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-|-|-» [ INTERVISTE ]

DATE AT MIDNIGHT

DATE AT MIDNIGHT

Ed eccoli tra noi: Pasquale, Daniele, Francesco e Danilo, in arte Date at Midnight. Vi accogliamo con piacere su Dside, ragazzi!

-|-|-» Daniele: Piacere nostro per averci ospitati
-|-|-» Paquale: Dside è una realtà che conosco da anni, quindi è un onore particolare parlare da queste pagine!

Cominciamo con una domanda rivolta a Daniele, il cantante: provieni da un'esperienza come come Interior Deus che è anche il titolo di una remota song dei Litfiba. Hai ancora nel sangue qualche reminescenza degli albori dell'ex new wave band di Pelù?

-|-|-» Daniele: Diciamo che se c’era si è andata molto perdendo con il passare del tempo; ciò non vuol dire che ho dimenticato, tutt’altro; i Litfiba hanno accompagnato la mia giovinezza in maniera preponderante, ma con il tempo anche il mio percorso “uditivo” si è evoluto. Hanno rappresentato davvero molto per me in passato e me li porto ancora nelle orecchie..ma diciamo che è una sorta di rendita passata. Gli Interior Deus (il cui nome è stata un’idea di Luigi Lai- ex Simon Dreams in Violet- il chitarrista dell’epoca, Litfibomane a 360°) in fondo avevano solo il nome legato ai Litfiba e una cover di Men on Suidice che portavamo dal vivo, per il resto era Gothic Rock Sistersiano puro…sono passati un po’ di anni..

Siete attivi come gruppo da due anni. Qual'è il "collante" che vi accomuna artisticamente ed umanamente?

-|-|-» Daniele: La metamorfosi concettuale. Il non voler essere sempre gli stessi. La voglia di metterci in discussione..di non seguire pedissequamente la solita torbida formula musicale trita e ritrita ed essere sempre alla ricerca di un nuovo profilo di “musica oscura”. Tutti abbiamo personalità molto decise, formate, forti ed eterogenee e questo fa si che nulla sia già scritto, che ci sia sempre un elemento “X” dietro l’angolo. L’imprevedibilità. I DaM sono la sintesi perfetta delle nostre quattro personalità, il mix, il punto di contatto. Ognuno di noi è coinvolto attivamente nella creazione dei brani e ciò dà sempre nuova linfa, respiro e prospettiva a tutto. E’ molto stimolante..
-|-|-» Danilo: La musica...L' amicizia.
-|-|-» Francesco: Artisticamente, il piacere di spaccare! umanamente direi che al di fuori di noi quattro nessun altro ci sopporterebbe! Quindi non è tanto una scelta quanto un trovarsi fra reietti e mal sopportati. Poi, di necessità virtù.....abbiamo anche fatto un gruppo!
-|-|-» Pasquale: Artisticamente ci accomuna la passione per la musica, coltivata da anni da tutti noi; umanamente ci ha accomunati inizialmente il semplice destino, ed oggi il fatto di essere persone che insieme se la spassano non poco!

Oltre Daniele altri due di voi hanno sperimentato interessanti militanze, rispettivamente negli Echoes of Silence (Pasquale) e nei Drty Fake (Francesco). Quali dettagli ispirativi avete ereditato da quelle esperienze?

-|-|-» Danilo: L' esperienza nei Dirty Fake è stata molto costruttiva...mi ha dato la possibilità di creare qualcosa ed è già molto.
-|-|-» Pasquale: L’esperienza con gli EOS mi ha lasciato tanti bei ricordi e degli ottimi amici, ma da un punto di vista puramente ispirativo, a parte un certo retaggio post-punk che considero comunque parte di un mio bagaglio personale, non credo che vi siano troppi lasciti in ciò che compongo attualmente. Di sicuro comunque è stata un’esperienza importante perché fatta in un gruppo che apprezzo molto, e che ha rappresentato il mio primo approdo “serio” in una band con determinate coordinate stilistiche.

E Francesco, il chitarrista? Da quale lido è approdato al progetto DaM?

-|-|-» Francesco: Fondamentalmente il filone del rock psichedelico floydiano e relativi epigoni: le mie precedenti esperienze girano intorno a questo focus pur senza aver concluso granchè, causa difficoltà di mantenere unitoun gruppo, mi ero convinto di dover suonare da solo prima di incontrare costoro!

"Gothic" è ormai un appellativo troppo generico per definire il vostro operato. Voi stessi ritenete di non poter catalogare specificatamente la musica che componete. Quale particolare elemento stilistico ed identitario vi allontana da una classificazione standard?

-|-|-» Pasquale: Il Gothic, inteso come “macro-genere” variamente composto, segna la strada maestra intorno alla quale ci muoviamo, prendendo poi le deviazioni che in quel preciso istante ci suggerisce il nostro istinto compositivo, figlio appunto di approcci anche eterogenei. Penso al finale di “Walking Afterlife”, o all’intermezzo chitarristico di “Lost in Kreuzberg”, tanto per fare alcuni esempi. Ma ciò non vuol dire precludersi delle virate che richiamano maggiormente il gothic in senso stretto, come accade in “Date at Midnight” o “A story so old”: qualcuno nel recensirci ha parlato di “anarchia creativa” o cose del genere: credo che questa, sia la cifra stilistica dei DaM, insieme al fatto di avere come scopo finale quello di avere un sound che sia, comunque “potente ed oscuro”.
-|-|-» Daniele: Come dicevo prima penso che la chiave di tutto sia nelle identità musicali ben distinte che ciascuno di noi ha; siamo nati con l’intenzione ben precisa di non incastonarci nel puro genere Gothic, proponendo una nostra versione di musica oscura che avesse più ampio respiro, attingendo inevitabilmente dai nostri eterogenei ed altri ascolti; considerando anche le nuove cose che stiamo facendo puoi trovarci dentro reminiscenze di psichedelia, glamrock ed altro. Preferisco ad un approccio alle volte troppo lineare del Gothic un approccio “obliquo” alla Brian Eno.
-|-|-» Danilo: Il nostro modo di lavorare durante le prove è affidato molto al nostro istinto. Le nostre differenti influenze fanno sì che il sound che si viene a creare non sia frutto di un omologazione dettata da un ipotetico genere di appartenenza ma da una ricerca nel nostro gusto personale... In sostanza se ci piace un riff non guardiamo la sua"goticità", ma la sua attinenza con quello che in quel momento stiamo suonando.
-|-|-» Francesco: Personalmente quanto già specificato sopra.

La scelta della lingua inglese nei testi è intenzionale perchè la ritenete più "musicale" di altre? ...Eppure "Vanità" è un bellissimo brano in italiano.

-|-|-» Pasquale: E'esattamente lo stesso discorso di cui sopra: l’inglese è la strada maestra, ma se l’istinto porta a deviare, non ci facciamo troppi problemi a farlo
-|-|-» Daniele: La scelta di cantare in inglese è nata molto spontaneamente e non ci siamo prefissati un codice preciso. In più ritengo una leggenda metropolitana il fatto che la lingua anglosassone sia più musicale della lingua nostrana. Anzi, ritengo che l’italiano da certi punti di vista sia molto più melodico ed enfatico dell’inglese. Non a caso se provi a tradurre una canzone in italiano, tenderai ad armonizzarla molto di più e risulta avere un taglio più “languido”, neo-melodico. E’ difficilissimo saper plasmare l’italiano e fare in modo che non si cada in questa tendenza, bisognerebbe fare un gran lavoro di fonetica. Per il momento non è l’elemento primario su cui vogliamo lavorare. Cantare Vanità in italiano non è stata una scelta ma una cosa del tutto naturale ed istintiva, indotta dal mood e dal tiro del brano che a mio giudizio si presta molto ad un cantato in madrelingua. Mi è venuta sin dalla prima prova di cantarla in italiano, così come per gli altri brani in inglese.
-|-|-» Francesco: Dipende dalla musica sottostante al pezzo....Vanità in inglese non sarebbe stata una scelta indovinata, abbiamo da subito avuto questo sentore.
-|-|-» Danilo: La lingua inglese ci piace, ci permette di creare più liberamente rispetto ai canonici vincoli melodici che la lingua italiana alcune volte impone e rende più facile la comunicazione dei testi anche all' estero... Chiaramente siamo italiani e ci piace dire anche questo!

Il vostro EP dal titolo omonimo del 2008 ha riscontrato le aspettative che realmente merita? Ovunque io legga ho riscontrato solo giudizi encomiabili..

-|-|-» Francesco: E pure noi leggiamo, non saprei darti una valutazione esatta su come sia andata l'intera operazione, secondo me comunque non è ancora finita e quindi mi riservo di rispondere fra un po’ di tempo.
-|-|-» Danilo: Direi di si... vista la nostra ancor breve carriera, non potevamo aspettarci di meglio.
-|-|-» Daniele: Non so dirti se ha raccolto troppo o troppo poco. Considerando che nacque di istinto e molto di stomaco porta con sé i pregi e i difetti del caso. Sicuramente dalla sua gestazione, dai feedback positivi e non, abbiamo tratto ottimi spunti di riflessione. Sappiamo che la nostra miscela non è di facile assimilazione e che ai puristi del genere il nostro discorso musicale può piacere solo in parte, ma di ciò ne siamo consci, vogliamo proprio che sia così. Abbiamo sempre lavorato in questa direzione, sul mescolamento stratificato di ciò che amiamo, sull’abbattimento di un certo tipo di clichè; ora più che mai.
-|-|-» Pasquale: Credo che i giudizi raccolti dal nostro EP siano stati in linea con le nostre più rosee aspettative; credo anche che a nostro favore abbia giocato se vogliamo anche un certo “effetto sorpresa”. Il difficile, se vogliamo, verrà adesso. Ma in definitiva ciò che più ci piace fare e che vogliamo fare è percorrere la nostra strada al meglio: i giudizi, positivi o meno, senz’altro ci stimolano, ma sono un elemento “di contorno” a quello che è in primis il nostro modo per dare spessore concreto ad una passione che coltiviamo da anni.

L'attività live è un'altra delle vostre peculiarità. Avete avuto modo di suonare in Italia, in Germania ed in Spagna anche assieme ad un'altra band a voi affine, i Madre del Vizio, che in terra teutonica hanno la loro base. E' per questa ragione che vi esibite proprio lì? Con quali riscontri?

-|-|-» Francesco: Devo dire che in Germania siamo stati accolti meglio che in qualsiasi altro posto e siccome a noi la Germania piace molto direi che l'idillio ormai si è creato, speriamo che duri.
-|-|-» Pasquale: notoriamente la Germania è un punto di riferimento per certe sonorità; i riscontri avuti sono stati ottimi, e proprio per questo già abbiamo in programma nei prossimi mesi nuove esibizioni da quelle parti.
-|-|-» Daniele: Amiamo la Germania…ed in particolare Berlino per il suo essere un’opera d’arte a cielo aperto e in continua evoluzione, dove ogni persona al suo interno può attingere, dare e ricevere diventando così egli stessa un tassello di un mosaico ancora da completare. La Germania è una fucina di arti, moda, musica..e tutto è in continuo divenire; non a caso è stato terreno della musica più alta mai scritta…come la trilogia berlinese di Bowie-Eno-Fripp…oltre a Iggy Pop, Nick Cave…Nina Hagen e tanti altri.. Agli Hansa Studios By The Wall è stata scritta la storia… Suonare in Germania è stato un sogno avveratosi per tutti noi.
-|-|-» Danilo: Con i Madre del Vizio abbiamo suonato a Madrid ed è stata una splendida esperienza...ci piacerebbe incontrarli di nuovo, magari nella loro terra. Il fatto di esibirci in Germania è più che altro legato alla passione che hanno per la musica e il modo in cui lo dimostrano.

Evitando l'impiego di sofisticatismi hardware di tipo elettronico ma affidando l'esito della vostra creatività puramente sull'utilizzo di strumentazioni acustiche non rende più difficile esprimere un concetto di suono più "pulito" e "preciso"? Oppure è proprio quello che riuscite a produrre il vero sound che privilegiano i DaM?

-|-|-» Pasquale: L’elettronica offra grandi potenzialità, ma almeno per il momento siamo più che soddisfatti del suono “sporco” che viene fuori “puro e semplice” dai nostri strumenti: credo che prima di fare eventuali passaggi ulteriori dovremo sfruttare appieno ciò che ad oggi siamo già in grado di fare con una strumentazione “grezza”.
-|-|-» Daniele: E’ ciò che volevamo…anche se non disdegniamo affatto l’utilizzo intelligente dell’elettronica che ben si sposi alla strumentazione prettamente acustica. Amiamo i suoni dell’elettronica vintage analogica, gli esperimenti 70-80 sui synth…e in alcuni passaggi nei nostri brani a volte le immaginiamo proprio bene. Peraltro Danilo è anche un ottimo tastierista con validissime idee e spunti (anche se ancora non ne è veramente cosciente). Nel senso..ce l’abbiamo in casa il tastierista…bisogna farlo in due pezzi ! Chissà che non sarà così
-|-|-» Francesco: E' chiaro che il suono prodotto anche sull'ep è perfettibile come ogni primo lavoro di una band e per quanto mi riguarda non escludo la possibilità di contributi elettronici sia in studio che dal vivo. Penso che il suono, così come ogni altra cosa, sia da intendersi come ricerca continua di soluzioni tecniche e stilistiche.
-|-|-» Danilo: Qualche volta ne abbiamo anche parlato, ma preferiamo ancora quei suoni sporchi e potenti che solo l' analogico può dare.

Che aria si respirerà nel full-lenght? Avete già un'idea sul titolo?

-|-|-» Daniele: Si respireranno sempre più arie!
-|-|-» Francesco: Mi aspetto maggiore complessità timbrica e di atmosfere, più cura nell'impatto sonoro.
-|-|-» Pasquale: Credo sarebbe già un bel risultato se nel full-lenght si respirerà la stessa aria dell’EP, ma con un sano spruzzo di “maturità” e di “novità” in più. Sul titolo abbiamo già una mezza idea, che ovviamente ancora non sveliamo, ma che a pelle ci stuzzica molto!

Le atmosfere che si percepiscono nei vostri brani hanno un forte retrogusto di Christian Death e, nemmeno a dirlo, di Cinema Strange. Le loro potenti influenze sono davvero quelle più compatibili con i vostri gusti di goth teatrale?

-|-|-» Pasquale: credo che il gothic, anche quello più “compassato” abbia sempre una sua forma di teatralità. Christian Death e Cinema Strange ne sono senz’altro due esempi tipici, ma davvero le influenze sono tante; quantomeno citerei anche Bauhaus e Fields of the Nephilim. E non dimentichiamoci dei Type O Negative: qualcuno storcerà il naso, ma anche loro in quanto a teatralità e humor nero non scherzano affatto!
-|-|-» Danilo: Diciamo che tra tanti ne hai presi due che ci hanno sempre affascinato.
-|-|-» Daniele: Se parli di goth teatrale oltre ai due da te citati, citerei anche i Bauhaus(in primis) e i Virgin Prunes…e metterei un piede anche fuori da ciò che è prettamente gothic…arrivando ai PIL, salendo all’origine del tutto fino al più grande Artista di sempre che è David Bowie. Amiamo molto calcar la mano sull’espressionismo musicale sposandolo alla potenza esecutiva dello stesso. Io in particolare sono molto legato alla corrente dei cantanti performanti, alla potenza ipnotica ed espressiva della gestualità, dell’immedesimazione. Se fatta a dovere, non stai facendo più solo musica…anche teatro. E il padre di tutti…è sempre lui.

Proprio di gothic vorrei ora discorrere. Castelli diroccati, paesaggi brumosi, pallide dame nerovestite di broccato: l'attuale stereotipo del goth è ancora intersecato da questi capisaldi oppure è in atto una sorta di innovazione culturale nel movimento con l'introduzione di nuovi elementi? Cosa percepite?

-|-|-» Danilo: Io adoro i castelli diroccati, mi piace la musica Goth ma vado al mare, vedo sky e ho magliette colorate..
-|-|-» Francesco: Non sono molto attento a questo, agli stereotipi in generale.
-|-|-» Daniele: Castelli diroccati, paesaggi brumosi, pallide dame nerovestite di broccato…che ansia…non voglio esser cattivo…parola a Pasquale!
-|-|-» Paquale: E’ sempre lo stesso discorso: lo stesso elemento può essere considerato “caposaldo” se visto in un’ottica, oppure “stereotipo” se visto in un’altra. Diciamo che la novità è che forse oggi ci si prende meno sul serio, c’è una maggior capacità di fare ironia ed autoironia, e questo, proprio “culturalmente” credo sia un bel passo avanti. E dico anche che i Date at Midnight sono assolutamente allineati a questa tendenza!

Quanto è fondamentale, a vostro giudizio, associare un look specifico allo stile musicale che si propone?

-|-|-» Danilo: Dipende da cosa si vuole dalla musica..
-|-|-» Daniele: Il look, rimanendo fedele al concetto sopra citato di musica-teatro, è parte integrante di questo genere come di altri, dalla corrente beat ai mods, dal glam al punk…al new romantic. Il look rappresenta nelle migliori delle ipotesi l’identità della musica e dell’epoca culturale in cui si incastona. E’ il dualismo tra etica ed estetica..se entrambe vanno di pari passo e l’una è fedele all’altra, e diventano una cosa sola,armonica..allora il look non ne è solo la veste ma anche rappresentazione della sostanza o del messaggio che vuoi esprimere
-|-|-» Francesco: secondo me le cose vengono naturalmente, è perchè si ha una certa sensibilità che si ascolta una certa musica e si ha un determinato look.
-|-|-» Pasquale: Per mio gusto personale, l’associazione tra look e musica è molto importante, soprattutto nel momento live. Certo, non dico che bisogna arrivare alle “divise”, e conta sempre molto anche la libertà espressiva di ognuno, ma almeno un fondo di coerenza credo sia necessaria: personalmente, non riuscirei a mai gustarmi fino in fondo la performance di una band che, magari anche solo per provocazione, si presentasse sul palco abbigliata in modo del tutto sconnesso dallo stile musicale che propone.

Cosa avrebbero da rimproverarsi artisticamente i DaM, semmai ci fosse qualcosa? Cosa emergerebbe da una profonda autoanalisi?

-|-|-» Daniele: Fondamentalmente stiamo cercando di curare e perfezionare alcune cose che a nostro giudizio erano state dettate dall’istinto e dalla foga dell’attimo nella gestazione passata. Stiamo cercando di equilibrare maggiormente il tutto, mantenendo l’istintività ma regolandola a dovere. Insomma, siamo diventati un po’ più riflessivi
-|-|-» Francesco: L'inesperienza in studio, credo.
-|-|-» Danilo: Per ora quasi nulla...forse avrei curato di più la registrazione dell’EP.
-|-|-» Pasquale: Senza neanche il bisogno di scavare troppo a fondo, credo che raggiungere una qualità ancor migliore nei missaggi dell’EP sarebbe stata un’ottima cosa, ma va bene così..

Rabbia, amore, dolore, incubi...cosa sgorga dalle vostre auree quando suonate da vivo?

-|-|-» Daniele: Per noi suonare dal vivo è sempre stato fondamentale e abbiamo sempre dato una grande importanza al momento live e torna tutto con quanto detto prima. Nasce dall’esigenza di comunicare ed esprimere le nostre vite e le nostre sensazioni circa ciò che ci portiamo dentro e che ci circonda, facendolo in maniera catartica, nel linguaggio che più prediligiamo e che non riusciamo ad esprimer sempre, nella vita di tutti i giorni. Appena scesi dal palco in genere siamo sempre totalmente distrutti…cerchiamo di dare sempre tutto... perchè siamo fortunati ad averne l’occasione.
In tutto ciò ci divertiamo da morire
-|-|-» Francesco: Questo ,forse, lo dovresti chiedere a chi ci ascolta giacchè i miei sentimenti possono essere un mix di ciò che dici, ma cosa si vede al di fuori è difficile dirlo.
-|-|-» Pasquale: Sì, forse per me è vero il discorso di una sorta di rabbia interiore da sputare e lasciare sul palco, unita naturalmente all’adrenalina che ogni situazione live genera inevitabilmente. Poi dipende anche dai brani…alcuni mi mandano direttamente in trance, e buonanotte!
-|-|-» Danilo: Durante i live ci piace essere più coinvolgenti possibile...forse è proprio l'insieme di tutte le cose che hai appena citato.

Meglio il vecchio vinile o la purezza del suono digitale?

-|-|-» Daniele: Meglio un vecchio vinile con un ottimo piatto! Dal vinile esala il calore dell’imperfezione che nella freddezza perfetta del suono digitale non trovi. Poi ovviamente dipende tutto da ciò che si sta ascoltando. Il vestito originario dei miei ascolti è di vinile…e ovviamente preferisco riassaporare quel suono…come se venisse da quell’epoca. Senza dubbio c’è un’aurea nostalgica e fiabesca nel vinile…anche dal solo scricchiolio della puntina…che al cd manca. Il cd è specchio dei giorni nostri…piccolo, matematico e concentrato
-|-|-» Francesco: Vinile tutta la vita!
-|-|-» Danilo: Ti rispondo dicendoti che, tranne che per l' hard disk recording, é stata effettata tutta in analogico...certo, su cd, ma ci piace che suoni un po’ 80's.
-|-|-» Pasquale: Il mio pragmatismo mi porta a propendere per il cd, o addirittura anche per lo stesso Mp3, data la loro “comodità” e qualità sonora. Certo, da un punto di vista prettamente “romantico” il caro vecchio vinile, con i suoi scricchioli, rappresenterà per sempre un punto di riferimento.

Cosa suggerireste quindi a chi ascolta musica come la vostra ma in formato compresso? Non vi sembra riduttivo?

-|-|-» Francesco: Che si perde il rito di scartare il disco, ammirarne la copertina, leggerne i dettagli ecc. ecc. in una parola,si perde l'anima dell'artista che sta ascoltando, ma che ci vuoi fare? I tempi cambiano
-|-|-» Daniele: I suggerimenti lasciamoli ai mercanti del tempio. Io compro una media di 20 dischi al mese perché lo richiede la mia salute mentale…ho una sorte di mania compulsiva da cd-vinile proprio perché è un’opera d’arte. Se così non è per altri, e possono esserci un’infinità di motivi, condivisibili e non, gli consiglio di cercare quantomeno mp3 con compressione a 320 kbps!
-|-|-» Pasquale: mi appello di nuovo al pragmatismo di cui sopra: il formato compresso oggi come oggi rappresenta spesso anche un modo imprescindibile per venire a conoscenza di nuove proposte musicali, noi inclusi…Quindi il mio suggerimento, che è il medesimo che io stesso applico con la musica che ascolto, è quello di fare anche il passo successivo e procurarsi il cd!

Da quale gruppo o Dj vi piacerebbe far remixare un brano del vostro repertorio riproposto su base club-dancefloor? Quale pezzo della vostra produzione meglio si presterebbe a questa eventuale versione "spaccapista"?

-|-|-» Daniele: Vedo bene "No Love…" brano che sarà incluso nel nostro prossimo Full Lenght; chiederei senza dubbio a Florian Schneider di fare un mega remix visto e considerato che ormai è a piede libero dopo circa 40 anni di gloriosa carriera. Chiedo troppo?
-|-|-» Pasquale: non nego che far mettere le mani a Martin Gore ad uno qualsiasi dei nostri brani e poi vedere che ne uscirebbe sarebbe un bello spettacolo!
-|-|-» Francesco: Non saprei proprio, ma il pezzo è sicuramente Crucifying my lies

Un album storico da salvare. Solo uno. Chi comincia...?

-|-|-» Daniele: Secco ma in crisi, "The Rise and the Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars" !
-|-|-» Danilo: "Trespass" dei Genesis
-|-|-» Francesco: "Ummagumma".
-|-|-» Paquale: "Closer" dei Joy Division. Amen.

Ed ora per finire, un pensiero dedicato ai lettori di Dside. Grazie ai Date at Midnight per la gentile disponibilità e alla prossima.

-|-|-» Daniele: Se avete avuto piacere a leggerci fin qui...il piacere è stato più grande per noi. La sintesi di tutto è: “The game is never won by standing in anyone place for too long” Nick Cave-Jesus of the Moon
-|-|-» Pasquale: Se già ci conoscevate, speriamo di avervi trasmesso qualcosa in più di noi...se non ci conoscevate, speriamo di essere stati una piacevole scoperta…in entrambi i casi, ci auguriamo di incontrarvi presto dal vivo!
-|-|-» Francesco: Ragazzi, speriamo che i miei colleghi musicisti non vi abbiano ammorbato con le loro risposte
-|-|-» DAM: grazie a voi, STAY CRUCIFIED!

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