 |
|
|
-|-|-»
[ RECENSIONI / Review ]
BACK
 |
—- IWR / GROUND ZERO -—
Il riferimento più immediato che rieccheggia negli IWR sono i Decoded Feedback con distorsioni vocali simili a quelle dei primi Velvet Acid Christ. Si tratta quindi di genuina harsh EBM/electro in cui la voce si tramuta nel consueto groviglio noise che fa da contraltare a ritmiche abbastanza veloci su motivi orecchiabili ad alto tasso di elettronica senza rinunciare ad una certa enfasi di fondo. Da rivedere in qualche brano la preponderanza delle basi ritmiche che talvolta sono un po' troppo prevalenti su tutto il resto. Non mancano backing vocals femminili non filtrate (a guisa dei primissimi L' Ame Immortelle) che rendono il lavoro un po' più originale: il prodotto in se' non è difatti certamente epocale ma ha il merito di essere assemblato con cura e diligenza tantopiù vista l' atipica provenienza ovvero quell' Israele che si sta sempre più rivelando ricettiva ed impensabile fucina di appassionati di Electro ed EBM. I brani più interessanti risultano essere a mio avviso 'Access Denied','Calling You' e 'Dreamers Delight': episodi in cui la band esce un po' dal clichè EBM creando melodie accattivanti e intriganti. E' presente anche un bonus CD con remix di 'Ground Zero' di varia natura in cui sovente il tasso di originalità è estremamente più interessante di quello dell' album stesso: ottimi in particolare il lavoro dei Supreme Court, New Dawn Corp e Vigilante.
-|-|-» Non è sicuramente il disco dell' anno ma c'è del buono: una volta sgrezzati gli IWR potranno sicuramente affinare il tasso di originalità già visibile nei loro brani opportunamente lavorati ad hoc nel bonus CD. |
 |
—- RAN / RAN -—
La raffinatezza come peculiarità per questo combo che probabilmente al di fuori dei confini nazionali otterrebbe riconoscimenti ben più ampi. Ran è un progetto ambizioso dalle sonorità verticistiche e inusuali che nasce dal connubio di elementi ethereal, ambient, electro e industriali. Molto interessante l'ambiguità della linea vocale che si sposa perfettamente a matrici sonore via via fredde o avvolgenti su sezioni ritmiche ruvide e noise. 'Wonder' di cui non manca un video che esalta le movenze di simpatici felini (di cui uno peraltro immortalato anche sulla copertina del CD) è un brano maturo e pregno di stile che non sfigurerebbe nella discografia di qualsiasi mostro sacro sui generis. In 'Anatomy' e 'Collyrium' la componente sperimentale si fa più acuta e i suoni si ergono a strumento messo a disposizione della voce che diviene la reale protagonista. Interessante 'Kaliyuga' in cui a fronte di una voce potente e ossessiva si contrappongono atmosfere oniriche e ridondanti. Affascina anche il mood malinconico di 'See Saw' che si rispecchia idealmente in 'Call', il brano in cui i riferimenti ai DCD si fanno più acuti. Nella cover di 'The Great Below' il sound assume riferimenti ovattati e morbidi mentre la voce idealmente si avvinghia al brano con rimarchevole sapienza.
-|-|-» Elementi di Dead Can Dance, Cranes, Gothica, insolitamente legati a doppio filo ad elettroniche docili e aggressive allo stesso tempo si fondono a caratterizzare il sound di questa interessante band veneta: da ascoltare con l'attenzione che merita! |
 |
—- MYK JUNG / ZENITH IS DECLINE [The Nine Lost Ballads] -—
Inusuale debutto solista per Myk Jung, cantante di The Fair Sex e Testify, che abbandona completamente le sonorità dure ed elettroniche dei gruppi sopracitati per addentrarsi in territori decisamente più tranquilli. Quattordici brani che mettono in bella evidenza la voce di Myk accompagnata per la maggior parte del tempo da pianoforti, eterei tappeti di synth ed arpeggi di chitarra acustica, non disdegnando qualche discutibile breve intermezzo infarcito da pesanti chitarroni metal. Il risultato nel complesso è abbastanza godibile e di elevato standard compositivo e qualitativo, e tuttavia nessuno dei brani di 'Zenith is Decline' rimane particolarmente impresso nella memoria. Pare piuttosto un disco dettato da necessità intime dell'artista, con tutti i rischi ed i limiti comunicativi che progetti di questo tipo comportano. Note di merito comunque per l'invernale 'Faltered', 'Ten Thousand Centuries' e 'Toys of time'; interessante il duetto tra Myk e la figlia Allegra (10 anni!) nella delicata 'Veiled'.
-|-|-» Per concludere, un lavoro che pur non essendo esplicitamente nato con finalità neofolk potrebbe comunque parzialmente interessare chi apprezza questo genere di musica.
»------------ English Version ------------«
'Zenith is decline' is Myk Jung's (singer of The Fair Sex and Testify) unusual first solo album, in which he completely abandones the harsh and electro tunes of his former bands to step into quiet and intimate landscapes. Fourteen tracks celebrating beautiful Myk's voice mostly surrounded by pianos, synth pads and acoustic guitars with some arguable intermezzos filled with heavy distorted guitars. The disc is quite enjoyable and very well played and recorded, yet no songs is quite really memorable. It rather looks like an artist's very personal and intimate diary,with all the risks and communicative limits that this kind of projects involve. Anyway, special mentions go to 'Faltered', 'Ten Thousand Centuries' and 'Toys of time'; the delicate 'Veiled' is a very interesting duet between Myk and his daughter (10 years old!) Allegra.
-|-|-» In the end, this is not an esplicit neofolk record but it may be of interest to who likes this kind of music. |
 |
—- RE/MOVE / UPPERCUT -—
A volte è più salutare cantare nella propria lingua che in quelle altrui poichè altrimenti si corre il rischio di banalizzare il proprio messaggio: l'inglese maccheronico (in salsa ispanica in questo caso) è il limite di questa band che nei testi non riesce ad esprimere la sua anima malgrado le pur buone intenzioni. Al di là di questa parentesi la proposta musicale è chiara ed onesta: riff orecchiabili si mescolano ad elettronica molto vicina alla dance e in parte al synthpop in melodie il più delle volte azzeccate. Questa tendenza si sviluppa sin già da 'I'm Over Again' ,brano dal riff perfetto per discoteche pseudo-oscure e non... e si consolida con 'We Are the Message' in stile synthpop molto germanico. Le atmosfere si addolciscono con 'A Whey' che resta però ancora una volta penalizzata dal nonsense del testo... 'Are We Here?' poggia invece su ritmiche old Project Pitchfork-style ma è caratterizzata in ogni caso da uno stile piuttosto personale e convincente. Graziose anche 'A perfect place' e 'I'll Believe' anche se va detto che la seconda parte dell' album risulta essere nel complesso meno coinvolgente.
-|-|-» Inglese a parte c'è ancora del lavoro da fare per raffinare questa band e darle un impronta più decisa e propositiva: rimandati al prossimo CD! |
 |
—- ANGELSPIT / KRANKHAUS -—
Come da 'ABC' per una Hit alternativa.. Anglespit è un duo cyber-goth australiano formato da Zoog e DestroyX che non esiste da molto tempo ma che ha certamente plasmato alla perfezione l’immagine che serve. Infatti ancor prima d’inserire il CD, si nota quanta attenzione sia stata rivolta al packaging. E’ molto importante: questa regola è la legge. Il booklet è un'insieme di foto che ritraggono scene come estratte da un film basato su filastrocche per bambini in stile cyber goth.. un connubio tra Alice ne Paese delle Meraviglie e Frankenstein versione PVC per intenderci. Il tutto potrebbe richiamare il Torture Garden e vedendo che l’evento funziona, essendo uno dei party piu famosi nel mondo, chi puo dargli torto? Musicalmente associano tutto l'odierno necessario: la voce maschile e femminile che varia da un ringhio stile Marilyn Manson ad una versione piu seducente e sexy; una ritmica puramente elettronica, i sintetizzatori che lavorano in modo sufficentemente carino pur mantenendo un suono generale sintetico, ed allo stesso tempo un’po sporco, come se stessero praticando attraverso effetti per chitarre. Tutto questo è accompagnato da chitarre rock-metal come il gia nominato M. Manson. Se si vuole immaginare che Manson sia l’illegittimo figlio rock-metal di Nine Inch Nails, gli Angelspit ne sarebbero i fratellini elettronici. Li vedrei quindi sullo stesso palco dei nostrani DSI in versione piu cyber che metal.
-|-|-» Se questo è un genere che potrebbe piacerti allora Angelspit lo fanno sicuramente meglio di altri e quindi potresti apprezzare ‘Krankhaus’.. se invece stai cercando qualcosa di piu originale come noi, meglio aspettare il prossimo disco.
»------------ English Version ------------«
Doing it by the book.. Anglespit is an Australian cyber-goth duo formed by Zoog and DestroyX. They’ve not been around for too long, but they have certainly tuned their image to perfection. In fact, the first thing one notices before even inserting the CD in your favourite orifice of choice, is the attention paid to the eye candy. Packaging is important, and here this rule is the law. The cover art is comprised of a serious photography session showing the band and (presumably) friends in a series of scenes, like film stills from a cyber-goth nursery rhyme. The theme appear to be Alice in Wonderland meets Frankenstein’s monster, wrapped in P.V.C. (as is everything nowadays). Very Torture Garden, and as it usually works, who can blame them? Musically they touch all the necessary bases too. They have both male and female vocals throughout the album, and they vary from Marilyn Manson style growling to sexy drawls. Electronic instruments play a major role in the rhythmic parts, analogue-sounding synthesisers bleep nicely and keep things sounding synthetic but at the same time a little dirty, like they are playing synthesisers through guitar pedals. That’s joined by rock-metal guitars ala (previously mentioned) Manson. In fact, if you imagine Manson being the rock/metal offspring of Nine Inch Nails, then Angelspit are the more electronic kid-sister. I see them on the same stage as Italians D.S.I., just slightly more cyber than metal.
-|-|-» If that’s something that you like the sound of, then Anglespit do it better than most, and you’d better give Krankhaus a listen. If you’re after something a little more original, then I’d suggest waiting for their next album. |
 |
—- OFFERING / MONSTERS AND ANGELS -—
The Offering sono una band inglese che ci offre un progetto di elettronica venata di atmosfere dark da migliore tradizione inglese. Con questo ultimo lavoro, 'Monsters and Angels' si rinforza, rispetto al passato, un aspetto più elettronico, intriso di sonorità fredde e graffianti, assolutamente non EBM, anzi, più vicine ai vecchi anni ’80, ottime per fare da soundtrack alle vostre visioni notturne piuttosto che per la dancefloor (e ciò non è per forza negativo). Sono ben 13 tracce, a tratti un po’ ripetitive, in cui siamo in presenza di due voci: Mark Sheppards, che cura anche la parte strumentale, e, in alternanza, Maria Coppola e Heather Brooks, a volte con buoni esempi di duetto, come in 'Golgotha Falls' (canzone d’atmosfera a tratti perversa, a tratti terribilmente eighties), molto più spesso come soliste. Gli episodi migliori restano 'Damage Limitation' e 'Shadowlands', calibrate, oscure e oniriche. 'When I sleep', dopo una intro quasi lynchiana, ricorda gli Smashing Pumpkins in modo molto smaccato. I lenti, come 'Low Town', sono interessanti, ma richiederebbero una voce a tratti più energica per emergere in tutto il loro valore. Nel complesso un buon prodotto. Forse si potrebbe selezionare diversamente i brani (meno canzoni, ma più varie). E cercare di dare una maggiore importanza alla parte vocale, per un prodotto finale più d’impatto. Pur tuttavia, tra il tanto ciarpame elettronico che oggi giorno è così facile produrre, The Offering non mancano delle necessaria professionalità per migliorarsi.
-|-|-» Per chi, senza uscire troppo dall’ambito, non ha paura di confrontarsi con nomi nuovi.
»------------ English Version ------------«
The English band The Offering plays an electro music with dark features, following the best British tradition. Their last CD, 'Monsters and Angels' is mostly dealing with the electronic aspect, and it’s full of cold, sharp sounds, far from modern EBM, much closer to the Eighties’s electro style. A sound which is actually a perfect soundtrack for some kind of nightmarish visions, and not to be the next dancefloor hit (which is not so negative). The 13 tracks from 'Monsters and Angels' can be sometimes repetitive, but present a good co-operation between a male and a female voice: Mark Sheppard’s (also playing all the instruments), and Maria Coppola’s or Heather Brooks’, singing together, as in 'Golgotha Falls' (a track with a deep atmosphere, sometimes morbid, sometimes very Eighties-like) , more often as solo voices.
The best episodes remain 'Damage Limitation' and 'Shadowlands', balanced, obscure and dream-like. 'When I sleep' has a Lynchian beginning and ends up resembling Smashing Pumpkins so much. Ballads like 'Low Town' are quite interesting, but would really need a more powerful vocal to enter one’s heart. All together a good CD. We could suggest a better choice of tracks, with less songs but more variety, while trying to give also more importance and power to the voice. Still, among the electro scum everybody seems able to play nowadays, The Offerings are professional and able to get better.
-|-|-» If you don’t want to go out from you usual music tastes, but you’re not afraid to listen to new bands. |
 |
—- CODE 64 / DEPARTURE -—
Ecco cio' di cui avevamo bisogno, un cd ben lontano da opprimenti pretese di collocazione nell'olimpo patinato del music business, o dal ruspante panorama emergente non sempre improntato da originalita'. Un disco onesto, insomma. Gli svedesi Code 64 hanno davvero qualcosa da dire, e lo fanno senza sorta di dubbio con lavoro che sfiora l'eccellenza tant'e' perfetto nelle sue sonorita' fresche e finemente armoniche. ‘Departure’ rappresenta la quinta essenza della loro arte compositiva gia' ben esposta in ‘Storm’ primo album ufficiale realizzato dopo una manciata di remix e alcune performances su compilations, tra cui ‘State of the Synthpop 2005’ per la Different Drum. Quest'ultimo lavoro mostra 11 gioielli ben incastonati nella sacra corona Memento Materia, label da sempre molto ben strutturata riguardo la scelta produttiva. Ottimo lavoro di synths che scandiscono il tempo in modo tutt'altro che scontato ed improduttivo, tastiere congeniate ad hoc per catturare anche l'orecchio piu' distratto con episodi sublimi come ‘Guardian’, che osserva i canoni celesti del Futurepop piu' essenziale, oppure in ‘Every Moment’ altro delicato momento di scintillante vena creativa, dove keyboards e la voce di Henrik creano un connubio assolutamente indimenticabile, che da solo varrebbe l'acquisto dell'intero CD. Per alcuni potrebbe rappresentare l'ennesima meteora elettronica filo post 80's, ma chissa' perche' e' la cinquantesima volta che lo ascolto e non mi ha ancora stancato.., diamo fiducia a questo baldanzoso codice, sono certo che in futuro ci riservera' radicali soddisfazioni, senza per questo cadere nella fin troppo facile trappola della commercializzazione.
-|-|-» Staremo a vedere, vado a riascoltarmelo per la cinquantunesima volta.. chissa' che ci trovo qualche difetto.. |
 |
—- FALLING YOU / HUMAN -—
John Michael Zorko torna con un nuovo CD ‘Human’ dall’intensa copertina / booklet dai toni sobri ed eleganti, ed un concept di dualità umana tutto da interiorizzare.
Il panorama iniziale è un lago extraterrestre dove il blu cobalto regna indiscusso, riflettendo le lune alte nel cielo ricco di meteoriti come nelle vecchie notti di San Lorenzo. ‘Human’ veste sempre di quelle basi ambient e di quella foschia elettronica d’ascolto che si sposa perfettamente con le voci femminili [ritroviamo Dru Allen (This Ascension), Erica Mulkey..] come ne avessero sempre fatto parte, ma avverto un’po piu di fisicità. Nove sono i brani di cui la seconda traccia ‘Tribe’ merita sicuramente nota: è infatti la bella voce di Aimee Page a raccontare dei venti del destino che chiamano dagli estremi della Terra, quando, la tranquillità eterea, muta in un vortice di chitarre e riverberi planando con tutta l’energia, degna d’una colonna sonora per un viaggio interstellare. Simili sensazioni le ritroviamo in ‘Bring down the stars’ dove la Allen parla d’amore raccogliendo stelle da donare a chi non ha perso la fede. Lungo il miraggio, Zorko non ha comunque abbandonato piano e viola, ne è infatti ricca ‘Varenka’ (tratta da Anna Karenina), mentre con ‘Starshine’ respiriamo un brano di sicuro successo, sfruttabile in molti ambiti commerciali grazie ai bassi e alle ritmiche melodiose come avessero preso un brano pop ritoccandolo in veste quasi d’n’b. Quasi in chiusura ‘One-Hundred years (of solitude)’ che mi ricorda moltissimo i primi Lamb.
-|-|-» Album meno malinconico e forse meno 'spirituale' del precedente lavoro, sicuramente approdabile da molti piu appassionati di musica.. che però non siano esclusivamente amanti del dark-ambient, anche sperimentale. |
 |
—- FOUR AM ETERNAL / AMBIVALENCE -—
Sonorità più 'indie' che dark per l'esordio dei palermitani Four A.M. Eternal. Il loro 'Ambivalence' è composto da 8 tracce molto introspettive che mettono in evidenza l'ottimo lavoro alla chitarra di Claudio Cataldi e la lodevole ricerca (cosa purtroppo sempre più rara, tra i demo che riceviamo) di una linea melodica da parte della cantante Carmen Gulino. Molto belle l'apripista 'Chrysalis' e 'Almost' (sicuramente i pezzi più affini alla musica trattata su questo portale) mentre le successive composizioni si dibattono tra influenze come Sonic Youth e new wave della new wave; gli episodi più solari mi hanno ricordato anche gli Ivy (ad es. 'Looking for Faith' e 'Uninvented word').
-|-|-» Nel complesso senz'altro un buon esordio, ben composto e ben suonato da un gruppo che forse necessita di acquisire maggiore personalità e consapevolezza delle proprie possibilità per uscire da un sottobosco musicale particolarmente affollato. |
 |
—- NAMENLOS / THE DANDY DARE - L'ETICA DEL DANDY -—
Ultimamente il panorama dark nazionale ed internazionale è sempre più popolato da gruppi che sembrano privilegiare l'aspetto estetico e paramusicale a quella che invece dovrebbe rappresentare la raison d'etre di ogni band: in una parola sola, la musica. Che ne siano consapevoli o no, è questo il caso del duo umbro Namenlos, giunti al secondo demo intitolato 'The Dandy Dare - L'Etica del Dandy'. Gruppo che non risparmia dotte citazioni filosofiche (da Nietzsche a Deleuze), avanguardistiche (dadaismo, futurismo) e musicali (da M.Manson ai VNV Nation passando per i Kirlian Camera) nonchè nickname fantasiosi (Friedrich Lestat Namenlos: Composizioni pseudo-Musicali; Liriche post-Concettuali; Distorsioni Dissolute; Elettroniche Elitarie Eliofobiche; Filosofie - Siren Obscene: Oscenita' Orali; CabaReciTanz) e ovviamente un look fetish-bsdm perfettamente in sintonia con le ultime tendenze del panorama trendy-dark. Peccato che 'la volontà di assorbire e esprimere lo spirito delle Avanguardie artistiche (..) e il forte desiderio di rompere nettamente col vecchio' sia un'intento già obsoleto alla nascita (l'estetica fetish è quasi una fotocopia dei lavori di Philippe Fichot e dei suoi Die Form; il desiderio di rompere i legami e scandalizzare la borghesia risale poi sino al teatro crudele di Antonin Artaud già ispiratore 25 anni fa delle dissacranti performance live dei primi Virgin Prunes), e peccato che 'la volontà di minamento dei valori e dei dogmi cristiano-borghesi' si esprima attraverso testi farraginosi come 'dal pulpito sublima il suo Ego in posture manifesti di ascendenza'. In tutto questo, coerentemente, non abbiamo ancora speso una parola sulla musica, che il gruppo autodefinisce "Elettro-Industrial-Ebm' ma che in realtà altro non è che un mix di ebm-synthpop abbastanza gradevole ma decisamente molto poco rivoluzionario. Poco funzionale a questo progetto estetico-concettuale à senz'altro l'autoproduzione, che penalizza i barocchi arrangiamenti dei pezzi (forse, in attesa di una produzione migliore, alle canzoni avrebbe giovato maggiormente un approccio compositivo più ordinato e sobrio) e il cantanto nevrotico-isterico di Siren Obscene.
-|-|-» Il consiglio al gruppo - giunto appena al secondo demo - è ovviamente di dedicarsi per un po' principalmente a migliorare la componente musicale, visto che tutto il resto è stato già curato nei minimi detagli. |

Copertina non disponibile |
—- AGENT ORANGE / OBSCURE ALTERNATIVE -—
Agent Orange (peraltro nome di una vecchia surf punk band californiana degli anni '80) è l'interessante progetto di Marco Pesare, one-man-band che utilizza tastiere, computer e chitarre per dare forma ad una musica che ha radici ben salde nei primissimi anni '80 attingendo a piene mani dall'eredità lasciata da New Order, Joy Division, Depeche Mode, e in generale tutta la prima wave. Con 'Obscure Alternative' il gruppo è giunto già al quarto demo, un lavoro coraggioso che purtroppo si scontra con i severi limiti imposti dall'autoproduzione amatoriale, come un sequencer che spesso perde qualche colpo ed un microfono che mortificherebbe probabilmente anche Brendan Perry. Detto di questi limiti, delle 11 tracce che compongono il demo si mettono in evidenza l'evocativa 'No room to go astray', che sembra quasi un inedito dei primissimi New Order di Movement (anche se il cantato ricorda un po' troppo 'The Eternal' dei Joy Division), la claustrofobica 'Age of Sound', 'Burned' (che gode di una qualità sonora decisamente migliore), le toccanti 'Curtain Call' e 'Lost Soul'. 'My condition' paga invece eccessivamente tributo ai Cure più poppeggianti; chiude in crescendo l'orchestrale a-la Craig Amstrong 'Adagio Bells'. Migliorabili in generale le parti di chitarra, decisamente troppo scarne - forse conseguenza di una tecnica approssimativa - anche per ricordare il minimale stile monocorda dei primi Cure. Estasi e tormento di queste canzoni sono di ricordare terribilmente (ai limiti del plagio) qualcosa che è già stato fatto 20 anni fa.
-|-|-» Se amate i gruppi sopracitati, amerete anche questo 'Obscure alternative' dall'irresistibile potenziale nostalgico; se invece detestate la musica che non fa altro che perpetuare qualcosa che è già stato scritto, allora questo cd non fa decisamente per voi. |
 |
—- VIOLET TEARS / COLD MEMORIES & REMAINS -—
Violet Tears è uno di quei gruppi che Dside ha supportato tenacemente sin dagli albori e che, nel tempo, non ha smarrito la strada, tantomeno ha deluso. I cinque baresi tornano di fatto con questo Digipak viola e nero ‘Cold Memories & Remains’ tramite la Fossil Dungeon (che insieme ai Chirleison -gia lodati in queste pagine- vantano d’esser le uniche band italiane al momento seguite da questa Label sempre molto attenta). Contenente nove brani in classiche atmosfere oscure, rarefatte.. per quasi 60 minuti d’ascolto contemplativo si esplorano regni decadenti e impolverati. Malinconica e inconsolabile è l’incantevole interpretazione di Carmen De Rosas, che viene arginata momentaneamente nella traccia ‘Polvere’ dalla profonda voce di Claudio Contessa, il quale, cantando in italiano, ci trasporta ad assaporare tutte le sfumature della nostra lingua madre. Chitarre elettriche e acustiche, synth tenui e piano, accompagnano questi brani struggenti ed intensi, amalgamando il vecchio e il nuovo in un composto più che maturo, rispecchiando una folta base musicale ed una tecnica attenta ed appassionata. In apertura ‘In the Throat of the Unbounded’ e subito dopo ‘Silence’ dove Carmen, degna di plausi, sfuma lasciando nell'aere la fluente chitarra per quasi tre minuti dei 9:39 totali; ‘Don’t Wake me Up’, ‘The Submerged and the Saved’, ’Eternal Nights’ e, 'Floathing into Nothing' proseguono su queste vie: stretti nelle spalle; ‘Angel in the Mirror’ (che porta con se una chitarra stile primi Cure) è sicuramente uno dei brani più meritevoli, anche per il connubio dei due cantanti che aumentano l’intensità emotiva; non da meno la strumentale ‘Secret Words’ che chiude questo splendido lavoro con uno spiraglio di luce..o
acquiescenza.
-|-|-» Consigliato a tutte le nuove leve per comprendere cosa si intende quando si parla di musica 'oscura', e consigliato ai vecchi mugugnanti in pizzo e merletti, perché percepiscano un'altro pertugio ancora vivido nella nostra amata/odiata Italia. Noi rimaniamo con la curiosità morbosa di vederli Live il prima possibile.
»------------ English Version ------------«
Violet Tears is one of those groups that Dside has supported tenaciously since the first light and that, in the time, hasn't lost the way, and it hasn't neither disappointed. The five Bari natives return with this violet and black digipak `Cold Memories & Remains' through the Fossil Dungeon (then with the Chirleison - already admired in these pages - claim to be the only Italian bands followed by this always very careful label). Containing nine classic dark atmospheres, rarefied tracks... for almost 60 minutes of gazing listening we can explore decadent and dusted reigns. Melancholic and unsoothable is the charming interpretation of Carmen De Rosas, that is momentarily embanked in the track `Polvere', from the deep voice of Claudio Contessa which, singing in Italian, takes to us to taste all the shadings of our mother language. Electrical and acoustic guitars, tenuous synth and piano, take these aching and intense tracks, amalgamating old and modern one in a compound which is more than mature, reflecting a dense musical base and careful and passionate technics. In opening `In the Throat of the endured Unbounded' and after `Silence' where Carmen, worthy of approvals, vanishes leaving in the air the flowing guitar for almost three minutes of the total 9:39; `Don' t Wake me Up', `The Submerged and the Saved',' Eternal Nights', 'Floathing into Nothing' continue on these ways: tightened in the shoulders; `Angel in the Mirror' (that brings with it a first Cure's style guitar) is certainly one of the most deserving tracks, also for the alliance of the two singers who increase the emotional intensity; not less the instrumental `Secret Words' that closes this wonderful job with a light small opening. .or acquiescence.
-|-|-» Advised to all the new generations to comprend what does 'dark' music mean, it's also advised to the old grouchies in peak and laces, to perceive another vivid narrow opening in our loved/hated Italy. We remain with the morbific curiosity to see them live as soon as possible. |
|
|
|
 |
| DSide.it | Goth, EBM, Industrial, Neofolk.. in Italia - ©2000- 2010 all right reserved
|
| |
| |
|
 |