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TOURDEFORCE

Salutiamo Christian Ryder rappresentante dei TourdeForce. Che rapporto ha la band con le interviste, Christian?
-|-|-» Christian:
Ciao, sono molto lusingato dal Vostro interesse nei confronti dei TourdeForce. Consideriamo le interviste come occasioni molto piacevoli per poterci esprimere e confrontarci, nonchè potenziali opportunità per diffondere il nome del nostro progetto al pubblico: del resto abbiamo la frustrante sensazione che l'endemico disinteresse da parte della gente per quello che "gli altri" creano sia una realtà sempre più diffusa, affiancata e alimentata da uno snobbismo a dir poco urtante. Paradossalmente anche noi facciamo parte di questo noioso meccanismo: l'indifferenza non fa nulla per farsi notare ma la vedi ovunque (No, non è mia). Risponderò molto volentieri alle domande ma ti anticipo che tendo spesso a dilungarmi e a risultare prolisso con divagazioni, pena degli immancabili tagli quando l'articolo viene poi pubblicato! [ndr. mai successo nel nostro caso, non preoccuparti Christian! Anzi, piu informazioni ci vengono date piu per noi è un piacere] Questa volta farò del mio meglio...
Elettronica. Perchè?
-|-|-» Christian:
L'uso di artifici elettronici in musica secondo il mio modesto parere non implica necessariamente la mancanza di ispirazione o creatività come in molti affermano, poichè ciascuno è libero di utilizzare gli strumenti e i metodi che predilige. Scegliamo l'elettronica perchè al momento ci soddisfa e consente un approccio alla musica tutto sommato immediato... io del resto sono particolarmente pragmatico. Il lato negativo dell'Elettronica è forse legato al fatto che è fondamentalmente democratica, per questo motivo giornalmente tutti quanti ci improvvisiamo artisti generando una marea di immondizia (rumore senza melodia, pezzi con un groove così catchy da fare invidia ad una lavatrice accesa che centrifuga, ed ovviamente alcune mie produzioni...). Chissà come mai tutta questa discarica di frequenze senza personalità consiste ovviamente nei moderni acts dalla fama consolidata, che sguazzano in vanagloria nella parte più Mainstream della scena alternativa.
Come fate a coniugare la freddezza delle macchine agli intrecci ispirativi delle liriche legate a Freud, Baudelaire, Nietzsche, Joice, Wilde...
-|-|-» Christian:
Premetto che credo sia possibile creare qualcosa di "caldo", intenso ed emotivo anche con una strumentazione che a torto viene associata alla freddezza. Unendo le nostre rispettive preferenze in ambito culturale e artistico ci definiamo appassionati di cinema e letteratura al punto che forse ci risulta impossibile escludere questi elementi durante il processo creativo e la stesura dei testi! Eric ad esempio si interessa di filosofia, io ho il pallino per la psicologia e il cinema (vedi le inserzioni sonore nelle canzoni, sono per lo più stralci di dialoghi tratti da pellicole).
Attivo dal 1999, vero Christian? Quasi un decennio trascorso tra silenzi ed intuizioni davvero interessanti. Ci fai una cronologia del tuo operato?
-|-|-» Christian:
Ho iniziato con una one man band, registrando con mezzi rudimentali: sentivo il bisogno di confezionare dei dischetti (che ora custodisco gelosamente, alternando attimi in cui vorrei distruggere le uniche copie rimaste) per esprimere evidentemente un malessere interiore (cose da adolescenti). Trattasi per lo più di materiale che mi da un gran senso di vergogna, salvo eccezioni: alcune soluzioni strutturali mi sorprendono ancora oggi, riascoltandole dopo tempo (soprattutto perchè non ricordo come le avevo realizzate e non saprei ricostruirle con gli strumenti più avanzati che possediamo oggi). Dal momento che i masterizzatori erano merce rara trasferivo i brani in formato .WAV su decine di floppy disk in un formato compresso all'inversomile, passandoli ad un amico che pazientemente recuperava le tracce, le scriveva su cd e mi consegnava l'"album", che riponevo con cura in una grezza custodia-manufatto di cartone completo di booklet con testi, improbabili dati tecnici e ringraziamenti ad almeno mille gruppi per l'ispirazione. Ho suonato cover di gruppi metal e rock elettronico (quello che in tanti definiscono erroneamente industrial) con band/incarnazioni composte da diversi elementi (più o meno intercambiabili), ma in ambito musicale l'esperienza migliore tra le tante è stata quella con Eric Raven (la voce dei TourdeForce), con il nostro gruppo gothic rock Late.x. Tra i dischetti confezionati in casa l'unico che merita di essere menzionato è forse "The Dark Side of Love" (Fragile, ennesima incarnazione di The_reptile), l'unico che ho avuto modo di diffondere e fare ascoltare al pubblico. Tra le attività extra più recenti ritengo degna di nota la collaborazione con il Bepi (Tiziano Incani), cantautore dialettale (diventato personaggio di culto a Bergamo) per il quale ho scritto e remixato alcuni brani; in ambito Sottoterra ho realizzato alcuni remix comparsi su album o compilation per band come No Forgiveness, Nova Pulsar, Scavenger, Rigex sino aggli imminenti per Klonavenus e Post Contemporary Corporation. Quasi tutti i pezzi sono rintracciabili e ascoltabili in Rete.
Non hai mai disdegnato la sperimentazione: dagli iniziali orientamenti fortemente hard-industrial di "The_reptile" al suono attualmente più melodico. Maturazione o diversa combinazione di idee?
-|-|-» Christian:
Credo che il mio progressivo avvicinamento al lato più melodico e pop della canzone possa rappresentare una (seppur relativa) maturazione: le situazioni nelle quali ci troviamo e le esperienze della vita di tutti i giorni portano cambiamenti e facilmente possono incidere anche su quella che potremmo definire la vita "artistica" di un individuo. Di certo il periodo del furore dell'adolescenza è finito, io non voglio più fare il Trent Reznor di provincia, Eric non si identifica più in Marilyn Manson... e insieme non suoniamo più la cover di "Get Your Gunn"... Oggi opteremmo quasi per Phil Collins (ma no...non quello alla batteria dei primi Genesis...). In altri termini si potrebbe dire che ci stiamo rammollendo... o forse è l'effetto dell'amore... (ma cos'hai capito, non tra me ed Eric!). Oh L'Amouuuur... (sto intonando - con scarso successo - il pezzo degli Erasure. Non s'era capito?).
NV, sta per Novelle Vague, progetto parallelo ai TourdeForce. Illuminaci !
-|-|-» Christian:
Nouvelle Vague è stata una piacevole parentesi tra il 2002 e il 2003, un duo indie-electropop che ha avuto poca fortuna e che si è sciolto in seguito ad incomprensioni (ora risolte) tra me ed il mio partner musicale, Daniele Murgia, cantante dalle indubbie qualità melodiche e dal variegato background musicale. Insieme abbiamo registrato due dischi che hanno ascoltato e valutato pochissime persone, soprattutto il primo demo, "Devotion". Quasi sorprendente come nel 2004 un omonimo gruppo francese abbia pubblicato un disco di successo, la copertina del quale era incredibilmente simile a quella del nostro "Devotion". Una coincidenza davvero curiosa. Della band esistono alcuni mp3 da poter ascoltare in una pagina tributo in MyOspizio.
Chi sono i membri odierni dei Tour de Force? Quali rapporti vi accomunano?
-|-|-» Christian:
Attualmente siamo in quattro, oltre a me ed Eric sono entrati a far parte della line-up il nostro chitarrista Max (un tempo soltanto turnista, ora membro a pieno titolo) ed Ivan, figura funzionale dall'orecchio particolarmente attento a certe rifiniture in fatto di editing e produzione. Eric, Max ed io ci conosciamo da diversi anni e siamo amici, Ivan è da considerarsi come una new entry a tutti gli effetti.
Dove vivete attualmente?
-|-|-» Christian:
Ivan è di Milano, mentre il resto della band viene dalle montagne, dalla provincia di Bergamo.
Come vive la tua città il panorama distante dalla corrente mainstream?
-|-|-» Christian:
In pratica è inesistente, al momento ci sono ben pochi sperimentatori. Pochi ragazzi conoscono il synhtpop o il futurepop, i gruppi sono ancora tendenzialmente fermi alle fase di evoluzione del metal, dello ska-punk e del rock orientato sul pop. Notiamo che per lo più la nostra musica è gradita da un pubblico adulto (35-40enni), persone che evidentemente hanno vissuto e amato la musica degli anni '80. A noi va benissimo così.
"Omnes Feriunt,Ultima Necat"..."tutte feriscono, l'ultima uccide". Motto di Seneca il Vecchio e titolo del primo full-lenght dei TDF . Quale significato personale date a questa citazione?
-|-|-» Christian:
L'antico motto si riferiva alle ore. Il tempo che passa infatti mi da spesso un senso di incombenza ineluttabile...il concetto romantico del consumarsi e dello sgretolarsi di cose e persone, scolpite dal tempo. Le tre immagini sulla copertina del disco in tal senso erano esemplari nel cercare di esprimere sinteticamente questo concetto. E' una tematica ricorrente in diverse nostre canzoni, legata all'amore inteso come sentimento tragico.
L'album era incentrato su sonorità a metà tra new wave ed electro 90's...
-|-|-» Christian:
Sì, tra l'altro abbiamo anche cercato di rendere il tutto abbastanza eterogeneo, senza forzature, perchè tendenzialmente non vorremmo appartenere a nessuna catalogazione precisa di genere. Noi ci definiremmo in maniera abbastanza generica un gruppo Electro Wave. Ad un brano dalle indubbie influenze '80 come "Dancing Days" potremmo facilmente alternare una ballata lenta e subito dopo un brano a bpm elevato che rimanda direttamente al futurepop. Ci sono troppi gruppi che tendono a seguire una linea precisa e in questo modo loro malgrado divengono manieristi e ripetitivi, senza evolversi. Sarà che non ragioniamo in termini commerciali, ma soltanto per l'arte in sè, per il processo creativo che è un forte bisogno di catarsi che sentiamo dentro di noi.
Che riscontro ha avuto?
-|-|-» Christian:
"Omnes Feriunt..." Ha ottenuto diverse recensioni oltremodo positive, al di là delle nostre aspettative. E' stato anche richiesto da diverse etichette all'estero (Italia = Bad Business?), ciònonostante non abbiamo ottenuto nulla di concreto a livello di distribuzione.
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In che ambiente create le vostre song e che apparecchiature utilizzate?
-|-|-» Christian:
Lavoriamo in autonomia con le nostre macchine, dopodichè ci proponiamo i materiali per un eventuale confronto. Abbiamo decine e decine di idee abbandonate che probabilmente non verranno mai sviluppate: io del resto salvo casi rari sono spesso braccato da un curioso e un pò spiacevole senso di post-insoddisfazione rispetto alle mie creazioni. Il più delle volte Eric ed Ivan elaborano una melodia vocale a partire da una base, mentre Max pensa ad un ulteriore arrangiamento di chitarra. Eric ed Ivan "lavorano" sia su Hardware che Software, mentre io tendo a prediligere il Software: esistono molti VST (Virtual Instruments) che emulano alla perfezione synth hardware analogici, superandoli persino in qualità. A me ad esempio piacciono molto l'Arp2600 oppure il Lennar Digital Sylenth1; per i suoni di batteria spesso campioniamo (che corrisponde a dire "rubacchiare", ma io preferisco usare l'espressione "prendere in prestito"), altrimenti un buon VST a mio avviso può essere lo Stylus RMX (per le nostre esigenze, si intende). Come ulteriore strumentazione Ivan utilizza una Yamaha Cs6x; dal vivo utilizziamo spesso Korg Triton, Korg EA1 MKII, GEM WK2000 SE ed un vecchio Sequencer Yamaha RM1X che è un pò la nostra mascotte (ogni strumento ha il suo nome, generalmente di donna).
Apriamo il discorso label.Avete un contratto con un'etichetta oppure operate in proprio?
-|-|-» Christian:
Non abbiamo alcun contratto, al momento operiamo in proprio. Il nostro obiettivo è principalmente la musica, non l'etichetta: l'arte, l'uniona feconda tra la forma, l'armonia e l'energia irrazionale. Tutto il resto è fondamentalmente economia, quantità corrisposta a qualità. Eric ed io abbiamo già avuto un'esperienza in fatto di contratto discografico con il disco "Frozen Years" dei defunti Late.x, è stata piuttosto deludente. Io in verità mi ero occupato soltanto di alcuni arrangiamenti di tastiera mentre Eric aveva scritto tutte le canzoni e i testi (appoggiato da una band in carne e ossa): dopo tanti sforzi ed aspettative immagino abbia particolarmente patito un senso di demotivazione e di sconforto. Per questo ed altri motivi siamo attualmente piuttosto disillusi e non ci aspettiamo nulla di particolare. Con l'avvento del Demone Internet (morte al Demone Allegra Geller!) come strumento di propaganda siamo dell'idea che difficilmente un gruppo riuscirà a sfondare come poteva accadere trent'anni fa, quando il terreno era più fertile e molti musicisti erano giunti alla ribalta per un semplice fatto di "maggiori possibilità", a prescindere dalla possibile scarsa qualità dei prodotti o dall'inconsistenza delle loro idee. La modernità è velocità, cambiamento repentino, perenne senso di insoddisfazione, bombardamento a livello di stimoli e messaggi. Il mercato lancia un prodotto destinato al consumo diretto e immediato: neanche ci rendiamo conto dell'uscita di un disco o di un film al cinema tanto è repentina la loro scomparsa nel dimenticatoio e l'immediato rimpiazzo con qualcosa di nuovo. Curioso come questo meccanismo economico giri alla stessa maniera di come funzionano i moderni love affair tra le persone, soprattutto tra i giovani. Come disse James Ballard la sola cosa che amplia il paesaggio del XX secolo è la psicopatologia, e questa psicopatologia se ne ride dei diktat della morale: tale elemento è divenuto motore di gran parte della nostra vita quotidiana, accanto ai leit-motiv del sesso e della paranoia. In questi non sussiste compiutezza nè appagamento, ma un senso di urgenza, di rapido cambiamento; non si tende a conservare, piuttosto ad accantonare, a collezionare svogliatamente. La responsabilità cede il passo alla trascuratezza, al disinteresse per le cose, alla nausea e all'ansia, alla spasmodica e avvilente ricerca di ciò che in verità non può appagarci ma lasciarci soltanto un gran senso di costante, profonda e crescente insoddisfazione: situazioni di stasi e di arrancamento paragonabili alla condizione di "paralisi" ben descritta da Joyce. Vedo che stai cambiando il quinto nastro del tuo registratore, quindi forse è il caso che io termini qui questo discorso...
Riesce una band ad emergere contando solo sulle proprie risorse?...
-|-|-» Christian:
Molto raramente. Da un punto di vista artistico credo che la musica sia stata scritta quasi tutta, ormai. Difficilmente possiamo creare qualcosa di nuovo o del tutto originale per ottenere visibilità: ci resta per lo più l'oppurtunità di recuperare dal passato, reinterpretare, riadattare, mescolare generi e influenze. L'importante è avere un'idea (senza un'idea non ci si alza dal letto, purtroppo). Se fossimo miliardari forse potremmo tentare di emergere contando solo sulle nostre risorse, inventandoci un diversivo artistico per sfuggire alla noia dell'ozio...che so, magari ingegnandoci in un look da trend estivo poncho-kefiah-kippah (mettiamoli pure insieme, fanno ancor più intellettuale e impegnato), oppure in un progetto più concreto per salvare la Natura. In fondo noi cerchiamo soltanto qualcuno che ci possa raccomandare. Anche i ragazzi-fenomeni che fanno gli Hendrix della situazione spesso non riescono a sfondare, pur avendo indubbi meriti e qualità tecniche. Il divario tra arte e virtù del resto è ormai immenso, soprattutto se parliamo di arte contemporanea.
Nell'ultimo lavoro avete collaborato con personalità di un certo rilievo,noto Max Raiden degli Scavenger e Ivan Stirner degli Ultravision...
-|-|-» Christian:
Esattamente, come sei informato! Max ha dato una bella impronta ad alcune tracce del nuovo disco, con dei semplici ma efficaci tocchi e arpeggi di chitarra che mi ricordano gli arrangiamenti di Martin Gore. Ivan è il nostro Alan Wilder personale, considerando le sue particolari attenzioni a livello di scelta dei suoni e produzione artistica. A lui è stato esteso anche il songwriting.
Scavenger...ma non fanno death metal?
-|-|-» Christian:
E' così. Abbiamo suonato diverse volte insieme a loro agli esordi, nel 2004 e 2005 (ottimo accostamento, non trovi?). Oltre ad essere una persona affidabile Max è musicalmente aperto e predisposto al cambiamento: milita in diversi gruppi con i quali suona generi piuttosto diversi tra loro, sempre in veste di chitarrista. Oltre agli Scavenger fa parte di un'altra band rock chiamata The Bond-Age.
Il decalogo del bravo intervistatore prevede la domanda canonica:cosa ci dite dell'ultimo cd in arrivo? Song di spicco?
-|-|-» Christian:
Abbiamo quasi ultimato l'ultimo cd: registrato in maniera professionale si trova attualmente in fase di mastering al Nikto Studio di Milano alle attenzioni del sound engineer Lorenzo Giudici (Underplain). Ancora non possiede un titolo. Probabilmente andremo a stamparlo, ma non prima di aver inviato alcuni cd-r promozionali alle case discografiche che questa volta ci accoglieranno a braccia aperte. Un brano del disco,"Frantic", è stato magistralmente co-prodotto da Beppe di Dio (Masterdub); in teoria l'album dovrebbe essere pronto tra un paio di mesi, ma abbiamo un paio di nuove idee da ridefinire e aggiungere alla tracklist, e questo potrebbe ritardare l'uscita (stesso discorso per l'artwork in fase di progettazione). Tra i titoli di altri brani "Across the Bridge", "Walking in the Darkness" (la si può ascoltare in anteprima sulla nostra pagina in MyOspizio), "Modern Affair", "Endless", "Stagioni" e due nuove versioni dei brani "Carmilla" e "Masterplan".
So anche di un concerto imminente: dove, quando ed in quale circostanza?
-|-|-» Christian:
Suoniamo mercoledì 5 marzo al Black Hole di Milano (viale Umbria 118), alle ore 23:00. L'ingresso è di 7 euro. La serata viene pubblicizzata come "Dark" (letteralmente "paccottiglia"), indi sarà di certo un'occasione ghiotta per voluttuose e goderecce (squallide) esibizioni edonostiche da parte di persone che si impiastrano il viso e che si vestono da pagliacci non rendendosi conto che sulla propria carta d'identità risulta che purtroppo hanno superato i 15 anni di età da parechio tempo, ma questo è un dettaglio trascurabile che non ci turba più di tanto. Il problema concreto di fondo a nostro avviso è da ricercarsi nel lato genuinamente impegnato ed intellettuale che potevano avere persone che seguivano con vero interesse la scena alternativa (New Wave su tutti) alcuni anni fa, passione che ormai si è ormai completamente spenta e dissolta per lasciare spazio a dei rozzi ignoranti che si limitano ad atteggiarsi da divi ascoltando la peggior porcheria (Combichrist, Hocico...TourdeForce) e facendo di "Sesso, droga e industrial" un motto di vita veramente spettacolo, da restarci sotto. Sarebbe più schockante e controcorrente affermare che non si è AntiCristiani o AntiAmericani piuttosto che presentarsi in un locale in baby doll con un clistere appeso al collo a mò di gingillo fashion. "...eh, ma questo pezzo spacca! VENDE!" (e in sottofondo si sente chrhshh chrhshshhh chrhshshh con delle urla idiote distorte). Vile mercato.
Che peso ha l'opinione del pubblico nel metro valutativo dei TourdeForce?
-|-|-» Christian:
Ci sono persone che ci seguono fedelmente ed hanno tutta la nostra stima. A volte ricevo complimenti a dir poco entusiasti e lungimiranti relativamente alla nostra musica, al punto da sorprendermi e sentirmi quasi a disagio! Sono ovviamente casi rari, ma la sensazione di benessere nel ricevere complimenti da parte di gente che pare sia riuscita ad "entrare" nel tuo mondo (apprezzandolo e forse capendolo) è inebriante e ti infonde un poco di coraggio: quello che facciamo forse non è del tutto inutile e interessa a qualcuno. Opinioni discordanti, critiche, accuse e pregiudizi sono accetti, anche se in verità (non vorrei sfociare in Esistenzialismo spiccio..) l'uomo esiste soltanto sotto lo sguardo dell'altro ed è proprio là il lato tragico tragico della sua condizione: lo sguardo dell'altro è il giudizio che condiziona tutta la sua vita. Noi per noi stessi in fondo non siamo nè valiamo nulla, nè esteticamente, nè interiormente. Diventiamo qualcosa soltanto "in funzione", quando nasce l'attenzione degli altri. E il discorso in musica è validissimo e dimostrabile, in alcuni casi capita come in "La Folla" di King Vidor: rischia di nascere il degenero autocelebrativo di alcuni narcisisti che cercano disperatamente di mostrarsi e raccogliere consensi, pena il peggioramento delle loro nevrosi (pesanti complessi di inferiorità su tutti) e cattiva reputazione (chiacchiere e distintivo). Noi per fortuna a queste frivolezze non ci siamo ancora spinti (abbiamo altre psicopatologie). Il mio consiglio in questi casi è di uscire a prendere un pò d'aria. "Got to move on sometimes/ got to move on sometimes" (Joe Crow, "Compulsion"). poi usciamo a camminare e scopriamo che ci sentiamo quasi in obbligo di saltare i tombini o contare i nostri passi. Non è un bel segno. Purtroppo, nonostante l'importanza dell'opinione e del giudizio degli altri, come diceva Sartre, la peggior punizione: l'enfer, c'est les autres...
"We are not Underground"...perchè?
-|-|-» Christian:
La scena alternativa è satura e sovraccarica, ripetitiva e noiosa. Noi non ci definiamo Underground, l'Underground è finito. Più che un discorso generico può essere personale e relativo alla nuova linea della band. Paradossalmente potrebbe suonare come una trovata pubblicitaria, poichè in fondo facciamo parte di questa Sottocultura, vi siamo legati senza possibilità di staccarci.
Intervista in fase di chiusura. Un augurio a voi stessi e a noi di Dside...quale?
-|-|-» Christian:
In bocca al lupo per le vostre attività e di nuovo complimenti per la webzine, è un'onore rientrare tra gli acts nazionali che a vostro avviso sono degni di merito! Grazie anche per l'ascolto e le scrupolose attenzioni che mi hai rivolto. Considerando quanto ho parlato ci metterai 9 mesi a partorire la versione scritta del tutto...chiedo scusa... Per l'augurio alla band ti rispondo con il motto del nostro imminente disco, preso dalle lyrics di "Endless": We Rise from Grey.
Al prossimo TourdeForce e grazie!
-|-|-» Christian:
Grazie a voi, è stato un piacere! Ora facciamoci coraggio, cerchiamo di uscire da questa montagna di nastri che ci ha quasi seppellito...
Maxymox '08 |