|
» SUICIDE COMMANDO
+ MONOLITH - Roma 01/05/2004
Di Johan Van Roy se ne parla
poco e troppo spesso a sproposito. In pochi ricordano le invidiabili
gesta dell'ensamble belga, attivo dal 1986 ma giunto alla
prima release ufficiale soltanto nel 1994, con il debutto
"Critical Stage", dopo quattro demo (in parte ristampate
di recente su "Chromdyoxide") a dir poco leggendarie;
sulla bocca di tutti c'è sempre e soltanto "Mindstrip",
container di veri e propri tormentoni da dancefloor ("Comatose
Delusion", "Jesus Wept", "Raise your God",
"Love Breeds Suicide" ma su tutte l'emblematica
"Hellraiser") eppure così ordinario rispetto
alla depravata lucidità ed all'ossessione di un Dio
cieco, di un'ultima dose suicida, dell'essere parte di un
sistema corrotto, che era tema e rema dei precedenti "Stored
Images", "Construct/Deconstruct", "Contamination"
ed il già citato "Critical Stage".
Van Roy va di diritto inquadrato come ultimo baluardo di quella
gloriosa scena industriale che si sviluppò in Belgio
negli anni '80, a partire da Front242 e The Klinik ed i tantissimi
progetti generatisi nell'arco di una sola generazione: Dive,
Insekt, Sonar, Blok57, Monolith, Vomito Negro, Hybryds, senza
dimenticare progetti meno noti, ma non per questo di minore
interesse, come Xio, Para e Noise Unit dietro cui si celava
il solito Marc Verhaengen, luce e disgrazia dei The Klinik
insieme all'insaziabile ed inarrivabile genio di Dirk Ivens.
Quando nell'86 Johan Van Roy comincia a produrre tape a nome
Suicide Commando, il Belgio è custode pressoché
incontrastato di un sound viscerale, crudo, brutale, come
solo dai padri putatativi Throbbing Ghristle, Psychic TV,
Suicide, era stato possibile ascoltare in precedenza. Il sound
che Suicide Commando sviluppa, con il passare del tempo, è
certamente debitore al paradigma Klinik/Dive, ma è
in grado, fin da quel debutto del '94, di brillare di luce
propria, grazie ad una personalità ben definita ed
uno stile che, pur non concedendo nulla a soluzioni di facile
ascolto, riesce a non allontarsi mai di molto da strutture
essenziali ed un minimalismo imperante che è anch'esso
archetipo dell'industrial sound belga. E' così che
già a partire dal secondo album, con "See you
in Hell" e "Save Me", Suicide Commando comincia
a farsi conoscere anche nei dancefloor dei club alternativi
d'Europa. In seguito arrivano "Desire" (monumentale
nella versione curata da :Wumpscut:, presente sulla limited
edition "Reconstruction"), "Better Off Dead",
"The Mirror" e la riedizione di "Traumatize"
dal primo album e, finalmente, con "Comatose Deslusion"
il primo vero singolo in grado di allargare l'audience di
Suicide Commando ad un pubblico più vasto, grazie anche
a remix di Velvet Acid Christ e gli allora semisconosciuti
Hocico. Poi nel 2000 è la volta di "Hellraiser"
e la release di "Mindstrip", ed il resto della storia
la conoscete. Un successo inimmaginabile anche per lo stesso
Van Roy, ma comunque costruito ad arte attraverso un metodo
compositivo più diretto, basato essenzialmente sulla
forma canzone, e sui beat decisamente più elevati rispetto
al passato.
Una retrospettiva, "Anthology", nel 2002 ed un EP,
"Love Breeds Suicide", rilasciato l'anno precedente,
sono le uniche due release che intercorrono tra il successo
di "Mindstrip" ed il nuovo attesissimo album. Nel
maggio 2003 esce finalmente nei negozi "Face of Death",
il singolo apripista per "Axis of Evil", previsto
per il successivo autunno. Le chart tedesche danno subito
ragione al nuovo corso di Suicide Commando confermando il
nuovo singolo per molte settimane ai vertici delle classifiche,
riuscendo alla perfezione nella funzione di traino del nuovo
album. Arriviamo così ad "Axis of Evil",
secondo album della rivoluzione/evoluzione stilistica di Suicide
Commando, e più che logico successore del fortunatissimo
"Mindstrip". Ormai conscio dei propri mezzi, Van
Roy si è chiaramente proposto di assemblare il maggior
numero possibile di singoli, ancor più immediati e
potenti che in passato: "Cause of Death:Suicide",
"One Nation Under God", "Sterbehilfe",
"Evildoer", "Neuro Suspension", "Plastic
Christ" e "Face Of Death" sono già diventati
dei veri e propri classici del songbook di Suicide Commando
e lo hanno confermato anche superando brillantemente la prova
live dello scorso 1 Maggio a Roma. Il concerto romano di Suicide
Commando giunge attesissimo, trattandosi della sua prima data
assoluta nella capitale a dispetto di un'altra sola data italiana
al primo Metamatik di Vicenza nel 2002. La location del concerto,
ancora incerta fino a solo due giorni prima, presenta comunque
una discreta affluenza di pubblico, grazie al classico passaparola
ed un tam tam generale messo in atto dagli organizzatori stessi
tramite internet, chatroom e webzine. Verso la mezzanotte
iniziano le danze con il set di Monolith, aka Eric Van Wonterghem,
storico fondatore dei The Klinik insieme a Dirk Ivens, Marc
Veraenghen e Sandy Nijs, e noto anche per il suo lavoro con
Insekt, Sonar ed in alcuni dischi dello stesso Dive. Il suo
è un set interamente strumentale che non lascia spazio
a cedimenti di sorta, grazie ad una selezione che spazia in
tutta la discografia del progetto Monolith, calcando certamente
la mano su "Labyrinth" e lo stupendo "Tribal
Globe", ma senza dimenticare assolutamente gli inizi
con il discreto "Compressed Form" del 1997. Stilisticamente
ci troviamo difronte ad un'evoluzione del classico sound Insekt
in termini sicuramente riaggiornati e corretti dalle attuali
tendenze, ma ciò non toglie che la ricercatezza dei
suoni e l'immancabile amalgama di noise e beat, da sempre
chiave di volta dell'EBM belga, facciano sempre parte di quell'inconfondibile
trademark di cui Eric è uno dei più insigni
rappresentanti.
Ottima esibizione quella
di Monolith, non c'è che dire: ora attendiamo il musicista
belga al varco per le reunion di The Klinik e Insekt, e l'imminente
pubblicazione di un live album di quest'ultimi.
Dopo circa quaranta minuti di live set, Eric lascia il palco
interamente a Johan e Tobias (owner del progetto Lights Of
Euphoria), tra l'approvazione generale di un pubblico che
non è comunque rimasto indifferente alla proposta di
Monolith. E' subito panico, a partire dall'opener devastante
"Cause of Death:Suicide": non c'è verso di
contenere le urla dal pubblico che ripete a gran voce il refrain
di uno dei brani più potenti e brutali mai scritti
da Suicide Commando. Si susseguono come macigni "Mordfabrik",
"Face of Death", "Sterbehilfe" e la monolitica
"Raise your God", da "Mindstrip", che
incendia gli animi dei presenti come da adesso in poi succederà
pressoché per ogni brano in scaletta fino al termine
del concerto. Dopo un'eccellente cover dei The Klinik, "Sick
in your Mind", già apprezzata su "Anthology",
è il momento di "Love Breeds Suicide", in
cui Van Roy offre un'interpretazione a dir poco esplosiva,
capace di far urlare a squarciagola tutto il pubblico dell'Alpheus.
Ancora estratti da "Axis of Evil": "Evildoer",
preceduta da una graziosissima 'dedica' a George Bush, e la
stupenda "One Nation Under God", anch'essa accolta
trionfalmente da un pubblico in visibilio. Johan non lesina
energie ed offre uno spettacolo strepitoso: pur non essendo
più nel fiore degli anni, l'artista belga si agita
come un forsennato, saltando da una parte all'altra del palco
ed incitando continuamente il pubblico con grande carisma.
E' poi la volta di "Dein Herz, Meine Gier" e "Neurosuspension",
prima del classico bis con il megahit "Hellraiser":
summa e coronamento di un concerto semplicemente perfetto.
Certo, qualcuno a fine concerto reclama (giustamente) "See
you in Hell", "Better Off Dead", "Desire"
o qualcun altro di quei classici assolutamente immancabili
nei live set di Suicide Commando. "I played them so many
times..." è la risposta di Johan, scusandosi per
la parziale delusione di qualche fan della prima ora e promettendo
di rispolverare a breve il repertorio per un probabile live
album che ancora manca nella discografia di Suicide Commando.
In chiusura, chiedo venia per il più che palpabile
coinvolgimento espresso dal sottoscritto in questo articolo:
mi auguro, se non altro, che le mie parole possano insidiare
in qualcuno anche il più vago interesse nell'avvicinarsi
ai primi lavori di un artista molto amato ma di cui si conosce
soltanto una parte, quella più recente, della sua eccellente
discografia.
PostMordernXS
(04)
[
DISCUSSIONE ]
|