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-|-|-» [ RECENSIONI / Review ]

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- SAGITTARIUS / SONGS FOR THE IVORY TOWER -

Cornelius Waldner è Sagittarius e 'Songs From The Ivory Tower' è il secondo album dopo 'Die Große Marina' ben mixato (e prodotto) da Marcel P. per la nostra amatissima Cold Springs records. I collaboratori? Tanti, e tutti di spicco: Marcel P. (Von Thronstahl), Herr Twiggs (Kammer Sieben), il 'nostrano' Damiano Mercuri (Rose Rovine e Amanti), Troy Southgate (Herr - Seelenlicht) e Philipp Jonas (Secrets of the Moon); i testi? Quasi tutti in tedesco, e sono tratti da poemi di Stefan George (in 'Das Lied'), Bernhard Von Uxkull-Gyllenband, Gottfried Benn, Ludwig Uhland e Timo Kölling. Tutti questi elementi non possono che amalgamarsi dando luce ad un lavoro gentile, sottilmente introspettivo, che richiama recondite sensazioni nostalgiche. Un connubio di veri strumenti tra chitarra acustica e flauti, su cui risalta il piano di Cornelius come nella strumentale 'In Signo Solis', 'Cupid Dissolvt' o l'oscura 'Nova Apocalypsis' che lasciano ampio spazio all'immaginazione di sbiadite e polverose albe malinconiche da osservare in ricercata solitudine, appagata solo da se stessa per una pacata riflessione. Si arriva al neofolk classico ma sulle quindici tracce c'è ampliamente spazio per melodia e neoclassicismo, e la seconda metà del disco è forse quella che si gradisce meglio, visto che la prima pècca leggermente di ripetitivismo. Da menzionare anche la già famosa 'Europa Calling' (cover dei Forthcoming Fire), '’Der Gute Kamerad’ dove Southgate è accompagnato da Damiano Mercuri, l'angusta 'Trunkene Flut' (Gottfried Benn) e per finire in bellezza: 'The Song' la bonus track narrata da Troy Southgate con fiabesca enfasi.
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Un lavoro semplice quanto curato, prezioso, emozionante, che terrà compagnia in questi primi giorni autunnali guidati per mano dal piano di Cornelius in attesa di un giorno migliore sulla cime della torre d'Avorio.

- DEADFLY ENSEMBLE / A Seed Catalog For Extinct Annuals -

Come già citato nell'intervista pubblicata su Dside nell'apposita sezione, scopriamo il solo-project di Lucas Lanthier in ottima forma e con un traguardo sonico di un certo spessore che si differenzia dal precedente per ritmiche e sonorità meno "legate" e più veloci. L'introduzione, azzeccatissima, di Marzia al violoncello e del percussionista Dizhan Blu integra valore aggiunto ad un suono non certo immediato ma gratificante a chi sa trarne debito godimento. L'album licenziato dalla Trisol consta di undici tracce caratterizzate da una percettibile melodrammaticità, un cammino inquieto che sa di decadenze psicotiche e vecchi teatri abbandonati a sè stessi dove solo sfuggenti ombre e lugubri spettri di attori possono risiedere; un esempio di questo concetto lo si può verificare fin dall'"Intro", rarefatta ed evocativa. "Polymelia And The Satyr" gioca con vocals dal lirismo manicomiale e frange darkeggianti, attorniati dalle corde della viola ed un drumming orchestrale. "Revenge On The Nursemaid" è l'astrazione musicata di un teatrino dove allucinate marionette inscenano una ballata dalle batterie secche march rythm, cello e basso. Vivace introduzione ritmico-chitarristica per "Meaty Bones And Porridge" entro cui predominano i vocals di Lucas come fossero illuminati in un desolato cabaret: un episodio molto attiguo alla band di provenienza genetica del singer, i Cinema Strange. Un ottimo piano struggente e perpetuo annuncia "The Adventures Of Jonas Mauken" dove il drammaturgo cantante intesse un bel poema dal lirismo accorato e sempre impregnato dalla solenne disperazione. "Dirty Weather" ha la caratteristica tutt'altro che marginale di appropriarsi dell'ascoltatore e trasportarlo con sè in un flusso magnetico dal quale uscire è assai arduo. Chitarra, keyboard, viola e vocals compongono la song dalla totale assenza ritmica. Un breve spezzone cinematografico introduce ora "Queen Maude's Pirates" dagli oscuri riflessi Virgin Prunes, basso, drumming scattante e duetto male-female vocals. "Ursus Arktos The Bachelor" rimanda attraverso lente cadenze per minuto, immagini di spettrali figure antropomorfe danzanti al ritmo di questa celebrazione sonica ove il palpitante nucleo decadent-dark si snoda tra i vocalizzi di Lucas e le consuete orchestrazioni di background. L'arabeggiante "Dishonest Corset" modula basso, batteria e chitarra pizzicata, in una allucinata nenìa a nostro giudizio troppo prolissa ed a tratti noiosa. "Tiny Little Things", evocativa e scurissima, basa la sua essenza su un drumming scandito lentamente integrato a chitarra, canti distantissimi di sporadici fraseggi pronunciati con insano accento che si stempera all'interno di inquietanti echi. Sdrammatizza il tutto "Lecture: The pre-decimalization monetary system for Great Britain", una lettura musicata esclusivamente da sibili, emulazioni vocali di percussioni jazzy e spensierato fischiettamento da passeggiata. Album inaccessibile ad un semplice ascolto superficiale. Necessitano, pe r i neofiti, ripetute dosi successive per interagire completamente con esso. Se ciò avvenisse significherà che l'inclinazione individuale sarà compatibile col prodotto in esame ma, prima che ciò accada, consigliamo caldamente di predisporre un animo senza pregiudizi al fine di non perdere una preziosa occasione per accostarsi ad un artista il cui valore può davvero stupire.
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Album dalle tinte forti e dal temperamento anticonvenzionale che entrerà a far parte a pieno titolo dell'eletta schiera di preferenze Dsidiane del 2008"

- ASHBURY HEIGHTS / MORNINGSTAR IN A BLACK CAR -

Intrigante proposta in nove atti, molto clubby, questa a cura degli svedesi AH uno dei più chiacchierati microprogetti electro dell'anno in corso. Semplicità ed intuizione. Forse il segreto dei consensi riscossi dal loro stile risiede davvero in questa snella formula creativa che prevede melodie irresistibilmente catturanti ed una ritmica frizzante che si adatta alle piste con disarmante disinvoltura. Licenziato dalla prodiga Out of Line questo piccolo scrigno sonico racchiude solo una sintesi del loro effettivo potenziale che si percepisce immediatamente con l'omonimo "Morningstar in a black car" dove il duo Anders H / Jasmine U, avvia un processo electro strutturato da male vocals dalla timbrica profonda e synths "leggeri", tenendo comunque le debite distanze da pericolosi innesti commerciali. Raggiungiamo "Spiders", pezzo electrodance ad effetto garantito al 100%, incredibilmente adatto a risollevare eventuali cali energetici in qualsiasi club nonchè asso nella manica di ogni dj a lternativo. Il refrain iperorecchiabile non lascia tregua e le arie dall'antico retrogusto 80's rimarcano ancora quanto quella matrice stilistica sfunga ancora da ingrediente indispensabile per la prorompente riuscita di tracce simili. "Die by numbers" possiede un'intelaiatura ritmica inestricabilmente electroclash in cui la voce di Jasmine si rende protagonista mentre "Smile" propone un catturante sound melodioso vocalizzato prevalentemente da Anders e ripartito su linee di synths e drum machine che disegnano scenografie virtuali policromatiche. Estratto dal loro demo del 2005, "World coming Down" assume i connotati di una brillante testimonianza electrowave, una converge un suono non certo destinato a destare scalpore ma perfettamente idoneo ad allietare i minuti con musicalità diretta e onesta. in "Stormbringer (Aerial Mix)" si rileva un electrosound di inarrestabile efficacia mostrando esso uno stile sobrio, potente, che nulla ha che invidiare a blasonati big attigui al genere. Il vocalist, in questo capitolo, inscena un paradigma molto "wave" dall'impronta travolgente e quì la resa complessiva del brano sale di parecchie misure, essendo anch'esso assolutamente indicato alle eterne nottate dei dancefloors. Gli UnterArt remixano "Spiders" in un episodio dove, francamente, ci saremmo aspettati ben altro, creativamente discorrendo. Esito positivo, certo, ma alquanto riduttivo se consideriamo oggettivamente le enormi potenzialità del brano in questione e le capacità tecniche della band elaboratrice. Messaggi elettronici pre-codificati ed automatismi robotici a cura degli Agonoize li rileviamo nella rivisitazione di "Die by numbers", dove dosi letali di elettronica iniettano imperativo desiderio di cyberdance. Le Marsheaux remixano infine "Smile" con maniacale precisione e pulizia sonica. Ne deriva una bellissima rielaborazione dalle keyboards liquide e synths saturi di suoni vellutati per una electro-scultura dal profondo respiro dance. E' presente inoltre, com e decima opzione, nientemeno che il video di "Spiders" che allieterà senza dubbio alcuno l'esigenza di dare un volto ai vocalist fin'ora ascoltati. Possiamo affermare che nell'ambito del progetto AH non manchino affatto le risorse ispirative per poterci attendere presto un nuovo capolavoro.
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Non saranno considerati degli outsiders ma il loro talentuoso electropop non può lasciare indifferenti

- LEGION WITHIN / THE EMPTY MEN -

Prodotto da Jules Hodgson dei KMFDM e contenente remixes a cura di Sascha K. e Steve White, questo sette tracce accoglie in sè il pensiero politico/artistico del quintetto di Seattle influenzato fortemente da flussi di dark-rock romantico. La voce "bauhausiana" di William Wilson esprime profonde modulazioni che conversano perfettamente con l'intero impianto orchestrale azionato da menti lucide e mani capaci, non trascurando affatto l'elemento fondamentale della fantasia compositiva. "Fascisti" apre il sipario: brano nevrotico che trasmette immediatamente un refrain carico di fredda rabbia repressa che si accorpa ad una intelaiatura strumentale di guitars pesantissime e drum beats incessanti. "Wrath of the Empty Men" potrebbe risultare, nel suo primo tratto, un mix tra Peter Murphy e Chris Isaak di "Wicked Game". La song rivela in seguito romantiche evoluzioni chitarristiche che sgorgano copiose dagli strumenti a corde di Shannon Cole e William, mentre "Rise" è una traccia inquieta co me un incubo darkeggiante che protrae i suoi artigli a gremire l'animo che soccombe ad essi con sorprendente facilità. L'impronta Love & the Rockets, impressa nello stile esercitato in questo episodio, è tangibile fin dall'apertura. "She Chides", maestosa ed austera, è ammantata dai decadenti accordi vocali del singer che procurano estese lacerazioni dell'anima mentre duellano con il synth e drumming cassa-rullante mid speed. "Led Astray" inscena una struggente ballata dark-rock con interventi di synths dove il vocalist sfoggia una timbrica malinconica di sicuro impatto emotivo che si intreccia a lungo al connubbio chitarra ritmica-keyboard. Electro sound pulsante e ballabilissimo quello incastonato nel remix di "Fascisti ( Kaptin k's Ultra Heavy beat Remix)": ipnotica rotazione di drum machine incardinata a sostegno dei programming, dei fraseggi di William e dei frammenti campionati della voce del presidente Bush inseriti ad hoc nei punti strategici della traccia. Concludiamo con "G lass Ships (Mutiny Mix)" dal concetto ritmico assai dinamico punteggiato da finiture dance floor alternative. Granitici guitar noises tormentano la song combinando il suono potente di un industriial-rock ad un irresistibile schema espressivo di comprovata efficacia. Un mini-album ed una band da amare incondizionatamente.
-|-|-» Lavoro oggettivamente valido ed intrigante quanto basta per rendersi desiderabile. Promosso.

- ARCANE / ENRAPTURED SERENE MESMERISM -

Con Enraptured Serene Mesmerism siamo trasporti da subito in quella dimensione sognante e sospesa che avevamo trovato anche nel precedente lavoro di ArkanumX, meglio conosciuto come IkonX ed ex membro dei Fiendish Nymph e Daemonia Nymphe. Tratto caratteristico di questo lavoro — a cui prendono parte tra gli altri Drag, Stephen Svanholm — è l’alternarsi di momenti di delicatezza, per lo più segnati dalla scintillante voce di Arcanstra M., ad altri assai cupi e tormentati. Nonostante ciò la musica si perde in brani assai ripetitivi — costruiti intorno a sonorità che si riecheggiano e richiamano senza inventiva — non riuscendo così a far vibrare chi ascolta. I soli momenti di tensione sembrano emergere nel brano d’apertura, in Nereida Temptressa e nella conclusiva Mesmeric Seduction — tutte e tre caratterizzate da una riuscita aggregazione tra l’elemento vocale e quello musicale. Il brano conclusivo poi, mi ha riportato alla mente alcuni degli esperimenti vocali di Diamanda Galà.. ma privo però dell’ipnotica rabbia infernale dell’artista americana.
-|-|-» Un lavoro che non riesce a spiccare il volo.. aspettiamo con fiducia il prossimo lavoro..

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Enraptured Serene Mesmerism brings us immediately into a dreaming and surreal dimension, the same as we found in the preceding work of ArkanumX, better known as IkonX who was an ex member of Fiendish Nymph and Daemonia Nymphe bands. A typical aspect of this new album — in which Drag and Stephen Svanholm collaborate with others — is the alternation of delicateness, which is marked by the sparkling voice of Arcanstra M., and of tormented gloominess. Notwithstanding that, the music doesn’t succeed to move the listener because the songs are quite repetitive and monotonous. One could find the only real moments of tension in the first song Enraptured Serene Mesmerism, in Nereide Temptress and in the last title Mesmeric Seduction — which are all characterized by a successful fusion among the musical and the vocal components. The last song echoes the vocal experimentation of the American artist Diamanda Galàs but without her hypnotic and devilish anger.
-|-|-» This is a work that doesn’t take flight.. we’re waiting with confidence for their next album..

- SLEEP RESEARCH FACILITY / DEEP FRIEZE -

Dopo Nostromo, Sleep Research Facility pubblica, sempre con la Cold Spring, questo lavoro ispirato dall’immagine delle lontane terre dell’Antartide — come emerge chiaramente dalla scelta di intitolare i vari brani con delle coordinate geografiche. Il tentativo di dar voce a un panorama fatto di ghiaccio e vento, porta a un nichilismo sonoro totalizzante che non fa alcuna concezione a chi ascolta: pochi suoni, freddi e lontani si compongono lentamente a sporcare un silenzio quasi assoluto fatto solo dallo spirare vigoroso del vento… I brani, tutti estremamente lunghi, si susseguono intrecciandosi fluidamente nella rappresentazione di uno spazio dominato da uno sconfinato nulla…
“Deep Fries” è un disco estremamente evocativo e, a mio modo di vedere, questo aspetto gli dona un’intensa spiritualità
-|-|-» Da ascoltare in un silenzio assoluto per assaporare l’articolarsi di suoni assolutamente glaciali !!

- SHINJUKU THIEF / THE SCRIBBLER -

The Scribbler esce una prima volta nel 1992 in sole 500 copie, come accompagnamento per “K” un’installazione ispirata alla città di Praga, patria di uno dei più grandi scrittori Franz Kafka, e commissionata dall’Australian Lygon Arts Festival. La riedizione attuale si deve alla Cold Spring Records che ha riportato a nuova luce questo intenso lavoro, rimasterizzandolo e aggiungendovi una serie di video clips a firma di Richard Grant. Lavoro multiforme e di ampio respiro questo che non si presta ad alcuna rigida classificazione in un genere definito ma integra in modo personalissimo influenze musicali diverse. Infatti, a momenti di quiete apparente, segnati da una componente più melodica e orchestrale o dal ritorno di alcuni temi introdotti dal pianoforte — come in Threats And Violence — si alternano momenti di drammatica tensione in cui l’autore si trova più a suo agio con sonorità ambient o industrial, che irrompono qua e là nei diversi brani come a sancire la rottura dell’ordine e della quiete creatisi — come accade tra gli altri, nel brano d’apertura The Assessor o in Proceedings o in Degress of Acquittal. A brillare su tutto è il carattere visuale della musica
-|-|-» È un lavoro imperdibile, intenso e toccante, di cui si può apprezzare il suo essere oltre i generi, il suo sapere giocare con sonorità diverse in modo intelligente e consapevole a comporre un disco che non conosce momenti di noia..

» --------------------------------- English Version --------------------------------- «

The Scribbler was published for the first time in 1993 in just 500 copies. This album was originally planned to accompany a visual installation inspired by the city of Prague and above all by one of its biggest writers Franz Kafka. The Cold Spring Records republished the album digitally remastered with the addition of some video clips realised by Richard Grant. The Scribbler has an incredible broad horizon that doesn’t permit one to classify it into a specific musical genre. In fact, it alternates from one genre to another unifying different musical influences in a very personal manner. Some moments are delicate and characterized by melodic and orchestral formulations and by the returning of some musical themes played by the piano — as in Threats And Violence — but at other times which are very intensive and dramatic, the author prefers to use ambient and industrial sounds in order to break the calm and the quietness created — examples of this are in the songs such as The Assessor or Proceedings or Degrees of Acquittal.
-|-|-» This is an intense and stirring album of which one can appreciate its capacity of unifying different sounds in an intelligent and conscious manner. The music has a strong visual impact and it is never boring.. Don’t loose it

- INANNA / DAY OF TORMENT -

Inanna, divinità Sumerica della fecondità e della bellezza, è il nome scelto da Mikael Stavöstrand per designare un progetto musicale nato agli inizi degli anni ’90, quando faceva ancora parte degli Archon Satani con Thomas Petterson — poi mente fondatrice degli Ordo Rosarius Equilibrio. Sono trascorsi 15 anni dalla sua prima uscita per la Staaplaat, ma Day of Torment che si può considerare uno dei capostipiti del genere death industrial — per l’esasperazione dei toni opprimenti e agghiaccianti e per i frequenti riferimenti a tematiche esoteriche — non sente il peso del tempo ma mantiene intatta tutta la sua forza sonora. Rumori roboanti, percussioni ossessive, voci distorte, suoni di campane in lontananza, dipingono un’atmosfera orrorifica e angosciosa ma intensa e mai scontata. Tra i brani più significati Zounds, Zonei, Her Essence ma soprattutto i quasi 18 minuti della raggelante Submission To Solitude I-III.
-|-|-» Un tuffo in un’oscurità assolutamente demoniaca. Assolutamente da non perdere !

» --------------------------------- English Version --------------------------------- «

Inanna, the Sumerian goddess of beauty and fertility, is the name chosen by Mikael Stavöstrand for one of his music projects that was born in the beginning of the 90s when he was still a member of the band called Archon Satani with Thomas Petterson — who was supposed to have created the Ordo Rosarius Equilibrio. Even if fifteen years has passed by from its first publication by the Staaplaat Records, Day of Torment doesn’t feel the heaviness of the passage of time but it still has all its musical strength. Sturdy sounds, obsessive percussion, distorted voices, bells playing in the distance depicting a horrific and anguished atmosphere which is very intense and has never to be taken for granted. The more expressive songs of the album seem to be Zounds, Zonei, Her Essence but, above all, are the fearful 18 freezing minutes of Submission To Solitude I-III.
-|-|-» Don’t loose this album which is considered as the origin of the subgenre “death industrial” because of the exasperated use of oppressive sounds and esoteric themes.. a real jump in a devilish darkness

- INFIERI / THROUGH THE NIGHT LIGHTS -

Darkwave, electrodark. Comunque lo si voglia definire, amiamo lo stile compositivo del trio romano che resta innegabilmente contaminato da evidenti reminescenze 80's appartenenti alle scuole più illustri. Non mancano riferimenti espliciti ai New Order, soprattutto nella sezione ritmica, ai Depeche Mode nell'uso di alcune sfumature synths, Ultravox nelle atmosfere romantico-decadenti, Cure in taluni accordi guitar noise, oltre ad un campionario sonico influenzato da molteplici e blasonati mostri sacri epocali. Andrea Tomasich (voice and synthesizers), Libero Volpe (synthesizers and samples, che nella foto su Myspace sembra il perfetto clone del singer...) e Fausto Leonetti (bass guitar and keyboards), creano in sinergia un buon lavoro anche se, nel dettaglio, non notiamo nessuna particolare ricercatezza nel modulo vocale e nella composizione strumentale. Nonostante ciò l'album risulta assai gradevole e dal carattere definito, da giudicare senza misure intermedie; esso interseca elementi darkeggianti ad una ricercata forma espressiva in cui emergono episodi interessanti come "Sleeping Beauty", opening track sorretta da drum machine secca ed un sequencer "liquido" incastonati in vocals di stampo wave. "Without the happy Ending" è una gemma di matura old school stile John Foxx con relative similitudini. Non mancano quindi romanticismo e nostalgia nei vocalizzi di Andrea il cui canto si amalgama ora mirabilmente alla song. In "Waves in a Gale" i riferimenti Danse Society sono iperrealistici, una buona traccia dai drum beats danzerecci e movimenti di keyboard che convertono il suono in pura energia electrodark dal potenziele inarrestabile. "Nightly Scent" propaga emissioni tastieristiche avvolgenti che rilasciano, unitamente agli accordi struggenti della viola, il retrogusto malinconico e letale di un sottile veleno. "Tears in Twilight" configura in fase di apertura una sezione keyboard cristallina per un successivo sviluppo composto da una ritmica electrowave vivace, vocals con ripetute referenze Ronny Moorings ma gestite con una certa autonomia che ne evita accuratamente lo sterile scimmiottamento. Sensazioni piuttosto positive circondano il giudizio su "Light and shade", traccia totalmente strumentale ed incentrata su fiumi di keyboard noise, guirar e drum machine. Tocchi di piano introducono "Till the last day of your Life", brano in cui si agitano cupe ossessioni molto Joy Division: rotazioni di basso, pianoforte rarefatto ed un'atmosfera di pressante inquietudine fanno di questa song uno strumento di notevole impatto emozionale. "Rebirth", cantata in duetto tra Fausto Leonetti e Barbara Profazi, rende manifeste le proprie attitudini electro-romantic-wave attraverso una saggia distribuzione dei periodi melodici così vividamente appassionati e locazioni vocali catturanti. In "A song About Fake Happiness" i testi si adattano perfettamente alla superficie levigata delle musiche che rimandano ad arcaiche culture wave, mentre "Time Machine" inscena una traccia robotico-Kraftwerkiana dalle gelide movenze sequenziali, un ultimo tocco di squisito electropop che rende maggiormente eclettica la teoria della tracklist che presenta inoltre la possibilità di scaricare una traccia video relativa a "Back to me". Riteniamo che un periodico ascolto con una selezione randomizzata da questo album potrà solo giovare allo spirito.
-|-|-» Concedendo più carisma alla ripartizione vocal ed agli arrangiamenti sussisteranno radicate motivazioni per ritenere gli Infieri attigui all'eccellenza.

- KARDIA / KALEIDOCRISTO -

Attivi dal 2001, i romani Kardia si propongono di utilizzare la musica come strumento atto ad estrapolare viscerali significati dall'anima, "la voce più intima", come essi la definiscono. L'album, edito dalla Killerpool Records, rivela un campionario di suoni effettivamente attiguo a specifiche diramazioni del british post punk, conglobando riferimenti tratti dai rappresentanti di quel movimento come gli ultrasfruttati Cure, Killing Joke, New Model Army.. non tralasciando di tanto in tanto qualche percettibile inflessione di matrice Litfiba. "Post romantic panzer pop". Con questa citazione coniata dalla stessa band per autodefinirsi, incominciamo il viaggio sonoro con "Cenere brillante", dalla ritmica pronunciatamente rock e simboleggiante una certa maturità compositiva, in cui la voce di Paolo spazia appassionata tra circuiti di basso ed un'ipnotica chitarra ritmica. "21 g" si snoda tra segmenti percussivo-tastieristici che edificano una traccia emotivamente inquietante che sembra proiettata sullo sfondo della drammaticità stessa. La batteria di Alessandro e la solida chitarra di Pietro rievocano in molte sezioni le sonorità tipiche della gloriosa band capitanata da Jaz Coleman, concetto che si ripropone anche in "Senza forma", la cui caratteristica prevalente è l'inquietudine percepita sia nel canto che nella costruzione degli accordi emanati da un'estesa aurea strumentale. "Luce audio" rappresenta un eccellente esempio di romanticismo post punk, opaca come una veduta notturna e suonata in modo ammirevole: le melodie vocali di Paolo suscitano un immediato senso di arcana malinconia che permane in ogni successivo istante della song che si configura sorretta da conturbanti riff chitarristici, da una struggente keyboard e da un meditato tappeto percussivo. "Kreutzbergsatori" è scattante, nervosa, con una iniziale rincorsa piano-drum a cui succedono i vocalizzi del singer, interrotti strategicamente da controrullate drumming ed una chitarra che vola abrasivamente sulla percorrenza della traccia. Le orchestrazioni di "Agopuntura" denotano una destrezza esecutiva che non può passare inosservata: la voce intensa si libra in ogni laddove annuvolata da fosche partiture di guitar avvinghiate a synths adamantini. La consecutiva "Onda:limbico", costituisce una traccia molto meno assimilabile e dalla calligrafia più complessa, a tratti imprevedibile nel suo meccanismo poliritmico. "Inno al buio" replica schemi comuni ai precedenti, entro i quali l'accorpamento vocal/guitar/drum funge da traino per tutto lo spartito che risulta perpetuamente caratterizzato da brusche interruzioni e trascinanti riprese, così come in "Cieli deserti" le massicce dosi di nevrastenia chitarristico-vocale ne costituiscono l'ossatura portante. "L'universo", infine, modula anch'essa le movenze soniche sul generis, attingendo ispirazione e respiro dalle strutture già sperimentate nei trascorsi nove capitoli della tracklist. Un particolare plauso alla ripartizione vocale affidata a Paolo che nella lunghezza di "Kaleidocristo" si rende protagonista assoluto ed in grado di impennate tonali non affatto comuni. Il valore di questo album è inesprimibile con le parole di una recensione. Valutatene personalmente la rispettabile essenza.
-|-|-» Per quanto inflazionato, questo filone stilistico offre ancora sorprendenti spunti innovativi. Have trust in Kardia

- KITE / KITE -

Mentre attendiamo con impazienza l'intervista rivolta al duo svedese, rivolgiamo l'attenzione a questo loro mcd dai contenuti permeati da una inaspettata dose di freschezza new wave. Estrema semplicità melodica ed arrangiamenti azzeccati: in sintesi ecco rivelato il meccanismo che attiva il fenomeno Kite. Nicklas e Christian non sono essttamente coloro che si definirebbero "novizi"; infatti il primo elemento del progetto ha militato rispettivamente nei The Mo, Melody Club e Venus Outback, mentre il secondo vanta trascorse esperienze negli Strip Music, Yvonne e The April Tears. Complessivamente potremmo definire questo lavoro come una miniatura dalle nette inflessioni 80's electro-wave pur con qualche evidente imperfezione nello svolgimento vocale che tuttavia non risulta compromettente ai fini di un giudizio più che positivo. Lo stile sobrio rende queste songs altamente assimilabili ed un buon gioco di orecchiabili refrain assicura al mcd una dignitosa collocazione tra le nuove proposte di quest'anno. "Ways to dance" è un incredibile dancefloor la cui ritmica, esposizione, danzabilità, ne fanno una song impossibile da trascurare. Arie accattivanti e pura modulazione wave: un più preciso assetto vocale, una sufficiente dose di scaltrezza ed un ulteriore potenziamento strutturale ne farebbero un remix dalle incalcolabili potenzialità. "My girl and I" rivela sia nel titolo che nell'esecuzione un'ingenua personalità. Eterei arpeggi di chitarra, synths ed incerti vocals ne edificano le elementari espressioni. Un frizzante electro concept si propaga da "Say it ain't so", traccia ben impiantata su innocenti tracciati sequenziali e musicalità schietta. "Learn to like it" funge da electro-inno. Keyboards, synth, drum machine a medio regime ed i vocalizzi di Nicklas, rendono davvero piacevole l'ascolto del segmento finale del mini che stimiamo come un buon debutto, fuorviante come successo ma onesto e senza pretenziosità di sorta. Ad esclusivo appannaggio di nostalgici cultori delle sonorità appartenenti ad un'epoca lontana ma incessantemente attuale.
-|-|-» Piccole, preziose emozioni e tanto entusiasmo da assaporare in questo esordio dai colori di un bel grigio brillante

- L'AGE D'OR / L'AGE D'OR -

"L'Age d'Or (s)fiorisce nel 2004 a Roma, dall'incontro fra Kissed e Rrsose Sélavy"...". Così citano le note biografiche allegate a questo demo di 4 tracce, finemente intarsiate da melodie che riescono contemporaneamente ad interagire con un dark elegantemente malinconico e rivoli di decadenze new wavers. I brani sono da considerarsi formalmente e sostanzialmente magnficenti, imperfetti sì, ma anche devoti ad un registro particolarmente coerente e composto da un palpabile, intenso sentimento di sofferta passione canora. Il progetto capitolino dà sfoggio di una mirabile attitudine nell'assemblare romantiche partiture vocals a luminescenti aurore orchestrali, che irradiano attimo dopo attimo l'intera scansione dei brani. Nella prima traccia la keyboard emana un flusso di calda passione che scorre parallelamente alle evoluzioni vocali di Rrose e Perdition, i cui femminei interventi arricchiscono di delicatezza un suono che, globalmente, se fosse stato edificato con arrangiamenti ulteriormente perfezionati, avrebbe certamente raggiunto vertici ben più valorizzati; rimane essa tuttavia traboccante di fascino, lo stesso che ritroviamo nel secondo brano, dai soffusi tocchi di puro romanticismo. I programming elaborati da Kissed accarezzano armoniosamente la drum machine con linee sequenziali, unitamente al bass line manovrato da In Tenebris. Vocalizzi densi di struggente dolcezza intessono tutto l'impianto della song che resta, a nostro parere, il miglior pezzo tra le quattro proposte. Più dinamica la terza traccia, che rivela nei suoi substrati una vibratile aria di solennità dal retrogusto autunnale: tastiera sempre in equilibrio tra orchestrazioni pseudosinfoniche e languide emozioni very "old style", il tutto palafittato su vocals perfettamente in sintonia con l'atmosfera in corso. L'ultimo brano è un appassionato epilogo dalle sobrie movenze che riassume l'innegabile estro compositivo sortito dal combo. Nessuna spigolosità caratterizza nemmeno quest'ultimo lento episodio in perenne bilico tra dark e romantic wave, in cui il duo di vocalists domina sull'intero corpo strumentale. Il demo mcd rimane infine saldamente cementato a reminescenze che integrano sentimentalismo oscuro alla "nuova onda" congiuntamente a sezioni melodiche appassionatamente concepite ed in grado di regalare magici ed estranianti attimi di estatica irrealtà, ma rivelandosi anche capaci di dimostrare che più spesso di quanto non si creda, la buona musica può generarsi senza l'ausilio di complicati artifici o costosissime astrusità fantascientifiche. Se Rrose e Kissed leggessero queste righe, certo comprenderebbero. C'è del magico in questo progetto.
-|-|-» Esordio onorevole e degno di rispetto. Siamo dinnanzi ad una promessa che sosterremo finchè si manterrà su simili parametri artistici. Che le loro future età possano sempre conservarsi così preziosamente dorate.

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