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[ RECENSIONI / Review ]
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—- FROZEN PLASMA / IRONY -—
Frozen Plasma è il progetto synthpop (Infacted Rec.), gia colpito dal successo del singolo ‘Irony’ (trovatosi in terza posizione nella chart tedesca a lungo) formato da Felix Marc (Diorama) alla voce, e Vasi Vallis (NamNamBulu); i Frozen Plasma entrano in contatto durante un tour dei VNV Nation dove i Diorama supportavano, e Vasi armeggiava live alle keyboards dei paladini. Ed è dopo l’uscita del primo CD ‘Artificial’, che presentano questo CD Single a tiratura limitata a 1000 copie (ne è poi seguita un altra: un 12’’ per 500), composto da dieci brani di cui tre per la new entry ‘Artificial’ e sette per il singolo. L’intro strumentale è ‘Artificial’, con forti similitudini ai VNV Nation dei tempi di ‘Future Perfect’ dove si recitava 'This is your world, These are your people, you can live for yourself today, or help build tomorrow for everyone' in diverse lingue (o agli Apoptygma dei tempi d'oro) e infatti ci si aspetta proprio che cominci Mr.Harris.. parte invece il singolo versione ‘Radio Edit’ gia lodato per gli amanti del synthpop (o a questo punto dovrei dire futurepop?) con il suo sound danzereccio e bonaccione, segue poi la graziosa e spensierata ‘Dj edit ’ (anche se quel velo di malinconia si percepisce comunque). Quindi nuovamente ‘Artificial' ma come 'extincted species', e stavolta con sonorità anni 80 (fade to grey version?) ed una voce decisamente metallica per questa versione tutta particolare che rimane un brano di spicco tra tutte le manipolazioni. Segue il remix dei Rotersand (e si sente! E' infatti una delle versioni piu apprezzate) in stile pseudo-trance, e si va poi a scivolare nel ‘Twiste fate mix’ che con ritmiche poco consone non esalta più di tanto. Quindi l’attenzione viene leggermente risollevata dalla ‘Extended d.m.o. style’ molto simile all’originale, ma è la ‘Pay! Radio remix’ che finalmente stravolge la canzone.. purtroppo a tal punto che risulterebbe impossibile ballarla. Penultima traccia è l’’album version’, in chiusura ufficiale abbiamo ‘Artificial’, ma il brano finale in realtà è la Bonus Track del singolo, che ci saluta dolcemente in quattro minuti di sventolamento di fazzolettini, mentre la nave salpa..
-|-|-» CD ovviamente consigliato agli amanti dei Frozen Plasma (chi si ascolterebbe ben sette versioni dello stesso brano se non un appassionato?) oppure ai fanatici delle Limited Edition (ma, uhm, le copie sono gia finite...). |
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—- P-24 / GEDANKLICHER FREIRAUM -—
Non fragorosa ma senza ombra di dubbio interessante, questa nuova uscita licenziata dalla teutonica 'Calyx Records' potrebbe polarizzare l'attenzione del pubblico verso questi P-24. 'Gedanklicher Freiraum' appare come un prodotto non destinato certo a scavalcare orizzonti di vendite incalcolabili, (responsabile anche una ristretta reperibilita), ma di certo sapra' regalare all'orecchio attento, massicce dosi di buon senso compositivo. Dodici diamanti scolpiti con taglio fine, che hanno la capacita' di corroborare l'aria con una dirompente freschezza ionica. La line-up conta tre elementi, creatori di energetiche evoluzioni elettroniche i cui nuclei hanno per denominatore comune la tradizionale matrice electro-clash, musica concepita per far muovere gambe e mente. Un disegno sonoro dalle prospettive che fuggono verso incubi lucidamente immaginati come in 'Geist', dove le pulsazioni si fondono con i vocals fluttuanti, oppure in cavalcate soniche del calibro di 'Wie no ch nie' che riflette tutta la classe dei piu' consolidati Covenant, band che ha in qualche modo influenzato i P-24, imprimendo una decisiva virata verso il connubbio concettuale uomo-macchina. Tastiere torrenziali, architetture soniche fredde e magniloquenti, la voce lessicamente tedesca, non influenza la melodia che sgorga in ogni episodio fluida e proba di gradevoli flessioni. Altra doverosa segnalazione e' degnamente rappresentata da 'Deine Entscheidung', che offre splendide cadenze calcolate dalle rhythm-machines con metronomica precisione, sottoponendo l'ascolto ad un'incessante esercizio electro-dinamico. 'Gedanklicher Freiraum' esce a distanza di due anni dopo 'Weit Entfernt', il cd debutto che raccoglieva 14 songs per lo piu' remixes proposti da bands di tutto rispetto al pari di Haujobb, Condition One, formazione deluxe della 'Calyx Records', artefice nel '99 del capolavoro synthpop 'Mirror of Liberation', Orphee e Sabotage. Senza apprezzamenti oltre misura, senza citazioni esagitate e inappropriate, direi con una certa dose di sicurezza che questi P-24, antigene che si cela nel core del virus HIV, infetteranno le anime dei cultori della musica synth, replicandosi implacabilmente ad ogni singolo ascolto, differenziandosi da altre migliaia di sterili esercizi di virtuosismo sonoro.
-|-|-» Esaudiente esempio di come utilizzare elementi ultra- modernisti ed uscirne vincenti. E illesi. |
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—- DIVA DESTRUCTION / RUN COLD -—
Aspettare tanti anni per un CD simile fa quasi rimpiangere, più che i soldi, l’entusiasmo con cui ti sei gettata ad arraffare 'Run Cold'. Un CD inutile, una compilation di cose già sentite dalla Diva stessa (che non si è quindi neanche preoccupata di andare perlomeno a scopiazzare qualche altro artista, magari bravo), e di cui possiamo salvare ben poco: la qualità del suono, innanzi tutto, e un paio di brani che per quanto scontati, sono per lo meno accattivanti ('Screaming Inside', che tenta un poderoso approccio all’EBM più commerciale, 'Electric Air', forse il più articolato e completo tra i pezzi proposti, la minimalista 'Resolution', carina come certe musichette della pubblicità). Il resto è decisamente un pollice verso. La title-track ci riporta subito da dove eravamo rimasti tanti anni fa, e suona decisamente troppo come la hit 'My Heathcliff', tanto che per un attimo aspetti impaziente il famoso ritornello che non arriva. 'Rewriting History', tanto per non deludere nessuno, riecheggia 'The broken ones'. Il tentativo di ballata 'Safe with me' è imbarazzante. I pezzi si riprendono e si inseguono nei pattern e nelle basi, ma niente riesce a convincerci che ci sia dietro il progetto di un concept album. A parte i già citati esempi, anche i pezzi più danzerecci risultano alla fine vuoti di ogni costrutto, e decisamente molto lontani da una dancefloor moderna, sui cui i DJ continueranno preferibilmente a passare l’eterna 'The broken ones'.
Alla luce di tutto ciò, 'Run Cold' è un titolo emblematico di un prodotto distante, freddo, indifferente sia al pubblico a cui è rivolto, sia a se stesso. Forse in tutti questi anni trascorsi il feeling non si è evoluto, il genere suonato da Ms. Fogarty si è spesso solo ripiegato su se stesso, e l’utilizzo delle tematiche prettamente 'dark' legato all’elettronica ha offerto spesso solo prodotti di medio-basso livello. 'Run Cold' si ascolta, e si dimentica. Non viene voglia di riprenderlo in mano, se non per sbaglio, o con la piena coscienza di aver bisogno di un po’ di nulla.
-|-|-» Va bene la diva destruction, ma non certo l’auto destruction. Se siete curiosi di ascoltarlo, cercatelo al prezzo più basso possibile. Senza fretta.
»------------ English Version ------------«
Waiting many years for a similar CD nearly makes mourn, more that the money, the enthusiasm with which you have ran to snatch 'Run Cold'. A useless CD, a compilation of things that are already felt from the same Diva (who hasn't even preoccupied to go copy some other artists, even good ones), and of which we can save very little things: first of all, the quality of the sound,and a pair of tracks that though uninspired, are leastways captivating ('Screaming Inside', that tries a strong approach to the most commercial EBM, 'Electric Air', perhaps the most articulate and complete track between the proposed ones, the minimalist 'Resolution', cute as some spot's ear-catcher). The rest is firmly an inch towards. The title-track brings us immediately from where we remained many years ago, and sounds decidedly too much like the hit quote My Heathcliff', so that for a while you wait impatient for the famous chorus that doesn't arrive. 'Rewriting History', just not to disappoint anyone, makes think of 'The broken ones'. The ballad-attempt 'Safe with me' is embarrassing. The tracks resume and chase themselves in the pattern and the bases, but nothing succeeds to convince us that behind that there is a concept album plan. Except the already mentioned examples, the also more danceable tracks appear anyway empty of meaning, and much decidedly far from a modern dancefloor, on whose the DJs will prefer continue to pass the eternal 'The broken ones'. Ascertained this, 'Run Cold' is an emblematic title of a distant, cold an indifferent product both to the public to which it is turned, and to itself. Perhaps in all of these passed years the feeling hasn't evolved , the genre played from Ms. Fogarty has just often refolded on itself , and the use of the strictly 'dark' thematics tied to the electronic has often offered just low-middle level products. You listen to 'Run Cold' and you forget. You won't listen to it again, if not for mistake, or with the full conscience to have need of some emptiness.
-|-|-» The diva destruction is good, but not the self distruction. If you are curious to listen to it, look for it at the lowest price possible. Without haste. |
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—- SEABOUND / DOUBLE CROSSER -—
E' fin troppo semplice perdersi in divagazioni, ma descrivere questo nuovo sforzo dei Seabound e' cosa relativamente semplice ed allo stesso tempo ostica se esaminiamo l'identita' del gruppo nella propria essenza piu'intrinseca; lo definirei un cd intelligente e pieno di fascino. Sono certo che questa formazione sia perfettamente consapevole dell'aurea solare che emana, incantando l'ascoltatore annoiato dalle linee rette della consuetudine a cui siamo abituati. Ritengo impossibile non farsi totalmente rapire dal suono pieno, articolato e maturo di questo duo che da anni ci stupisce con le proprie creazioni, sicuramente tra le migliori che si siano mai affacciate sull'intero e prolifico panorama futurepop. I Seabound di 'Double Crosser' propongono un portentoso teorema sonico di pregevole fattura, incominciando dalla finezza con cui hanno concepito l'estetica della sleeve del cd .Grazie alla simmetrica complementarita' delle tastiere e dei vocals, Frank e Martin abbracciano tutte le connotazioni tipiche del suono elettronico con incredibili colpi di genio creativo che riflettono fortemente il marchio di fabbrica tipico della band, composto da sapiente dosaggio vocale, macchine programmate con timbriche sintetiche quasi celestiali che basano la loro tessitura su accordi accattivanti e seducenti in tutta la loro linearita'. 'Double Crosser' e' un prodotto non comune, miscelato con dosi massicce di geometrie variabili che sottolinea fin'ora l'intento della band di superare l'insidioso status di appiattimento stilistico che spessissimo travolge inesorabilmente gruppi dal passato piu' o meno illustre. Il cd si propone anche in versione limited edition con ben 5 bonus tracks, rispettivamente due versioni di 'The Promise' una in veste 'club', la seconda riedizionata nientemeno che dai Covenant, 'Asymmetry', 'Scorch the Ground' remixata dai Rotersand ed una inaspettata rivisitazione di un classico quale 'Poisonous Friend'. La title track di tutto l'impianto base si apre superbamente con 'Scorch the Ground' episodio tra i piu' degni di menzione, complici i precisi sequencers, protagonisti di una potente e complessa punteggiatura. 'The Promise', seconda evoluzione, si fa apprezzare per la carica emotiva che riesce ad evocare. Il suo drumming scansiona con precisione millimetrica tutti i lati di questo prezioso poligono sonoro. 'Sapphire', quarto atto dell'opera, esalta melodie dominate da malinconiche e pallide n ote affidate alla voce pulita e preparata di mr.Spinath a cui sono affidate le liriche, e poi ancora con 'Castaway', lenta e maestosa che entrera' di diritto tra le songs piu' quotate dell'intero lavoro. Uno sguardo particolare lo si deve a 'Domination', dancefloor veloce, perfettamente architettata e non intaccata da anarchie rumoristiche, ammantata da un fascio di sequencers ed un refrain che si integrano e si complementano vicendevolmente lungo tutto l'arco della song. Bellissima anche la versione extended di 'Traitor' ,cristallino imbrattato dalla luce impura di una 'insoddisfazione interiore inesplicabile. Il mestiere dei Seabound e' sempre permeato di un'innegabile aurea di potenza armonica/sensoriale/psichica a cui e' arduo non sottostare. Le operazioni compositive del duo tedesco non sono mai banali, cosi' come i testi che incorporano elementi di psicologia che si muovono risolutamente tra i meandri sconfinati delle loro creazioni soniche, attivando ogni sorta di al chimia c erebrale destinata a coinvolgere le menti. Aggiungo inoltre che se questo lavoro non verra' compreso dalle masse, allora penso che dovremmo veramente rimappare il genoma umano e ripercorrere il processo evolutivo da capo.
-|-|-» Bello oltremisura. Seabound, un geniale enigma che ci continua a perseguitare.
»------------ English Version ------------«
It's too much easy to get lost in digressions, but describing this new Seabound's effort is relatively simple and at the same time difficult if we examine the identity of the group in their most internal essence; I would define it an intelligent and full of fascination album. I'm sure that this formation is perfectly aware of the solar aura that emanates, bewitching the listener bored from the straight lines of the custom of which we are used to. I think impossible not to be totally enraptured from the full articulated and mature sound of this pair that since years astonishes us with their own creations, sure between the best ones than have never shown oneself on the entire and prolific futurepop background. The 'Double Crosser''s Seabound propose a wonderful sonic theorem of estimable invoice, beginning from the fineness with which they have conceived the aesthetics of the cd sle eve. Thanks to the symmetrical complementarity of the keyboards and the vocals, Frank and Martin embrace all the typical connotations of the electronic sound with incredible blows of creative genius that strongly reflect the typical factory brand of the band, composed with wise vocal dosage, machines programmed with almost celestial synthetic tones that base their texture on winning chords and catching in all their consistency.'Double Crosser' isn't a characterless product, mixed with massive doses of variable geometries that underlines the attempt of the band to beat the reptilian status of stilistic flattening that sweeps up very often inexorably bands with a more or less glorious past. The cd is also proposed in a limited edition with 5 bonus tracks, respectively two versions of 'The Promise' one in a 'club' capacity, the second one re-made no less than from the Covenant, 'Asymmetry', uote Scorch the Ground' remixed from the Rotersands and an unexpected revisitation of a classic as 'Poisonous Friend'. The title track of the entire base installation begins magnificently with 'Scorch the Ground',episode between the most worthy of mention, ally the precise sequencers, protagonists of a powerful and complex punctuation. 'The Promise', second evolution, is appreciable for its emotional power that succeeds to evoke. Its drumming articulates with millimetric precision all the sides of this precious sonorous polygon. 'Sapphire', fourth act of the work, exalts melodies dominated with melancholic and pale notes entrusted to the clean and qualified voice of mr. Spinath to which are entrusted the lyrics, and then with 'Castaway', slow and majestic that will enter properly between the most appreciated songs of the entire job. A particular look must be taken a t 'Domination', fast dancefloor, perfectly planned and not influenced from acoustic anarchies, covered with a bundle of sequencers and a refrain that are integrated and finalize themselves during the entire song. Beautiful also the extended version of 'Traitor', crystalline smeared from the impure light of an "unexplicable inner dissatisfaction". The occupation of Seabound is always permeated with an undeniable harmonic/sensorial/psychic strength aurea to which is very difficult not to submit. The compositive operations of the German duo are never banal, thus like the lyrics which incorporate psycology elements that move decidedly between the infinite sinuosities of their sonic creations, activating every sort of cerebral alchemy destinated to involve the minds. I moreover add that if this job won't be comprehended from the masses, I think that we really could re-set up the human genome and remake the evolutionary process again.
-|-|-» Extremely beautiful. Seabound, a brilliant enigma that continues to persecute us. |
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—- RETROSIC / NIGHTCRAWLER -—
Dopo un biennio di attesa spasmodica dall'ultimo album ed un anno di distanza dal mcd 'Messa da Requiem', eccoci di nuovo a recensire un distinto cd degli ormai leggendari Retrosic. Il precedente 'God of Hell' aveva gia' ampiamente dimostrato in sede embrionale le dirompenti capacita' creative di questo gruppo electro-dark dalle risorse pressoche' illimitate. Gia'dall'impressionante sleeve di presentazione possiamo ben percepire quale terrificante contenuto stiamo per assimilare e gli istinti che mai mentono, ci allertano sulla pericolosita' della title track. Il cd si erge magnifico anche in limited edition 2cd + book + dvd in sole 2000 copie, qualcosa che farebbe fare carte false a chiunque ami questa oscura ed impenetrabile formazione. Un lavoro concettualmente vigoroso e pregevole sotto ogni aspetto,i suoni si incanalano ruvidi in percorsi tesi, talvolta in taglienti all'interno di abrasive svolte che riportano a realta'che sanno di disperazione. 'Unleash Hell', prima propo sta, propina schegge di cultura elettronica di prim'ordine, suono denso e persistente, vocal granitico e sibilato originando uno sfrenato cerimoniale sintetico. Si continua con la livida 'Revolution', spinosa espressione di arte tecnologica che si insinua nei recessi piu'neri dell'anima. Ritmatissima 'Desperate youth' ricca di poliedrici innesti technodark, raggelante e plumbea danza futuristica i cui dettami dinamici sono affidati all'impeccabile sezione synth. Apriamo i sensi all'arabeggiante ''Bloodsport', dove i loop campionati interagiscono con le meccaniche sonore mature e di effetto. 'Deathdealer' osserva una linea generale di marziale severita', sequencers manipolati da menti lucide e non affatto inclini al romanticismo mieloso, questa suite gioca col ghiaccio e dal ghiaccio proviene. Relativamente piu' serena appare la strumentale 'Silence' dove la band pare aver definitivamente perfezionato la parabola di distacco da inespressivi orientamenti superficiali tipici di bands che vendettero l'anima al music business piu' bieco. 'The lucky ones' proietta un ossessivo ed inquietante scenario ritmico che lascia anche spazio ad un sommesso quanto fugace loop chitarristico in background. 'Quid pro quo' sfodera tutta la classe della band toccando patologie soniche elektro-harsh.Con la piu' lenta ''Exit', i Retrosic spostano il baricentro verso oscure meditazioni in grado di evocare le emozioni piu' inconfessabili, lasciando al tempo stesso un senso di tetra solitudine. 'Bomb' riprende le danze robotiche ripercorrendo sentieri a Sud dell'Universo, risentendo palesemente delle influenze arabe agganciate saldamente a ricadute inequivocabili. I piu' fortunati potranno vantare una copia delle 2000 limited edition mondiali sopracitate e quindi ricompensare gli sforzi volti alla ricerca, con ben 8 tracce bonus di rarita', rivisitate da schieramenti di alto ufficio quali Dunkelwerk che remixano 'Bastard', Umbra et Imago 'Rufen' ed Eisbrecher 'Leider'. Da non perdere la dilatata versione di 'Bloodsport', un'esplosione di armonie cristalline e metallizzate. Troviamo inoltre una piacevole 'Decoy' un amplesso sonico tra Retrosic e SITD che non fara' affatto rimpiangere i vili denari spesi per questo eccellente lavoro. Il dvd titolato 'Desperate youth' completa il box set limitato, che onorera' l'archivio di pochi. Per i piu' rimangono 10 tracce standard che si faranno apprezzare da un pubblico ben piu' vasto di quello di stretta osservanza EBM. La qualita' del loro repertorio rimane sempre eccelsa.
-|-|-» Uno struggente bisogno di comunicare col buio. |
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—- TECHNOIR / MANIFESTO -—
Il manuale del buon recensore non contempla la possibilita'di essere magnanimi nei confronti di cd che non rispondano a canoni valutativi se non ottimali, almeno 'discreti'. Non me ne vogliano i seguaci dei Technoir, duo gravitante nell'orbita incantata Alfa Matrix, label belga pluridecorata e scrigno di inestimabile valore, equipe di fine intuizione e talent scout di prestigiosi alchimisti elettronici quali Sero Overdose, Dunkelwerk, Glis e molti altri nomi iperstellari. Risulta sempre pero' problematico bocciare un lavoro proveniente da etichette cosi prodighe di positivita'soniche, ma elargire un parere positivo su tutti i fronti verso questo cd sarebbe contro ogni etica obiettiva. Pur mantenendo una propria impronta identitaria costante nel tempo, dote comunque non sempre prettamente producente, i Technoir (alias Julia Beyer e Steffen Gehring, live keyboard- man dei piu'quotati Plastc Noise Experience), non riesce ad andare oltre un pallido ed inespressivo dance floor senza spes sore, de stinato all'archiviazione mnemonica dell'utente. Il cd EP contiene otto tracce, di cui tre decantanti il titolo omonimo. 'Manifesto' viene proposto in versione Fast Forward, Delobbo e Beborn Beton's remix che rimane probabilmente la migliore del trittico. Si percepisce piuttosto una sonorita'polverosa, poco coinvolgente, finalizzata a riflettersi specularmente in se' stessa, magnificandosi dell'aurea finto-decadente che Julia vuole evocare affidandosi alla ormai sfruttatissima veste di Regina delle Tenebre. Sicuramente un prodotto di grande effetto se proposto un decennio addietro ma assolutamente trascurabile se analizzato da una prospettiva temporale piu'aggiornata. La miscela synths+dance drumming fara' muovere sicuramente molte gambe ma non riuscira a conquistare nessuna anima. Il cd EP ha tre mesi sulle spalle e sa gia' di vecchio, librato in voli ripetitivi e tediosi del tutto privi di quel colore lunare che avevamo catturato in 'Groundlevel'. Non basta affidare la regia del remix aggio ad istituzioni di prestigio come Rotersand e Renegades of Noise/Daniel Myer, ('Liar'), oppure cercando l'incanto a mezzo di inutili quanto scontate pulsazioni elettroqualcosa ('Silence'). Ai Technoir non si rivolge gratutito l'abusato j'accuse di ripetitivita'compositiva; come i Blutengel si ergono popmposamente dai sepolcri del suono elettronico danzereccio per dare luce a questo microcosmo usa e getta da metabolizzare velocemente e da assimilare in bassissime percentuali. Nonostante il lavoro di studio assolutamente indiscutibile si e' creato un circolo vizioso che impedisce ai brani di assumere connotati meno banali e prevedibili, che fa deragliare ogni buon proposito di serio ascolto. Ma balliamoli pure i germanici Technoir, mixati nei clubs, tra le correnti dei synths devastanti di mille altre bands e i loops ricercatissimi dei dj's da urlo: non ci rapiranno l'anima, non ci faranno sognare, nulla ci chiederanno fuorche'l'inconscio desiderio di essere almeno un po'ricordati.
-|-|-» Vuota ed insensibile cattedrale sonora, auspichiamo per loro un doveroso riscatto. |

Copertina non disponibile |
—- ITCHY / ITCHY -—
Che la scena alternative/underground fiorentina fosse un vivaio di bands emergenti non e'certo un'inedita novita'. L'EBM nostrana si fregia degnamente di una combo chiamata Itchy, dalle sane influenze old school richiamando monoliti supremi come i Front 242, che hanno indelebilmente segnato col fuoco la strada maestra relativa ad ogni successivo progresso ad essi legato. Testimonianza tangibile di codesta evoluzione e' questo cd ep con nove brevi episodi caratterizzati da un'ossessiva procedura meccanica discretamente arricchita da connotazioni elektro-ebm di rispetto. Le sonorita' percorrono linee attivamente EBM intrise di logiche cerebrali e fluttuanti. L'insieme risente pero'di una certa carenza melodica che avrebbe conferito quel valore aggiunto di cui il cd e' latente. Il giudizio globale li rende ben allineati tra le bands appartenenti alla nouvelle vogue dell'elettronica che fa muovere i corpi :'Hoofs', prima traccia, propone una nervosa ed incontenibile verve elektro-comu nicativa, generando una traccia molto ben strutturata. 'P.P.'si agita sul drumming incessante ed impegnato a produrre cadenze ipnotiche. Ancor piu'degna di menzione e' 'Slug' un muro sonico scaturito da un sottosuolo cybernetico, dove si intersecano in modo tattile le trame tipiche dei Nitzer Ebb . 'Fridge' ripercorre all'indietro quelle ritmiche taglienti dei migliori Front 242 di vecchia annata,recanti vocals secchi e scanditi associati a percussioni regolari. Piu' complessivamente osserviamo un buon sound scarno, nevrotico e quasi minimalista che tuttavia richiederebbe una forma espressiva piu' completa e strutturata. Un notevole passo avanti si percepisce con il pezzo di chiusura 'Goats', spettrale narco-trance ricca di compulsioni cybernetiche che in ogni club fara' vibrare le casse all'esasperazione. Un ultima nota e'riferita alla brevita'dell'intera title track ove ogni brano raramente si spinge oltre i tre minuti e quaranta secondi. Se volete vederli in azione dal vivo non mancate il 6 Gennai o 2007 a Reggio Emilia presso il Circolo Arci Discarica in Via Rodano 13/b in concerto con XP8 e Ballistic. Inutile sottolineare l'invito a non perdere questa formazione del tutto in linea con le piu' attuali tendenze.
-|-|-» Il futuro arride agli Itchy, desiderosi di ricombinare il criterio di spazialita'multidimensionale. Ce la faranno. |

Copertina non disponibile |
—- BLIND BEFORE DAWN / DISTANCE -—
Manchester, fine del 1998. La scissione di una band goth-rock chiamata Sorrows of Isis, composta a suo tempo dal leader Davi Lovatt in veste di vocalist e Shotgun alle chitarre/sintetizzatori, diede vita ad un progetto perfettamente inquadrato in un contesto legatissimo stilisticamente ai Clan of Xymox. Da quel momento la line up integro'un nuovo chitarrista, (Shane Bostock), ed un cd sampler di 4 tracce intitolato 'Flower and the Filth ' realizzato 'at home' vide la luce. Un ulteriore aggiustamento di volo nel corso del tempo li porto' ad un discreto successo ed una progressiva accuratezza professionale fino alla realizzazione di questo cd full- lenght contenente 11 tracce titolato 'Distance'. Lo schieramento vide in seguito capeggiare il solito Davi alle emissioni vocali con competenze allargate alle chitarre, sintetizzatori e liriche, Dan Maloney ai synths e Paul Miles alla produzione e anch'egli alle chitarre. Ora l'attuale formazione e' composta escusivamente da Davi e Johna Curtis. Il cd e'il terzo della serie, se si esclude il cd demo 'Flowers and the Filth' e le veloci apparizioni su ben 8 diverse compilations. L'analisi denota una certa predisposizione alla rimuginazione di titoli gia' presenti nei lavori precedenti, come per 'Far Away' ,rivisitata altre due volte su questo cd in veste Close Mix e B.C, Retromix, flessuosa negli ondeggiamenti tastieristici e ritmata con sobria arte percussiva. L'insieme sonico puo'essere classificato come un connubbio riuscitissimo tra EBM/Electrodark che evoca inequivocabilmente innegabili affinita' elettive con il piu' ben solido Clan di Ronny Moorings. Dopo anni di oscura militanza nei meandri dell'underground piu' abissale ecco un buon pretesto per allietare i sensi con questo test che comprova l'ottimo status della band prima del prossimo lavoro 'Cold Heart' che verra' realizzato nel 2007. Tutti i brani si allineano tra tastiere oblique ed onde sequenziali avvolgenti, le chitarre, mai invasive, conferiscono alle songs un ben piu' m armoreo rigore espressivo. 'Without you'scorre fluida, inumidita da fosche nebbie electro e coniugata splendidamente dalla sapiente miscela vocale di Mr.Lovatt. Un certo qualche'ci rimanda indirettamente a qualche bel pezzo degli Angels and Agony, il cui accostamento non e'per nulla improbabile, si puo' sicuramente asserire chei Blind Before Dawn sanno mostrare con una certa disinvoltura un eccezionale campionario di finezze esecutive unite ad una astuzia tecnica di ottima scuola. Prendiamo 'Strangers', che estende il proprio dominio su un tappeto percussivo veloce, intrecciato indissolubilmente alle guitars. Oppure la successiva 'Sensory', in perfetta sintonia con l'electrogoth di sano ceppo Xymox, con vocals intensi e d'effetto unitamente alle chitarre struggenti e malinciniche, fanno si' che si possa affermare con una cospicua dose di ottimismo che i BBD rappresentino a pieno titolo una delle piu' accreditate speranze dell'elettronica goth. 'Distance (between us)' e' davvero un bel pezzo, plumb eo concentrato di miscele ritmiche mid tempo e ossessive, tastiere lunghe e corali, una traccia che in se' sintetizza il loro lungo percorso espressivo ed e' quello che chiude ufficialmente la title track prima dei due remakes di 'Far Away'. L'opera non raggiunge mai violenti assalti hyper speed che avrebbero disgregato questo equilibrato circolo propulsivo improntato quasi essenzialmente su tematiche oscure e vellutate, cosi' possiamo collocarlo senza paura di smentita alcuna su un livello compositivo di elevato peso specifico. I Blind Before Dawn propongono una degna controffensiva alla spietatezza di una scena globale nel campo della musica elettronica che ad ogni alba rivela tonnellaggi di realizzazioni electro-noise di assoluta trascuratezza spesso neppure degne del nome che rivestono. Qui' si assaporano le emersioni delle matrici incorruttibili dell'electrogoth piu' squisitamente essenziale. E non e'poco.
-|-|-» Ineccepibile rigore qualitativo, solo per anime che osano ancora sognare. |

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—- GLORIA NUDA / DICTATE FROM BEYOND -—
Ben situati al riparo da venti di recessione creativa attualmente cosi' frequenti e frustranti, questi Gloria Nuda mostrano uno schema compositivo accresciuto di intuizioni armonico-stilistiche meno legate a retorici schemi standardizzati, pur collocandosi per merito e per identitaria inclinazione tra le gia' folte schiere di bands appartenenti al filone electro-industrial. Il cd 'Dictate from Beyond' edito dalla Frost Foundation, deve assolutamente occupare un sito di prestigio nel nostro importante archivio sonoro, offuscando altri cloni sul generis in grado perlopiu' di suscitare qualche fugace emozione transitoria. La piattaforma progettuale dell'opera e' partita nel 2005, dove il duo italico Teryan, (programming-vocals) / Mr Ntr, (programming-vocals-lyrics), basò l'intero lavoro ispirandosi a un non meglio espletato racconto romanzesco ove il protagonista narra in prima persona i fasti, le nefandezze, le tragiche realta' di un segreto e crudele dominio alieno. Il senso di allucinata rabbia e di psicotico desiderio di equilibrio interiore traspaiono vividamente durante l'intera lunghezza dell'album. Il risultato e' davvero pregevole sotto ogni aspetto, un elaborato edificio sonico le cui colonne portanti si trovano saldamente poggiate sulla professionalita'della line up e conficcano i basamenti su battiti ipnotico-tecnologici in strettissimo dualismo con melodie che fanno dell'introspezione il loro elemento essenziale. L'amplesso di due mondi provenienti da opposti emisferi, il sentimento autentico e la glaciale tecnologia delle macchine proiettano codici altamente espressivi creando, dispensando energia di sintesi, interpretando ritmicamente la sofferenza del protagonista coinvolgendone i sensi. Il pregio di quest'opera sta nella coerenza mantenuta fino al termine dell'ultima nota e nell'equanime attitudine di separare freddamente la sezione umana, fallibile nella propria imperfezione emotiva dalla la meccanica delle strumentazioni, totalmente priva di calore e dedita esclusivamente a comporre pulsazioni automatiche, per poi celebrare un sodalizio che sa quasi di immensita'. Una band che ha saputo magnificare il suono elettronico con stilistiche di incommensurabile valore, trasferendoci con un vortice spazio temporale in una spettrale dimensione parallela. Il viaggio ha inizio con l'introduttiva 'The Awakening', tema tecnologico scavato e tetro nel proprio ossessionante e muto messaggio. Si prosegue con due avvelenate galassie: 'Abduction part 1:Implantology' e 'Abduction part 2:Mutation', dove il sound si innerva in nebbiose propulsioni sintetiche dando origine ad un tenebroso riflesso d'avanguardia glaciale quanto una luna antartica. Soprattutto il secondo episodio mostra al terzo occhio impietosi e tossici spaccati di un prossimo futuro post-human. I suoni si incanalano fluidamente in percorsi dapprima lineari, poi taglienti, urtando svolte intrise di percussioni buie e scheletriche come in 'Dictate from Beyond', oppure in episodi deva stanti dall'incedere slow tempo e dai profili inquietanti come 'Seeds in this universe'. Le architetture sonore si vestono di sinfonia classica nei primi secondi di 'A lonely prophet:conspiracy', seguendo poi un percorso denso di metronomie elettroniche appartenenti ad altri mondi. Una luminosa speranza dopo tanta tenebra e' offerta da 'A wish of obnubilation', che propina cristalline evoluzioni cinetiche demandanti messaggi decodificati per future popolazioni di androidi. 'Blood shedding: rebellion', diffonde movimenti ritmici permeati di suprema grazia con drum machines in simmetria perfetta con i synths e i vocals mai inopportuni. Si fa ritorno sul pianeta invaso con 'Just a Hope', epilogo dalle elegantissime cadenze sequenziali che assumono la consistenza di un sogno catartico,avvolgendoci in un abbraccio che sa di liberazione. Questo capolavoro sfidera' degnamente l'usura implacabile del tempo poiche' i Gloria Nuda esibiscono un'impronta che non dimenticheremo. Allucinazione aliena. Ed io ch e pensav o venissero in pace.
-|-|-» Intelligente ed eccitante incursione nelle umane ossessioni prossime venture. |

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—- CYBERCIDE / ADRENALINE -—
Come a volte accade ci troviamo ad ammirare estasiati un monolito artistico concepito da un progetto il cui dna puo'ragionevolmente vantare una gloriosa trasmissione di geni. Cybercide, originati dall'eminente chitarra e tastiera dei Revolution by Night, Eddie Martin e prodotti nientemeno che da Justin Morey, che benedi' il fortuito cammino di 'Praise the Fallen' dei VNV Nation. 'Adrenaline' nasce quindi sotto i migliori auspici creativi ma cio'potrebbe anche non significare nulla se non fosse in seguito supportato da una soverchiante risposta qualitativa. Questo lavoro rappresenta una riflessione scientificamente asettica sul piano compositivo d'avanguardia, avvalendosi di sonorita' che volano tra sterminati varchi electrodinamici aperti dai sequencers grandiosamente manipolati. L'impatto che ho percepito ascoltandoli per la prima volta e' stato quello di un piacevole senso di dejavu, qualcosa che si insinuava dapprima sottilmente, poi sempre piu' audace nella mia memoria storica. Potremmo con cludere che pur mantenendo altissima una propria impronta identificativa, i Cybercide assimilano e percorrono linee e timbriche attivamente simili ad Assemblage 23, il cui spettro sonoro aleggia in quasi tutto il cd. Fortunatamente distante da usitati stereotipi di facile mercato, responsabili dell'annientamento sistematico di ogni tentativo di anticoinvolgimento globale, questo gioiellino e'intriso di logiche dancefloor cerebrali e fluttuanti. La chitarra di Eddie, discreta ma efficace, presenzia abilmente in quasi ogni traccia, talvolta celata e piu' spesso protagonista, unendosi indissolubilmente a soniche evoluzioni vergate mediante intelligenti calligrafie beeptroniche. Editi dalla Threatened Witness Recordings, gli inglesi Cybercide ammaliano con una pioggia elettronica che precipita incessante su percorsi frattali supportati da un pattern di drum machines generante battiti ipnotico-tecnologici ben allineati col trend attualmente in corso. Una future-band equidistante dalla frenesia ultratechno e dalle poco sincere anarchie elettroniche invocate da una moltitudine di schieramenti che calcano le scene contemporanee, ma allo stesso tempo ergendosi fieramente e proiettando buon gusto oltre che una ricercata verve melodica. 'Eisengrau'sigla l'inizio di un percorso che rende arduo l'orizzontarsi nella cromata selva electro che ne consegue. La intro song si mostra dapprima con flebili arpeggi, divampa poi su pulsazioni color indaco. La strepitosa 'Searchlight' circoscrive concentriche e perfette orbite intrecciate alla sezione guitar ed alla voce assolutamente coinvolgente in grado di toccare curve di grande effetto, il tutto perurbato da un'irradiazione accecante di sequencers e da un organismo percussivo virtuoso e di ampio respiro. 'Exocet', track riempipista, si riallaccia ad una tematica Tom Shear oriented, le nebbie metalliche A23 cavalcano frequenze d'assalto lasciandoci ansimanti ed esausti. 'Further' e'un inno al movimento, anch'esso avvalendosi di uno stile te cnicamen te incentrato sull'impianto stilistico Assemblage 23. 'Isolate'si avventura in formule piu' tipicamente VNV, sequencers liquidi e vocals femminili che professano eleganti contrappunti seducenti e lontani. 'Redshift', 'Underfire', 'Recoil', compongono una surreale e ballabile galassia sonika dove i Cybercide ci trafiggono mediante acuminati strali elettronici da vivere totalmente con entusiasmo e trasporto. 'Faceless', conclude degnamente un piccolo capolavoro di creativita' post- moderna sinuoso, brillante e policromo. Unico neo e' costituito dalla registrazione dalla qualita'immeritatamente poco eccelsa;un particolare che non pregiudica comunque l'eventuale acquisto che non deludera'. Posso chiudere affermando che il trio britannico ha realizzato un affascinante opera e pertanto operare a questi livelli non puo' che meritare di diritto il nostro incondizionato plauso.
-|-|-» Nove adrenaliniche scosse irradiate da accecanti flashes tecnologici. Contaminiamoci genuflessi. |
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—- NEUROTICFISH
/
NO INSTRUMENTS
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A mio avviso esistono due principali capisaldi che regolano i flussi synthpop piu'significativi, quello svedese e quello tedesco, ambedue le correnti hanno saputo tradurre in pratica quei parametri stilistici per noi cosi'importanti. Neuroticfish, dalle lande teutoniche, trova un ottimo piazzamento in quell'Olimpo sinthetico poiche' dagli albori della sua carriera e' sempre riuscito a produrre un'apprezzabile galleria di lavori caratterizzati da un sempre maggiore e convincente nerbo inventivo. Il progetto e'licenziato dalla prolifica galassia Dancing Ferret Discs, (Thoushaltnot, Cruxshadows, Faun,The Last Dance e molte altri schieramenti). Mr.Sascha Mario Klein che dal 1999 crea geniali ordigni synth/futurepop di pregevole caratura affidati anche ad altre etichette, distributive. Ispirato nettamente da prodighe fonti quali Depeche Mode, Skinny Puppy e gran parte dell'estensione elettronica del periodo early 90's, Klein recupera percorsi interessantissimi che in seguito imprime su ep isodi da vvero notevoli quali 'No Instruments', prima versione del'99, ripreso poi in Special Edition nel 2000, svariati cd singoli come 'Velocity n1', 'M.F.A.P.L.', alcuni cd ep 'Wake me up' del 2001, 'Sushi' della stessa annata, ancora un cd singolo 'Prostitute' del 2002, l'ottimo cd 'Les Chanson Neurotiques' del 2002, 'Surimi' del 2003, un altro cd ep targato 2003 'Need/it's not me', il grandissimo 'Bomb' cd ep del 2004 ed il penultimo inimitabile 'Gelb' del 2005. Neurotifish, di nuovo al banco di prova con questa new edition di 'No Instruments', elargisce assiomi sonici che si faranno ricordare per aver saputo circuire abilmente la classica ripetitivita'modulare del suono tedesco e trovando forme espressive e non affatto distratte che rendono 'No instruments' un cd gradevole e senza dubbio provocante. Klein lavora egregiamente con l'imponente equipaggiamento hardware e combina intarsi EBM e synthpop sapientemente costruiti attorno ad un arieggiante sapore electro 80's .Lo sviluppo di questo cd non rivela radicali metamorfosi di forme e sostanze se paragonato ai suoi predecessori, fatta eccezione per un accrescimento professionale negli arrangiamenti post editing, ma sa propinare quattordici dirette propulsioni incaricate di violentare i nostri neuroni e capitalizzare consensi e abnegata fedelta'da parte dei fans. La formula del pentagramma e' sempre la medesima: ritmica sospinta da una vigorosa sezione di sequencers, le impetuose folate radioattive toccate in 'Close', prima traccia, indicano una mirabile predisposizione alle performances electro-concept. 'Unexpected', passo successivo, rivela un carattere velatamente nervoso nelle proprie sezioni base mediante synths e textures percussive veloci e scattanti. In seguito 'Skin' suggerisce una moderna danza elettronica ricca di vocals accattivanti che mai sfigurera'in nessun club. 'Black Again'si erge s u solide sintuosita futurepop e avvincenti ondate sequenziali. 'Pain' si traduce in un bellissimo istante di ricchezza carismatica, una song che interagisce con meccaniche coinvolgenti evolute e ballabilissime. Stupenda è 'Breaking the Cliche' durante la quale si muove un sostegno ritmico lineare e senza flessioni saldato alla voce di Klein e in grado di far danzare anche le forme inanimate. C'e'solo l'imbarazzo della scelta, ogni brano contiene un potenziale di differente fascino mentre il livello di apprezzamento si assesta su parametri di assoluto godimento. 'War'si impone come un momento di tranquilla estasi introspettiva lasciando poi il turno all'eccelsa 'Ultrahymn' che innalza una scarna ossatura di synths impregnata di finissima densita' concettuale. Le logiche del ritmo subiscono di nuovo un'impennata spettacolare con le new version di 'M.F.A.P.L.' episodio mix ultradanzabile del tutto privo di inutili lungaggini e dilatazioni tediose. 'All I say' riserva infine un'atmosfera mediamen te spogl ia e minimalista che con l'incedere lento delle rythm-machines conduce l'ascoltatore verso lidi sensoriali da sogno. Senza urlare all'eccellenza, un buon album che segnera'un capitolo degno di orgogliosa menzione tra le pagine di platino del diario produttivo anno 2006. Un altro lisergico fendente elettronico che ci fara'innamorare.
-|-|-» Neurotica creatura pinnuta dalla voce malinconicamente geniale. |
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