 |
|
|
-|-|-»
[ RECENSIONI / Review ]
BACK
 |
—- DER EREMIT / DAS -—
'Das' è il cd di 15 tracce presentato per la svizzera Thunderdome. Grafica carina, colori soavi, belle foto dei componenti dal look curato e sopratutto molto studiato. Musicalmente però mi trovo davanti al solito discorso: la 'caciara'. Non è un cd metal (anche se le chitarre sono sempre prepotentemente presenti e decisamente fastidiose) ma troppo spesso ci si ritrova a mescolare generi, strumenti e idee diverse, che non riescono però ad approfondirsi, a trovarsi.. forse per ineguatezza forse per voglia di proporre qualcosa che al pubblico piaccia perchè insieme di quello che poi ama.. (?)
Elettronica, violini, piano, chitarra, cori soavi, la parlata tedesca che fa sempre il suo effetto eppure.. c'è sempre quell'indefinibilità di base che mi lascia perlplessa. Trattasi insomma di cd prevalentemente monotono. Gli ultimi brani infatti variano un poco verso la via malinconica-tenebrosa: 'Das' (strumentale) ha per esempio una chitarra meno prepotente pur mantenendola sempre in primo piano, mentre 'Parolenpolka' si avvicina a sonorità quasi neofolk (anche se sempre presente è la chitarra distorta..), troviamo poi 'Thanatos' intramezzata da un lungo strumentale evocativo e 'Umarmung' tipico brano in stile teutonico con voce di lui/lei e un bel piano sotto che ricorda alla (molto) lontano i Lacrimosa. A chiudere un curioso pezzo in stile 'inverso'..che accentua la mia sensazione d' indefinibilità.
-|-|-» Rimango perplessa (chiaro no?) sicuramente non comprerei questo CD, ci sono gruppi italiani che meritano molto, ma molto di piu. |
 |
—- AAVV / WRIT IN WATER -—
Dall'etichetta Precordings (nata dall'ormai nota organizzazione Post Romantic Empire) 'Writ in water' è il nome d'apertura per il digipack che ci regala quattro soavi brani di Tony Wakeford e Matt Howden come Soul Invictus, Sieben e Hawthorn.. per poeti del calibro di Keats, Shelley e Byron. La presentazione è buona: vince il bianco, la sintesi e i concetti anche per il book minimalista. Il cd si apre con 'Light me the candle' per Sol Invictus, armonie estremamente intense ed eleganti lo rendono un perfetto brano d'apertura nella sua pacatezza sognante di parole fatte ‘d'acqua e sangue', fluttuanti su armonie vibranti. Il viaggio prosegue poi con 'Degenerate Leander' per Hawthorn: un violino perpetuo chesi scioglie su onde marine trascinando via l'intensa voce narrante dell''oscuro Dicembre', e ancora per Hawthorn, 'When the Lamp is Shattered' che narra e cita tra sospiri irreali, echi indefiniti e rumori ferrei, polari. Il piccolo capolavoro si chiude con la splendida 'Missolonghi Sky' per Sieben dove le brezze polari lasciano campo ad un violino crudo e tintinnato sempre piu incalzante, le ritmiche riproposte, avvolgono tutta l'enfasi delle parole sussurrate in un vortice perpetuo. Che dire dunque.. sono entusiasta di questo lavoro di tutto rispetto, d'alta classe.. elitario.
-|-|-» Non lo consiglio, dò per scontato che dobbiate averlo. |
 |
—- ALBIREON / IL VOLO INSONNE -—
Gli Albireon (gruppo fenice da ceneri metal) presentano il loro secondo cd in un grazioso digipack intitolato ‘Il Volo Insonne' per la label francese Cynfeirdd.. regalandoci un'acustica in stile Argine per intenderci (certo, se tutte rinascessero cosi sarebbe bello). Sicuramente una lode tipica da queste parti, va fatta sull'uso della lingua italiana che ci regala tutta la sua armonia. ‘Mi sembra che il cielo si prepari alla pioggia, forse è già piovuto mentre piangevo. Non c'è dubbio..' questo è parte del narrato che apre e chiude il cd con ‘Canto del Vento Lontano' e ‘Le Rose di Acrom', lasciando trasparire già parte dei concetti intrinsechi intrapresi. ‘Questi anni sono passati cosi in fretta, credevo sempre di avere il Tempo, credevo che avrei trovato una strada ma tutto è troppo lento quando si è soli', è invece parte del capitolo per il secondo brano semi-strumentale intitolato ‘Un Piccolo Atroce Rimpianto', che ci prepara alle atmosfere onirico-disturbate di ‘Ala di Falena'. Si prosegue poi tra incontri di voci femminili, poesia e malinconia, ‘riflessi alterati di gioia', inquietudini, dispiaceri, barlumi, registrazioni di vecchine narranti antiche leggende locali come in ‘ Feratogenesi '.. da citare anche la bella ‘Labirinti', un incosciente delirio d'echi e suoni ovattati. Chiude il tutto la citata ‘Le Rose di Acrom' (dedicata a Pantani), che ho piacere a rievocare per la sua struggenza nel descrivere l'ngenuinità protettiva che si crea in determinati contesti. 'Nella sera squilibrata, un uccello ferito prende il volo obliquo ma disperato, ricade ai miei piedi'.
-|-|-» La voce rimane qualcosa di poco sicuro, poco fusa talvolta con le armonie, ma se volete ascoltare piuttosto che udire, sarà sicuramente cosa di poco conto. |
 |
—- ARTICA / PLASTIC TERROR -—
Tornano i romani Artica, e tornano con furore. Dopo anni di attesa, questo loro terzo lavoro, dall’incisivo titolo 'Plastic Terror', si rivela come in assoluto il più maturo, in grado di conciliare i gusti variegati del pubblico 'oscuro', senza scontentare neanche chi cerca la qualità di qualità tout court. Un disco tirato e malinconicamente arrabbiato, costruito su suoni sapientemente accattivanti, con un buon tappeto di batteria, una chitarra potente e l’insostituibile voce di Alberto Casti. Non c’è molto spazio per le ballads in questo cd. Ci si concede solo un paio di momenti intimisti nelle tracks 'Ocean' e 'I don’t fit'. Ma il vero romanticismo decadente degli Artica non si è mai annidato nei suoni morbidi e furbetti. Quindi apprezziamo anche la potenza delle nove restanti tracce, in cui gli Artica si cimentano anche con la lingua inglese e con il tedesco, richiamando immagini di sensualità ed incubo, mentre la voce di Alberto impasta e modula, vibrante e cattiva, senza lasciare spazio per un respiro. Quello che spicca in questo cd è una certa continuità melodica, aggressiva e disperata, quasi che dopo anni di lavoro su queste tracce, si fosse creato una sorta di concept a livello musicale, che oltre a sottolineare uno stile tipico di questo gruppo, fa di 'Plastic Terror' un lavoro estremamente fruibile. Assolutamente impedibili, a mio avviso, la title track 'Plastic Terror', 'Engel' e 'The deserter'.
-|-|-» In attesa di un ritorno degli Artica anche sulle scene live, si suggerisce un ascolto del loro cd a ripetizione e a volume elevato. |
 |
—- XP8 / HRS:MIN:SEC -—
L'amata/odiata band capitolina torna per la Infacted/Nilaihah [produzione dell''onnipresente' Sebastian Komor (IOC)] con un CD di 14 tracce dal tema portante 'Il Tempo' (il booklet, graficamente 'sporco', ne contiene un intro esplicativo): basta ascoltare le prime produzioni per notare subito la strada percorsa fin ora, e noi che siamo stati i primi ad intervistare questa band non possiamo che rallegrarcene.
Ci troviamo infatti di fronte ad uno stile rinnovato di corrente EBM/Futurpop: la voce è maturata incredibilmente anche come interpretazione, forse grazie ai molteplici live a cui hanno preso parte (Icon of Coil, Combichrist, A23, Implant, Xotox..) il sound è sicuro e pulito, i testi scelgono finalmente spunti innovativi (anche se le vecchie inquietudini non sono del tutto scomparse). Si ritrova chiaro lo stile XP8 in 'Bleed and Shout', 'Not There', 'Purity', 'Dreamt of Blue', 'Seed'.. per mix in piano dancefloor abbiamo invece le aggressive 'Lies' (cantata dal componente M. Resurreccion) ed 'Escape velocity', simpatizzante l’orecchiabile 'Muv your Dolly' (metafora d’una marionetta che vorrebbe la vita dalle mani del suo 'tirafili'); con la sussurrata ed inquietante 'Flatline', riscopriamo la sensualità vocale e ben visibile, è anche l'interpretazione a cui accennavo inizialmente (inoltre sul brano che descrive la sventura d’un astronauta, è anche presente un piccolo omaggio a David Bowie). Il prodotto più avvincente ed inaspettato rimane però la strumentale 'The God Particle' una curiosa porta aperta verso l’universo trance con tanto di samples di balene e voce femminile eterea: un moto perpetuo e fluttuante che farà emozionare ogni amante del genere. Da tralasciare invece tracce riempitive come ‘Our Being’: ne carne ne pesce.
-|-|-» Anche se mi chiedo quanto Mr.SK abbia influito, non si può non lodare le nuove caratteristiche degli XP8 che ormai ci regalano maturità anche nei Live. |
 |
—- BUTTERFLY MESSIAH / ETERNAL -—
E’ per la Fossil Dungeon l’album ‘Eternal’: 12 tracce elettro dark / future pop..e dalle mille sfumature (anche quasi medievali? forse, visto che il nuovo progetto solista 'Mandragora' della cantante tratta proprio queste sonorità) e secondo lavoro del trio americano Butterfly Messiah. Il CD si presenta in uno bel digipack dalle sfumature nero/argento satinate munito internamente di foto spaziali; il booklet, che comincia con un intrinseco intro sulle 'inversioni di flusso’ prosegue con riferimenti magico-alchemici nelle immagini, nelle foto della band molto ben elaborate, e nei testi. Le tracce migliori: ‘For Today’ brano dancefloor iniziale dove l’eterea voce di Shannon Lyn Garson lascia subito il segno su come bisogna intraprendere il nostro viaggio.. l'omonima ‘Eternal’ dalle atmosfere sognanti, ‘Aeon’ (che mi ricorda terribilmente i New Order con 'Blue Monday') di cui il testo richiama forse le immagini esterne del digipack, ‘Falling Stars’, brano curioso che muta nella seconda parte ripescando un piano e una voce piu elaborata (anche nei lontani acuti mixati) sino a sfumare nelle parole ‘’Here the sky goes on forever, Don’t look down or you’ll fall, he said’’ e ‘It’s Time’..impostata su sentieri aggressivo-danzerecci (ma forse per il Nord Europa non per l'Italia abituata com’è a ballare solo quello che viene dettato dalla legge di chi fa moda). Mentre porte oscure si aprono con ‘Ascension’, ‘Believe’ e ‘The Circle’. Poco interessanti invece ‘White Rose’ (cantata dal componente R. Davis) dove il sound 'retrò' lascia un'po a desiderare (ed è forse il brano meno apprezzato del CD) e la poco carismatica ‘Virtual’.
-|-|-» 'Eternal' non sarà abum dell'anno ma è molto gradevole per gli amanti dell'elettro dark e non solo.. non manca di intuizioni ripescate dal primo lavoro, di passione per molti stili ben amalgamati (e intercettati nel mondo del business) ma neppure di orecchiabilità. |
 |
—- THE HOUSE OF USHER / RADIO CORNWALL -—
L’ultimissimo lavoro dei tedeschi THOU potrebbe deludere quanti, stanchi di un gothic-rock di genere, cerchino un’evoluzione verso nuove sonorità. Ci dispiace, ma i THOU sono strenui difensori della tradizione, e non cessano mai di confermarcelo. Al di là di questa premessa, 'Radio Cornwall' (di cui si consiglia caldamente l’acquisto della versione in digipack, limitata a sole 1000 copie) è un album maturo, ricco di ottime sonorità, 12 tracce epiche, con un ottimo ricamo di chitarre e batteria, in cui forse, nonostante il suo tipico timbro monocorde, è solo la voce di Jörg Bartscher-Kleudgen a non reggere sempre il confronto. I testi sono imbevuti del tipico romanticismo gotico, ma non disdegnano il linguaggio moderno e il confronto con l’attualità di argomenti come il potere o la guerra. La natura, il mare e il vento, sono pure tipicamente presenti, accanto a figure femminili distanti, perse, defunte, lontane. Pezzi trainanti e tirati come 'More than average', 'Will you know me' o 'A dead man’s hand' (ottime anche su dancefloor meno monotoni dei nostri) si alternano con brani più morbidi tipo 'The floor she walked upon' o la struggente 'No love lost', donandoci un lavoro ben equilibrato seppur sempre incentrato su una costante passionalità sonora e concettuale. Chiude splendidamente e solennemente 'La Morte d’Arthur', di ottocentesca memoria, un brano lento, ossessivo e malinconico, semplicemente perfetto alla fine di questo percorso musicale. Il digipack ci offre altre 5 tracce risalenti a vari periodi, rivisitati insieme ad un ensamble di musica medievale, i Violet, con un’ottima voce femminile. Con questa collaborazione, i brani acquistano un particolare tocco mistico e orientaleggiante.
-|-|-» L'esperimento acquista particolare rilevanza in 'With the heat of the sun', quasi 8 minuti di viaggio nel sogno. |
 |
—- DARK SANCTUARY / EXAUDI VOCEM MEAM Part I -—
Quinto album (escludendo la retrospettiva 'Thoughts : 9 years in the sanctuary') per i francesi Dark Sanctuary, ormai a pieno titolo esponenti di punta del filone neoclassico/etheral assieme a Stoa, Autumn Tears, Elend e Love is Colder than Death. Un lavoro ancora più intimo e riflessivo (se possibile) del precedente 'Les Mémoires Blessées', dove invece percussioni Deadcandenciane erano presenti in moltissime tracce. In 'Exaudi Vocem Meam' i rintocchi a morto delle campane dell'iniziale 'Ouverture' ci risvegliano in un'immobile mattino nebbioso dove, come in un quadro di Friedrich, all'orizzonte di questo mare di nebbia s'intravede il profilo della cattedrale gotica, maestosa e solenne, dalla quale sembra provenire la voce della vocalist Dame Pandora. Musica non intenzionalmente religiosa, ma ugualmente capace di trascendere il quotidiano nello spirituale, con piccoli capolavori come i 7 commuoventi minuti di 'Elle et l'aube', 'Memento Mei' o l'elegiaca 'Cristal' ricolma di nostalgia fino a tracimare nella quiete quasi monastica di 'Mon errance...': ascoltatela di notte nella penombra delle candele o nell'oscurità, e lasciate che i tre elementi che la compongono (voce, cello e pianoforte) s'impossessino della vostra anima per rendervela in frammenti di vero e proprio spleen neoromantico. Eppure citare questi brani equivale a non rendere giustizia a tutti gli altri.
-|-|-» Disco compiuto, dove la tecnica compositiva è al servizio del sentimento, uno tra i migliori nella discografia dei Dark Sanctuary e da avere assolutamente se amate questo genere di atmosfere. E preparatevi già all'uscita della seconda parte di Exaudi Vocem Meam, prevista per la primavera 2006.
»------------ English Version ------------«
"Exaudi Vocem Meam - Part I" is fifth Dark Sanctuary's cd, the band being one of the most appreciated acts in the neoclassical/ethereal scene together with Stoa, Autumn Tears, Elend e Love is Colder than Death. This work is, if possible, even more intimate than the previous "Les Mémoires Blessées", where percussions ù la Dead Can Dance were included in almost every song. At the beginning of "Exaudi Vocem Meam", the gentle and deadly bell rings of "Ouverture" awake us in a foggy morning where, like in a Friedrich painting, we can see a gothic cathedral beyond the misty horizon the gothic cathedral, with Dame Pandora’s ethereal voice singing along. This music is not intentionally religious, yet can transcend the ordinary into the spiritual with little masterpieces like the 7 moving minutes of "Elle et l'aube", "Memento Mei", or the elegiac "Cristal" filled with nostalgia fading into the monastic quiet of "Mon errance...": listen to this song in the candlelight or in the darkness and let its three elements (voice, cello and piano) take possess of your soul.
-|-|-» A beautiful record, one of the best of Dark Sanctuary discography, where technique is used to express feelings. If you love this kind of music, this is a must for you. And don’t miss the release of "Exaudi Vocem Meam - Part II", forecasted for Spring 2006. |
 |
—- EN VELOURS NOIR / LA DANSE INTERDITE -—
En Velours Noir è uno dei tanti progetti di Luigi M. Mennella giunto già, se non erro, al 4° lavoro tra demo autoprodotti e cdr. Si tratta di un mini cd dalla confezione molto curata, un omaggio contemporaneo al tango di intensa nostalgia introspettiva, che dunque ben rappresenta l'essenza di una danza che si concentra sul rapporto tra due ballerini che esplorano le proprie reciproche emozioni per farle sfociare in movimenti a volte passionali e volte riflessivi. Così come nel tango, il cantore e l'ascoltatore de 'La Danse Interdite' si trovano faccia a faccia con loro stessi, con i propri enigmi e le proprie ombre, in un'estemporanea fuga dal presente nel ricordo di un felice passato e nella speranza di un futuro migliore.
Utilizzando un cantato molto teatrale, pianoforte, un occasionale sassofono ma soprattutto lo strumento tipico del tango, il bandoneòn (che ricordiamo fu creato come strumento di musica liturgica per le chiese che non potevano permettersi un vero organo), prendono forma brani come la pacata 'Elegia della solutidine' che ci accompagna idealmente tra i vicoli di San Telmo, vecchio quartiere ancora intatto di Buenos Aires, a sederci su un tavolino di legno di uno dei tanti cafè pieni di fumo a meditare sui ricordi che faticosamente scorrono davanti ai nostri occhi in canzoni come 'Una sordida cura', 'L'affanno di un sentimento', fino alla conclusiva 'Esegeticka' dove su un tappeto di sottofondo quasi ambient viene proclamata la negazione dell'essenza del tango stesso, la danza. 'Interdite', appunto. Una falsa fuga dal presente ed un falso movimento del pensiero.
-|-|-» Un progetto davvero particolare, che forse non riscontrerà l'apprezzamento immediato di molto pubblico della scena 'goth' attuale troppo abituato ad altre sonorità più facilmente assimilabili. Ma se la vostra intenzione è di passare una mezz'oretta di pieno Spleen riflessivo, allora questo cd potrebbe fare al caso vostro.
»------------ English Version ------------«
'En Velours Noir' is one of the several projects carried on by Luigi M. Mennella and 'La Danse Interdite' is their 4th release. This is a 5' beautifully packed cd, a contemporary homage to Tango filled with melancholy and introspective nostalgia. The essence of Tango is the relationship between the two dancers, exploring their innermost feelings which take shape in passionate or slow movements: a similar event occurs between composer and listener of 'La Danse Interdite', both facing their own mysteries and shadows, recalling their happy past times and hoping for a better future. Using theatrical vocals, piano, brasses and, mostly Tango’s typical instrument 'bandoneon' (which was formerly used as liturgical instrument in churches that cannot afford a 'real' pipe organ), L. Mennella composes charming tracks as 'Elegia della solitudine', taking us for an imaginary walk down the narrow alleys of San Telmo, an old zone in Buenos Aires, sitting at old woode n tables in a typical café thinking about memories brought by such songs as 'Una sordida cura', 'L'affanno di un sentimento'. 'Esegeticka', the last song built on an ambient synth pad, eventually negates Tango’s essence: dance as a false movement. A false escape from reality and a wrong move of thought.
-|-|-» A very peculiar musical project, indeed, which will probably be not very friendly to the average “goth” audience used to different a more commercial sounds. But if you wish to spend half an hour in the company of Spleen, then this cd could be for you. |
 |
—- KZL 333 / NAUSEA -—
I siciliani KZL 333 (abbreviazione di 'Konzentrationslager', campo di concentramento - e rinvio ad altra sede ogni domanda sul perchè del nome) giungono al terzo demo autoprodotto intitolato (Sartraniamente?) Nausea. S'inizia con 'No Tomorrow' , caratterizzata da un riuscitissimo arpeggio di chitarra reminescente della migliore wave d'annata (Xymox, Wolfgang Press ma anche i primissimi Cure e Sad Lovers and Giant) e seguita a ruota da 'Beyond the Sunset' con degli ottimi intrecci chitarra-basso. Peccato (almeno per i miei gusti) che le atmosfere di 'Nausea' cambino rapidamente per dissolversi in un rock-indie grezzo ma non particolarmente ispirato nel tentativo di risalire a ritroso oltre gli albori malinconici della new wave e sconfinare in pieno territorio postpunk, complice anche un cantato viscerale che ad esempio in 'The Jester' mi ha ricordato le primissime performances 'etiliche' di Nick Cave & The Bad Seeds. Confesso di non aver ascoltato i demo precedenti, ma dalla biografia leggo che dal loro sound è stata completamente epurata l'elettronica in favore di sonorità più ruvide e dirette. E proprio queste ultime costituiscono il pregio ed il difetto di queste canzoni, che soffrono un po' la qualità della 'home recording' e la compressione sul digitale e che sicuramente avranno un impatto molto più coinvolgente dal vivo: l'impressione che si ha di fronte a questi pezzi privi di vere e proprie melodie vocali e dagli arrangiamenti scarni sino all'osso è infatti proprio quello di trovarsi di fronte alla trasposizione di un'esibizione live dalla quale sono stati eliminati i rumori del pubblico.
-|-|-» Un lavoro coraggioso, comunque, a dimostrare che chi vuole esprimersi attraverso la musica può farlo anche senza avere migliaia di euro da spendere in costosissimi studi di registrazione.
»------------ English Version ------------«
Italian band KZL 333 (short name for 'Konzentrationslager') releases their third self-produced demo called 'Nausea'. While the first two tracks 'No Tomorrow' and 'Beyond the sunset' are reminescent of early best new wave days (showing influences such as Xymox, Wolfgang Press, early Cure and Sad Lovers and Giants), the rest of the cd looks more like a raw indie-rock project, which goes far beyond the melanchonic birth of the new wave to reach the 'angry' essence of the postpunk period. 'The Jester', for instance, shows very 'alcoholic' vocals reminding me of early Nick Cave and the Bad Seeds days. The band claims to have left every electronic sound beyond to use only guitar, bass and drums to obtain, on purpose a very rough and 'dirty' low-fi sound. And this is exactly the good and the bad of these songs, suffering from the "home recording" and the digital sound compression. For sure this music with bare arrangements and non melodic vocals will sound more powerful in a live act.
-|-|-» A brave demo cd, anyways, showing that musical expression can be done even if you can't afford paying thousand of euros for professional recording sessions. |
 |
—- KLONAVENUS / DEMO CD -—
Gli ex 'Sinking With Love' Saffio e Chemnitz hanno abbandonato il loro passato dando vita ai Klonavenus e autoproducendo un demo cd lasciando da parte chitarre, basso e batteria. Un'elettronica che ha salde radici nei primi analogici anni '80 ed un occhio attento alle gettonatissime sonorità contemporanee tedesche, gradevole e ben suonata ma che tuttavia, non essendo all'altezza qualitativa delle produzioni teutoniche, corre il rischio di perdersi nel già affollatissimo panorama elettrodark dove è difficile (se mai sia ancora possibile) inventare qualcosa che non sia già stato sentito prima. Così, 'World Without Time' sa molto di Blutengel o Black Heaven, 'Future Silence' è un'ipotetica dancefloor hit dal ritornello coinvolgente ma decisamente troppo monotona per i gli oltre 5.30" di durata. Un paio di minuti in meno avrebbero senz'altro giovato. Un'azzeccato giro di synth trascina 'Androgynous', ma quello che convince meno in questa produzione è la voce: priva di ogni dina
mismo ed incisività, tende a perdersi tra i filtri che la sporcano ed i synths che la circondano. Non a caso l'episodio che mi ha colpito di più è la conclusiva 'Your beauty is lost' con il significativo apporto della celestiale voce di Asphodel che ben contrasta il monodico e catacombale ripetersi 'Your beauty is lost' di Chemnitz. Ancora, nulla di nuovo (l'ombra dei lenti à la Ame Immortelle aleggia) ma la ballata raggiunge comunque vette espressive notevoli.
-|-|-» In conclusione, musica 'già sentita' ma coinvolgente e dalle buone potenzialità: con un miglior lavoro sulla voce, una buona post-produzione e la giusta promozione potrebbero anche aspirare ad una platea più vasta di quella italiana. Da risentire.
»------------ English Version ------------«
Klonavenus is a brand new italian electrogoth project born from the ashes of former goth band 'Sinking with Love'.
Using early analogical 80s synths and contemporary ebm-futurepop sounds, this self-produced demo cd is nice and stylish but not at the same level, in terms of quality, of the 'rich' german productions; a pity, since in today's electrogoth scene it is hard (or impossible) to create something really new and it is even harder to get noticed amongst 100 or more similar bands. The first track, 'World Without Time', looks pretty much like a Blutengel or Black Heaven song, 'Future Silence' would be
a potential dance floor hit with a thrilling chorus if only would last 3 minutes and a half instead of almost 6. A good synth structure moves 'Androgynous', but what really lets me down, in this demo cd, are the vocals: neither dynamic or incisive , they get lost amongst filters and synths sound. The most interesting song is 'Your beauty is lost', where Chemnitz's funeral vocals are very well balanced by Asphodel's female ethereal voice. Again, nothing new (remember L'Ame Immortelle ballads?) but the songs is really touching and emotional.
-|-|-» Eventually, a music with good potential even if 'already heard' before: working more on the vocals and a more professional production could allow this band a wider audience even outside Italy. |
|
|
|
 |
| DSide.it | Goth, EBM, Industrial, Neofolk.. in Italia - ©2000- 2010 all right reserved
|
| |
| |
|
 |