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LASCIAMI ENTRARE
John A. Lindqvist
Ed. Marsilio
Dall'alto della mia età e della mie numerosissime letture incentrate sull'argomento, direi che è difficile trovare ancora un romanzo di vampiri in grado di sorprendere. Tolti i capisaldi, e poche, rarissime, variazioni sul tema, si rischia consapevolmente l'abbrutimento cerebrale, nel migliore dei casi dei banali momenti di evanescente evasione.
Poi dalle nebbie e dai silenzi della Svezia arriva John Lindqvist, e ci morde piano sul collo.
“Lasciami entrare” è in primis un lavoro atipico che scivola tra i generi: un po' romanzo di formazione che ingloba il tema dell'infanzia violata e ci ricorda come essere ragazzini possa costituire tutt'altro che un divertimento; un po' romanzo thriller senza l'eccessiva componente poliziesca; un po' cronaca di una società, quella svedese, meno florida di come siamo soliti immaginarcela guardando le pubblicità dell'Ikea. Ed è poi, naturalmente, una storia di vampiri. Anzi, di UN vampiro, nelle sembianze della (apparentemente) fragile Eli, creatura androgina ed atemporale che scivola silenziosa ed inesorabile nella vita di Oskar, dodicenne goffo, solitario, vittima prediletta dei compagni più scaltri e amante della cronaca nera, di cui colleziona centinaia di ritagli di giornale.
“Lasciami entrare” è infondo anche una storia d'amore, come quella platonica che sboccia proprio tra Oskar ed Eli, la cui condizione di “ragazzini ai margini” fa da tramite tra l'aspetto horror/fantastico e quello reale del romanzo. E' facile notare come in fondo Eli sia sì un vampiro, ma non certo peggiore di altri personaggi che ruotano intorno alla vicenda e che succhiano qualcosa dalla vita dei due strani protagonisti: i compagni di classe che seviziano Oskar, i genitori separati che non lo capiscono e non lo ascoltano, lo psicopatico che si lega ad Eli in un paradossale rapporto di dipendenza affettiva e sanguinaria.
I temi classici del vampirismo ci sono tutti, fin dal titolo, che richiama la necessità per un vampiro di essere “invitato ad entrare” nella casa in cui vorrà fare strage. Eli vuole entrare nella vita di Oskar, ma non per distruggerlo, bensì per amarlo, a modo suo, e donargli quella considerazione imprescindibile da una dignitosa esistenza umana. Ma Eli ha anche bisogno di sangue, e quando qualcuno non può procurarglielo deve agire da sola. Thriller e sovrannaturale si intersecano: prima un serial killer umano e poi lo stesso vampiro infestano la cittadina di Blackeberg, dove si svolge la storia. Varia umanità non proprio fortunata è coinvolta e risucchiata (è il caso di dirlo) dal vortice Eli, dalla sua sconvolgente diversità, dalla sua violenta volontà di sopravvivere.
Con un finale un po' aperto, ammiccante, che denota da parte dello scrittore una notevole sapienza in ambito di regia narrativa, Oskar ed Eli affermano la loro voglia di essere padroni del proprio corso, nonostante il marchio negativo che la vita e le circostanze impongono. Il vampiro di questa storia è alla fine, come già si diceva, solo uno dei tanti cattivi, e forse anche un po' vittima di se stesso e della sua condizione, posto che deve uccidere perché “non esiste altro modo”. L'autore non gioca con falsi moralismi decretando la morte del suo personaggio notturno, necessaria in altri romanzi per ristabilire l'ordine e la supremazia umana. Né lo dipinge come un mellifluo tardoromantico rinchiuso nella sua precaria aristocrazia immortale. E' semmai forse più una nuova specie animale, o se vogliamo, il lato oscuro dell'essere vivente, che da vittima si fa talvolta carnefice e non si nega alla violenza per necessità.
Con questo sua opera affascinante, dalla scrittura moderna e molto “cinematografica” (non a caso ne hanno già tratto un film), nel suo piccolo Lindqvist gioca bene le sue carte e apre nuove possibilità sul tema dei figli di Dracula. C'è solo da sperare che tra tanti emuli e millantatori, qualcuno saprà invece cogliere bene la sua lezione, riproponendoci nuove mature interpretazioni su questo tema sempre affascinante.
Morgana
(08)
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