestabile.
-|-|-» Fascinosi chiaroscuri di materia elettronica vissuti con passione e soavità. Il futuro dei Dysphere trascende dall'essere una semplice esperienza monofunzionale ma, al contrario, essa risulta articolata in molteplici segmenti carichi di sconfinata tristezza ed un magico tocco di follia. Adorabili.

- OBSCURE DESCENSION - Obscure Descension -

Dalla Florida l'industrial darker Adam Lane, attuale e trascorso collaboratore con Diverje e Starlight Lost, pubblica questo self-titled edito dalla Atrocity Records che piacerà ai frequentatori del clubs più avanguardistici ed attenti alle proposte d'oltreoceano. L'album incorpora tutte le classiche direttive del suono industrial che prevedono ritmiche infuocate, harsh vox, abrasivi innesti di guitar e torrenziali progs dalla nevrotica impostazione. Dodici episodi arricchiscono la track-list che prende via con l'allucinata "Paper God" dai proclami sciorinati con rabbia e dalle impalcature ritmico-sequenziali martellanti. "Watching You (Stalker Mix)" orienta la gittata dell'offensiva dapprima su un quieto intro ed in seguito verso accelerazioni percussive intrise di veleno vocale. "Betrayed" sfoggia sferzanti beats per minute per danze ultracyber anticipando la sporca percussività industrial di "Project 57" e l'ansimante cavalcata elettronica inscenata da "Do You Find Me Sadistic?", traccia dalle inquetanti pulsazioni technologiche per il perfetto ballo avanguardistico. Batteria high-energy anche nella strumentale "Eternal Sleep" elaborata su fredde logiche electro anteposte alla successiva "I Am Nothing" visceralmente concepita con martellante ritmica, campionari di suono glaciale, informi propagazioni di synth ed elevata ballabilità. Un tumultuoso sostegno di prog attenuato apre "Switch (Bleeding Mix)" che espande in seguito sibillini vocals echeggiati ai quali succedono i sedimenti elettronici dall'immediata combustione innescata dai synths appartenenti a "Anxiety". "Hollow Ground" batte pulsanti cadenze che risuonano tra le nebbie technologiche ed un canto scorporato da effects che rivela l'ottima timbrica vocale di Adam. L'incessante turbine di drumming congiuntamente a cinetiche textures compongono l'energica "Boys Beware!" che conduce infine ad una brevissima "(Music Box)" costituita essenzialmente da ventisette secondi di strampalato synth. L'impressione
globale è di un lavoro riuscito, non eccellente nell'originalità ma denotante una carica industrial capace di competere tranquillamente con i più blasonati cugini europei. Consistente.
-|-|-» Vocals schermati da acidi filtraggi, artifici elettronici di prim'ordine, pneumatica replicazione percussiva: concedetevi una sfibrante discesa nell'oscuro. L'esperienza potrebbe esaltarvi.

- VORTEX & BIRTHE KLEMENTOWSKI - Stille-Silence. Euthanasie in Hadamar 1941-1945 -

I tratti biografici del teutonico e fantasmagorico Omega aka Vortex li ho trattati tempo fa in occasione dell'ottimo "Phanopoeia", opera di ammirevole pregio dark ambient a cui conseguono ora le agghiaccianti sonorità di "Stille||Silence..." concepito in collaborazione con la giovane fotografa Birthe Klementowski la quale ha immortalato le evocative immagini del sito tedesco di Hadamar, inferno entro le cui mura perirono 15.000 persone facenti parte di un allucinato programma scientifico di eutanasia perpetrato tra il 1941 ed il 1945 dal regime nazional socialista. Tra le 62 pagine del libro è contenuto il cd stesso prigioniero come le urla, la sofferenza, le lacrime degli sventurati che rieccheggiano ancora tra le pareti ormai scrostate di quell'edificio d'orrore dall'asettico pavimento piastrellato in bianco e nero, i medesimi colori delle fotografie di Birthe che ritraggono i silenti corridoi, gli antri testimoni di scelleratezza fino al glaciale tavolo del laboratorio che nella tetra penombra si stagllia come un altare rivolto alle più oscure divinità. Quattro lunghe suites costituiscono la title-track licenziata dalla Ikonen Media e promossa dal progetto :Golgatha: capeggiato da Christoph D, dilatando all'infinito un sound buio che ascoltato sia attraverso le cuffie, sia i diffusori dello stereo, si distingue per capacità di incarnare lo stato d'animo, l'angosciosa attesa ed i suoni di un terrificante frammento spazio-temporale. "Stille I" simboleggia il primo tributo al dark ambient più rigoroso attraverso eterne propagazioni di laptop, fuggevoli tocchi di piano e rumoreggi di cardini concedendo il passo a "Stille II", crepuscolare cerimonia sonica che intorbidisce l'udito a mezzo di morbosi flussi di tastiera che inscenano un lugubre ruggito monocorde che accentua il già dominante senso di oppressione. Lo stentoreo respiro della vittima nell'agonia, l'incessante gocciolìo a rappresentanza degli ultimi istanti di vita, il tutto avvolto dalla più totale glacialità orchestrale scomposta in rarefatte combinazioni di piano e scie di materia tastieristica per "Stille III" anteposta all'inquetante climax che diparte dalle manovre d'organo campionato di "Stille IV (Requiem)", solenne epilogo dalle atmosfere da cattedrale. Realizzazione di suprema espressività rivolta ad un pubblico assolutamente predisposto al concetto di ambient più abissale e sensibile alle tematiche trattate nel suo nucleo. Per sperimentare sonoricamente il significato di paura.
-|-|-» Quali disperate, sconfitte entità si aggirino ancora tra le fredde stanze dei folli laboratori di Hadamar lo rivelerà l'ascolto meditativo del disco in comunione con il supporto visivo del book. Le sensazioni che ne scaturiranno potrebbero sconfinare dall'ordinario. Questo è Vortex.

- ACCESS ZERO - Living In Transition -

Virtuoso quartetto electro di Phoenix, Arizona, costituito da rilevanti discendenze: Steve (Azoic), Elias (Dubok) ora frontman della band in esame, Yana K ex tastierista degli Azoic nonchè abile violinista e Nick P meglio noto con l'appellativo del suo solo-project Sang.rÆL. La A Different Drum si occupa quindi di licenziare questa release dai basamenti ritmici spesso eccitanti adattati a congiunzioni vox-synth-progs ben bilanciate; forti di queste premesse la band si muove agevolmente nel suo territorio naturale ovvero un insieme di energica percussività dancefloor carica di spinte electropop e vocals intriganti ("These Things They Fell Apart") accomunando accenti sfumati di neo-decadenza technologica ("Little Stranger"). Irruzioni soniche al limite dell'industrial aggrediscono attraverso una robusta estensione ritmica, acidità tastieristica e vocalizzi dal refrain incattivito ("Broken") proseguendo con danzabili concatenazioni di sequencing e beats per minute miscelati alle abili intonazioni del vocalist ("Going Nowere"). Massicce dosi di electro-pulsazioni dall'aspetto elegante si ergono con la disinvoltura di chi conosce l'arte della danza post-moderna e come attivarla ("Away") sapendo perfino sfiorare l'anima esplorandone gli ambiti più sensibili e malinconici mediante liriche cantate in duetto male/female con l'intervento vocale di Rian Miller ("Let It Go"). Affilati lampi di synth sezionano nevrasteniche costruzioni electro-industrial ("Draw The Line") virando in seguito verso i melodici reticoli di programming e vox trascinante incluse nel single che ha degnamente preceduto l'album ("Lost Among The Reign"), non tralasciando le reminescenze wave di scuola Soft Cell che ispirano avanguardistiche cover da pista ("Tainted Love"). L'asettica energia elettronica affidata alla sezione progs ricrea futuristici scenari sgombri da qualsiasi impurità sonora e colmi di affascinante, ritmata melodia synthetica ("Years Of Wasted Time") concludendo la tracklist mediante ipnotici flussi di electro-materia decantati da vocals dai quali traspare un amaro risentimento ("In These Dreams"). Album collocabile nella media ma carico di rilucente cultura futuristica, come suggerisce precedentemente all'ascolto la persuasiva immagine nell'artwork della sleeve. Voltate pagina se ritenete di possedere ormai quasi tutto l'acquistabile nello scenario electro: diversamente, se l'archivio attende di essere completato, dedicate con fiducia parte dei vostri risparmi agli AZ che sapranno ripagarvi con oltre cinquantasette minuti di sagace tendenza technologica.
-|-|-» Progetto che si affaccia al mercato alternativo con un lavoro che difficilmente riscontrerà opinioni sfavorevoli. La complicità di una label di spicco offrirà alla band credenziali che non verranno comunque contraddette da una title-track non eccezionale ma sicuramente di buona ideazione adatta ad un vasto campionario d'ascolto. Tutto ciò in attesa di una ulteriore, ancor più accattivante evoluzione.

- NTRSN - People Like Gods -

L'electro-body-music elaborata della piattaforma belga NTRSN (contrazione di "Intrusion") è l'esatta combinazione tra gli stili meccanici dei Front 242 ed i Cabaret Voltaire; l'esclusivo utilizzo di strumentazioni analogiche fa di PI (Carbon Twelve/DKW/Minimalistix/Code By Code) e DB (Kill Vision) i fautori di un repertorio elettronico di concezione retroguardistica altalenante periodi di grande diffusione ad altri di semi-stasi. Assi nella manica del progetto ora nel mio lettore sono la preziosa collaborazione con Maurizio Fasolo, leader dei Pankow, che firma due tracce dell'album in esame curandone personalmente anche l'artwork, ed il supporto di Peter Van Bogaert dei Liquid-G. Inoltre Bram Declercq (alias DB) detiene il doppio ruolo di vocalist sia in ambito NTRSN che nella nuova line up dei Pankow denotando un'ampia capacità di aggredire gli schemi sonici rivelando nelle tracce una pregevole energia counicativa. La compagine si attiva quindi rilanciando un genere che forza le linee dell'anonimato per porsi in luce dinnanzi ad una platea sempre più disincantata disponendo ben tredici episodi di electro old school delle quali "Flashback" costituisce l'opening, costruzione eccezionalmente attigua agli schemi d'assalto F242 con nevrotiche scariche di drum beats ed abrasioni vocali. "People Like Gods" proietta nell'iper-spazio eleganti messaggi di elettronica robotizzata, il ronzìo dei samples di "Never Before (Section One)" anticipa il rito inespressivo della drum-machine e dei sequencers mentre il dinamico apparato ritmico di "Coming End" sferza il tempo utilizzando apocalittiche liriche di sostegno. "You See Me" espone secche e ballabili elaborazioni di progs così come l'algida "Bodychange" dispiega un'irresistibile parade di electro-percussività, calcolate sezioni di vox e tecnicismi sonici da pista. Giungiamo alla prima traccia prodotta dal citato Maurizio Fasolo, "Man Is Machine", che non smentendo il titolo allinea asciutte quadrature di sequencing ad un dualismo drumming-vox lineare e spietato. Gocce di mercurio precipitano ipnoticamente dall'essenziale "Chaosfields" concedendo l'ingresso delle arie techno-darkly di "No Remorse" e del secondo capitolo promosso da Fasolo, "Never Before (Section Two)", una continua collisione di pulsazioni electro-meccanizzate, rumori industrial e vocals imperativi. La strumentale "Ho!La!" gioca disinibita con le architetture moderniste dei synths procedendo nella track-list con l'incalzante percussività dance oriented di "We Hate You" che armonizza torrenziali flussi di programming a una simil-guitar campionata intersecando metronomicamente le battute ritmiche. Medesimo tatticismo anche per "Black Hole" dall'electroverve pungente, cementata su ballabili fratture percussive anteposte al celestiale e non titolato brano di coda che sfoggia semplici, lucenti tocchi di synth ed accordi da sogno. Apprezzo nell'album l'abile strategia di una title-track mai troppo uniforme, interagente con una benchè limitata spazialtà che tuttavia conferisce al lavoro una convincente completezza. Vive l'electro!
-|-|-» Il sound propulso dalla drum machine fende il ritmo senza tregua disciplinando le tracce con ferrea autorevolezza e non concedendo nulla all'improvvisazione. Un album dal carattere tenace, che durerà nel tempo. I NTRSN non saranno degli "dei" ma dimostrano comunque di saper compiere piccoli prodigi utilizzando la sofisticata materia tecnologica. Persuasivi quanto occorre.

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- NOVA PULSAR - Nova Pulsar -

La tentacolare esplorazione Dsidiana approda anche in Ecuador, terra che ha donato i natali all'electropopper Roberto Alvear aka Nova Pulsar, attivo compositore che ha collezionato collaborazioni come remixer per progetti quali Carved Souls, Ecstatic Mood, Dossier Secrets ed Electromancer. L'ep in questione è in realtà un'inedita raccolta di demo-tracks dall'esclusiva finalità valutativa in attesa di un concreto ed ufficiale debutto su cd. I dieci episodi in esame traggono ispirazione dalla cultura synth-electropop europea prodiga di sequencers, programming e keys in aggiunta a vocals aperti, nel caso di NP espressi in spagnolo. "Fantasma" esordisce con un innocuo easy-synthpop radiofonico che tuttavia evidenzia una buona intonazione vocale, la stessa presente nella ballabile electro-dinamicità di "Miedo", anch'essa allineata ad un diagramma sonico bisognoso di maggior autorevolezza. "Sentimientos Grises" denota una pregevole evoluzione in meglio attraverso melodie globalmente più accattivanti ed arrangiamenti meno ingenui. L'inconfondibile tratto di Chris Ryder, frontman degli italiani TourdeForce, firma la valida "Save Me" musicata su calibrati tocchi di synth accerchiati da un disimpegnato supporto sequenziale mentre "Cenizas De Amor" recupera consuete sonorità synthpop oriented. Al progetto tedesco The Rorschach Garden è affidata la rielaborazione in versione mix di "Save Me", in verità non diametralmente dissimile da quella di Mr. Ryder, per proseguire con l'azzeccato Capri mix di "Miedo", ulteriormente arricchita di effects e samples. "Demencia (Ecstatic Mood remix)" propone un ottimo dancefloor di tendenza electropop, "Cenizas De Amor (Nu/Wave remix by Tecnoman SF)" elabora pulsanti radioonde assolutamente ballabili esortando l'ingresso della conclusiva "Quédate (Nova Pulsar)", traccia orecchiabile ma senza autorevoli contenuti in grado di stupire. Il quadro complessivo di NP suggerisce buona intuizione creativa ma ancora troppo confinata allo stato embrionale per essere descritta in termini più elogiativi. Una più spregiudicata originalità e più coraggio nelle armonie potranno sicuramente far emergere Roberto Alvear dall'attuale condizione di immobilità. Se così sarà non mancherò di descriverne positivamente i meritati progressi.
-|-|-» Livello di entertainment ancora in fase di sviluppo. Non mancano nell'avanzare della track-list i timidi segnali evolutivi che devono obbligatoriamente essere perfezionati fino al raggiungimento di tracce più solide ed in grado di reggere il confronto con altre e più agguerrite realtà emergenti. Proibito agire diversamente.

- NEKYIA - Alchemalady -

Che il significato del nome "Nekyia" sia inteso, come dall'antico poema greco, "viaggio notturno per il mare" o "discesa agli inferi", esso si adatta perfettamente al crepuscolare terzo album del duo polacco impersonato da Grasi/Manuzi posteriormente al buon "Purgatory As The Serpent Domanin" e "Slowmotion Downhells", entrambi ombrosi distillati di dark ambient dai tratti manicomiali. Le 456 copie del lavoro sono reperibili nella loro artigianale sleeve costituita da una cardboard e tre altre cards che ne costituiscono l'involucro dorato, donando anche esteriormente l'impressione di trovarsi innanzi ad un lavoro complesso, introspettivo, da assimilare con ampia consapevolezza. Il sound espresso in "Alchemalady" è un fitto reticolato di dettagli elettronici, percussività industrial ed un melange vocale maschile e femminile dagli inserti religious suddividenti la tracklist in dodici capitoli numerati per un totale di quattordici tracce delle quali l'arabeggiante "Prologue" funge da breve introduzione esaltando brume tastieristiche, chitarra ed una caotica trasposizione di suoni fino a giungere alla solenne freddezza orchestrale di "Opus Begins In The Land Of The Dead". Una fine miscela di neo-folk ed ambient notturno anima "Initial Difficulty Requires The Differentiation" posizionata su roche inflessioni vocali, phatos marziale e percussività cavernosa; perveniamo in seguito a "In The Forest Of Growth And Possibility" che amplia il senso di glacialità attraverso uno scarno pentagramma tastieristico e canto ossessivo che non conosce melodia. "Do Not Tempt The Gods To Sign" flagella il ritmo con apporti di lenta percussività industrial che attiva un meccanico circuito di progs in comuinione con la gutturale coraltà maschile sempre intrecciata a quella soave della vocalist unendosi successivamente alle claustrofobiche disarmonie electro-dark di "Far Into The Ineffable". Sfumature decadenti si elevano dall'essenziale cantico di "She's The Mist Which Waters, Which Drowns", traccia che impone la particolare predisposizione dell'ascoltatore nel saper coglierne le tenui atmosfere malinconiche congiungendosi in seguito alle tormentate emissioni di key-prog e vocals psicotici inclusi nella patologica "Not To Do Penance For The Universe". Echi percussivi, basse pulsazioni di programming evolvono da "Lost Opposite" mentre i mistici vocalizzi di "Secret Garden Of Hell" incorniciano il proprio introverso tracciato strumentale. Vocals maschili più definiti si estendono dall'esangue orchestralità di "First Of The Conjunctions" identicamente alle asciutte percussioni di "Self-Restranting Of The Haughtiness" che ne circoscrivono il femmineo, religioso canto. Avanziamo con l'ipnotica ritmica tribale di "The Wanders Rests After Death" in sostegno ad impuri soffi di flute campionato ed infine con i vuoti accordi introduttivi di "Epilogu" che si sviluppano nel nucleo della traccia in un'austera fioritura di drumming da marcia e fraseggi distaccati. Opera contro-melodica, torbida e fredda come le nebbie invernali: l'effetto della mescolanza tra vari elementi sonici, pur non differenziandosi sostanzialmente da altre equivalenze sul generis analizzate fin'ora, fanno di "Alchemalady" un album interessante rivolto ad anime perturbate.
-|-|-» L'originalità presuppone pur sempre una pesante controparte di semi-anonimato spesso ostiica da rimuovere e facilmente interpretabile come astrusità compositiva. I Nekyia hanno scelto coerentemente di appartenere alla schiera di artisti "maledetti" così difficili da avvicinare e da comprendere. Siamo al cospetto di un sottogenere che solleticherà la curiosità degli outsiders più cerebrali: cultori delle armonie solari astenersi.

- PULCHER FEMINA - Darkness Prevalis -

L'electro-man capitolino Roberto Conforti ritorna a far parlare della sua piattaforma technologica PF che ridecolla con la più recente, e matura, creazione promossa dalla Decadance Records costituente la terza operazione ufficiale dopo il lontano "Shadow Of The Lovers", "Fallen Of The Angels" del 2000 oltre al più remoto, omonimo demo "Pulcher Femina" del 1998. C'è qualcosa di profondamente romantico in questo nuovo album che sfida l'asetticità delle elaborazioni ultra-modern esaltando soluzioni melodiche estremamente coinvolgenti e fascinose. Tredici, tale è il numero degli episodi inclusi nella title-track energizzati da un preciso diagramma sequenziale come nella bellissima apertura costituita da "Light Deprivation" dalle ripartizioni vocali magnificamente espressive ed intonate con passione che viaggiano futuristicamente su una celestiale scia di programming. "Deepest Sins" propaga struggenti trame electro-vocali armoniche e toccanti mentre la susseguente "Bio-illogical Progress" incorpora danzabili partiture electro-wave ad un malinconico contesto vocale. Aggraziate e vigorose onde di sequencer irradiano la neo-decadenza di "Tragic Heroes", traccia impreziosita da un pulsante apparato ritmico in perfetta combinazione con un incantevole filamento di vox al quale succede il diorama avanguardistico affidato alla lenta e profonda "Last Time". Brillanti tocchi di synth aprono "Grim Surroundings" emozionale quanto avanzata nella sua garbata livrea electropopper sapientemente armonizzata alla successiva "Broken Hearted" il cui rigoroso calcolo di programming non sovverte lo straniante senso di abbandono al quale la song sottopone. "Holy War" riluce di adombrate rifrazioni elettroniche che si stemperano in un oceano di mesto sentimentalismo conducendo alle sonorità dance-oriented di "To Fight:To Find", seducente distillato di suoni technologici frammentati da percussività mid-tempo. "Love You To Death" si offre con la medesima grazia petaliforme di una rosa colta in un giardino extra-planetario, parallelamente alla successiva "From Here To Infinity" che replica l'identico concetto sonico trasognante ed incorporeo. Le vibranti emozioni disseminate nel percorso di "Out Of Control" rapiscono i sensi attraverso un educato drumming, synthetiche fluorescenze strumentali e vocalizzi che diffondono un'aura carica di struggevolezza trasportando l'ascolto verso la conclusiva "Face The Fear" dalle calibrate congiunture electro-percussive intersecate da vocals densi di ricchezza armonica ed accordi che interagiscono con l'infinito. Per quanto le tenebre si adoperino a prevalere, esse non oscureranno mai la luminescenza di un album formalmente impeccabile come quello appena ascoltato.
-|-|-» Complicità, estetica ed eleganza regolano i contenuti di questo full lenght attorno al cui nucleo roteano disciplinatamente tracce che compenseranno l'imperativo fabbisogno di electro-energy comunicando contemporaneamente ciò che l'anima desidera sentirsi sussurrare. Impossibile sottrarsi a tanta avvenenza.

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