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-|-|-» [ RECENSIONI / Review ]

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- HEIMATAERDE / UNTER DER LINDEN -

Unter der Linden appagherà certamente gli amanti di medioevo ed elettronica.. sono infatti queste le principali caratteristiche delle cinque tracce dell’imperscrutabile progetto tedesco (sul sito sono visibili solo occhi dietro ad elmetti bellici..) che per la Infacted Rec. (Label fondata da Mr Lights of Euphoria) annunciano il CD ‘Kadavergehorsam’.
I chiari intenti folkloristici del singolo ‘Unter der Linken, Opus Version’, vengono lievemente rivisitati in chiave Club in apertura di MCD con accattivanti ritmi, a donare poi impronta medievale ci pensa l’eterea voce di Anna-Maria Straatmann dei Massiv in Mensch, accompagnata da soavi cornamuse malinconiche; ‘Die Bruit’ è la seconda traccia che invece, di natura più aggressiva (anche grazie alla lingua tedesca) e con voce maschile su basi prepotentemente hard synth, ci ricorda però molti..troppi brani uditi mille volte. Stile simile lo ritroviamo anche su ‘Gott will es’, in partenza al grido d’incitazione: ‘Dio lo vuole!’ per una masnada di combattenti che l’echeggeranno prima dell'imminente battaglia, e con termine in un’orda di grida confusionarie durante la pugna.. è qui che però si scorge qualche infezione industriale in più, e sicuramente, tra i due rimane il brano che renderebbe senza dubbio in pista. Subito dopo con la famosissima ‘Tempus es Iocundum’ torniamo in carreggiata opposta grazie all’efficace electro-rivisitazione, e al ritorno delle amate cornamuse.
-|-|-» Il dancefloor ne sarà lieto e gli amanti delle atmosfere medievali ne saranno incuriositi e finalmente, troveranno un connubio senza chitarre elettriche..il mio dubbio rimane uno..quale via sceglierà Heimataerde per 'Kadavergehorsam'?

- VIGILANTE / JUICIO FINAL -

Vigilante è notoriamente nome che rimanda ai Front Line Assembly corrosivi e disumanizzati di 'Millenium' quando fendenti sotto forma di ruvide chitarre sconvolsero il placido mondo dell’ EBM..
E i Vigilante hanno imparato bene la lezione crescendo considerevolmente rispetto ai loro peraltro già validi esordi e rendendosi alfieri di un sound personale, un sound caldo e avvolgente che ostenta sicurezza e fragore senza compromessi di sorta.
In 'Juicio final' vengano rielaborati alcuni brani di 'The Heroes Code': su tutti i remix di Funker Vogt (ormai più abili a remixare che a creare il loro materiale) e Z Prochek (remix da dancefloor assolutamente imperdibile): le rispettive versioni di 'The Other Side' e 'One Good Reason' si ergono quindi a vetta più alta dell’ intero lavoro ma non va affatto trascurato l’ inedito 'Justice' che lascia intravedere un futuro davvero roseo per questo combo cileno. Destano ottima impressione anche le riproposizioni in spagnolo dei primi tre brani che guadagnano in durezza e intensità senza però sacrificarsi a livello di naturalezza.
Il CD offre anche il video di 'The Other Side', suggestivo al di là di qualche effetto ancora un po’ naïf. Nel complesso 'Juicio Final' ostenta un restyling che lascia il segno dimostrando che in un anno i Vigilante hanno fatto passi da gigante: il sudamerica non è più solo Messico..
-|-|-» Un vero distillato di cattiveria in una gustosa ricetta che mescola chitarre affilate e synth aggressivi: dal Cile con prepotenza!

- DEADWOOD / 8 19 -

8 19 (2005 Cold Spring) è l’album di debutto dello svedese Deadwood. L’artista combinando sonorità dark, noise e metal riesce a sottrarsi dal rischio, caratteristico di molti dischi industrial, di cadere in un certa ripetitività. L’atmosfera che ne consegue è assolutamente oppressiva e devastante!'Antabus', ci regala suoni taglienti e voci storpiate che si stendono su un tappeto di puro rumore. A momenti di apparente stasi se ne alternano altri in cui la tensione sonora è spinta al limite. 'Crushing on' ha un andamento più lento. Il frastuono si stempera per lasciare spazio a suoni ben distinti che si ripetono, ma a farsi protagonista assoluta di questo canto oscuro è una voce, malata e oppressa. I brani più distruttivi e trascinanti dell’intero album sono '8 19' e 'Wither Sith'. In entrambi, grazie proprio a una struttura sonora accurata, l’inquietudine emotiva provocata dalla musica, resta sempre elevatissima. Diversamente la successiva 'Bitch on the…', riesce a trovare unicamente nel finale tutto il suo vigore, riportandoci nuovamente a quell’atmosfera da incubo creata dai pezzi precedenti. Il brano conclusivo ' – ', che si affida esclusivamente all’elemento percussivo, sembra invece quasi voler stemperare tutta l’inquietudine prodotta fino a quel momento.

»------------ English Version ------------«

8 19 (2005 Cold Spring) is the debut album of the Swedish musician Deadwood. The artist gets out from the risk, characteristic of a lot of industrial music, to fall in a certain repetitiveness, combining dark sonority with noise and metal. The atmosphere that ensues is absolutely oppressive and devastating!'Antabus' gives sharp sounds and crippling shouts that stretch on a carpet of pure noise. Moments of apparent standstills alternate with others when the sonorous tension is pushed to the limit. 'Crushing on', has a slower course. The noise dissolves itself to leave space to distinct repetitive sounds, but the real protagonist of this obscure song is a voice, sick and oppressed. The songs more devastating and gripping of the whole album are '8 19' and 'Wither Sith'. In both, thanks to a sonorous accurate structure, the emotional restlessness provoked by the music stays always well elevated. 'Bitch on the…', finds, only in the ending, all its vigour, bringing that type of nightmare atmosphere created from the preceding songs. The conclusive passage '…', that entrusts exclusively to the drum sounds, seems nearly to dissolve the produced restlessness.

- xARCANEx / ARCANE ELITISM -

Arcane Elitism (2002 The Fossil Dungeon), è l’album di debutto di xArkaneX — progetto prevalentemente solista di Pandelis (xIkonX) — noto per la sua partecipazione nei Fiendish Nymph — che ha collaborato per la composizione di alcuni pezzi ('Mesmerism of the Temptresses’ Sirens', 'Vacchia', 'Dryades of Selene' and 'Summoning the Muse'), con un membro del gruppo neo-folk greco Daemonia Nymphe. Trattasi di un’opera vigorosa e curata, musicalmente estremamente varia, imponente ed essenziale allo stesso tempo, benché poco innovativa. Si avverte infatti molto l’influenza di band culto come Dead Can Dance (soprattutto i loro primissimi album), Death In June o In The Nursery. Altro riferimento sostanziale è il frequente richiamarsi alla mitologia greca, aspetto ben evidenziato proprio dalla The Fossil Dungeon, che ha definito l’album come «Neo-Classical Dark-Ambient, inspired by the ancient Hellenic past'. In Arcane Elitism tutto sembra proprio volgere alla creazione di un’atmosfera sognante e malinconica, come un viaggio in una realtà antica e perduta. L’intensa apertura è affidata al brano strumentale omonimo, dominato dall’uso drammatico delle percussioni che ne contraddistinguono l’intero andamento. In 'Mesmerism of the Temptresses’ Sirens', la tensione dà l'impressione di diminuire. La musica si fonde al suono di elementi naturali, come la pioggia e il vento, e il canto si fa quasi un sussurro dolcissimo. Uno dei pezzi più struggenti è 'Vacchia', che combinando momenti musicali diversi recupera alcune sonorità proprie della musica classica, così come accade per il successivo 'Dryades of Selene'. Con il progredire dei brani — 'Arcanum', 'Ambience of The Moon' — il rafforzarsi dell’elemento di oscurità fa emergere sempre più le immagini di tempi trascorsi, di suoni già uditi, che ci sono appartenuti ma di cui abbiamo perso consapevolezza. A preannunciare l’epilogo, la malinconica 'Summoning the Muse' che, in perfetto stile Death In June, intesse come il racconto di qualcosa che se n’è andato per sempre, svanito chissà dove, lasciando così spazio alla sola dimensione del sogno. 'Arcarnanian' chiude quasi in sordina l’intero lavoro.

»------------ English Version ------------«

Arcane Elitism (2002 The Fossil Dungeon), is the first album of xArkaneX, an almost solo project of Pandelis (xIkonX), who is famous for his share in the Fiendish Nymph. xIkonX collaborated in the composition of some pieces ( 'Mesmerism of the Temptresses’ Sirens', 'Vacchia', 'Dryades of Selene' and 'Summoning the Muse') with a member of the Greek neo-folk outfit Daemonia Nymphe. It’s is a record well done and intense, even if it’s not innovative. In fact, listening XArkanex’s music, it’s impossible that one doesn't recall bands like Dead Can Dance (the first period), Death in June and In The Nursery. The whole work was also very influenced by the Greek mythology, as The Fossil Dungeon has underlined defining it as «Neo-Classical Dark-Ambient, inspired by the ancient Hellenic past'. In fact, in Arcane Elitism all seems to turn to the creation of a dreamy and melancholic atmosphere, as a trip in an ancient and lost reality. From this, it results as an extremely varied-musical album, monumental and essential at the same time. The intense opening of the album is entrusted by the title song 'Arcane Elitism', dominated by the dramatic use of the percussions that countersign the whole course. In 'Mesmerism of the Temptresses’ Sirens', the tension seems to diminish. The music melts into the sound of the natural elements, the rain and the wind, and the song-part nearly becomes a sweet whisper. One of the more yearning pieces is 'Vacchia', which diverging different musical moments recovers some sonority characteristics of classical music as it happens for the song 'Dryades of Selene'. In the following pieces, like 'Arcanum' and 'Ambience of the Moon', the element of obscurity grows stronger and what emerges are the images and sounds of past times, of which we had lost awareness. Preannounce the closing, the impressive song 'Summoning the Muse' that elaborates, in Death In June’s perfect style, the story of something that has gone forever, leaving space just for a wandering dimension.

- GOATVARGR / GOATVARGR -

Goatvargr (2006 Cold Spring), nasce dalla collaborazione tra Henrik Nordvargr Björkk, assai noto nell'ambiente dark/industrial per i suoi numerosi progetti — Mz412, Hydra Head 9, Folkstorm, Toroidh — e Andy O’Sullivan (Goat), artista americano interessato soprattutto alla musica noise. Il brano d’apertura 'Goatlord Rising', ci catapulta senza indugio in un caos sonoro quasi infernale, interrotto unicamente dall’utilizzo dell’elemento percussivo, che non sembra lasciarci alcuno scampo. Pur essendo interessante il modo di utilizzare i suoni, l’album patisce il rifugiarsi quasi ossessivo nel solo rumorismo, che porta ad annullare la tensione, la forza e l’impatto suscitati. Un esempio in questo senso, è il brano 'Filthdaemon' che soffre come di una sorta di non-chiarezza compositiva e finisce con il non trovare una sua struttura espositiva. Difatti, l’attorcigliarsi nel rumore non riuscendo a svilupparsi è condannato a rimanere a uno stato prettamente embrionale, perdendo così del tutto l'emozione del particolare. Risultano invece efficaci proprio i momenti in cui, stemperatosi il fragore, si lasciano affiorare i singoli suoni, che seppure lontani e come sbiaditi, rimangono densi di pathos. Sono proprio questi dettagli sonori a conferire dinamicità all’intero lavoro, rompendone la struttura portante ed evitando così il cadere nella pura ripetizione. Indicativi in questo senso sono i brani 'Droning Hades' e 'Beyond The Quorthonian Realms'. È proprio quest’ultimo, con i suoi 10 minuti, uno dei pezzi più riusciti — voci umane si mescolano a versi animali, finché le voci, persa la loro caratteristica più umana, sembrano diventare come grida impersonali, ma assolutamente lancinanti, intense e spaventose. L’album si chiude con 'Drunk On The Blood Of The Goat', dall’andamento potremmo dire più morbido ma non meno tagliente.

»------------ English Version ------------«

Goatvargr (2006 Cold Spring), was created from the collaboration between Henrik Nordvargr Björkk, who is famous in the dark/industrial field for his projects — Mz412, Hydra Head 9, Folkstorm, Toroidh — and Andy O'Sullivan, better known in art as Goat, an American musician dedicated basically to noise music.
'Goatlord Rising', the first song of their album, doesn’t give one any relief because it catapults one into a nearly infernal sonorous chaos, interrupted only by drum sounds. Even if the way of using these sounds could be interesting, there is an obsessive use of rumours which destroys somewhat the tension, the impact and the force created. An example of this, is the song 'Filthdaemon', that unfortunately shows a lack of structural quality by winding around the rumouristic noises, which don’t develop into anything substantial. An efficient unexpected surprise occurs when the individual sounds emerge from the rumours and although they are faded, they are still dense with pathos, embellishing the inherent structure and giving a dynamic quality. Some more use of this technique can be found in the songs 'Droning Hades' and 'Beyond The Quorthonian Realms'. This latter is one of the best composed of its kind: it mixes human voices with animal sounds that loose their natural nature to be something totally impersonal and fearful. The last songs of the album — 'The Drunk On The Blood Of The Goat' — is more tranquil in quality but still disturbing and intense.

- INFIERI / STOLEN SKY -

Nuovo CD-EP (autoprodotto, 2006) per i prolifici Infieri, che include tre tra i migliori brani provenienti dai precedenti demo 'Looking for the key' e 'Moments of Eternity' (già recensiti su queste stesse pagine) più tre brani inediti sui quali concentreremo la nostra attenzione. 'Stolen Sky' è davvero un ottimo lavoro, ad iniziare dall'evocativa apertura di 'Silence' e i suoi crepuscolari intrecci di synth analogici che ripotano negli anni 80 sulle orme dei primi Ultravox, dei New Order di Movement e dei Cure meno solari. 'Rain Cloud' è un altra bellissima ballata elettronica caratterizzata da una splendida linea di basso assolutamente Gallup-iana, mentre 'Back to Me' - l'ultimo inedito - accellera decisamente i ritmi virando verso territori dance-malinconici molto cari a chi ama Clan Of Xymox e Frozen Autumn. Chiude il lavoro una nuova versione, con vocals, di 'VIctory Flag', brano orecchiabile che mi sembra pagare però eccessivamente pegno alle sonorità dei Cure del periodo di THe Head on The Door. L'unico rimprovero che si può fare agli Infieri riguarda l'artwork di 'Stolen Sky'. D'accordo sul minimalismo che rifugge dai clichè gotici abusati ormai ovunque, ma forse un po' meglio si poteva fare. Ad ogni modo, un gruppo già imperdibile per chi come me ha, nonostante gli anni che passano, sempre un pezzo (e non piccolo!) di cuore rimasto nei gloriosi anni '80. E con una produzione professionale potrebbero sicuramente aspirare a panorami ben più vasti di quelli della nostra misera penisola.
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Speriamo solo che qualche label si accorga presto di questa band e gli assicuri la promozione che meritano. Bravi, bravissimi.

- DIVISION OF DEATH / NO LIFE HERE.. -

Attivi dal 2003 ma giunti alla prima release 'No Life Here' solamente ora, gli italiani Division of Death si propongono di esplorare attraverso un sound a cavallo tra elettronica minimalista, ebm e darkambient tematiche quali morte, distruzione del corpo umano, malattia mentale e misantropia. Ma se l'intento è raggiunto nei suggestivi titoli delle canzoni ('Death in progress', 'Death in surgery', 'Possibilities of skin devastation', 'The Life has failed'..) musicalmente il risultato lascia abbastanza perplessi. Personalmente credo non basti assemblare qualche suono analogico aggiungendo delays in quantità industriale e qualche percussione flangerata per trattare le tematiche sopracitate o emulare i tagli e le ferite delle operazioni chirurgiche che la copertina del cd raffigura. L'iniziale 'A sincere confession of a subhuman' riesce in qualche modo a catturare l'attenzione, ma troppo presto le attese atmosfere inquietanti, oscure e elettroapocalittiche sfociano nella noia e nella banalità compositiva. Le parti ritmiche sono poco incisive e i suoni utilizzati sembrano presi da un qualsiasi kit di una tastiera, senza evidenziare nessuna ricerca sonora da parte dei compositori. Il disco si risolleva lievemente con 'The life has failed', ma subito dopo la noia ritorna ad essere la protagonista indiscussa delle tracce ed in definitiva l'atmosfera opprimente che il gruppo vorrebbe si manifesta solamente nel desiderio irrefrenabile, da parte dell'ascoltatore, di espellere il cd dal lettore. In sintesi, la cosa migliore di 'No Life here..' rimangono i titoli delle canzoni.
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Dispiace sempre recensire negativamente un gruppo, soprattutto all'esordio, ma la speranza è che la critica sia una motivazione a spronare il gruppo ad una migliore ed più approfondita ricerca sonora e compositiva.

- KLONAVENUS / THE SHINING PROCESS -

'The Shining Process' (autoprodotto, 2006) è il titolo del nuovo demo-cd dei romani Klonavenus, 9 tracce che continuano sulla strada dell'elettrodark melodico intrapresa nel loro lavoro d'esordio già recensito qualche mese fa sulle pagine di Dside.it. Molto godibili 'Tonight', trascinata da un'azzeccato sottofondo ossessivo di pianoforte e la successiva 'Blessed into Nothing', infarcita di suoni analogici che ben contrastano con i celestiali gorgheggi femminili inseriti in sottofondo. La canzone che dà il titolo al demo e 'I stand and i fall' dipingono invece scenari decisamente più oscuri e meno rassicuranti ( I stand and I fall in every second / I live and I die in every moment / waiting for the last day of the world / there is no tomorrow for your solutions / there is no god for your salvation) e non dispiaceranno - sopratutto quest'ultima - a chi ama una darkwave più oscura alla Diary of Dreams, per intenderci. Assolutamente splendida (e giovante una produzione ed un missaggio superiore a tutte le altre canzoni) è invece 'Which is the last Horizon', che si sviluppa partendo da una commovente e introduzione di pianoforte (quasi un notturno) per trasformarsi in triste ballata elettronica trascinata da coinvolgenti moogs . Chiudono il demo un remix molto interessante di 'Androgynous' a cura dell'artista Trama Afona, ed uno vocoderiano (e abbastanza soporifero, a mio parare) di 'Future Silence', pezzi già presenti sul demo precedente. Questo secondo lavoro rivela indubbiamente una migliore produzione ed una maggior ricchezza compositiva del primo, e il merito indiscusso dei Klonavenus è di rendere la loro musica elettronica e sintetica particolarmente calda e piena di emozioni, evitando di cadere nell'ormai insopportabile clichè elettrodark del pezzo da dancefloor in 4/4 realizzato con il copia e incolla. Continua invece a non convincermi troppo l'uso della voce quasi sempre trattata con filtri che in un certo senso tendono un po' a nasconderla sotto la musica (ma si tratta di un gusto personale e comunque l'effetto non è assolutamente peggiore di quello offerto da molte bands tedesche pluricelebrate) e l'uso un po' ripetitivo delle stesse percussioni - e di suoni un po' troppo simili -nella maggior parte dei brani.
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Comunque, i Klonavenus hanno confezionato un secondo demo davvero ottimo e sono senz'altro pronti per il lancio del primo cd ufficiale. Noi li aspettiamo fiduciosi!

- CLAN OF XYMOX / BREAKING POINT -

Nuovo lavoro dei Clan Of Xymox all' insegna del connubio ideale tra gothic puro ed elettronica leggera.
Ad evidenziare questa direzione ci pensa subito 'Weak in my knees' in cui forse il riff delle tastiere è un po' troppo leggerino ma per fortuna fa da buon contrappunto l' impostazione classicamente goth che fa capolino in tutto il brano. 'Calling you out' è più lenta e rarefatta ma stenta a decollare per via delle melodie troppo piatte e monocorde: fortunatamente un improvviso innalzamento ritmico molto Sisters la migliora strada facendo. A mio modo di vedere è però da 'She's dangerous' in poi che 'Breaking Point' entra nel pieno del suo potenziale: nel pezzo si scorgono una freschezza ed un energia all' altezza dei migliori Clan of Xymox: certo,il pezzo resta molto 'easy' ma merita per l' incedere irresistibile, le chitarre così sensuali e per l' atmosfera significativa che lo permea. Mi piace molto anche la malinconica 'Eternally' in cui la vena triste/romantica di Ronny Moorings tocca vette che non hanno nulla da invidiare a quelle di vent' anni fa. Anche 'We never learn' prosegue su questi solchi e conferma che questo 'Breaking Point' viene forse un po' penalizzato dai primi due pezzi visto che da lì in poi si tratta di un crescendo continuo...altro che album di stasi! In sostanza è come se la band rielaborasse i migliori elementi del suo passato attualizzandoli ai giorni nostri: esattamente come accade in 'Be my friend' dove a parte l' evitabile sampling di Carmina Burana si scorgono sonorità che fanno riaffiorare i bei ricordi di 'Cry in the wind'. 'Cynara' (che fa riferimento ad un amore platonico) e la strumentale 'Pandora's box' (perfetta colonna sonora di mesti ricordi) sono altre graditissime sorprese: paesaggi densi di sensibilità e passione si stagliano tra trame oscure e ammalianti. Un incipit più danzereccio rifà la sua scomparsa negli ultimi due brani caratterizzati ancora una volta dalla perfetta commistione di elettronica e gothic rock. Davvero pregevoli, al solito, anche le grafiche del CD!
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Un album da non liquidare assolutamente con un paio di frettolosi ascolti e che restituisce una band in piena salute e vigore creativo!

- TENHI / MAAAET -

Un album ethereal folk di una bellezza e di una lucidità imbarazzanti. Basterebbe questa frase a definire l’ultima uscita di questa band finnica, ben lontana dalle chitarre e dalle voci aggressive di altri compatrioti ben più famosi.
Con questo cd si affonda nelle atmosfere rarefatte, nella neve gelida, nella solitudine, nel silenzio sonoro, nelle terre del Nord quando mostrano il loro cuore più vero, nella semplicità quando si eleva a perfezione. Poesia pura. Ma anche competenza musicale insindacabile. Il trio ama quello che fa, e pertanto ama osare. Credo che pochi proporrebbero una musica già difficile come questo tipo di folk, in più cantata nella loro osticissima lingua. Ciononostante musica e parole, qualunque cosa esse dicano, vanno diritte al cuore. La voce di Tyko e Iikka sussurrano, accompagnano i suoni perfettamente intrecciati di violino, flauto, basso, batteria, harmonium, piano. Un autentico concerto per quanto tutto è perfettamente calibrato. Tanta bellezza uditiva è accompagnata da un magnifico booklet auto-realizzato, che riesce a rendere altrettanto bene il connubio di bellezza e semplicità che questo cd trasmette. C’è poco altro da dire, ma molto da ascoltare e da scoprire. Una traccia su tutte, semplicemente indicativa: 'Viimeiseen – Through bloom-blades', ovvero l’effetto che fa incontrare quest’opera, farsi tagliare da petali di fiori.

»------------ English Version ------------«

This is a folk aethereal work whose beauty and pureness are almost embarrassing. This could be the best way to define the last cd from the Finnish band Tehni, so far from the heavy guitars and screams of other much more famous musicians from their same country. This cd leads us to aethereal atmospheres, cold crispy snow, solitude and silence, to the Northern Lands when they show their pulsing heart, to simplicity when it becomes perfection. Pure poetry. But also real musical skills. Tehni love their music, and therefore love to dare with their music. Just a few would play such a difficult music as this singing in Finnish, not an easy language indeed. However both music and words (whatever they say) go straight to the heart. Tyko and Iikka’s voices whisper, and go so well together with the sounds of flutes, bass, drums, harmonium, piano. This is a real concert where everything is so perfectly tuned. Such an auditive beauty is introduced by a lovely cd packaging which renders so well the marriage between simplicity and beauty the same music transmits. Not much more to say, but still a lot to listen to and discover. Just one track as example: 'Viimeiseen – Through bloom-blades', which reminds the effect caused by this work, like being cut by flowers petals.

- CHAOSPHERE / HYPNOPHOBIA -

I triestini Chaosphere (Diego Sokota -chitarra, Nicola Scalamera -basso e voce growl, Roberto Palusa –batteria, Eleonora Biondi –tastiere e Alessia Agnoletto -voce) autoproducono 'Hypnophobia', dopo l’uscita del demo ‘Nemesis’ e diversi Live alle spalle, con dieci tracce dalle forti sonorità black metal (vengono, infatti, da precedenti esperienze di questo stile) e dall’artwork certamente ben studiato e riuscito, grazie ad una cover molto accattivante, che si sviluppa anche all’interno. L’’Intro’ parte con un ticchettio incessante (concept ripreso anche nel sito web oltre che nella grafica, quello del Tempo), una porta che si schiude, ed ecco a voi i Chaosphere: una buona voce quella di Alessia, pulita e nitida, intervallata dai ‘growl’ di Nicola, che ci riportano a mente molti gruppi noti del genere ma di cui noi, ovviamente, non abbiamo grossa cultura. Non mancano quindi assoli di chitarra metal, distorsioni, rullanti. Una pecca è nella parte iniziale di ‘Obsession’ (dal curioso procedimento quando, verso la fine, la batteria ha un breve scambio con gli ‘scream’) come in ‘Bitter Suite For A Dead Man’.. non per mancanze specifiche ma per amalgamazione alchemica, voce e musica infatti, non si sposano alla meglio (stonando quasi, quando Alessia incontra la tastiera). Sempre la tastiera, dona però, talvolta un tocco ‘darkeggiante’ (vedi ‘Angel of Grace’ che potrebbe, lontanamente, rifarsi ai ‘Diva Destruction’). ‘Spyridion's Fall’ (6.37) è sicuramente il pezzo meglio riuscito. Nell’Intro N2 poi, un violino sussurra al temporale (brano che apre la ‘seconda metamorfosi’ di 'Hypnophobia', seconda parte che.. ci piace un’po di più).
-|-|-» Non si tratta sicuramente di una band Goth, anche se talvolta, vi troverete melodie malinconiche.

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