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» AMERICAN PSYCHO

di Bret Easton Ellis
ed. EINAUDI

American_Psych

“Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”.
Inizia proprio con questa citazione dell’Inferno dantesco il controverso romanzo di uno degli autori cult del thriller americano.
Se di questo libro avete visto la trasposizione cinematografica, sappiate che non avete visto niente. Nel senso che, probabilmente per necessità commerciali, la trama originale è stata talmente sforbiciata che a confronto con il contenuto di questo romanzo e con il suo significato, avete visto una pièce teatrale per educande.

Il titolo, American Psycho, dice molto. E’ un libro che parla di un nefandissimo serial killer americano di estrazione upper class. Un sadico con tutti i crismi, affetto da patologie della personalità tali che gli permettono di essere uno stimato professionista di successo e al tempo stesso un brutale assassino. Patrick Bateman ha molti problemi, ma nessuno sembra tale, nel suo mondo, neanche quello di trovare necessario uccidere i suoi simili nei modi più aberranti. E’ inverosimilmente ossessionato dalle firme di moda, dall’abbigliamento “in” che ci descrive nei minimi particolari, dalle piccole assillanti esigenze quotidiane di un giovani yuppi: l’aperitivo, la serata, il biglietto da visita (la gara sul biglietto da visita più raffinato impegnerà un intero capitolo del libro), trovare un taxi. Vivere talvolta è davvero un’angoscia. Dev’essere per questo che Bateman uccide. In modo raffinato, rituale, spietato. Dopo atroci torture. Dopo pratiche sessuali sfrenate. Per poi tornare a parlare di camice, di macchine, di belle donne da scopare.
American Psycho è Bateman, ma è anche tutta la sua società, fatta di vuoto, e di strati superficiali di nulla atti a ricoprirlo. Droghe, feste, sesso, soldi. E violenza. Tanta violenza a cui nessuno fa caso, o a cui nessuno vuole credere perché, diamine, il loro mondo da ricchi non può che essere un mondo sano e pulito.

Nel narrarci invece la decadenza di un mondo così solo apparentemente scintillante, Ellis entra dentro la testa di Patrick, con tutte le sue follie, i suoi limiti, le sue distorsioni. Non ne esce mai, neanche per dare un accenno di giudizio morale. Se Patrick lo trova giusto o necessario, allora che lo sia. E’ una scrittura ossessionata e ossessionante, paranoica, che va man mano sfrangiandosi insieme alla personalità dell’omicida, il quale, col procedere delle pagine, troverà sempre più difficile mantenere integra la sua unità di affascinante carnefice in doppio petto.
I capitoli sono un continuo alternarsi di minuziose, ossessive descrizioni del mondo glamour in cui Patrick vive e si muove come in un sogno, della gente superficiale che lo circonda, con elenchi di cose e situazioni ai limiti dell’irritante, per poi catapultarci nei suoi deliri omicidi, e nell’attuazione dei medesimi. Con lo stesso compiacimento, l’assassino ci descrive le gocce di sangue, le urla, la morte che distribuisce come un piccolo dio onnipotente, e l’ultima cena esclusiva a cui ha partecipato. E chi lo circonda non sa, non vede, non crede, perfetta società sull’orlo del tracollo emotivo e morale.American_Psycho

American Psycho è quindi lo specchio di una piaga sociale portata all’esasperazione. È la violenza della porta accanto trasportata, con un ironico gioco perverso, ai piani alti, forse per infierire sul volto perfetto della Bella Società, forse per allontanarla dalla realtà di un’America che la violenza più cruda la vive molto anche sulle strade e nei bassifondi. Forse perché lo stile e il mondo prediletti dallo stesso Ellis sono spocchiosi, da vero signorino della classe bene.
Fatto sta che la ricerca delle violenze praticate da Bateman ha un che di elitario e raffinato. E ha per questo generato notevole scalpore, a tutto vantaggio del romanzo stesso e delle sue vendite. Vi si ritrovano perfino famose leggende metropolitane, come quella del topo infilato vivo nel corpo di una ragazza, ovviamente anche lei viva (indubbiamente una delle scene più stomachevoli di tutto il romanzo, non tanto per la particolareggiata descrizione, quanto per il compiacimento con cui l’assassino perpetra la sua tortura-omicidio).

A vantaggio dell’effetto tragico va sicuramente anche la narrazione in prima persona attraverso la bocca di Patrick, il crescendo di emotività che accompagna la sua follia, fino ad un parziale auto-riconoscimento della propria malattia, che non riesce comunque ad avere il sopravvento e a portarci un tanto sospirato lieto fine.
Il carnefice resta carnefice, senza via d’uscita, e le vittime continueranno ad essere ai suoi servigi. Nessuna speranza. Nessun giudizio. Nessuna redenzione.

E’ un romanzo paradossalmente impegnativo, sebbene, una volta svelato il trucco, molto di maniera. L’autore è palesemente cosciente che andrà narrando una storia che non potrà non avere successo. Ce la racconta meglio di tanti best sellers, e senza peli sulla lingua, ma non è totalmente onesto. E a tratti la forzatura si sente. Ma è una storia che comincia in modo cupo e finisce in modo ancora più cupo. Il trionfo del superficiale, del vuoto, di quel buio malsano, rumoroso, violento, a-poetico che così bene caratterizza la società del benessere.

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Dello stesso autore:
“GLAMORAMA”
“LE REGOLE DELL'ATTRAZIONE”
“MENO DI ZERO”
“ACQUA DAL SOLE” – raccolta di racconti

Caratteristica delle opere di Ellis almeno un personaggio, se non tutti, contrassegnato da superficialità, vuoto e arrivismo. Il mondo di Ellis è sempre morbosamente corrotto, veloce, vacuo e commerciale come un videoclip. Nessuna di queste sue opere raggiunge i livelli e le tematiche paradossali di “America Psycho”.

Morgana (05)

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