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» FUMETTI MALEDETTI:
ovvero storia del fumetto dark o gotico, o dark-gotico..o
come vi pare..
Perchè
questo articolo? Esiste veramente una storia da raccontare?
E se così fosse, perchè è importante
raccontarla? Queste tre semplicissime e al tempo stesso fondamentali
domande hanno rappresentato il punto di partenza di questo
lavoro.
Alla prima rispondo: perchè sono un appassionato di
fumetti e contemporaneamente mi interesso alla scena musicale
dark e gotica. Riguardo alla seconda ed alla terza poi, la
consapevolezza che valesse la pena raccontare questa storia
è maturata già dal primo, felice tentativo di
ricerca sul web per saggiare la disponibilità di risorse
sull'argomento: da subito la chiara percezione che molti collegamenti
potevano essere tentati e molte strade potevano essere percorse;
dopo averle percorse ''quasi'' tutte, mi sono reso conto che
alcune si incrociavano, altre si univano e altre ancora finivano
nello stesso posto, così è stato come disegnare
una mappa che attraverso i suoi sentieri mi ha guidato all
fine di quel breve ma intenso viaggio che è la storia
del fenomeno culturale e di costume che viene etichettato
come fumetto gotico.
E' una storia che copre tutto il Novecento, ma è soprattutto
la storia della nascita e dell'evoluzione di un concetto estetico
che, caratterizzato da un continuo processo di osmosi creativa
tra letteratura, pittura, cinema, musica e teatro, mutando
incessantemente paradossalmente è andato definendosi
con margini sempre più precisi per giungere, alla metà
degli anni '80, al suo riconoscimento come espressione artistica
affermata e matura.
Cicli evolutivi scandiscono come generazioni questa ''rivoluzione
dell'immagine'' - e dell'immaginario - partendo dall'ultimo
decennio del XIX secolo con le invenzioni del fumetto prima
e del cinematografo subito dopo, per passare agli anni '10
con la nascita del movimento espressionista in Germania seguito,
alla fine degli anni '30, dalla comparsa del primo personaggio
gotico dei fumetti, Batman, ed arrivando infine agli anni
'80 con la diffusione del fumetto d'autore e della letteratura
cyberpunk. Ma
procediamo con ordine.
Innanzitutto occorre fare un salto all'indietro nel tempo
spostandoci nell'Inghilterra di inizio Ottocento per ammirare
gli acquerelli di chiara ispirazione romantica di William
Turner e William Blake; i loro dipinti rappresentano gli esempi
più pregevoli di una sensibilità artistica che
manifesta la predilezione per le visioni fantastiche, i soggetti
notturni e le scene di ispirazione medievale, cioè
per un linguaggio pittorico che contribuisce alla rivalutazione
del passionale, dell'irrazionale e dell'istintivo.
Baudelaire nel 1846 dice approposito della pittura romantica:
''Chi dice Romanticismo dice arte moderna, cioè interiorità,
spiritualità, colore, anelito d'infinito, e tutto ciò
espresso mediante un linguaggio artistico.'' Ecco quindi che
il mondo dell'arte, sulla scia del movimento letterario romantico
anglo-tedesco, entra in un importante fase di rinnovamento
che si esaurisce nella seconda metà dell'Ottocento,
fornendo però quell'humus di idee e archetipi di cui
si nutrirà la folta schiera dei romanzieri, dei poeti
e dei pittori che consumeranno la loro maturità artistica
nei decenni a cavallo tra XIX e XX secolo; un periodo questo
di grandi cambiamenti che vedrà lo sviluppo della nuova
società di massa, le cui caratteristiche fondamentali
possono essere identificate nel sorprendente balzo in avanti
che la scienza compie in quegli anni e nella sempre più
travolgente affermazione del proletariato urbano come classe
sociale emergente. La civiltà avanza a grandi passi
verso quel Novecento in cui l'uomo forse ha scritto la pagina
più tragica della sua storia, ma ecco anche il progresso
che proietta senza mezzi termini l'Occidente verso un nuovo
zenit: è l'inizio di un'epoca formidabile che vedrà
la comparsa dell'automobile, del telefono, degli aereoplani
e di molte altre innovazioni tra le quali due ci interessano
particolarmente, ovvero il fumetto e il cinematografo nati
rispettivamente nel 1892 e nel 1895.
Figli minori della pittura e della letteratura, ambedue non
sono solo linguaggi che narrano per immagini ma anche medium
e ambedue hanno origini ''popolari''.
Il cinema si nutrirà senza pregiudizi della prosa,
attuandone una rilettura dei temi in chiave moderna e autonoma
e trasformando la parola scritta in quella pellicola impressa
le cui potenzialità trascineranno l'invenzione di Louis
Lumiére verso lo status di arte in meno di un ventennio.
Il fumetto avrà meno fortuna e dovrà attendere
ancora del tempo prima di riuscire a scrollarsi di dosso il
pregiudizio di essere un mezzo espressivo di puro intrattenimento,
senza possibilità di sviluppo artistico.
Procedendo per ordine cronologico, in primis dedichiamo la
nostra attenzione al cinema fantastico o più precisamente
al movimento espressionista tedesco, si perchè il cinema
oltre ad essere osservazione del reale è da subito
anche esaltazione della fantasia e dell'immaginario e questa
seconda direzione è quella intrapresa dai cineasti
espressionisti per la realizzazione delle loro opere.
L'affermazione della settima arte in Germania non è
immediata, infatti l'industria cinematografica tedesca comincia
a produrre a pieno ritmo solo nell'immediato anteguerra del
primo conflitto mondiale, con un certo ritardo rispetto a
quelle di paesi come la Francia e l'Italia. Come accennato,
i primi lungometraggi sono perlopiù incentrati sul
genere fantastico: il famoso attore teatrale Paul Wegener
per esempio, produce, dirige e sceneggia una serie di pellicole
basate su temi tratti dalla letteratura fantastica del secolo
precedente, tra cui ''Il Golem'' del 1914; negli anni '10
quindi, il movimento artistico nato nell'ambito delle arti
figurative e attivo ormai anche in campo musicale, letterario
e teatrale, si impone in quello cinematografico. Coloro che
abbracciano l'estetica espressionista sostituiscono alla rappresentazione
oggettiva della realtà la comunicazione di sentimenti
soggettivi, ricorrendo spesso a modalità stilistiche
esasperate per suscitare nel pubblico intensi effetti emotivi;
i film in particolare, concepiti come ''disegni viventi'',
si contraddistinguono per i forti contrasti di luci ed ombre
e per le violente deformazioni del reale che li trasformano
in rappresentazioni di incubi ed allucinazioni popolate da
esseri mostruosi ed inquietanti.
Queste
caratteristiche stilistiche esprimevano una forma di ribellione
alle certezze e alle finzioni materialiste della borghesia
e comunque un rifiuto della sua falsa coscienza; attraverso
l'uso del grottesco e dell'apocalittico poi si voleva manifestare
una chiara volontà di rottura nei confronti del naturalismo
e dell'impressionismo ottocentesco. I sentimenti antiborghesi
e il rifiuto dell'ipocrisia sociale furono argomenti ampiamente
sviscerati oltre che nel cinema anche in ambito teatrale dove
il tema ricorrente delle rappresentazioni era quello dell'individuo
isolato, violentemente respinto da un mondo estraneo e in
preda ad una sorta di vertigine nichilista.
Tra i film più importanti dell'epoca spiccano: ''Il
gabinetto del dottor Caligari'' (1919) di Robert Wiene, considerato
il capostipite del genere, ''Nosferatu il vampiro'' (1922)
di F.W. Murnau, ''Metropolis'' (1926) e ''M il mostro di Dusseldorf''
(1931), entrambi di Fritz Lang.
Con l'Espressionismo il Romanticismo si affaccia sul XX secolo
e lo fa utilizzando un nuovo e potentissimo strumento di diffusione
ed espressione: la celluloide. Comunque, l'avvento in Germania
del nazionalsocialismo provoca la diaspora di molti tra registi,
attori e produttori, che decidono di emigrare all'estero e
soprattutto negli Stati Uniti, attirati dall'astro nascente
di Hollywood; l'esperienza del movimento va quindi esaurendosi
sul vecchio continente, ma trova nuovi stimoli - e nuovi finanziamenti
- sull'altra sponda dell'Atlantico, influenzando il cinema
americano degli anni '30 e '40 da Orson Welles ai maestri
minori del ''film noir'' e approdando al mondo dei comics
grazie all'apporto fornito da autori come Douglas Sickles,
Miltonn Caniff, Will Eisner, Frank Robbins e Alex Toth.
Così, mentre in Europa l'Art Nouveau con la sua eleganza
grafica si propone come ispiratrice della nascente scuola
franco-belga, che il fumettista olandese Joost Swarte ribattezzerà
''Linea Chiara'', i comics americani fanno loro la lezione
espressionista inaugurando la corrente stilistica della ''Linea
Scura'', le lunghe e raggelanti ombre che infestavano i film
prodotti dall'UFA si prestano ora in maniera funzionale al
linguaggio del fumetto a stelle e strisce.
Oltre agli autori già citati, è con Bob Kane
ed il suo Batman che individuiamo l'esempio più importante
di reinterpretazione pop statunitense della corrente gotico-espressionista
europea.
L'uomo pipistrello viene creato da Kane nel 1939 su richiesta
della DC Comics, interessata allora ad un supereroe sulla
falsariga di quel Superman che, nato un anno prima nella stessa
casa editrice, aveva riscosso un notevole successo. Ma il
nuovo personaggio sfugge da subito agli stereotipi di genere:
è un superuomo privo di reali poteri sovrumani ed è
un giustiziere in un certo senso crudele, inquietante, che
può anche arrivare ad uccidere il nemico di turno.
Dunque Batman si presenta ai lettori come un eroe atipico
e realistico e un fumetto notturno e cupo, agli esatti antipodi
rispetto alla solarità di Superman; la sua figura si
ricollega chiaramente al mito popolare del vampiro e la stessa
Gotham City - il prefisso non lascia dubbi - appare come una
metropoli popolata da esseri malvagi caratterizzati da sembianze
zoomorfe - come il Pinguino e la Donna Gatto - che nella cultura
occidentale vengono da sempre coniugate con il diabolico.
Questa dimensione gotico-vampiresca delle origini è
stata riproposta con efficacia nelle versioni filmiche ''Batman''
del 1989 e ''Batman il ritorno'' del 1992 firmate da Tim Burton,
in cui ritroviamo anche richiami espliciti al cinema espressionista
- la Gotham City dei due capitoli per esempio deve non poco
a Metropolis di F. Lang.
Proprio per questo suo aspetto ''selvaggio'', l'uomo pipistrello
subisce una prima trasformazione negli anni '50 per placare
la furia della censura: infatti con l'avvento del ''maccartismo''
e la conseguente crociata politica contro la violenza nei
comics scompaiono in pochi anni 350 titoli e viene introdotto
il Comic Book Code.
La normalizzazione del fumetto è opera di Dick Sprang
che inizia a far agire il supereroe in ambienti sempre più
diurni, disegna orecchie più piccole al cappuccio del
costume e fornisce Bruce Wayne di un mascellone ad angolo
retto come Superman; dal 1966 poi, sotto la ''gestione'' di
Neal Adams, Batman diventa un personaggio più problematico
che si interroga sulla violenza - anche per reggere la concorrenza
dei nuovi supereroi Marvel come l'Uomo Ragno.
Dopo un ventennio di ''quieto vivere'', la svolta del 1986:
''Il ritorno del Cavaliere Oscuro'' di Frank Miller rappresenta
la più importante rilettura in chiave contemporanea
dell'eroe inventato da Kane, le tavole iniziano a popolarsi
di figure solitarie, rabbiose e malinconiche, e lo stile noir
sposa la causa della nuova anima del fumetto d'autore americano.
E' un Batman invecchiato, crepuscolare e psicotico quello
che ora vaga nella notte per le strade di una Gotham City
che stenta a riconoscere, una metropoli triste e tetra senza
più un'identità, esattamente come il suo giustiziere
che non riesce più a dare un senso alla propria esistenza
perchè i valori di un tempo stanno scomparendo, smarriti
da un presente e da una società problematica e spiazzante
dove niente ormai è chiaro e semplice come una volta.
In ''The Dark Knight returns'' Batman si trasforma da vampiresco
protettore della città in un ''ritornante'' - da ''revenant''
che in francese è anche sinonimo di zombie - un fantasma
che riemerge dall'oblio, un uomo stanco e disincantato che
ritorna sui suoi passi, segnato da un passato prestigioso
e mitizzato a cui si contrappone un presente che non è
più il mondo che aveva conosciuto - e dominato - all'apice
della sua potenza. Miller da molta importanza alla dimensione
epica e romantica della storia e sia nella scrittura che nel
disegno - ricco di richiami gotici ed atmosfere noir - rende
con efficacia la vena ''dark'', malinconica e disillusa, del
suo fumetto.
Con la pubblicazione de ''Il ritorno del Cavaliere Oscuro'',
la ''Linea Scura'' si riaffaccia sulle pagine dei giornali
a fumetti e si compie la metamorfosi dell'eroe in un anti-eroe
interiormente combattuto tra un senso di repulsione nichilista
della società e la consapevolezza del ruolo di giustiziere
e difensore degli innocenti a cui non può sottrarsi:
ennesimo drastico cambio di rotta che coinvolge - e sconvolge
- tutto il mondo del fumetto che finalmente fa propri temi
adulti e impegnati, abbandonando i plot banali e stucchevoli
seguiti fino ad allora e scrollandosi definitivamente di dosso
l'anacronistica etichetta di medium ghettizzato entro i limiti
del pubblico giovanile.
Tornando al caso emblematico di Batman, l'acquistata credibilità
inspessisce la personalità del miliardario Wayne, allo
stesso tempo impegnato benefattore e giustiziere mosso dalla
vendetta che agli occhi - distorcenti - dei mass media appare
non più come un paladino della giustizia senza macchia,
ma come un fanatico pericoloso e fascistoide; credibilità
che dal tormentato protagonista si trasmette al mondo con
cui interagisce: Gotham City diviene una città decadente
e ostile, popolata non più da clowneschi criminali,
ma da bande di malviventi violenti e alienati, una visione
questa che ricorda molto più da vicino le grandi masse
urbane che saturano le periferie degradate delle odierne metropoli.
Il
passaggio dal ''mantello nero'' all'''anima nera'' è
compiuto e, come per la letteratura di genere, anche il fumetto
cerca - e trova - nell'introspezione psicologica dei personaggi
le radici più vere e profonde del messaggio che l'immagginario
gotico, sulfureo e mortifero, vuole trasmettere ai suoi fruitori.
In un certo senso è un volontario abbandono di un codice
puramente estetico dove ghignanti gargoyle e muffose cripte
monopolizzavano l'attenzione dei lettori, per l'approccio
con una struttura narrativa che predilige esplorare le zone
d'ombra della mente umana.
Le opere ''dark'' partorite dalla nuova scuola di autori e
disegnatori che, oltre a Frank Miller, annovera artisti del
calibro di Mike Mignola e del nostro Tiziano Sclavi - che
da alla luce Dylan Dog proprio nel 1986 - in un certo senso
esprimono il disagio e le angoscie di una generazione cresciuta
in un periodo storico travagliato e contraddittorio: quell'ultimo
trentennio di Novecento segnato dal crollo dei sogni, degli
ideali e delle speranze in un avvenire migliore, dal vuoto
di valori e dalla mancanza di certezze, dalla violenza e dai
diritti negati - la caduta del ''muro'' nell'89 è l'avvenimento
che più di ogni altro esprime il disfacimento di quello
status quo che ha esasperato il mondo per quasi mezzo secolo.
Come conseguenza di questo disincanto generale, gli anni '80
vedono nascere movimenti che,evolvendosi dalla cultura ''popular'',
cercano di definirsi al di fuori di essa elaborando una fisionomia
alternativa al ''mainstream'', spinti da un'esigenza di evasione
dagli schemi - come per la genesi espressionista - e di creatività
senza lacci che sfocia nell'avvento del post punk e di tutto
il successivo "indotto" musicale, mentre contemporaneamente
nel cinema trova spazio un nuovo immaginario visivo rappresentato
da film come ''Blade Runner'' (1982) di Ridley Scott e ''1997
fuga da N.Y.'' (1981) di John Carpenter, e in ambito letterario
si assiste alla pubblicazione dei primi romanzi ''cyberpunk''.
Proprio a quest'ultimo fenomeno il nuovo fumetto gotico deve
molto, vediamo perchè ripercorrendone brevemente la
storia.
Nel 1984 viene dato alle stampe ''Neuromante'', un romanzo
firmato da William Gibson che l'anno successivo vince i tre
maggiori premi nel campo della fantascienza: lo Hugo, il Nebula
e il Philip K. Dick; il gruppo di scrittori di cui Gibson
fa parte, formato tra gli altri da Bruce Sterling, Rudy Rucker
e Pat Cadigan, si riconosce in una comune identità
culturale che nel 1986 - guarda caso - viene denominata e
ufficializzata con il termine ''cyberpunk'' da Gardner Dozois,
curatore dell'"Isaac Asimov's Science Fiction Magazine".
Il termine ''punk'', preso in prestito dall'universo musicale,
rimanda ad un atteggiamento di rottura nei confronti di uno
stile di vita ''conforme'' a regole di convivenza stabilite
che negano l'individualità; il termine ''cyber'' invece
ricorda esplicitamente la ''cibernetica'' di Norbert Wiener,
cioè la nuova scienza del controllo degli organismi
artificiali.
Dunque anche il Cyberpunk si distingue per la matrice nichilista
che lo ispira, ma è in questo caso un nichilismo mutato,
cibernetico, che riconosce cioè l'integrazione sempre
più spinta tra l'uomo e la macchina. E la nuova iconografia
non ci lascia dubbi: le inquietanti visioni di un futuro prossimo
disperato e imploso su se stesso - proprio come quello affrescato
da Miller per il suo Batman - provano che il filone gotico-espressionista
ha profuso un po del suo ''veleno'' anche alla letteratura
d'avanguardia americana, ormai strettamente e palesemente
imparentata con l'universo dei comics e del cinema.
Il pubblico dei lettori che decretò l'immediato successo
del genere non si limitava a leggere solo racconti di fantascienza
ma, esterno al ghetto degli appassionati, preferiva frequentare
''trasversalmente'' la musica pop e quella sperimentale, il
video ed il cinema indipendente, il fumetto e le arti visive,
insomma tutte le pratiche e gli strumenti dell'estetica ''garage'';
questo forte collegamento alla ''street culture'' dimostra
che sotto l'apparente disomogeneità dei temi trattati
e degli stili personali degli scrittori, nel Cyberpunk si
ritrova la costante di un linguaggio di frontiera che permette
a culture marginali di incontrarsi, di comunicare, di permearsi
le une nelle altre: un meccanismo di ''circolazione'' delle
idee che ha alimentato buona parte delle produzioni di fantasy
e di fantascienza degli ultimi decenni, tra le quali quelle
riguardanti i romanzi a fumetti sono state le fortunate protagoniste
di inaspettati successi editoriali.
Osmosi tra mezzi espressivi e sincretismo culturale, da Fussli
a Murnau, da Kane a Gibson, queste le parole chiave che meglio
di tutte forniscono una possibile interpretazione del trend
culturale contemporaneo, trasversale e caleidoscopico, senza
confini definiti. In questo processo di rilettura ciclica
occupa un posto importante il fumetto d'autore e, come più
volte ribadito, quello di ambientazione gotica che, anche
vantando origini lontane nel tempo, oggi più che mai
è sinonimo di cambiamento e sperimentazione nelle arti
visive; sia essa citazione consapevole o involontaria, molti
fumettisti di talento hanno trovato nel romanzo gotico, nella
pittura ottocentesca e nell'estetica espressionista i punti
di riferimento fondamentali per la produzione di opere che
in questo inizio di millennio consegnano al pubblico una tradizione
fumettistica di matrice ''dark'' che ormai è genere
artistico riconosciuto e apprezzato.
Forse,
a questo punto si può tentare un'ulteriore distinzione
tra fumetto gotico e fumetto dark - ma non sono sicuro di
sentirla come una necessità irrinunciabile. Personalmente,
credo che l'accezione ''gotico'' sia adatta per una storia
che si connota più per le ambientazioni che non per
i contenuti: scenari come cupe foreste, monasteri in rovina
o cripte claustrofobiche contraddistinguono questa prima,
tentata, classificazione; riguardo la seconda tipologia invece,
usando l'accezione ''dark'' - che in inglese significa tenebroso,
oscuro, ma anche triste, senza peranza - ci si richiama ad
una dimensione più introspettiva, che concentra l'attenzione
sulla psicologia della personalità gotica, ''scandagliando
a fondo la geografia della follia e gli abissi dello squilibrio''.
Forse allora non ''dark'' ma più attinentemente ''neogotico'',
termine preso in prestito dalla letteratura per descrivere
il radicale cambiamento intervenuto nello scrivere gotico
da E.A. Poe in avanti, e per alcuni casi anche ''cybergotico''
azzarderei, viste le sempre più frequenti infiltrazioni
del genere nei comics di fantascienza.
Comunque alla fine, quello che è certo è che
il fumetto gotico è il fumetto delle ombre, le ombre
dell'anima però e della coscienza/incoscienza contemporanea,
e che i temi che alimentano le sue storie rimangono impertubabilmente
gli stessi che alimentano il romanzo gotico da oltre due secoli:
l'orrore, la follia, la mostruosità, la morte, la malattia,
il terrore, il male, la sessualità deviata.
Eccovi in conclusione un veloce vademecum sugli artisti più
talentuosi ed i titoli più interessanti che il panorama
internazionale ha proposto all'attenzione dei lettori in questi
ultimi anni.
Partendo dall'Italia, oltre ai maestri Sergio Toppi e Dino
Battaglia, nelle cui opere troviamo riferimenti espliciti
alla pittura espressionista, vanno sicuramente segnalati Vanna
Vinci come esempio di ''metabolizzazione'' dei segni dell'espressionismo
cinematografico e Nicola Mari, forse il maggior rappresentante
italiano della ''Linea Scura'', che ha saputo applicare con
successo tanto al genere fantascentifico con Nathan Never,
quanto a quello orrorifico con Dylan Dog.
Altri
titoli interessanti sono l'onirico ''Voglia di cane-gli innocenti
di Parigi'' del
modenese Silvio Cadelo e, passando alla Svizzera, il vampiresco
''Rapaci'' di Enrico Marini e Jean Dufaux, nonchè le
inquietanti storie senza balloons di Thomas Ott.
Gli Stati Uniti presentano un folta schiera di titoli: di
Frank Miller oltre a ''The Dark Knight Returns'' segnalo lo
stupendo noir ''Sin City''; il mio preferito, ''Hellboy''
di Mike Mignola e il diabolico ''Spawn'' ideato nel 1992 dal
canadese Tod McFarlane; il vittoriano ''From Hell'' di Alan
Moore - che ha sceneggiato anche il batmaniano ''The Killing
Joke'' - e il magnifico ''The Crow'' scritto e disegnato da
James O'Barr; per finire, il divertente ''Dogwitch'' di Daniel
Schaffer.
Dal Giappone invece vi segnalo ''Blame'' di Tsutomu Nihei,
le architetture impazzite che infestano le tavole di questo
bravo autore rendono con efficacia l'atmosfera decadente e
dark che il suo fumetto vuole trasmettere.
Con
questo è tutto, sicuramente avrò tralasciato
qualcosa e qualcos'altro risultera forse non del tutto esatto,
ma non me ne vogliate, errare è umano e comunque...buona
lettura.
Bibliografia
Morrow B., McGrath P., New Gothic, 21 storie dell'ombra, Milano
1997;
Mirrorshades, l'antologia della fantascienza cyberpunk, a
cura di Bruce Sterling,
Roma 1994;
Boille F., Fumetto e cinema: fratelli nello spirito ma non
nei geni, ovvero quando le
mitologie sono interdipendenti (II° parte), in www.frameonline.it;
Lo Bianco F., Contaminazioni tra arte contemporanea e fumetto
I° parte, Art
Nouveau;
Lo Bianco F., Contaminazioni tra arte contemporanea e fumetto
II° parte,
Espressionismo, in www.frameonline.it;
Espressionismo (letteratura e cinema), in encarta.msn.it;
Vigna B., L'arte di Nicola Mari, la via Emilia tra Berlino
e la California, sul sito web
del Centro internazionale del fumetto;
Moore A., The mark of Batman, in The Dark Knight Returns,
New York 1986;
Storia Universale dell'Arte, il XIX secolo, Novara 1990.
Kombinat-72
(03)
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