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»LA COMMEDIA DI MURPHY

Peter Murphy Live, @Zoo Bar, 9 Luglio 2005, Roma

Parte I

Se uno va ad un concerto di Peter Murphy per ascoltare i Bauhaus.. no, Peter Murphy è un altra cosa, e la sua storia si perde nel tempo.. tutto iniziò più di vent’anni fa. Dal vivo poi è ancora un’altra storia, altre sonorità.. le sonorità di Deep, soprattutto la batteria, sono troppo perfezioniste, poco 'rock'. Ma dal vivo è un altro mondo. Altri suoni, altre atmosfere. Un pathos da brividi in un alcova di suoni creati lì per lì, apposta per gli dei. Credo di aver ascoltato tutto del solista Peter Murphy. Il vinile di Deep lo comprai all'epoca in cui uscì, l’ultimo decennio del passato millennio, proprio il 1990. Quel video in cui Peter Murphy si mostrava nel suo aspetto camaleontico mentre cantava Cuts you up.. all’epoca Videomusic passava qualcosa di buono tra le tante cose: vecchi tempi che non torneranno più, colpa del regno dell’antimusica, la meretrice MTV. Il CD di Cascade uscì nel 1995, altro piccolo capolavoro. Ma andiamo con ordine.
Perché molte delle persone che sono state al suo concerto avranno pensato di ascoltare i Bauhaus, cosa che non è in effetti avvenuta: i Bauhaus non sono Peter Murphy, e così Peter Murphy da solo non è i Bauhaus. Alla fine del concerto incotrai un amico che non vedevo da anni, vecchio animatore delle serate gotiche in un locale di Roma nei primi Novanta.. le sue parole sono state: “Eh si, Peter Murphy si è presentato, ma al suo attivo aveva solamente un paio d’album.. poteva fare qualcosa dei Bauhaus”. L’ignoranza regna sovrana tra il mondo del gothic nostrano. E allora, per ordine, vediamo chi è stato Peter Murphy dopo i Bauhaus.
In principio, tra le varie carriere soliste degli ex Bauhaus, il signor Murphy presentò il progetto Dali's Car. Questa strana macchina prese il via nel 1984 assieme a Mick Karn, bassista dei Japan, per fermarsi subito all’uscita di The Waking Hour, il primo (e ultimo) album, un vero e proprio sfacelo commerciale, che incassò un terzo di quanto speso per realizzarlo. Un album che per alcuni anni, alla fine degli Ottanta, una radio romana passava di quando in quando. Un album ostico, per certe persone un capolavoro, per molte altre una delusione. Sonorità legate ad un basso fretless eterodosso e ad una voce troppo poco determinante (rispetto al passato, almeno), una batteria elettronica e il null’altro: il tutto era stato infatti creato su un quattropiste avanti e indietro, avanti e indietro. Dopo l’implosione della poco sinergica macchina di Dali, Murphy cominciò finalmente la vera carriera solista. Assieme a lui operò Howard Hughes, un enfant prodige del pianoforte che negli anni Ottanta lavorò anche con Eurythmics, mentre nei Novanta si dedicò alla musica classica contemporanea con progetti come Car Going Over a Bridge, oppure An Eye for An Eye. Dietro al progetto solista di Murphy si inserì la 4AD di Ivo Watts-Russell, e ne uscì Should The World Fail To Fall Apart (1986), un lavoro abbastanza frammentario, un tentativo dell’artista di uscire da quello stereotipo di vampiro gotico da batcave che si era andato a creare attorno alla sua figura. La musica del disco è sicuramente l’opposto di quella dei Dali’s car, più semplice, rilassata, diretta. Sul disco compaiono due covers: The Light Pours Out of Me dei Magazine e Final Solution di Pere Ubu. Daniel Ash sembra far urlare la sua chitarra in The Answer is Clear, una sorta di risposta ironica all’attacco personale in The Movement of Fear dei Tones on Tail, mentre ancor più vicino ai Bauhaus Murphy arriva con Never Man. Nel frattempo si era formata la band di Murphy, i The Hundred Men, in cui aveva parte principale come co-compositore Paul Statham, ex tastierista di B. Movie. Nasce Love Hysteria (1988), in cui si ripresenta lo spettro del glam e di sonorità alla Bowie. Oltre alla band, dietro alla produzione dell’album c’è anche la mano di Simon Rogers, ex membro degli storici Fall, gruppo a cui molte bands, tra cui The Sisters of Mercy, devono parecchio. Murphy non è più urlatore blasfemo, ma poeta romantico e passionale. Cover di questo lavoro è Funtime di Iggy Pop, altro idolo del passato che Murphy, adorandolo, onora.
Quando esce Deep (1990), c’è maggiore attenzione alla sua carriera solista, forse anche perché nel frattempo i Love and Rockets stessi avevano avuto un discreto successo. Perché non dare la possibilità di dimostrare al nostro Murphy che anche lui non è da meno? La casa discografica decise per la strategia commerciale con il video di Cuts You Up, con una diffusione in Europa e in America non indifferente. Ma l’album non era solo quel singolo: conteneva altro ancora, chicche che fanno sognare ancor’oggi ad occhi aperti, come Marlene Dietrich's Favorite Poem o A Strange Kind of Love. Ascoltando The Line Between the Devil's Teeth sembra di vedere un futuro alternativo, come sarebbero diventati i Bauhaus se… e come invece non sono mai stati.

Parte II

Peter Murphy solista è un artista poliedrico, da amare oppure odiare. Ti fa un disco come Deep o come Cascade, e sbrodoli ad ogni nota, ti fa un live come quello di sabato 9 luglio 2005, e impazzisci di gioia, tanta la potenza che ti trasmette su note che poi potenti non sono, ma dolci come gocce di liquidi zuccherati... è la sua voce, bella, particolare, profonda. Mara (non è importante chi sia Mara, ma cosa abbia detto a riguardo) lo conosceva poco, l'aveva ascoltato in queste ultime settimane. Il suo commento è stato: la sua voce ti prende le viscere, la senti nel basso ventre. Non capisco allora come si possa stroncare un artista e un concerto del genere (ho sentito critiche ingiuste che mi hanno perplito alquanto). Si, perchè non è stato il concerto dei Bauhaus, ma il concerto di Peter Murphy, lo ripeto per l’ennesima volta, un'altra cosa. I Bauhaus si esibiranno a metà agosto negli States. Ma niente Europa. In Europa si è esibito Peter Murphy. Quindi torniamo a parlare, con ordine, della sua carriera solista.
Holy Smoke (1992) esce in un periodo in cui la musica, in genere, si è assuefatta a sonorità grunge e al nascente cross-over (parola ormai inflazionata). Il rock e la sottigliezza di certe ballate di Murphy non sono il giusto contrappeso alla moda del momento. Il disco ha il grande merito di dare su ‘vinile’ (parola ormai desueta) una prova di grande potenza della band che supporta il nostro, e musicalmente non si adagia sugli allori di Deep, ma tende ad essere diverso in tutto, per quanto possibile, con un differente approccio alla parola ‘musica’ (parola ormai dimenticata, ahimé). Eterogeneità è l’unico legame che si può stabilire con l’album precedente, anche se, ovviamente, a guardare più a fondo, si potrà notare uno stile che comunque viene sempre più delineandosi, che piaccia o meno agli estimatori dei Bauhaus, in perfetta antitesi a quello che era stato nella storica band di Bela Lugosi’s Dead. In Low Room Murphy sembra quasi latrare il suo testo su musiche potenti; grande energia anche in Kill the Hate e Dream Gone By, mentre ad un Murphy innamorato si volge Keep Me From Harm. Il singolo reale è The Sweetest Drop, quello che tutti avrebbero voluto, ma che invece non è stato, You're So Close. Nel lavoro Murphy duetta con l’ospite d’eccezione, Alison Limerick, in un incantevole falsetto. Dopo il tour di Holy Smoke, the Hundred Men si ‘sciolgono’, e l’unico a rimanere al fianco di Murphy è Statham, che, assieme a Pascal Gabriel, il produttore, e ai vari musicisti, tra cui il chitarrista Michael Brook, farà parte del gruppo di lavoro artefice di Cascade, il piccolo-grande capolavoro del 1995. Lo stile si raffina ulteriormente, allontanandosi sempre più dall’aura vampiresca che, ormai, è avvolta dalla polvere degli anni. Sonorità a volte dure, altre elettroniche, altre elettrico-dolciastre, altre amaro-acustiche, miscelate ad atmosfere e melodie rarefatte: Subway, con il giro di synth di Statham, in cui si riflette la toccante interpretazione di Murphy. Ma il resto del disco non è sicuramente da meno. Huuvola, tra le altre, porta verso il cielo, mentre la title-track, Cascade, ti spinge verso nuvole artificiali, paradisi sonori. Tra sogno evanescente e dura realtà il suono si districa per giungere a toccare e smuovere le corde dell’anima: Peter ci suona dentro il cuore per mezzo della sua voce unica e ricca di melodie. Passione e professionalità, sia di Peter Murphy, che di tutto il gruppo di musicisti, di cui si avvale. Nel 1998, durante una pausa del tour dei riuniti Bauhaus, in uno studio di Seattle, assieme a Sascha e Tim Skold di KMFDM, e Bill Rieflin, un nome legato a Swans e all’etichetta Wax Trax!, vede la luce Recall, con cinque pezzi tra reinterpretazioni di vecchi brani e alcune novità: i rifacimenti più duri, più elettronici, di Roll Call (Deep) e Indigo Eyes (Love Hysteria) hanno un nuovo arrangiamento della linea vocale, che, arricchendoli, dona maggior valore all’opera. Big Love of a Tiny Fool si ispira a una canzone popolare turca, mentre Surrendered si avvale della collaborazione della cantante turca Shengul. Il lavoro si chiude con Cool Cool Breeze, in versione ‘a capella’, originariamente scritto per Holy Smoke, ma poi in questo non incluso.

Parte III

Siamo giunti alla fine di questa Commedia di Murphy, che però, è Commedia aperta e non conclusa.
Il duemila visto da Murphy, un duemila che cambia radicalmente proprio da quell’Undici Settembre e dai due album che seguono, calmi, diversi, introspettivi, da ‘spiaggia’. Un Murphy che dal vivo però tende a presentare tutta la sua ventennale carriera, in un filo logico-consequenziale che solo lui riesce a tendere così linearmente. Stefano, un mio amico, che conosceva poco il Murphy solista, ha usato queste parole: “Al concerto ci sono andato alla cieca non conoscendo molto del Solista, ma sono stato pienamente ripagato nonostante non fosse proprio il mio genere prediletto... Prima parte del concerto un tantino easy (mi è sembrato addirittura di sentire reminiscenze glam Bowiane, sia nelle vocalità, nella musica che nella teatralità dei gesti...)... è andato avvicinandosi man mano ad un genere più consono a miei guasti dalla metà in poi!”. Eppure, durante il concerto, Murphy non ha seguito una linea temporale, sincronica, ma, dividendo la sua carriera in segmenti diacronici, ha teso a miscelare il più possibile la sua storia musicale, seguendo un percorso che dalla musica giunge all’ ‘a capella’ di Cool Cool Breeze, con cui ha conchiuso il suo spettacolo. Ma andiamo ancora seguendo quell’ordine anticipatamente stabilito.
La compilation del 2000, Wild Birds 1985-1995: The Best of the Beggars Banquet Years, è stata messa insieme dallo stesso Murphy, e racchiude il meglio della produzione tra i 5 album registrati per la Beggars Banquet tra il 1985 e il 1995. In questa cernita mette da parte il suo debut album, Should the World Fail to Fall Apart, ma la scelta rimane pur sempre ricca d’emozioni, con brani indimenticabili. Nel 2001 esce il doppio Alive Just for Love, che vede le registrazioni live della sua tournée solista negli States dell’anno precedente, a seguito della reunion storica dei Bauhaus nei live di fine ’98. Nessuna etichetta o industria discografica alle spalle, solo l’amore dei suoi fans, moltissimi invero. Il tour venne accompagnato dall’uscita del The best, cioè il Wild Birds con la Beggars, di cui sopra. Il live è uscito invece nell’estate 2001, con la nuova etichetta, l’americana Metropolis, ed è stato registrato a El Rey Theatre di Los Angeles. Al suo seguito, tra gli altri, c’è Peter Di Stefano, ex Porno for Pyros, alla chitarra, ed il violinista canadese Hugh Marsh. Se il disco uno è pieno della storia del Murphy solista, spesso rivista e corretta in chiave etnico-acustica, il disco due è più breve, ma porta delle chicche, come la performance del compagno di bisbocce David J. (Bauhaus) su Who Killed Mr. Moonlight e All We Ever Wanted Was Everything. Dust (2002) è distante più di sei anni dall’ultimo full lenght album (non consideriamo quindi il Recall EP nel nostro calcolo). Nuovo cambio di rotta, reinvenzione della propria musica, mantenendo alcuni punti saldi. Una forte influenza orientale, turcheggiante, un andamento lento, sonorità che riportano ad Istanbul, ai minareti, al velo, alla profondità gestuale e rituale. Murphy si accompagna allo strumentista Mercan Dede in un vasto mix sonoro. Profondi testi murphiani accompagnano sognanti paesaggi, su battiti ritual-tribali in Things to Remember. Assieme a Hugh Marsh e al bassista jazz, il turco Jamaaladeen Tacuma, si viene catapultati con Murphy in un luogo spirituale normalmente inaccessibile. Your Face piena d’elettronica, le sue due cover (cover del proprio passato) My Last Two Weeks e Subway, riarrangiate in un’atmosfera incredibilmente e tipicamente orientale. Unshattered (2004), è l’ultimo lavoro, in ordine cronologico, di Peter Murphy. Al primo ascolto il disco appare calmo e duro (ma non nel senso che noi normalmente diamo all’aggettivo ‘duro’ riguardo alla musica) allo stesso tempo, ma soprattutto ‘da spiaggia’: sono sonorità che sta bene ascoltare sulla spiaggia, ad es., di Smirne. Quindi pare logico che per digerire questo lavoro ci vuole più di un semplice ascolto: alla fine il disco risulta gradevole, accettabile, diverso. È un disco dalle sonorità pop, è vero, ma un pop d’autore. A volte mi ricorda il Bowie degli Ottanta, ma anche sonorità wave da tempo dimenticate, sonorità diverse che tendono ad una spensieratezza che il dopo-Undici-Settembre deve portare alla musica. Perché in un mondo come il nostro, proprio in questo momento, la musica ci deve elevare ed allontanare dal mondo reale, come disse un poeta russo, verso i realiora. I realiora sono i nostri sogni, che, attraverso la musica di Murphy, si concretizzano in realtà. Peter Murphy ci mostra la strada. Apriamo il nostro cuore: solo in questo modo saremo in grado di seguirlo!

Alexander Nox (05)

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