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-|-|-» [ INTERVISTE ]

CORDE OBLIQUE

corde oblique

Riccardo Prencipe, artisticamente Corde Oblique, è con noi su Dside. Noto che possiedi un buon feeling con le pubbliche esternazioni e ciò non può farci che piacere! Un'intervista, secondo il tuo giudizio, costituisce un utile tramite per esprimere i tuoi punti di vista, una mirata occasione per promuovere i lavori svolti o ambedue gli aspetti congiunti ?

-|-|-» Riccarco: Un'intervista è un bel momento per dire alla gente quello che si pensa, è un momento per esprimersi in "prosa", senza l'artificio della musica; giorni fa riascoltavo una splendida intervista a Fabrizio de André, il quale diceva che alla fine del concerto avrebbe voluto dire: "tutto quello che avete ascoltato è assolutamente falso!" Si tratta ovviamente di una provocazione per far capire che dietro ad ogni brano c'è una parte di verità, ma anche una parte di artificio, di mestiere. Anche nelle interviste può esserci parte di costruito, ma dipende da come una persona vuole gestirsele; per me è un momento in cui annullare la linea del palcoscenico.

Napoli, la tua città. Il suo fascino, le sue contraddizioni, la sua storia e la sua particolare cultura. Prima di riferirci specificatamente al tuo ultimo album parlaci di cosa rappresenta per te Naples...

-|-|-» Riccarco: È la mia seconda madre, ognuno assorbe alcuni aspetti dei contesti in cui cresce e ne tralascia altri. Penso che i tanti problemi di Napoli dipendano in gran parte dal non riuscire ancora a imparare dall'immenso bagaglio di antichità con cui abbiamo la fortuna di convivere noi napoletani, in passato "abbiamo" costruito interi quartieri all'interno di un teatro romano (nel centro della città) e purtroppo i disastri a danno della bellezza del passato continuano ancora oggi.
C'è una frase di Bernard le Bovier de Fontanelle a cui sono affezionato: "È vero, noi moderni siamo dei nani e gli antichi erano dei giganti, ma abbiamo un nostro privilegio, possiamo salire sulle loro spalle e in questa comoda posizione riusciamo a vedere ancora più lontano", se riuscissimo a metterla sempre in pratica il mondo migliorerebbe a dismisura.

Riccardo, tu ami l'introspezione, gli aspetti meno superficiali delle cose. Osservando con il terzo occhio l'attuale scena neo-folk non riscontri, tranne debite eccezioni, una sorta di scoraggiante omologazione tra i molti artisti che la rappresentano...quasi una sorta di esangue e statica creatività?

-|-|-» Riccarco: La cosa che in effetti rattrista un po' è ascoltare molte realtà che imitano quelle degli anni '80, capisco che questa sia considerata da molti l'epoca d'oro del nostro genere, ma sforzarsi di ripeterla ed imitarla non può che portare a dei surrogati, ogni epoca deve vestirsi di nuovo, altrimenti non riuscirà mai a produrre il meglio di sé.

Personalmente reputo le tue musiche riconducibili in larga misura a situazioni, immagini, vita e spirito appartenenti ispirativamente a multi angolazioni della Terra, essenze di luoghi lontani e vicini, appartenenti ad epoche storiche tra le quali il Medioevo, pregno di romanticismo ma altrettanto contaminato da significativi periodi quali oscurantismo ed Inquisizione. Esistono nel tuo repertorio brani che trattano questi due particolari momenti storici?

-|-|-» Riccarco: Oscurantismo e Inquisizione nello specifico sinceramente no, tuttavia il medioevo è stato "quell'impulso romantico" che mi ha fatto iniziare il percorso di storico dell'arte, anche musicalmente mi sento assai vicino allo spirito della musica antica e alle armonie che la caratterizzano.

Gran parte delle tue liriche sono dedicate agli elementi primordiali che regolano i cicli terrestri. Esse sgorgano spontaneamente dalla tua fantasia, indissolubilmente legata alle tue origini geografiche ed influenzate dal tuo nostalgico attaccamento a Napoli. Semmai esistesse una frase, estrapolata da un tuo testo, che meglio di ogni altra sia in grado di riflettere il connubio "Napoli/Ancestralità", quale sarebbe?

-|-|-» Riccarco: "Vecchi pastori raccontano ninna nanne intagliando sé stessi", è un'immagine che mi rimase impressa durante uno dei miei innumerevoli "pellegrinaggi" al centro storico di Napoli. Nella relativamente famosa Via San Gregorio Armeno vidi una piccola bottega con un uomo che lavorava un pastore che altro non era che il suo stesso ritratto, non riesco ancora a capire se le persone con gli anni somigliano ai loro mestieri o sono i mestieri che agiscono su di esse anche in senso fisico, tornendo i loro volti, è un aspetto che mi affascina da sempre.

In generale: ogni artista, più o meno segretamente, nutre sempre una particolare predilezione per una specifica frase tratta del suo repertorio scritta in un contesto altrettanto specifico. Tra le molte liriche da te vergate, qual'è il tuo enunciato preferito, quello che riesce a predispore ad una profonda riflessione?

-|-|-» Riccarco:"Quante sono le menti che incoraggiano solo sé stesse, e parlano di semplicità, che esiste nei loro romanzi". Sono in un rapporto di amore-odio con la classe degli intellettuali e dei docenti (con le dovute eccezioni di alcuni singoli), penso che in molti casi l'eccessiva sedimentazione di letture porti gli uomini a vivere all'interno di mondi di carta che poi non riescono ad applicare nella vita quotidiana, conservando grandi disagi sociali e facendo in modo che la loro frustrazione venga scaricata sull'unico bersaglio disponibile: i loro studenti. Abbrutirsi è un male. Sono parole dure, ma è la verità.Un buon insegnante deve essere un saggio prima che un dotto, ma nessuno vuole capirlo.

Passiamo ora a "The Stones of Naples", il tuo ultimo lavoro. Come molti ormai sapranno hai scelto questo titolo ispirandoti al libro di Caroline Bruzelius, esperta e storica d'Arte ed architettuta medievale. Se non sbaglio, il concept dell'album descrive musicalmente luoghi noti ed affascinanti come Il Barrio Gotico di Barcellona, oppure siti meno conosciuti ma altrettatnto ricchi di incanto quali la Piscina Mirabilis o il castello medievale di Avella. Il culto artistico ti nutre...

-|-|-» Riccarco: La storia dell'arte è l'altra metà della mia vita, continuerà a scorrere nelle mie vene qualsiasi cosa succeda. La mia musica continuerà a cibarsi dei luoghi che visiterò, se un giorno riuscirà a dare qualcosa a questi luoghi stessi, anche semplicemente ad attirare l'attenzione su di essi, ne sarò orgoglioso e avrò assolto anche una fetta del dovere di storico dell'arte. Sento i miei brani anche e soprattutto come dei "saggi sentimentali" sulle cose.

Noto nella line-up eccellenti collaborazioni sia nel comparto vocale che in quello strumentale: Edo Notarloberti (Argine/Ashram), Luigi Rubino (Ashram), Alessio Sica (Argine), Franco Forgone (Hexperos)..

-|-|-» Riccarco: Devo tantissimo a tutti i musicisti che hanno collaborato al disco con entusiasmo, professionalità e disponibilità a questo lavoro, non posso non iniziare da Edo Notarloberti, che ha un suono assolutamente inconfondibile e con cui lavoro da circa 5 anni, negli album precedenti abbiamo anche scritto diversi brani assieme e abbiamo anche in mente un album scritto a quattro mani, speriamo di trovare il tempo giusto per lavorarci su.
Luigi Rubino è un altro grande amico e pianista assolutamente di pregio con una verve musicale fortissima e un potente talento creativo.
Alessio Sica è semplicemente il mio batterista preferito, ai live e agli album dà sempre una forza grandissima e quando si suona assieme ci sentiamo tutti sostenuti dalle colone di un tempio. Franco Forgione ha suonato il contrabasso in un brano e ci ha ovviamente aiutato tantissimo per la registrazione della voce di Alessandra Santovito, ho inoltre da poco collaborato a due brani del prossimo album degli Hexperos, che penso uscirà dopo l'estate.
Non posso non citare anche Francesco Manna, percussionista colto e fantasioso, dedito allo studio dei tamburi a cornice orientali, Franco Perreca (clarinettista bravissimo), Michele Maione (altro percussionista fantastico) e Umberto Lepore (simpatico e professionale, suona il basso anche nei live).

...la sezione "vocals" dell'album vanta inoltre ben sei female-vocalists alle quali è affidata la tracklist dell'album. Puoi parlarci di esse e della loro provenienza?

-|-|-» Riccarco: Oltre a vocalists di ottimo livello sono tutte persone da cui, in modi molto diversi, ho sempre imparato qualcosa sul piano umano; non distinguo mai il piano umano da quello musicale, anzi, a mio avviso sono un tutt'uno.
Preferisco iniziare dalla voce che lavora con noi anche nei live da circa un anno, si chiama Claudia Sorvillo, è entrata appieno nel feeling delle mie sonorità e si sta dando veramente tantissimo aiutandomi in molte direzioni, spesso ricevo complimenti rivolti a lei dopo i concerti e questo non può che rendermi felice. Scrissi per la sua voce un brano ("La gente che resta") dopo che un'amica comune me la indicò su myspace, nonostante sia giovane credo che vocalmente sia maturata ad una velocità altissima, nel disco ha inoltre interpretato la cover degli Anathema, Flying, versione che è molto piaciuta a Danny Cavanagh, con il quale faremo un concerto nei prossimi giorni.
Una voce che caratterizza i miei brani da diversi anni è Caterina Pontrandolfo, un'attrice/cantante con una vena creativa assolutamente spiccata e fine, ha un timbro quasi da sacerdotessa a cui sono molto legato.
Floriana Cangiano ha interpretato due brani di cui sono molto soddisfatto ("Barrio Gotico" e "Venti di Sale"), e lo ha fatto con una maestria tecnica quasi invidiabile.
Monica Pinto, cantante degli Spaccanapoli, ho scritto per lei un brano che di recente è stato incluso anche nella compilation Fairy World IV ("Nostalgica Avanguardia"), le auguro il meglio perché è una grande professionista oltre che una bella persona.
Alessandra Santovito ha interpretato un altro pezzo di cui mi reputo decisamente contento, penso di aver scritto una linea che ben si adatta alla sua voce, e lei ha valorizzato il brano con un'ottima interpretazione.
Geraldine le Cocq, la cantante dei Mediavolo, una voce a dir poco soave, i Mediavolo in questo caso hanno anche scritto la linea vocale, il brano forse è tra i più belli, proprio perché frutto di "menti che si incontrano".

Tra tutti gli albums da te realizzati "The Stones of Naples" sembrerebbe rappresentare il più soddisfacente. Rapportato agli altri quattro lavori, cosa possiedono di così particolare le "pietre di Napoli"?

-|-|-» Riccarco: Considerando che ho scritto i brani del primo album ("Soehrimnir", di cui tra l'altro uscirà a giorni la ristampa per l'ARK records) tra i 16 e i 18 anni, mentre "The Stones..." è uscito quando già avevo compiuto 30 anni, potrai immaginare quanto forti siano stati i cambiamenti. Sono fasi della vita in cui le accelerazioni in molteplici direzioni sono fortissime, quando ero più piccolo ero costretto a lavorare in condizioni assai ristrette, in parte anche oggi è così, ma investo tutti i miei sforzi in questo ormai.

Finora hai orbitato tra diverse labels fino ad approdare ultimamente alla francese Prikosnovenie. Maggiori garanzie di un'incisiva distribuzione?

-|-|-» Riccarco: Esattamente, per essere un'etichetta indipendente la Prikosnovenie ha fatto un buon lavoro di distribuzione con "Volontà d'Arte", ci tengo che i miei sforzi arrivino al più alto numero di persone possibile, anche se la realtà è durissima e le distribuzioni si stanno estinguendo, non so proprio come ne usciremo. Il timore è che riusciranno a fare musica solo i ricchi, beati loro e poveri noi.

Tra la moltitudine di strumenti "acustici" hai scelto la chitarra classica, tanto che sei diplomato al Conservatorio di Napoli proprio in questo specifico ambito. Cosa ti comunicano le sonorità originate dalle corde della tua chitarra paragonate alla stessa melodia suonata, ad esempio, da un nobile pianoforte?

-|-|-» Riccarco: Chi suona il piano è a tratti più fortunato, nel senso che è uno strumento che ha una ricchezza di armonici decisamente superiore, mentre per la chitarra il discorso è assai più sottile, far suonare un pezzo di legno con 6 corde è effettivamente una cosa molto difficile, ma quello che mi intriga è il rapporto diretto che si ha con lo strumento, non ci sono tasti né martelletti che fanno da intermediari, pizzico le corde direttamente con la mano.

Il 30 Maggio ti sei esibito al Wave Gothic Treffen di Lipsia. Com'è andata? Come giudichi l'attuale situazione musicale e la partecipazione pubblica a questo grande evento ?

-|-|-» Riccarco: Il concerto è andato a meraviglia, il feeling con questa nuova formazione live cresce sempre di più, il pubblico è stato calorosissimo e soprattutto ha acquistato tantissimi album. Acquistare i dischi ai concerti è' l'unico modo per dare linfa concreta ai musicisti. Il teatro Schauspielhaus di Lipsia è un teatro con la T decisamente maiuscola. Non ero mai stato al Treffen (era la prima volta sia come partecipante che come ascoltatore) e devo dire che sono rimasto colpito in modo totalmente positivo sia dall'organizzazione che dal modo in cui trattano i musicisti.

Ritornando al tuo ultimo album vedo che hai fatto le cose in grande! Un curatissimo superjewellbox che include un booklet di 24 pagine con i testi delle songs in versione sia italiana che inglese. Il packaging è un dettaglio fondamentale per meglio presentare un ispirato lavoro, non trovi?

-|-|-» Riccarco: Decisamente, ho insistito con la Prikos affinché l'artwork fosse curata al meglio e sono decisamente soddisfatto del risultato. Arno Pellerin ha fatto un ottimo lavoro, inserire le traduzioni in inglese (e in italiano quando i testi originali erano in inglese) mi è parso un fatto dovuto, considerando il numero di ascoltatori che si trova al di fuori dell'Italia. La maggior parte delle fotografie sono di un fotografo di nome Paolo Liggeri, a mio avviso un grande talento.

Riccardo, secondo te in quale misura la quotidianità e gli aspetti ad essa legati allontanano la sensibilità individuale dal poter cogliere il concetto di "bellezza" da ciò che ci circonda? Come può la musica disperdere quella cortina nebulosa che offusca la nostra reattività nei confronti di "ciò che è bello"?

-|-|-» Riccarco: Penso che lo scollamento tra quotidianità e bellezza sia troppo forte. Ognuno di noi possiede inevitabilmente un concetto di bellezza ideale che spesso ricerca in cose che non esistono. La bellezza va ricercata e trovata soprattutto in ciò che è concreto.
La musica in questo ha un ruolo fondamentale, ruolo che va coltivato migliorando gli ascolti più che moltiplicandoli. Un ascolto distratto non è produttivo e non può insegnarci molto, ascoltare pochi dischi ma in modo profondo e continuo invece può dare moltissimo.

Hai suonato in molte locations: Italia, Francia, Olanda, Germania, condividendo le esibizioni live con un gran numero di artisti. Chi tra essi ti ha fatto vivere i momenti più coinvolgenti sul palco?

-|-|-» Riccarco: Sicuramente una bella esperienza è stata con i QNTAL in Olanda, belle persone e grandi professionisti. Subito dopo il nostro concerto al Treffen sono andato ad assistere a quello degli Opeth, altrettanto bello, ma devo dire che li preferivo ai tempi di "Moorningrise".

Nelle sleeves dei tuoi albums imprimi immagini sempre molto evocative. Sulla front-cover di "The Stones of Naples", curata da Paolo Liggeri, quale significato assume quell'enigmatico e spontaneo intreccio di giunco simile ad un'isola in una placida laguna?

-|-|-» Riccarco: Mi piaceva una cover che fosse incentrata sull'elemento acqua, che è lo stadio finale in cui si trovano molti vulcani della mia terra: i Campi Flegrei, mentre alle spalle c'è una foto che interessa l'elemento pietra, ovvero lava solidificata.

Ora Riccardo, se vuoi, puoi quì dedicare un tuo pensiero a tutti i lettori di Dside...

-|-|-» Riccarco: I lettori di questo sito possono fare tanto, sono loro lo specchio della storia di questa scena musicale, e hanno tra le mani molte scelte importanti, spero che questa realtà si irrobustisca sempre di più invece di sgretolarsi come molte altre stanno purtroppo facendo. Ricevo tantissime E-mail di gente che mi chiede come mai non suoniamo nella loro città, purtroppo non dipende da noi, è il pubblico che deve creare domanda, proporre una band che stimiamo ad un organizzatore della nostra città sarebbe già uno step più produttivo rispetto al proporre una città ad un musicista che poco può fare a distanza.
Per il resto ringrazio tantissimo tutte le persone che ci scrivono inviandoci le loro riflessioni sulla nostra musica, sui dischi etc., continuate a scriverci: www.cordeoblique.com

Ringraziamo Riccardo Prencipe alias Corde Oblique per il tempo concessoci e per aver arricchito la nostra sezione interviste con la sua presenza. Ti salutiamo con la speranza di riaverti in futuro tra noi.

-|-|-» Riccarco: Sono io che ringrazio voi, è stata un'intervista decisamente interessante, spesso parlare di alcuni argomenti aiuta me in primis a rifletterci su e a guardarli con occhi diversi. Musica per sempre.

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