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VIDEO DIVA

Dside ospita in questa occasione i Video Diva, band fiorentina. Un caloroso "benvenuti tra noi"! Prima curiosità: chi erano gli Elektrowerkzeuge e qual'è stato l'impulso che attraverso essi vi ha convinti a formare la band?
-|-|-» Lorenzo: Grazie a voi per l’ospitalità e l’occasione che ci state dando.
Eravamo una cerchia di persone attive, idealiste, volenterose. Gestivamo un locale storico ( il Samantha di Dicomano), organizzavamo feste e concerti e amavamo la musica, un certo tipo di musica. Il merito non è tanto degli E. ma del clima che c’era: loro furono solo i primi che ci provarono e noi a ruota. Siamo nati insieme e nei primi anni siamo stati un unico gruppo, suonavamo insieme e organizzavamo insieme le serate. Non a caso il primo chitarrista Giovanni C e l’attuale Davide sono entrambi passati dagli E. Attualmente la sezione ritmica degli E. ha un progetto molto interessante (JacobKreutzfeldsTraum) consiglio vivamente di informarvi e inoltre mi fa piacere citarli per render merito anche a loro di cosa siamo oggi. Parlando di me sono quello che ero agli inizi, nonostante alcuni pensino che si cambi con un po’ di consensi o viste le maggiori attenzioni che oggi hanno i VD, ma non tutti la pensano così: quello che abbiamo fatto lo abbiamo raggiunto grazie
al nostro sforzo, fedeli a quell’umiltà che ci ha sempre caratterizzato e ringraziando Massi Dj, Red Hexe, Licia, Andrea e Dampyr-D, amici che hanno sempre creduto in noi proponendo i nostri pezzi e live nelle serate che organizzavano ed organizzano.
Il gruppo nasce con Antonio che mi dice di provare a far qualcosa con delle basi che aveva realizzato, Giovanni C non suonava più con gli E. e si aggregò, questo fu il nostro naturale inizio, dico naturale perché voluto senza progetti in mente, senza niente di prestabilito ma solo per la voglia di divertirsi e fare qualcosa assieme, ed anche oggi è così. Per questo, senza ombra di dubbio, affermo che quel giorno fu l’inizio di una bella storia e di quella che oggi è la cosa di cui vado più fiero. Nonostante i consensi non siano certo quelli di Gigi D’Alessio… ma come si dice: “Pochi ma buoni”! e più che altro sinceri. Non siamo un qualcosa che piace a prescindere, quindi chi ci apprezza ha cercato di scoprirci e ha fatto maggior attenzione di altri nel valutare il tutto: la cosa fa molto piacere e ben sperare.
Inizialmente componevate electro/dark minimale supportati da una schematica drum machine, basso, chitarra e voce. Dopo l'entrata in scena del guitarist Fabio Menetti il sound cambia in electro/wave sempre accentata da inflessioni 80's. Naturale processo evolutivo?
-|-|-» Lorenzo: Sicuramente, l’esigenza di avere un secondo chitarrista è sorta poco dopo gli inizi, Fabio fu l’innesto perfetto e accadde tutto quasi per casualità e un grande rispetto reciproco tra il ceppo originario dei VD e lui. Lo stesso è valso con l’entrata di Davide. Come ho già affermato l’accoppiata che si è formata è tanto casuale quanto perfetta, oltre che importante per l’evoluzione dei VD. Ci tengo a precisare che l’esser etichettati non mi piace, ma la collocazione in un panorama più dark era anche causata dall’uso di una semplice drum machine limitata nei suoni e molto meno articolabile: forse se fin dagli inizi avessimo avuto i mezzi tecnici che abbiamo ora il sound sarebbe stato come oggi lo sentite.
-|-|-» Antonio: Esigenze dettate dalla nostra idea dei pezzi, suggerivano la presenza di un secondo chitarrista. Le capacità prima di Fabio e in seguito di Davide hanno contribuito al raggiungimento di un sound da sempre ricercato e voluto.
-|-|-» Fabio: Da parte mia posso solo dire che è un immenso piacere aver contribuito al raggiungimento del giusto suono pensato in origine dai Video Diva.
-|-|-» Davide: Il bello del nostro gruppo è che ognuno viene rispettato nella sua individualità per il contributo che offre. Così posso esprimere le mie idee chitarristiche senza dover sottostare a nessun tipo di vincolo tranne quello di dare il massimo per il suono dei Video Diva.
Leggo inoltre che agli esordi live vi proponevate al pubblico con un atteggiamento piuttosto freddo, poco coinvolgente, fin quando l'altalenante collaborazione con Giovanni Degara, visual artist, ha arricchito le vostre sessioni con estemporanei effetti scenici rivelatisi particolarmente efficaci..
-|-|-» Lorenzo: Tuttora ci viene appuntato il fatto che siamo un po’ freddi. Io spessissimo nei live canto di spalle o in posizioni mai rivolte al pubblico: mi vergogno e non sopporterei persone che disturbano il nostro live o la gente non interessata al live; a me se non piace una cosa vado al bar non disturbo chi vuole ascoltare. Rimango del parere che forse, oggi, l’immagine potrebbe anche contare, ma sono un fermo sostenitore del fatto che se mi muovo e faccio uno spettacolino esilarante, canto nello stesso identico modo (forse peggio visto che oltre a cantare devo anche far lo scemo) e più che altro dico le stesse identiche cose. C’è chi nasce come animale da palco e chi, più semplicemente, canta le proprie cose: in entrambi i casi conta quello che uno dice e vuol far arrivare, non come si muove.
Con Giovanni DG fu tutto molto assurdo, noi facevamo quello che ci piaceva fare, lui quello che voleva, quello che veniva fuori magari non era Momix ma era VD, vero, schietto. Credo e spero che capiterà ancora la possibilità di collaborare con Giovanni DG; attualmente è un’artista, pittore e altro ma prima di questo è un amico, informatevi e non ne rimarrete delusi. Oggi, per ovviare alla mancanza di un “qualcosa in più”, il “tour” di Inetticho è supportato da video proiezioni molto forti, come in una immaginaria proiezione di cinema muto accompagnato dalla nostra musica.
-|-|-» Antonio: L’atmosfera creata dai nostri testi e dalla nostra musica ci portava a mantenere un atteggiamento più composto e non necessariamente euforico: tutto questo era naturale e mai costruito, senza obblighi stilistici e d’immagine da rispettare. Eravamo lì per fare qualcosa, e quel qualcosa lo facevamo, senza obblighi di circostanza, la gente dovrebbe capire questo prima di aspettarsi cose che sarebbero forzate.
Nonostante il vostro ascendente percorso stilistico avete sempre mantenuto costante l'introduzione nelle vostre songs di elementi elettronici..
-|-|-» VD: Siamo sinceri e non c’è nessuno arcano da svelare. Non abbiamo il batterista, il tutto parte da un computer, siamo quindi obbligati ad una struttura predefinita. Molti pensano che tutto ciò sia semplice ma sbagliano: un nostro errore comporta il fottersi del pezzo nel live; non c’è batterista che si ferma e rimedia, quindi anche su questo bisognerebbe rifletterci un po’. Sbaglia chi accusa il gruppo di fare karaoke, come se le basi le facessero terzi: siamo noi insieme a farle e nascono con una meticolosità quasi chirurgica. E’ sempre stato così, le basi conferiscono quella certa atmosfera che ci piace e ci danno la possibilità di strutturare il pezzo; in ogni caso i nuovi pezzi stanno prendendo una direzione diversa anche se fedele al nostro stile.
-|-|-» Antonio: Lo studio per la creazione delle basi segue una logica complessa dettata da regole che permettono al gruppo di raggiungere un suono caratteristico e personale.
Il provvidenziale incontro del 2004 tra voi e Pietro Stefanini è risultato fondamentale nella genesi della band. Confermate ciò?
-|-|-» VD: Niente di troppo approfondito, ma sicuramente è stato l’incipit di tutto questo: ha fatto sì che credessimo più in noi e più che altro ci ha dato considerazione professionale e fiducia, un qualcosa che fino al quel momento non c’era. Dobbiamo a lui il mixaggio dei pezzi nel cofanetto della Nomadism e l’aver acceso l’interruttore dei VD, non che prima fosse spento ma da quel giorno abbiamo aumentato il voltaggio.
Tre realizzazioni in attivo più la quarta, l'album "Inetticho", opera introspettiva ma allo stesso tempo potente strumento di denuncia sociale non privo di clamorose rivelazioni anticapitalistiche ed antifasciste. Noi di Dside nella sezione recensioni abbiamo analizzato i contenuti prettamente musicali. Potreste ora parlarcene in altri termini?
-|-|-» Lorenzo: Inetticho è un figlio. Prodotto, fatto, confezionato nei particolari, voluto, concepito e realizzato da noi. Ringrazio la Seventy 70 e Luca per la registrazione e l’aiuto per il mixaggio, Pio per Algor, Elena per avermi aiutato alla realizzazione della grafica, Fabio per il suo quadro Inetticho di copertina e tutti quelli che ci hanno supportato e si son sempre fatti sentire vicini. In particolare ringrazio i VD e Sandra che fin dalla prima prova ai tempi dei tempi ci ha spronato e incitato, spero che possa sentirsi ricambiata. In cinque pezzi è raccolto tutto quello che io intendo per vivere con i pro e i contro in questa società e nelle sue complicazioni, partendo da un obbligo scontato: il rapportarsi con il mondo e con chi lo vive. Si inizia con “Effetto riflesso” un grido di orgoglio, forse una delle canzoni più nere e minimali dei VD che sotto sotto nasconde la grandezza di continuare a credere nelle proprie possibilità, che rende l’oscuro della song solo il punto di partenza di un qualcosa che sicuramente porterà a una svolta o per lo meno a credere che si possa svoltare. “L’Oratore” è una denuncia ai poteri forti e alle persone che si fanno condizionare, basta schiavismi e schiavi: abbiam tempo per cambiare. Segue “Frammenti [puzzle #1]”, pezzo centrale, pezzo allegro e triste, d’amore e d‘odio, di bugie e di verità. Ripercorre tutti gli stati d’animo dell’individuo, un rifugio di tutti i sentimenti che si possono provare, ma pur sempre di nascosto, vista la presenza costante di occhi che osservano e giudicano spesso mediante regole discutibili, ma non per questo ci si deve arrendere, il modo di ritagliarsi un angolino c’è e va trovato (la citazione di Ferretti è dovuta e voluta). “Come del bianco in un quadro notturno” raffigura la debolezza o, a seconda dei casi, la forza della gente, lo scendere a compromessi per cercar di riuscire a sopravvivere, talvolta in modo migliore altre volte condannandosi a una condizione di subordinazione
che porta all’annientamento dell’individuo, un pezzo sulla coerenza e sul cercare di farsi accettare semplicemente per quello che si è, senza adeguarsi per compiacere: se mi accetti per quello che sono stai certa che sarai sicuramente ricambiata (dedicata a Rita). Finisce con “Algor” uno dei miei testi autobiografici. Se in tutti i testi dico la mia, qui mi ispiro a me e a quelli come me. Non siamo depressi, ne’ dei poco di buono, ne’ diversi, siamo persone e menti pensanti: potrebbe quasi sembrare un avvertimento. Purtroppo l’opinione di massa tende a discriminare alcune diversità, da quelle stilistiche a quelle di costume o di altro genere e la cosa assurda è che viene fatto con la consapevolezza che questo può far male e nel peggiore dei casi portare all’isolamento della vittima di turno.
“Salò o le 120 giornate di Sodoma”: Pasolini è morto per far capire quello che ho cercato di trasmettere, con le dovute proporzioni, nei testi di Inetticho. Sono convinto che ogni persona con un briciolo di sensibilità ed intelligenza possa riconoscere quando compie errori, purtroppo trova fatica a mettersi a nudo: riflettete e più che altro siate meno menefreghisti. Se nella vostra superficialità il mondo vi può sembrare bello perché non cercare di migliorarlo? Basterebbe pochissimo, andate oltre a quello che vi vien dato, ci meritiamo di più, se poi non volete farlo per il prossimo, per lo meno abbiate le palle di farlo per voi stessi.
Cambiamo argomento: ricordate le prime gloriose produzioni della fiorentina Contempo Records...?
-|-|-» Davide: Sicuramente per la nostra provenienza geografica e per le nostre influenze artistiche la Contempo ha rappresentato un punto di riferimento importante. Come non citare Pankow, Soul Hunter, Moda e Neon per rimanere a Firenze. E poi Contempo è sempre stata veicolo per ascoltare quello che succedeva anche in Europa, con l’importazione di artisti come Clock DVA, Clan of Xymox, Christian Death, Pixies, Cocteau Twins e tutta la New Wave patrocinata dalla 4AD, un’etichetta cui siamo tutti profondamente legati.
-|-|-» Lorenzo: Aggiungo: una possibilità mancata, gente come quella faceva musica per il piacere di farlo e forse, se fossimo esistiti 25 anni fa, una ipotetica etichetta che avrebbe potuto credere in noi.
Ritornando a discorrere di concerti, che aria soffia su questo versante? Siete soddisfatti delle scitturazioni a voi rivolte oppure risulta arduo riuscire a suonare? Notate un effettivo interesse nei confronti di musica come la vostra?
-|-|-» Davide: I concerti si fanno: certo non sono tantissimi, ma un certo interesse per la nostra proposta c’è. Sicuramente l’interesse va stimolato: è necessario sbattersi per tenere una rete di contatti e mantenerla.
-|-|-» Antonio: Se purtroppo le possibilità live sono ridotte, causa generi e tendenze musicali dei nostri giorni molto diverse dalle nostre, va anche denunciato il fatto che si preferisce dare spazio a futili cover-band, metodi facili per fare e far fare soldi. L’interesse odierno per la musica come arte è quasi nullo e questo vien dimostrato dai consensi che queste metodologie hanno, oltre a creare un sistema che tende a distruggere l’inedita creatività che ogni persona potrebbe tirar fuori.
-|-|-» Fabio: Inoltre aggiungo che anche a livello nazionale tipologie musicali differenti dal pop tradizionale non hanno nessun tipo di considerazione discografica.
Qual'è quindi l'ostacolo peggiore per una band underground come i VD che notoriamente non accetta compromessi di sorta? Niente agenzie, niente distribuzione: deve essere assai difficile per voi..
-|-|-» Lorenzo: La non considerazione a priori. Non hai un produttore? Non hai un’agenzia? Non fai quello che voglio? Allora mi spiace, ma per noi non esisti. “Scusate, interesserebbe un live dei VD?” Manco ti rispondono. Se ce la fai ce la fai da solo e nessuno ti aiuta. Poi un bel giorno, quando i propri sforzi iniziano a dare frutti, eccoli tutti ad elemosinare. Il trattamento per band come noi è a dir poco scandaloso. L’unica cosa che rimane da fare è rimboccarsi le maniche e lavorare, impegnarsi, credere in quello che si fa e non smettere mai di provarci e vedrete che qualche soddisfazione ve la toglierete, basta rimanere umili e valorizzare al massimo quel poco che vi/ci è concesso (escludo il supporto e l’aiuto degli amici, sempre presente e vivo).
Indubbiamente, e questa intervista ne è la prova, internet ha immensamente migliorato la reperibilità di notizie verso una specifica band, cosa quasi impensabile poco più di un decennio fa. Ciò nonostante, a mio avviso, si incorre paradossalmente nel rischio di una pericolosa "assuefazione" da eccesso di informazioni, senz'altro molte ma dispersive proprio perchè oggi facilmente attingibili, diversamente da un tempo dove esse erano reperibili solo attraverso i dischi stessi o al massimo su qualche fanzine settoriale..
-|-|-» Davide: E’ vero. Riuscire a distinguere nel mare delle proposte non è facile. Ma è fondamentale un’identità ben precisa, cercando il più possibile di essere sinceri e mettere a nudo le proprie passioni, senza vergogna. Solo evitando scimmiottamenti di tendenza si può sperare di rappresentare una piccola oasi di diversità in mezzo all’omologazione.
-|-|-» Fabio: Va ammesso che negli anni pre-internet l’interesse sembrava maggiore, c’era maggiore ricerca e voglia di informarsi, inoltre i live erano vetrina per successive uscite discografiche. Con l’avvento di internet, da non sottovalutare le strade che ha aperto per i gruppi emergenti, la situazione viene ribaltata. Si rincorrono i live solo dopo esser già sazi della nuova uscita discografica.
Pensa cosa mi frulla in mente: i VD su MTV! Un incubo, una blasfemìa o un'opportunità?
-|-|-» Lorenzo: Di sicuro un’opportunità, come lo sono altre manifestazioni “becere” italiane, ma senza ombra di dubbio con una nostra canzone, niente scappatoie o innesti forzati di copione o di produzione. Prova ad immaginati l’Oratore a San Remo. Che ti frulla ora in testa?
-|-|-» Antonio: Sarebbe solo il modo per far conoscere a più persone chi siamo, purché si veda realmente chi siamo e non qualcosa di falso.
-|-|-» Davide: Ribadisco: un’opportunità a patto di proporre esattamente quello che siamo.
-|-|-» Fabio: Resta sempre e comunque un’opportunità. Vedo i musicisti paragonabili al nostro progetto come partigiani dei tempi moderni.
Un disco, solo uno, da spedire nell'Universo affinchè forme di vita intelligenti possano un giorno ascoltare il sound rappresentante la nostra dimensione vista secondo i Video Diva.
-|-|-» Lorenzo: In direzione ostinata e contraria (F. De Andrè) in altre parole più canzoni possibili di quello che credo sia il più grande poeta musicale che abbiamo avuto.
-|-|-» Antonio: Jeopardy (Sound) per la completezza dell’opera.
-|-|-» Davide: Horse Rotorvator (Coil): decadente, maestoso e profondamente nero.
-|-|-» Fabio: In the flat field (Bauhaus) perché glielo devo.
Quando partecipate ad un concerto di un'altra band, apprezzate esclusivamente ciò che ascoltate oppure riuscite ad isolare particolari tecnici che vi fanno pensare "...io avrei fatto meglio..."
-|-|-» Lorenzo: Non penso mai al fatto che lo avrei potuto far meglio, al massimo che lo avrei fatto diversamente. Comunque seguo attentamente ogni live per dare un giudizio personale, non escludo che do molta importanza ai testi e alle emozioni che riescono a trasmettermi.
-|-|-» Antonio: Nei gruppi cerco l’originalità, se è presente l’apprezzo a prescindere, anche se magari peccano in altri campi.
-|-|-» Davide: Da musicista è impossibile non prestare attenzione al particolare tecnico. Da parte mia mi sforzo di cogliere l’insieme e di apprezzare la proposta senza giudizi tecnici ma solo artistici e soprattutto emotivi.
-|-|-» Fabio: Principalmente ascolto le chitarre, anche perché ho imparato osservando i chitarristi ai concerti. Comunque cerco sempre di ascoltare il concerto in toto.
Lorenzo, se decidessi di scrivere testi in un album interamente ispirato, traccia dopo traccia, ad un personaggio significativo, a chi lo dedicherestì?
-|-|-» Lorenzo: E’ una cosa che mi passa spesso per la testa. Ammetto che sarebbe molto complicato fare un concept album su una persona, già parlare di un periodo o di un movimento sarebbe leggermente più facile. Il genio di De Andrè realizzò il suo secondo album dedicandolo alla morte e dammi retta che i testi di “Tutti morimmo a stento” (portiamo live una nostra versione di Recitativo) sono semplicemente perfetti. Tornando a noi mi piacerebbe farlo su Jules Bonnot, uno dei primi eroi anarchici francesi e non escluderei l’aiuto di un bellissimo libro di P. Cacucci, “In ogni caso nessun rimorso”, che ne ricostruisce la storia. Comunque un testo su questo personaggio è già in cantiere.
Ritenete attualmente completa la line up dei VD oppure non escludete ulteriori reclutamenti?
-|-|-» Lorenzo: Nessuna aggiunta significativa, se circostanze richiedessero elementi esterni, sarà solo per soddisfare quell’esigenze, per il resto bastiamo noi.
-|-|-» Antonio: Così è perfetta.
-|-|-» Davide: Per una volta vorrei provare a suonare con un batterista.
-|-|-» Fabio: Rimango fedele all’attuale formazione, ma non escluderei a priori modifiche che ridisegnino la parte ritmico-elettronica, non tanto l’aggiunta di nuovi componenti.
Lorenzo, le liriche da te vergate sono paragonabili ad un intricato dedalo; i testi sono colti, evocativi ma contemporaneamente anche poco immediati da assimilare se non dopo attenta analisi. Non temi che per quanto carichi di significato essi compromettano in qualche modo l'efficacia del messaggio che vuoi esternare?
-|-|-» Lorenzo: Grazie per i complimenti, non so che dire… Confermo, è possibile che la gente fraintenda o non capisca, ma è la bellezza dei testi ermetici. Io solo ho il vero significato del pezzo, chi sta attento ne può cogliere alcune sfaccettature, ma la vera magia nasce quando chi ascolta cerca di capirlo e ci si perde arrivando a sentirselo proprio, magari anche senza aver azzeccato il vero significato, ma trovandone uno simile ma personale. Come in un libro: lo scrittore ha tutto in mano, narra qualcosa e il lettore in un immaginario fantastico inizia a costruirsi il tutto, ma come in un libro la denuncia è sempre ben chiara e nitida, è il contorno che si personalizza. Sentire persone che ti fanno i complimenti sui testi è una cosa fantastica, primo perché fa piacere, secondo perché ci tengo e ci metto tantissimo per scriverne uno, deve soddisfare una mia idea di perfezione personale (non assoluta ci tengo a sottolinearlo), e terzo, ma molto più importante, perché lo ha studiato e ci è entrato dentro e la cosa mi affascina. E’ quello che faccio io con i testi altrui, se c’è l’ermetismo parte il viaggio. E poi sono personalissimi, perché venderli al primo offerente che passa? Preferisco collezionisti di nicchia che prestano attenzione ai particolari e li studiano, senza mai chiedere spiegazioni, scoprendolo a loro modo. “Inconsciamente vago” viene vista come una canzone d’amore invece parla di due facce della libertà intesa come solitudine se estremizzata o rinascita se donata, ma nel mio anarchismo la libertà è amore di conseguenza è fantastico che gli ascoltatori vedano un sentimento identico al mio ma rapportato ad altre esperienze e riferito ad altri punti di vista. Il risultato è raggiunto ma per strade diverse, così avrà importanza per me in un modo e per altri in altro modo.
In quale futura direzione viaggerà il progetto VD? So di una certa possibilità di includere una traccia in una compilation italo-tedesca: incrociamo le dita?
-|-|-» Lorenzo: Spero che la compilation vada in porto, al momento trova alcuni intoppi. La soddisfazione sarebbe doppia, primo la nostra presenza e l’esser stati scelti per questo CD e secondo la possibilità di presentarlo a Berlino in una serata, visto che ci è stato chiesto di esser presenti. Per il resto prendo quello che verrà, poco o tanto che sia, sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto e non c’è motivazione migliore per continuare nello stesso identico modo che ci ha portato a tutto questo.
-|-|-» Davide: La direzione è sempre quella di pubblicare musica e fare concerti, il più possibile. Ci piacerebbe accasarci presso un’etichetta, meglio piccola e attenta, ma in mancanza di questo continueremo a muoverci in autonomia.
-|-|-» Fabio: Confermo completamente quello detto da Davide.
Come tradizione Dsidiana impone invitiamo ad un outing rivolto ai nostri lettori. A voi la parola!
-|-|-» Lorenzo: Non vi fate trattare come pedine per giochi di potere, chiedo a tutti di reagire, svegliarsi, combattere, ci meritiamo maggior considerazione, siamo esseri pensanti, quindi mi sembra lecito usare e aver la possibilità di usare le nostre teste. Valorizziamo i nostri progetti e cerchiamo di dimostrare che siamo indipendenti dagli obblighi di massa, siate voi stessi e non quello che vi suggeriscono di essere, stanno cercando di obbligarci a fare, pensare e reagire come vogliono loro. Realizzatevi ma sempre rimanendo umili e rispettosi dei progetti altrui, non vergognatevi di quello che siete, nessuno ha il diritto di giudicarvi se quello che fate serve a farvi crescere.
-|-|-» Antonio: Fate l’amore non fate gli scemi.
-|-|-» Davide: Siate creativi, esprimetevi, non lasciate che siano gli altri a dire cosa provate e cosa vi piace.
-|-|-» Fabio: Lanciatevi e volate verso i vostri sogni, staccatevi da terra e non aspettate di sapere se è volare o cadere.
Grazie ai Video Diva, un sincero augurio alla band di fortunato proseguimento artistico.
-|-|-» VD: Grazie più che altro a voi, per la fiducia che ci avete dimostrato e la considerazioni che ci state dando. Siete anche voi entrati nell’evoluzione VD con la recensione al disco e l’intervista, come abbiamo ringraziato chi ci supporta è lecito ringraziare anche chi ci considera come avete sempre fatto voi. Benvenuti nella famiglia. Un particolare ringraziamento a Maxymox. (Foto: ringrazio Zeudi per lo scatto e Elena per avermi aiutato per le modifiche e gli effetti).
Maxymox '10
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