EVENTILOCALIBANDSINTERVISTERECENSIONIARCHIVIOMEMORIELINKINTERACTFORUMNOTE&STAFF

-|-|-» [ INTERVISTE ]

» BOHEMIEN

 

Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto a ricominciare dopo tanti anni di inattività?

-|-|-» Alex: Era molto tempo che volevamo ricominciare. Naturalmente nel corso di questi anni abbiamo continuato a frequentarci e spesso i discorsi tra noi cadevano sul periodo Bohémien. Ci siamo resi conto che tutto sommato quella esperienza era ancora viva e che valeva la pena farla rinascere, anche perché riascoltando insieme i pezzi del vecchio demotape abbiamo avuto la sensazione che potevano essere ancora attuali.

Le formazioni con cui avete lavorato nel periodo di scioglimento dei Bohemien (dall’87 in poi n.d.r.) vi hanno tenuto comunque attivi, come sono ora i rapporti con loro? (Fasten Belt - Mind Waltz - Sonora - Cielo Drive n.d.r.)

-|-|-» Alex: Tutte queste formazioni gravitano in un unico giro di musicisti che può essere definito una sorta di asse Fasten Belt-Bohémien. Di queste formazioni devo dire che quella che a cui mi sento meno legato sono proprio i Fasten Belt, il gruppo che per la verità mi ha dato più soddisfazioni dal punto di vista di visibilità e di produzione discografica. Forse i Fasten Belt sono venuti fuori in un momento di crisi della scena alternativa in generale, realizzando un suono ibrido, un po’ punk, un po’ dark ed a volte anche un po’ hard, sicuramente ben eseguito ma senza la proposta di una propria identità ben definita. I Mind Waltz invece erano davvero interessanti ed è un peccato che siano stati poco più di una meteora. Facevamo un puro punk 77, con testi molto ricercati “concettuali” e “relativisti”, ispirandoci a gruppi come Adolescents, Radio Birdman, Sham 69, Buzzcocks, ben prima che dagli Stati Uniti arrivasse l’ondata di ragazzini neo-punk. Dopo lo scioglimento dei Mind Waltz alcuni di loro ripresero il progetto Fasten Belt producendo un cd davvero brutto per la BMG con conseguente scia polemica per via dell’utilizzo di alcune melodie di mia composizione per quel disco. Dopo l’ennesimo scioglimento dei Fasten Belt è accaduta una cosa buffa. Più o meno in contemporaneamente io e l’ex Fasten Massimo Bandiera (oggi nei Miriam) abbiamo messo su il progetto di un gruppo neo-folk industrial, i Cielo Drive, mentre Luciano ha suonato per un po’ con i Sonora, che era al tempo la band del leader dei Fasten, Paolo Bertozzi, dal suono tribale e psichedelico, un po’ alla Alice in Chains. Forse era un segno del destino: ora io e Luciano ci siamo ritrovati nei Bohémien, mentre i Fasten Belt stanno rivivendo l’ennesima reunion e Massimo continua a suonare con i Miriam ... Oltre a questo giro di gruppi io ho anche militato negli Scum, insieme ad ex Roma KO e Circus Joy, dal suono molto Swans e Nick Cave, facendo tra l’altro da supporto ad un bel concerto degli Altered States al Black Out di Roma, e negli elettronici KP, progetto dell’ex Tyro Mancino, Manlio Belpasso, dove per la prima volta apparivo come suonatore e non come cantante.

Come avete vissuto il concerto al Jungle (settembre 2002 n.d.r.) con cui avete ufficialmente riaperto “i lavori”?

-|-|-» Alex: Devo ammettere che c’era un po’ d’emozione. Nonostante la nostra esperienza, tornare dopo 15 anni praticamente uguali a noi stessi, con le stesse canzoni, si rivelava una bella scommessa, forse anche un po’ rischiosa! Una volta sul palco e viste anche le reazioni del pubblico davvero numeroso ed interessato ci siamo subito rassicurati ... Tutto poi è andato come ai “vecchi” tempi, con in più un mix di consapevolezza dei propri mezzi e di autoironia, elementi che specie dal vivo non guastano affatto!

La vostra attuale Line-up ricalca quella degli anni 80 o ci sono dei nuovi elementi?

-|-|-» Alex: Due elementi originali li abbiamo persi per strada. Sono andati per motivi di lavoro ad abitare in altre città, ma continuano ad essere nostri amici. Sono stati comunque ben sostituiti. Il nostro nuovo bassista è Giovanni Staccone, che ha suonato in passato con una band molto valida (da riscoprire!) i Black Dahlia Confession. Giovanni ha stile ed esperienza e devo dire che il suo innesto è avvenuto in modo molto naturale ed è come se suonasse con noi da sempre. Stefania Minutaglio si è rivelata una vera sorpresa. Inizialmente infatti doveva solo fare dei backing vocals perché sentivamo la necessità di arricchire con voci femminili le nostre parti vocali. Nel periodo in cui cercavano ancora una seconda chitarra quasi per caso l’abbiamo sentita suonare il piano divinamente ed abbiamo così deciso di dare una svolta al nostro suono introducendo questo strumento. Con il piano a mio avviso i pezzi del periodo 85/87 sono molto più completi ed avvolgenti ed in più nella scrittura di nuove canzoni abbiamo la possibilità di esplorare territori creativi molto più vasti.

Se dovessi descrivere la musica dei Bohemien come la definiresti quindi?

-|-|-» Alex: E’ sempre difficile autodefinirsi. Secondo me confluiscono nella nostra musica una serie di “convergenze parallele”, un energia molto tribale, una buona dose di teatralità, un’innata propensione per la forma canzone, una cura molto minuziosa degli arrangiamenti. Aggiungerei una nota personale che deriva dal mio particolare modo di cantare, che tende a volte a deformare la perfetta dizione soprattutto nel suono di alcune vocali al fine di produrre effetti “perversi” ed una maggiore duttilità dell’uso della lingua italiana che cerco di rendere più anglofona possibile.

I vostri live shows hanno un’impronta molto teatrale, quanto è importante l’aspetto scenico per voi in un concerto?

-|-|-» Alex: Se ti dico che è fondamentale ti sembro esagerato? Io penso che sia molto importante anche perché il concerto rappresenta un valore aggiunto rispetto al semplice ascolto di un disco. Infatti durante le performance live hai la possibilità di stabilire canali di comunicazioni privilegiati con gli spettatori, in un flusso di emozioni reciproche che sarebbe un vero peccato non far scaturire. Poi per quello che mi riguarda questo tipo di proposta scenica è quasi essenziale per il mio equilibrio esistenziale ... ( :-) )... Tutti noi del gruppo siamo comunque portati ad avere questo tipo di approccio e mi fa piacere che la cosa sia notata ed evidenziata tra le nostre caratteristiche primarie.

Come è cambiata secondo te la scena Dark dagli anni 80 ad adesso?

-|-|-» Alex: Sia in peggio che in meglio!
In peggio: trovo che nelle nuove generazioni ci sia troppa indulgenza per il metal e che invece sia trascurato un po’ l’elemento punk che è invece un connotato genetico fondamentale per questa scena. Ciò tende un po’ a svilire la matrice di dissenso emozionale che non dovrebbe mai venire meno in luogo di un mero e velleitario conformismo culturale ed ha introdotto inoltre qualche elemento di involuzione comportamentale ed estetico.
In meglio: ci sono molti più locali ed un maggior numero di gente interessata al genere. Tra l’altro definitivamente si è chiusa l’era del dominio esclusivo anglo-statunitense. Inoltre con Internet devo dire che la comunicazione è diventata molto più facile e che quindi anche fenomeni molto underground e nascosti risultano sempre più visibili. La cosa che mi risulta davvero incredibile è come questo genere mantenga sembra viva una sua attualità. Se ripenso agli anni ’80 quando guardavamo a cosa era successo 20 anni primi c’era roba tipo Beatles, Rolling Stones, Doors. Grandi nomi per carità, ma la differenza epocale si sentiva eccome, e lo stesso valeva con le uscite dei primi anni ’70. Ascoltare invece oggi un disco dei Joy Division o dei Chamaleons non è molto dissimile dal suono di un disco odierno ... d’altra parte gruppi come gli Interpol hanno preso un po’ dai primi e un po’ dai secondi ...

Quindi credi che oggi sia più facile riuscire a trovare un supporto underground adeguato e degli spazi dove poter proporre la vostra proposta musicale?

-|-|-» Alex: Credo che se una band è valida ed in grado di proporre una buona performance dal vivo gli spazi per suonare si trovano. Forse un po’ il sud necessiterebbe di ampliare un po’ gli spazi dove far suonare le band. Dal punto di vista della comunicazione ti ho già detto di Internet che sta facendo molto per lo sviluppo della scena. Mi sembra che sia un buon periodo anche per le fanzine, ce ne sono in giro alcune davvero ben fatte e molto interessanti. Trovo invece in ritardo il mercato discografico, un po’ carente, almeno qui in Italia, dal punto di vista delle etichette che amano rischiare.

Come vi ponete rispetto alle nuove tendenze musicali che stanno prendendo piede nel mondo gothic? Mi riferisco in particolare al fiorire della scena Industrial ed EBM…

-|-|-» Alex: Nessun atteggiamento fondamentalista! Alcune cose ci piacciono, altre meno. Personalmente l’EBM o future pop forse mi piace più ballarla o sentirla in autostrada piuttosto che sentirla suonata (?) dal vivo, forse perché alcune di queste band sono ancora al livello del karaoke. Il neo-folk mi piace molto anche perché le sue radici musicali sono tutte dentro gli anni ’80 che preferisco.

Quali sono le bands a cui vi sentite più vicini musicalmente?

-|-|-» Alex: Posso descriverti l’humus musicale dal quale siamo partiti: ti dico che naturalmente negli anni ’80 ascoltavamo un po’ tutto quello che usciva fuori dalla scena gothic/new wave. In particolare abbiamo avuto sempre un debole per le scene batcave/deathrock/positive punk, Christian Death (quelli di Rozz Williams naturalmente), Sex Gang Children, Furyo, Virgin Prunes, In Exelcis, Death Cult, Alien Sex Fiend ed anche nomi più classici tipo Sisters of Mercy, Fields of Nephilim, Bauhaus, Chamaleons, Nick Cave, Joy Division, Siouxsie, Cocteau Twins ... ecc... Poi ovviamente guardavamo con interesse alle coeve esperienze di gruppi italiani, senza cercare di farci influenzare troppo, tipo Diaframma, primissimi Litfiba, Carillon del Dolore, Voices, Marbre Noir, Art of Waiting, Death in Venice, Limbo, Pankow, Neon.
Tra i gruppi più recenti ho sentito qualche affinità con gli Ikon, i Faith & the Muse e qualcosina dei Suspiria.

E gruppi che ritieni più validi nel panorama italiano?

-|-|-» Alex: Ti faccio 3 nomi di gruppi italiani piuttosto recenti che ho trovato davvero interessanti:
Argine: bella ricerca sia nella musica che nei testi, ottimi arrangiamenti, scelta di strumenti ed atmosfere inusuali. Chants of Maldolor: hanno molte caratteristiche in comune con i nostri esordi, soprattutto nel legame con il mondo delle arti visive e una certa letteratura dell’Ottocento, nell’estetica teatralizzante che oscilla tra il deathrock più raffinato ed il glam alla Bowie/Iggy Pop e il conseguente connubio arte/vita, nelle influenze musicali che naturalmente non possono prescindere dai maestri di questo genere quali Rozz Williams, Andy Sex Gang e rispettivi gruppi; Inner Glory: giovani, bravi, simpatici, ed è da seguire con attenzione la loro formula che mescola il neofolk meno scontato con atmosfere nickcaviane.
Altri gruppi che mi vengono in mente, che ho visto di recente e che mi sono piaciuti, sono i nichilisti Spiritual Front, gli esoterici Der Feuerkreiner, gli eterei Ashram. E poi ancora i Pleasure and Pain, che fanno una darkwave molto interessante tra Danse Society e Clan of Xymox, gli XP8, autori di una “nobile” EBM/futurepop, e poi miei vecchi amici e compagni di avventure dell’underground romano come i devastanti Circus Joy e gli inafferrabili Ain Soph, che come noi esordirono tanti anni addietro al Piper.

Per finire: quali sono i progetti per il futuro?

-|-|-» Alex: Scrivere nuove canzoni, trovare un’etichetta che ci faccia realizzare un cd ben prodotto, fare tanti concerti, magari anche all’estero.

Helvete (27/12/02)

| DSide.it | Goth, EBM, Industrial, Neofolk.. in Italia - ©2000- 2011 all right reserved