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-|-|-» [ INTERVISTE ]

L'EFFET C'EST MOI

L'EFFET C'EST MOI

Dside ospita in questa occasione Emanuele Buresta meglio conosciuto come L'Effet C'Est Moi, solo-project appartenente all'emisfero Martial-New Folk-Neo Classical. Un caloroso benvenuto tra noi. Spaziando nel web non colgo molte notizie riguardanti il tuo progetto. A mio parere non hai la visibilità che invece meriti: perchè? Celarsi dietro la nebbiosa cortina è una mirata scelta oppure non hai ancora trovato "la giusta via" per farti conoscere più incisivamente?

-|-|-» Emanuele: Salve a tutti, vi ringrazio vivamente per il vostro coinvolgimento con l’auspicio e la fiducia di suscitare il vostro interesse. Intraprendiamo l’intervista “ex abrupto” con una domanda ben mirata! Spero che la risposta sia altrettanto inequivocabile! In realtà credo di aver trovato “la giusta via”, pertanto rimanere in penombra è stata una mia presa di posizione dettata sia da motivi pratici così come d’inclinazione caratteriale. Mi sono sempre concentrato nel comporre musica e preoccupato di proporre un prodotto finale che si presenti nei canoni di una produzione professionale lasciando dunque il settore pubblicistico a chi di dovere, a chi ne ha le competenze e perizia. Non mi sono mai allarmato di fare pubblicità fuorché si tratti di segnalare aggiornamenti. Onestamente mi ritengo più che soddisfatto così e senza alcuna pretesa credo di avere una equa visibilità, o piuttosto quella che merito, al di là del caso che potrebbe essere più estesa o meno limitata.

Mi ha incuriosito il significato del tuo appellativo. Se non sbaglio trae origine da un concetto filosofico di Friedrich Nietzsche il quale, in sintesi, descrive "l'effetto" del comando sulle masse inteso primariamente come passione per il predominio verso colui che obbedisce, procurando nel contempo un senso di compiacimento in colui che ordina. Quali specifici aspetti di questa teoria riflettono Emanuele Buresta e la sua musica?

-|-|-» Emanuele: In sintesi “L’effet c’est moi” esprime il concetto di felicità e volontà: “Volontà – è il nome di ciò che libera e procura la gioia”.
La felicità diventa innanzitutto un problema di volontà, come se risiedesse non tanto in uno stato o in una condizione quanto in una disciplina. Felicità è la pretesa, il desiderio, la volontà di essere felici. Per essere felici bisogna volere. Citando di nuovo Nietzsche: «La volontà non è soltanto un complesso di sensazioni e di pensieri, ma anche, soprattutto, una passione: e in realtà quella passione del comando. Quella che viene chiamata «libertà del volere» è essenzialmente la passione della superiorità rispetto a colui che deve obbedire: «Io sono libero, “egli” deve obbedire» - in ogni volontà si annida questa coscienza e così pure quella tensione dell’attenzione, quello sguardo diritto che s’appunta esclusivamente su una cosa, quell’incondizionato apprezzamento di valore «ora che c’è bisogno di questo e non d’un’altra cosa», quell’intima certezza che si sarà ubbiditi, e tutto questo appartiene ancora alla condizione di chi impartisce ordini. Un uomo, che vuole comanda a un qualcosa, in sé, che ubbidisce o alla cui obbedienza egli crede. «Libertà del volore» - è questa la parola per quel multiforme stato di piacere di colui che vuole, il quale comanda e nello stesso tempo si fa tutt’uno con l’esecutore, e, come tale, assapora al tempo stesso il trionfo sulle resistenze, ma giudica in cuor suo che sia la sua volontà ad averle propriamente superate. In tal modo, colui che vuole aggiunge le sensazioni di piacere degli efficaci strumenti esecutivi, delle servizievoli «volontà inferiori» o anime inferiori – il nostro corpo non è che un’organizzazione sociale di molte anime – al suo senso di piacere come essere che comanda. L’effet c’est moi: avviene, in questo caso, quel che si verifica in ogni comunità ben costruita e felice, l’identificazione cioè della classe governante con i successi della comunità. In ogni volere si tratta assolutamente di comandare e obbedire, sulla base, come si è detto, di un’organizzazione sociale di molte «anime»: per la qual cosa un filosofo si dovrebbe arrogare il diritto di ricomprendere il volere in sé già nell’orizzonte della morale: una morale, cioè, intesa come dottrina dei rapporti di supremazia sotto i quali prende origine il fenomeno «vita». Personalmente questa teoria riflette in me una certa tensione verso la felicità ma nel contempo una percezione di determinazione e imposizione, mentre le tematiche trattate in musica non credo possano avere molte affinità con questa teoria.

Provieni da Recanati, Macerata. Sei soddisfatto dell'interesse e la partecipazione del pubblico marchigiano verso uno stile musicale come il tuo, non facilmente fruibile? Ritieni più vividi i risultati ottenuti in patria oppure quelli oltre-confine?

-|-|-» Emanuele: In realtà non sono molto appagato della partecipazione marchigiana, c’è poco spirito d’iniziativa e complicità ma giustificabile dal fatto che, come hai indicato nella domanda, è una espressione musicale non comodamente utilizzabile dai gusti e dalla cultura del pubblico e per questo motivo molti aspetti vengono sminuiti più che valorizzati. Credo che in Italia ci siano già evidenti problemi, figuriamoci se limitiamo questo orizzonte in una regione come le Marche.. di sicuro ho ottenuto molte più soddisfazioni e consensi all’estero dove questo stile musicale è più concorde.

Quale circostanza, più di ogni altra, riesce ad ispirare una tua creazione sonica? Nasce prima l'immagine di ciò che vuoi esprimere o la sua melodia?

-|-|-» Emanuele: Ci sono molte circostanze da cui posso attingere ispirazione: dall’ ascolto musicale, alla lettura di un libro o all’ l’interpretazione d’immagini, ma a grandi linee non ho una regola esatta, spesso dipende dalla circostanza e dallo stato d’animo in cui mi trovo. Per la maggior parte dei casi sopraggiunge prima la melodia e poi la sua immagine.

Militarismo, sinfonie solenni ed una percettibile venatura romantica. Una mixture di non facile comunione: come interagiscono tra loro questi elementi musicati dalla tua creatività?

-|-|-» Emanuele: Questi componenti sono i colori primari della mia anima che si mescolano tra loro in modalità del tutto impulsiva. Il mio rapporto con la musica è una sorta di dionisiaco - apollineo. La prima fase è molto immediata ed istintiva, m’abbandono all’immaginazione e sensazioni repentine mentre lo stadio finale è più razionale, tendente alla correzione, plasmando una forma ed un corpo al brano finale. Questi elementi vanno l’uno accanto all’altro fino a quando si sovrappongono.

Due album in fase attiva: il debut "Tomber En Héros" del 2007 ed il più recente "Les Voix De L'Apocalypse". Incominciamo dal primo: hai ottenuto ciò che ti eri prefissato con quell'esordio?

-|-|-» Emanuele: Si, o meglio ho raggiunto più quello che avevo prestabilito. Non avrei mai immaginato che potesse esser prodotto dalla War Office Propaganda (l’attuale Rage in Eden) e trarne un riscontro di recensioni e pubblico fin troppo positivi riguardo le mie previsioni titubanti. E’ stata una grande soddisfazione.

Quali arcani significati propongono invece le "Voci Dell'Apocalisse"? Quale grado di perfezionamento tecnico ritieni di aver raggiunto con questo full-lenght se rapportato all'album di inizio discografia?

-|-|-» Emanuele: “Les voix de l’apocalypse” è stato concepito con uno spirito campanilistico ma con accezione positiva del termine cioè con lo stimolo di misurarsi con altre realtà al di fuori del proprio guscio per evidenziare le proprie qualità e caratteristiche. Il cd è ambientato nel periodo medievale ed ispirato ad un sentimento di difesa verso la propria terra. Ho cercato di rievocare atmosfere rituali per interpretare fenomeni avvolti dal fato ed infine di esaltare l’aspetto marziale per ricordare la vita e lo spirito del proprio paese. Rapportandolo al primo lavoro, è un album più evocativo, epico e classico. A livello tecnico credo di aver raggiunto un sound migliore anche se riascoltandolo oggi mi rendo conto che potevo fare molto meglio. Delle volte mi sembra di sentire un disco dalle sonorità dei primi o metà anni 90! Prendo sempre atto dei miei errori per trarne vantaggi e migliorare sempre di più nei prossimi lavori, cercando di arricchire la qualità del suono e facendo un punto di forza delle proprie debolezze e carenze.

I titoli delle tue opere e delle track-list sono in lingua francese. Più che ovvio chiederti il motivo di tale impronta..

-|-|-» Emanuele: La preferenza di servirmi della lingua francese è stata accolta da motivi meramente stilistici e altresì da un capriccio: trovo che sia una loquela raffinata e melodiosa. In futuro, avrete modo di notare, che questa predilezione non è poi così categorica ma che muterà in base al tipo di concetto valutato per i singoli lavori.

I due albums sono stati pubblicati numericamente in limited edition: "prudente" o "scaltra" strategia di marketing?

-|-|-» Emanuele: Non saprei dirlo, le etichette con le quali ho collaborato fino ad ora non mi hanno mai parlato di cautela nella produzione o “tattiche” di mercato. Credo di aver ricevuto lo stesso trattamento che hanno avuto le altre band prodotte dalle stesse labels: CD in 500 copie che per conto proprio mi sembrano un’offerta più che giovevole. Vorrei rinforzare l’idea che la quantità di copie non mi coinvolge, ciò che m’interessa è la qualità del prodotto finale. In ogni modo è comprensibile e legittimo che ci siano anche delle logiche di mercato da parte dei produttori. Citando Edmund Burke: “L’età della cavalleria è finita; è subentrata quella dei sofisti, degli economisti e dei calcolatori”.

Hai inoltre partecipato con Federico Flamini dei Der Feuerkreiner alla Military-pop compilation "Sturmreif". Parlaci di questo sodalizio e di questa interessante realizzazione..

-|-|-» Emanuele: "Sturmreif - The new underground of Military Pop" è una guerra aperta affrontata dalla nuova etichetta tedesca Castellum Stoufenburc. Compilation limitata a 500 CD e che ha lo scopo di promuovere una musica pop-militare ispirata dal caposcuola Geoffroy D. dei Dernière Volonté con lo scopo di dare visibilità al fronte dei freschi gruppi che militano nell’underground di una scena novizia. La sua pubblicazione è preda di forti ritardi cagionati da moventi tecnici-politici. Noi ci auguriamo che possa uscirne vincente. Il brano in questione è stato realizzato da me ma con il supporto vocale di Federico. Il risultato di questa collaborazione è da sé molto soddisfacente. Federico e Valentina oltre ad essere un ottimo gruppo sono anche dei notevoli amici. Molto disponibili e aperti alle nuove iniziative. Un’umiltà d’animo ed uno spirito di sacrificio che poche band del loro livello sarebbero state in grado di assumere. Il loro contributo vocale sarà presente anche nel mio prossimo lavoro: uno spilt/album con il progetto “Sala delle Colonne”. Sono giulivo ed onorato della loro presenza.

Emanuele, quali strumenti utilizzi nelle tue composizioni? Hai mai pensato di inserire attivamente un significativo supporto vocale in esse? In caso affermativo, si adatterebbe meglio un o una vocalist?

-|-|-» Emanuele: Essendo un tastierista mi servo di software convenienti ad un abbondante uso di tastiere che spaziano dai suoni più classici quali archi, organo, trombe, pianoforte, cori etc…fino ai sintetizzatori ma usando quest’ultimi con ponderazione, solo come decorazione e velato sottofondo senza sconfinare nel rumorio industriale ma conservando costantemente un posto saliente all'aspetto melodico. Non ho mai pensato di inserire attivamente un supporto vocale tranne nei casi specifici in cui ho asserito prima ossia quando il progetto è ragionato per una prestazione vocale. Al di fuori di questo preferisco lasciar respirare il brano e la fantasia dell’ascoltatore senza rinchiuderlo in uno schema ben preciso come potrebbe essere un testo.

Giudichi sufficiente il numero e la qualità degli eventi live italiani a sostegno del genere musicale da te rappresentato?

-|-|-» Emanuele: Valuto carente il numero degli eventi live a sostegno di una scena italiana che rischia sempre più di rimanere fine a se stessa. Al contrario giudico molto buona la qualità degli artisti italiani che non hanno nulla da invidiare sia musicalmente che alle performance di altri artisti esteri.

Non sempre la passione nel creare musica alternativa conduce a ritorni sia in termini economici che di prestigio. In molte occasioni, nonostante la validità dei prodotti offerti, si assiste ad una immeritata freddezza nelle risposte da parte del pubblico. Condividi questa opinione? Chi è il principale responsabile di un "insuccesso": l'autore, la distribuzione o un pubblico ormai assuefatto da un eccessivo numero di proposte?

-|-|-» Emanuele: Si, condivido in pieno quest’opinione anche se credo che la ragione di questa conclusione sia concatenata e proceda per gradi. Il principale responsabile di un insuccesso penso sia dovuta dalla validità e la tenacia dell’artista stesso. In secondo luogo, è il giudizio insindacabile del pubblico che decide la notorietà del musicista. E’ altrettanto ovvio che una buona distribuzione incide di molto sulla popolarità dell’artista anche se questi sono problemi che dovrebbero riguardare in primis l’etichetta stessa per comprensibili motivi di marketing e vendita.

Rivalità, collaborazione o indifferenza. Quale di questi tre elementi regola maggiormente i rapporti tra gli artisti underground italiani attigui al tuo genere? E a tua volta, come definiresti la tua collocazione in questo ambito?

-|-|-» Emanuele: Sicuramente la collaborazione è la forma più vantaggiosa. Sarebbe controproducente essere rivali o indifferenti. Dal mio punto di vista le collaborazioni sono un grande stimolo e simbolo di unità e fratellanza. Potrei definirla come un amichevole apporto utile a diversificarci e completarci mettendo in luce le proprie qualità per contribuire a dare sempre il nostro meglio alimentando nel contempo il fuoco del medesimo genere.

Dove suonerai prossimamente? Quale sarebbe la location ideale per un concerto de L'Effet C'Est Moi?

-|-|-» Emanuele: Al momento non ho una data fissata con precisione, né sinceramente ho mai pensato ad un luogo ideale dove poter suonare. Posso dirti con certezza che l’atmosfera che si viene a creare davanti un pubblico che apprezzi e sia pertinente al genere musicale è di gran lunga più fondamentale e gratificante di una ipotetica location. Per la prima volta, il 24 Ottobre del 2009, mi sono ritrovato ad affrontare un live in Germania, precisamente nelle rovine di un castello circondato dalla foresta nera. In quel caso, sottolineando l’ attinenza del pubblico, l’ambientazione era così immensa e profonda che era a dir poco straordinaria. Ad ogni modo do la preferenza più ad un pubblico ideale anziché che un luogo.

I nostri lettori amano conoscere i pensieri degli artisti intervistati. Hai quì la possibilità di esternare una tua personale riflessione per la numerosa platea di Dside.. Augurandoti un radioso futuro auspichiamo di ritrovarti nuovamente sulle nostre web-pages. Grazie per essere stato con noi, Emanuele

-|-|-» Emanuele: Colgo l’occasione per rendere grazie a tutti coloro che mi hanno supportato e che continuano a farlo! Un ringraziamento in particolare và alle etichette che credono in me e che tramite il loro lavoro mi hanno permesso di proseguire il mio cammino! Il mio sogno è sempre stato quello d’inserire un piccolo mattoncino a supporto delle grandi colonne che reggono una scena che adoro. Non credevo che ciò fosse così accessibile ma per buona sorte mi avete dato questa chance. Grazie infinite a tutti! Ringrazio nuovamente tutta l’ équipe di Dside per avermi dato questa opportunità, è stato un piacere poter collaborare! La vostra passione e serietà fanno del vostro sito un riferimento importante ed influente! Con l’augurio di una feconda e fiorente prosecuzione per la vostra attività!

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