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[ RECENSIONI / Review ]
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- FUNKER VOGT / FALLEN HERO 12'' -
Classico singolo nella tradizione Funker Vogt ma che almeno ai primi ascolti non colpisce particolarmente: la voce è particolarmente filtrata e le nuances del brano coniugano al solito direttrici danzereccie con risvolti EBM.
Mancano tuttavia la potenza e il vigore che contraddistinguevano molte delle release dei Funker Vogt dei tempi d' oro.
Uno dei remix vede alla prova i già ben recensiti Birthday Massacre che in effetti regalano al brano la loro incofondibile impronta con conseguente miglioramento generalizzato e percepito del medesimo.
Più gradevole e stuzzicante di "Fallen hero" è 'Pain' che appare cionondimeno già ascoltata 'in altre forme'...insomma un discreto brano ma gli orizzonti di un nuovo sound sono lontani...
Convince invece al 100 % "Our battlefield" che si destreggia in inediti territori synthpop che flirtano col tipico Funker-sound con esiti decisamente incoraggianti.
-|-|-» Singolo poco convincente nella titletrack ma attraente nelle altre due tracce presenti che non saranno tuttavia incluse nell' imminente album 'Navigator'
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- THE FROZEN AUTUMN / IS ANYBODY THERE? -
A tre anni di distanza da 'Emotional Screening Device', lo scorso mese è uscito per la tedesca Pandaimonium il nuovo lavoro in studio dei The Frozen Autumn intitolato 'Is Anybody There?'. Il quarto capitolo discografico del duo piemontese non delude le attese, infatti le dodici tracce che compongono l’album – tra cui due remix firmati da nomi importanti – trasportano l’ascoltatore in un paesaggio sonoro di grande fascino. Melodia e pathos, dosati con un elettronica energica e avvolgente, descrivono le caratteristiche di un sound dalle molteplici sfumature, maturo e completo. 'Cura' è la keyword per descrivere questo'Is Anybody There?': cura negli arrangiamenti, nei testi, nel cantato, nella veste grafica del cd e nella registrazione che ci consegna un suono pulito e pieno; cura come sinonimo di amore e dedizione alla propria musica ed all’audience degli appassionati. Un disco in crescendo, che si svela man mano che le tracce scorrono nel lettore, ideale colonna sonora di queste pungenti serate autunnali che in alcuni passaggi si apre a nuove soluzioni e spinge sull’acceleratore dei bpm, ma sempre mantenendo un legame riconoscibile con la matrice stilistica originale. Momenti più dancefloor oriented come 'Ashes' o 'Venetian Blinds', avvolgono, coinvolgono; altri passaggi più meditati come 'Oblivion' o 'Citywards' [che è un po’ la titletrack del cd] invece, emozionano, trasportano.
-|-|-» Un’ora di electrowave di qualità, a ribadirci lo spessore artistico e la bravura di questo gruppo. Una festa per le orecchie e per i cuori di romantici impenitenti ed amanti della buona musica. |
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- DIORAMA / AMAROID -
Nati come costola dei Diary of Dreams (il loro primo album fu prodotto da Adrian Hates che marchiò indelebilmente il loro sound), i Diorama di Torben Wendt sono giunti al loro quarto lavoro proponendoci una malinconica darkwave elettronica che prende le distanze dagli ultimi lavori dei 'padri spirituali' centrati invece su ritmiche più serrate ed atmosfere cupe, asfissianti. 'Amaroid' è un lavoro dal titolo non troppo originale (nient'altro che Diorama scritto al contrario!) che strizza l'occhio al synthpop ('Friends we used to know', 'Someone dies', 'Random Starlight'), pur non tralasciando momenti più densi e movimentati come 'The Girls', bellissimo potenziale dancefloor hit, ossessivo e claustrofobico, con un testo al confine tra comicità ed impossibilità a comunicare o relazionarsi con l'altro sesso ('To speak is not the way / to scream is not the way / to lie is not the way / to fuck is not the way'), oppure 'Prozac Junkies', racconto di decadenza urbana vissuta sotto l'allucinazione di sostanze chimiche ('give us the needle, take control'); 'Dear Brother', 'Unzerstor' e 'I hear the drums' sono invece ballate in cui è ancora vivo il legame con i DOD di 'Psychoma'. Tuttavia i Diorama sembrano anch'essi vittime di una 'malattia' che affligge oggi molti gruppi: il voler riempire a tutti costi lo spazio consentito dalle capacità del supporto digitale. Intento nobile e generoso, ma i 70 minuti di Amaroid sono decisamente troppi, e gli ultimi 15-20 si trascinano stancamente nella scontata 'Champagne for all' e nella rumorosa 'Odyssey into the Vacuum', brani che ripetono sostanzialmente senza sussulti quanto già detto nelle tracce precedenti.
-|-|-» In conculsione, un lavoro discreto (o un'occasione persa, a seconda dei punti di vista) che non aggiunge molto alla discografia dei Diorama. Chi li apprezza continuerà a farlo, e chi non li conosce potrà scoprirli ed acquistare poi l'intera discografia senza avere grosse delusioni, anche se il consiglio è sempre quello di iniziare dall'inizio, dallo splendido 'Pale'.
»------------ English Version ------------«
Born as clones of Diary of Dreams (Adrian Hates produced with his typical sound their debut album), Diorama have released their fourth work filled with melancholic electro-darkwave. Amaroid is not exactly a bright title (just read Diorama the other way round) for a record with hints of synthpop ("Friends we used to know", "Someone dies", "Random Starlight") and faster moments like the obsessive and claustrophobic "The Girls", a potential dancefloor hit featuring lyrics between fun and existentialism ("To speak is not the way / to scream is not the way / to lie is not the way / to fuck is not the way"). "Prozac Junkies" is a hurban decadence tale under the effect of drugs ("give us the needle, take control"), whereas "Dear Brother", "Unzerstor" and "I hear the drums" are slow ballads which keep the tie with Diary of Dreams (Psychoma) alive. Yet it looks like Diorama are another victim of a well known "syndrome": to fill with music each "byte" the digital support allows. A noble action, but 70 minutes of Amaroid are really too much and the last 15-20 minutes are nothing else than a repetition ("Champagne for all" and "Odyssey into the Vacuum") of what we have already heard before.
-|-|-» Eventually, a good work (or a missed chance?) that does not add anything to Diorama discography. Which means, if you love them, you'll keep on loving them. If you do not know them, you can discover this band and then buy their older works without disappointment.
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- APOPTYGMA BERZEREK / YOU AND ME AGAINST THE WORLD -
Onestamente non so come recensire l'ultima fatica di Stephan Groth. Concentrandomi esculsivamente sul prodotto, al di fuori del contesto in cui mi trovo a scrivere, dovrei dire che si tratta di un disco godibile e ben suonato, anche se 'già sentito' decine di volte, caratterizzato da molti brani che rimangono in testa sin dal primo ascolto: un lavoro pop-rock (la voce di Groth strizza l'occhio più di una volta ai Placebo) con qualche spruzzatina di 80s tanto di moda oggi, infarcito di potenziali singoli che potrebbero tranquillamente passare in heavy-rotation su Mtv o su molti programmi di musica pseudo-alternativa (quella sponsorizzata dalle Majors, per intenderci) per teenagers. Ma Dside.it è un portale sul quale si parla di un certo tipo di musica, e allora sono costretto a NON parlare di 'You and Me Against the World', perché in questo contesto esso ha la stessa ragione di esistere di un disco di Robbie Williams o di Christina Aguilera. Ossia: nulla.
E siccome su queste pagine non si parla, per scelta editoriale, di certa musica, poco importa se il marchio Apoptygma Berzerk ci ha regalato, in passato, grandi capolavori. 'You and Me Against the World' appartiene ad un altro mondo, e noi, per restare in tema col titolo, siamo proprio 'contro' quello.
-|-|-» Il solo menzionarlo è anche troppo. Adieu, Stephan.
»------------ English Version ------------«
Frankly, i do not know how to review Stephen Groth's last work. If i think only about the "product" itself, out of the context in which i am writing, i should then say this is a quite enjoyable record, well played but already heard hundred of times before, which has lots of easy-listening pop-rock tracks (the ghost of Placebo is everywhere) with some 80s reference (that is so fashionable and cool now) that could be potential heavy rotation singles on Mtv or on similar pseudo-alternative music (sponsored by Majors) programmes. Yet, Dside.it is a gothic portal which deals with a certain kind of music and therefore i am decided NOT to talk about "You and Me Against the World", because in this context this record has the same right to be reviewed as Robbie Williams or Christina Aguilera. Which is: no-one. And since we do not deal with that kind of music, it is of no matter to us if Apoptygma Berzerk released, in the past, some very good records.
"You and Me Against the World" belongs to another world and, as its title suggests, we are strongly against it.
-|-|-» Farewell, Stephan. |
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- THE LAST DANCE / ONCE BEAUTIFUL -
London After Midnight meet Cruxshadows ma il risultato e' meno interessante di quanto si potrebbe ipotizzare su tali basi...
Puo' tranquillamente cominciare cosi' questa recensione su un prodotto che coniugando buon vecchio gothic e moderna elettronica non si eleva tuttavia granche' dalla sufficienza mal;grado gli inconsapevoli (?) rimandi alle band succitate.
Mancano infatti un tocco di originalita' e quello stile personale che sa far fluttuare una band tra le altalenanti definizioni di 'comune' e 'particolare'. Al di la' di quanto sopra rimarchevoli comunque 'Once Beautiful' (New London After Midnight? :-),'December' (malinconica ed energica al tempo stesso), 'That Never Was' (ottime linee vocali), 'Desperately Still' (e' questa la direzione da prendere)
-|-|-» La stoffa c'e' sia nella musica che nelle linee vocali ma occorre fare un passo in piu' per ascendere ad uno stile maggiormente permeato di originalita'. |
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- THE DREAMSIDE / SPIN MOON MAGIC -
Performance onesta per gli olandesi Dreamside che offrono una portata di gothic rock/gothic metal sapientemente cucinato secondo le diligenti ricette del genere. Il menu é arricchito in un brano dalla voce di Rogue dei Cruxshadows che con 'Open Your Eyes' regala una strizzatina d' occhio ai dancefloor che non disdegnano scalette a base di goth ed elettronica (assai grazioso tra l' altro il video del brano pur facendo l' occhiolino ai classici temi del genere e' godibile e credibile...)
Tra i momenti migliori 'Into A Frenzy' (brano di apertura ben eseguito e che ha tra l' altro il merito di dare il via ad un album calando subito gli assi piuttosto che sostenersi sulla solita intro noiosa...), la giā citata 'Open Your Eyes' (viva e coinvolgente: pregevole brano davvero!), 'Gates of Dawn' (potente e affabile) e il remix dance di 'Die Hoffnung'. Questo goth-pop-metal non sara' certo la cosa piu' originale che si trovi in giro ma ha il pregio di essere molto ben eseguito, forse un po' poco spontaneo ma indubbiamente all' altezza.
-|-|-» Nel complesso un lavoro gradevole che si lascia ascoltare piacevolmente e migliore di tanto goth-metal trito e ritrito attualmente in circolazione... |
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- TO AVOID / VOYAGE INTO THE PAST -
I To Avoid ripropongono un genere non molto popolare in Italia ovvero quell' elettronica che negli anni novanta impazzava in Germania, cavallo di battaglia di band quali Yelworc, Mentallo And The Fixer e Plastic Noise Experience.
Ed e' proprio sulla falsariga di questi riferimenti che si muove questo Voyage Into The Past, snodandosi tra elementi e stilemi che evitano ruvidamente il lavoro di cesello. Ma grezzo e senza fronzoli non sta a significare banale e infatti il risultato finale ottenuto della band e' degno di interesse e mostra passione e coinvolgimento in un progetto di restaurazione musicale che non dimentica le peculiarità moderne. Tra gli episodi più significativi Wake Up, Cyberworld, Last Resort-Suicide e Small Wheel.
-|-|-» Se amate l' EBM dei primi anni novanta non perdete assolutamente questo CD! |

Copertina non disponibile |
- BELTANE / SPELL OF HARMONY -
Gli australiani Beltane propongono con questo lavoro una revisione dei loro brani piu' riusciti in forma via via piu' elettronica, gelida o semplicemente sperimentale. L' etereo lascia quindi lo spazio al digitale o meglio si avvolge con esso plasmandosi in un'unica struttura primordiale. 'Spell Of Harmony' si apre col suadente brano omonimo che in questa realizzazione appare piu' cupo e distante quasi si volesse spostare l'accento dalla voce alla ruvidezza dei suoni limati a guisa di un antico manufatto riportato al presente. A seguire il brano che prediligo maggiormente del gruppo: la maestosa 'On The Fly' qui resa su percorsi sonori piu ballabili che fanno della ritmica e dei pattern l' elemento centrale che si fonde con la bellissima voce di Susannah Davies. 'A Self Willed Commission' e 'Dyonisian Blood' sono invece piu' sperimentali nel loro approccio e soprattutto la seconda appare meno fruibile rispetto al resto del materiale del CD. 'The Enchanted Ocean' si libra invece in una sorta di tribal-ethereal che ci accompagna sulla riva perigliosa di 'Foreign Shore' piu' goth e incalzante. La chiusura di questo ottimo EP e' affidata invece alla falsa quiete di 'Impasse' dove le atmosfere eteree e sognanti care alla band tornano a farla da padrone con stile e grande efficacia scenica.
-|-|-» Beltane, come ci ricorda il suo antico significato gaelico, e' tuttora un fuoco che brucia forte e luminoso che merita fiducia e rispetto. |

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- FR/ACTION / LAST MAN STANDING-
David Friede (Ganymede) per la Cohaagen Music in America e la Decadance in Europa, propone il suo secondo lavoro ‘Last Man Standing’: album di 12 tracce (con il mix ‘The Living and the Dead’), due bonus video ( ‘Partners in Crime’ e ‘Vigilante’ che riprendono vecchi film polizieschi americani in bianco e nero) e dalla cover ingenua. Ingenua, non nell’idea proposta (la vita de ‘Il Vigilante’, uomo solitario sopravvissuto ad un Apocalisse nucleare nel 2019 che torna per portare ordine e giustizia nel territorio violento) quanto nel tratto; la storia è divertente anche nell’idea stessa di sviluppare il concept gia proposto nel primo lavoro; la musica, anche se non ‘elitaria’, gradevole. Si tratta di pura EBM, Future/Technopop che non ci farà scoprire nuovi universi ma che ci trascinerà piacevolmente per tutta la sua durata con bassi incalzanti e attenzione melodica sempre elevata, compatta; vocoder e synth sviluppano la caratterizzazione e questa, potrebbe anche stancare se non la si ama a lungo. Il lavoro che talvolta ci riporta un’po ‘indietro nel tempo’, magari con qualche viaggio interstellare.. è avvolgente, da sottolineare sono brani come ’New Flash’, ‘Partners in Crime’, la strumentale ‘Interceptor’, ‘Irreversible’,‘Ground Zero’ e ‘Fade Out’. Il CD ci regala anche il codice contenuto all’interno che, una volta attivato sul sito, ci permette di scaricare circa una decina di remix inediti e wallpapers.
-|-|-» Last Man Standing' è consigliato per una serata gaia senza troppe pretese, se non quella di ballare in spensieratezza. |
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- DEPECHE MODE
/ PLAYING THE ANGEL-
Questa volta i Depeche Mode hanno fatto nuovamente e finalmente centro! 'Playing The Angel' lo reputo come uno dei loro lavori piu' riusciti in assoluto: atteso da tempo, quasi insperato e dirompente nella sua carica emozionale.
Per quanto io possa essere di parte quando si parla dei tre di Basildon in passato ho ritenuto di credere che la band avesse ormai imboccato la via di un dorato tramonto.
No, non e' decisamente cosi'. Non e' certo un album da dinosauri incartapecoriti, ne' si rivela una raccolta da due soldi per teen-ager frustrati con nostalgia degli anni ottanta.. anzi,cio' che ci viene proposto e' qualcosa di nuovo, qualcosa di 'speciale' che ha come peculiarita' questo suo camuffarsi e concedersi lascivamente ascolto dopo ascolto che lo fa amare ancora di piu'.
E non condivido nella maniera piu' assoluta le critiche ai tre brani di Dave Gahan che anzi ritengo tra gli episodi piu' significativi in senso pieno.
Pur non avendo affatto apprezzato la svolta solista di Dave questa volta mi inchino a cotanta classe: sara' per uno spirito compositivo rinnovato,per l' apporto di Martin o per una efficace produzione ma qui' ci si trova al cospetto di vere pietre miliari nella discografia del gruppo. Andando ad analizzare i singoli brani l' album esordisce al meglio con tagli sonori irresistibili addomesticati dalla ammaliante voce di Dave Gahan nella riuscitissima 'A Pain That I Am Used to' (prossimo singolo in programma): tornano alla mente i tipici riff alla DM che che riappaiono qui' decontestualizzati e reinterpretati in chiave non nostalgica ma bensi' ricca di inventiva e originalita'. 'John The Revelator' stupisce come gia' in 'Violator' stupiva 'Sweetest Perfection': andamento musicale atipico esaltato in questo caso dalla voce di Dave qui' particolarmente incisiva e convincente.
Rimarchevole la chitarra distorta che introduce ' Suffer Well': un brano che flirta tra malinconia e realismo nella migliore tradizione DM. 'The Sinner In Me' e' piu' sperimentale e anomala e regala momenti memorabili grazie agli intrecci vocali di Dave e Martin chiudendosi poi con un insolito rincorrersi sonoro di voci ed effetti che preludono allo splendido singolo 'Precious': lodevole per la sua capacita' di riportare la giusta e meritata attenzione su un gruppo che non va mai sottovalutato. Il brano appare un po' al di fuori del contesto dell' album (lo stile e il sound lo rendono decisamente un episodio a se') ma dov'e' il problema se stiamo parlando di un brano che si puo' riascoltare anche cento volte senza stancarsi minimamente? 'Macro' e' invece a mio avviso uno dei due punti deboli dell' album: troppo sofisticata e pretenziosa appare infatti la ricerca compositiva di Martin che nonostante le ottime premesse vocali si perde in un blando esercizio di stile ben lontano da certe perle del passato quali 'Home' o 'One Caress'. Una pausa non e' pero' definitiva e questo lo si denota subito coi due successivi bellissimi pezzi firmati da Dave dove una inaspettata tristezza padroneggia incontrastata sferrando stilettate di malinconia ed energia al tempo stesso. 'I Want It All' privilegia l' aspetto piu' reattivo e combattivo (concedendosi anche un finale freddo e siderale) mentre 'Nothing's Impossible' e' fermamente gotica nella sua struggente mestizia che non da' adito a compromessi in un gioco delle parti in cui la cupezza della musica pare scontarsi con le parole di riscatto espresse nel brano da una voce insolitamente filtrata e ruvida. 'Introspectre' consiste invece in una manciata di note che potevano anche passare per intro ma dopo un pezzo come 'Nothing's Impossible' appaiono inutili e fuori luogo ma del resto l' esistenza di questi 'non brani' da un minuto o poco piu' e' un male che ha radici lontane nei trascorsi discografici dei Depeche Mode e si puo' quindi anche chiudere un occhio.
Molto piu' interessante e' invece la prova di Martin che si cimenta in una riuscitissima 'Damaged People' che ci riporta al meglio di quest' album: romanticismo e un pizzico di follia all' unisono dominati da una voce inconfondibile ed unica.
Potenziale singolo e' invece l' accattivante 'Lilian': un tipico brano di stampo depechemodiano che non deludera' i fan piu' incalliti di 'Black Celebration' o 'Violator' con gradevolissimi synth che flirtano con voci e chitarra.
A fare da epilogo la complessa e raffinata 'The Darkest Star' che si snoda tra differenti e contrastanti atmosfere a suggellare un album che va annoverato tra le migliori prove della band dal 1981 ad oggi. A titolo informativo nella versione limitata un DVD extra include i brani rimasterizzati in modalita Dolby Digital e DTS per un ascolto di qualita' al fine di assaporare al meglio ogni sfumatura tecnica,alcune foto,un interessante dietro le quinte in cui si ha modo di assistere al making-of dell' album con relative interviste (molto interessante ma troppo breve) e una splendida esecuzione minimale di 'Clean'.
-|-|-» Un lavoro sorprendente e inatteso nella sua freschezza stilistica: un concentrato di sad mood,raffinatezza ed originalita' per una band che fa parte a pieno titolo della Storia dell' Elettronica.
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