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» LA NOTTE DEI LUNGHI CANINI
Nuovi fenomeni di vampirismo letterario
Tenendo fede alla sua dote principale, il non-morto per eccellenza è risorto. Anzi, si può dire che il vampiro non ha mai conosciuto tanta vitalità come adesso. Ovviamente si parla di vitalità letteraria, o almeno di questa ci occupiamo, ma è ovvio che il fenomeno nasca da una spinta più variegatamene di costume e di cultura.
Probabilmente è stata Anne Rice a fare da madrina a questa nuova stirpe di pallide creature della notte. A partire dall’eccellente 'Intervista col vampiro', giù giù fino all’ultimo ennesimo e scadentissimo volume della sua 'Cronaca dei vampiri', la signora Rice rompe definitivamente con la tradizione folkloristica e poi ottocentesca che voleva Dracula come semplice e semplicistico emblema del male da contrapporre alle virtù luminose dell’umanità, il cattivo di turno, ennesima incarnazione del male, comunque alla fine destinato ad essere platealmente sconfitto onde propiziare il necessario e tranquillizzante THE END.
La scrittrice fa sua la lezione romantica riletta dalla sensibilità moderna e dal movimento neogotico, e trasforma il cattivo e sanguinario principe transilvano in una serie di giovani introversi e tormentati succhiasangue. Tira fuori, insomma, quelle due o tre riflessioni psicologicamente più interessanti che il vampiro tout-court si porta dietro: la vita, la morte e l’eternità (e ovviamente il come gestirle).
L’attenzione dei nuovi scrittori horror comincia a spostarsi dagli eroi umani ai cattivi sovrannaturali, che cominciano a diventare i veri protagonisti anche quando mantengono comunque il ruolo di avversario. Non è infatti tanto il giudizio morale che conta, quanto il fulcro della storia, e la modernità ha ben colto come alla fine il vampiro sia paradossalmente molto più sfaccettato ed interessante di tutti quei suoi virtuosissimi oppositori.
Nei romanzi della Rice e dei suoi emulatori, le presenze umane sono quasi assenti, figure di contorno che servono da tramite tra il mondo sovrannaturale e quello quotidiano (oppure, molto più semplicemente, da cibo). Dopo questa preponderante lezione, era necessario reinventare un approccio diverso.
Ecco dunque la nuova darklady letteraria, Laurell K. Hamilton, ripescare la figura del cacciatore di vampiri un po’negromante, un Van Helsing in gonnella, che risveglia morti su commissione e dà la caccia ai succhiasangue ogni qual volta diventino socialmente scomodi. L’eroina in questione, Anita Blake, è giovane, e nonostante i suoi modi a volte decisamente spicci e 'noir', terribilmente puritana. Anzi, tutta la lunga serie di romanzi della Hamilton, è intrisa di puritanesimo e cela una impressionante crociata ideologica contro il diverso. Pur tuttavia, come in ogni puritanesimo che si rispetti, celano anche un morboso interesse per ogni possibile interrelazione tra bene e male, tra umano e vampiro, perfino sul piano più smaccatamente sessuale. Sì perché, badate bene, il novello vampiro è sì 'sporco e cattivo', ma anche un aitante seduttore, nonché amante provetto. Dimentichiamoci quindi l’asettico, incartapecorito Dracula che deve mordere e succhiare per sopperire alla sua millenaria impotenza. Il sangue è ora più modernamente simbolo di passione, e i vampiri moderni sanno bene come farlo ribollire, se vogliono. Sesso attivo, dunque, ed estremo, peccaminoso. Come quello che sembra profondamente permeare tutta la nostra società, almeno secondo gli ultimi studi sociologici su feticismi, pratiche bondage e similari.
I romanzi della Hamilton, per quanto qualitativamente scarsi, offrono un’interessante prospettiva sul rapporto attrazione-repulsione verso ciò che è bollato come demoniaco e proibito, e sono anche estremamente divertenti per come cercano di far passare il vampiro come un essere gretto mentre al contempo lo rendono così energico e affascinante.
Lo stretto connubio mortale-immortale sta subendo un po’ un effetto valanga, nonché generando notevoli 'mostri' (ovvero, opere di qualità letteraria infima, romanzi Harmony dove ai soliti protagonisti scoperecci si sostituisce qualche creatura ultratterrena, senza in alcun modo mutare la trama).
Nel marasma di questa mirabolante produzione, un simpatico esempio, seppur non eclatante, ci viene da Charlaine Harris e dalla sua Sookie Stockhouse. Sookie è apparentemente la tipica ragazzotta americana, bionda e ben fornita, la quale, rispetto alle sue coetanee, ha solo un piccolo problema: può leggere nella mente altrui, e le viene naturale come parlare o respirare. Decisamente inquietante per lei, quindi, avere delle frequentazioni sociali. Gli unici che non creano difficoltà a Sookie sono esseri sovrannaturali, i cui pensieri non sono percepibili alla mente umana, neanche a quella della protagonista, facendola quindi sentire pienamente a suo agio con loro.
Sookie frequenta quindi prevalentemente vampiri, licantropi e altri mutaforma, che come nel caso dei precedenti esempi, sono creature che vivono a fianco dei mortali, tollerate fino a quando non si spingono oltre un certo limite.
Più che nella Hamilton, il vampiro è una creatura nettamente più affascinante dell’umano, una specie di nobile decaduto che si abbassa a colloquiare con il mortale, ma anche di icona di un passato che non esiste più, un pezzo da museo, un fenomeno da osservare con curiosità quasi pruriginosa. La diversità del mostro, così come quella di Sookie, che è 'mostro' agli occhi dell’umanità normale, è ora un gradevole diversivo, ora una difficoltà oggettiva da combattere ed eliminare, o al massimo relegare in una specie di ghetto (locali per vampiri et simili, sangue sintetico prodotto a livello industriale, 'condomini' di creature ultramondane, e così via). Fortunatamente i signori dai lunghi canini sono così orgogliosi da non rendersene conto!
La Rice ha ambientato le sue storie di vampiri in un po’ tutte le epoche storiche più salienti. Gioco analogo, per un’analoga quantità di romanzi, quello compiuto da Chelsea Q. Yarbro con il suo Conte di Saint Germain, vampiro gentiluomo. Saint Germain è un vero cavaliere senza macchia e senza paura (forse ogni tanto qualche traccia di sangue, volontariamente donato..). Come il personaggio storico a cui s’ispira, pratica l’alchimia, vive in pace venendo a patti con la sua natura, fa innamorare belle fanciulle che gli si donano consenzienti, ma assolutamente non ha niente della malizia e della sottile crudeltà di un Lestat, e per quanto entrambi vampiri romantici e tormentati, hanno uno spessore interiore e un realismo intellettuale nettamente diversi. Quando Saint Germain non si cimenta a difendersi dai suoi nemici/oppressori, risulta perfino noioso per quanto è buono, bravo, intelligente, tollerante e discreto. Le sue storie sono mediamente divertenti, e hanno il gusto di quei romanzoni in cui si sa che l’eroe vincerà sempre e la farà pagare cara ai suoi avversari, ma siamo decisamente agli antipodi della credibilità, e il fatto che Saint Germain sia un vampiro è spesso irrilevante ai fini della narrazione.
Dopo secoli di battaglie (letterarie e cinematografiche) con i mostri dell’aldilà, non ci deve stupire questo bisogno di confronto, se non di riavvicinamento. Per quanto spesso mal realizzato, questo bisogno è frutto di una evoluzione. Il vampiro incarna dei taboo, ma anche degli aspetti ignoti dell’anima che sfiorano il divino (vedi l’idea di immortalità). Inevitabile cercare una risposta, forse, a volte, perfino troppo semplicistico paventare una convivenza, se non un incrocio genetico. Il cinema popolare ne ha fatto un cavallo di battaglia, basti pensare alla trilogia di 'Blade' o a 'Underworld', dove addirittura i due mostri per eccellenza (vampiro e licantropo) si fondono in un'unica creatura.
Il vampiro ha bisogno di noi, perché siamo il suo cibo e rappresentiamo il suo passato, le sue radici, la sua umanità. Noi abbiamo bisogno del vampiro perché abbiamo bisogno che qualcosa ci faccia credere, anche nell’attimo della finzione letteraria e cinematografia, che in noi esiste un bagliore di eternità. Prima magari di rammentarci che anche l’eternità ha un prezzo: esattamente preziosa quanto il sangue che richiede mantenerla.
Morgana
(06)
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