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» DER BLUTHARSCH
+ DEUTSCH NEPAL + NOVO HOMO - Roma 22/04/2004
Che la scena romana si stia
facendo avanti, a testa alta, tra le macerie di un'Europa
sempre più scevra da nuove sensazioni artistice, credo
sia ormai qualcosa in più di una mera costatazione.
Grazie a solide realtà come HauRuck!SPQR, Butcher's
House Productions, Runes and Men, la scena powernoise/esoteric/neofolk
romana sta prendendo letteralmente il sopravvento, lasciandosi
conoscere anche all'estero per le indubbie doti qualitative,
coerenza e lungimiranza.
La stessa HauRuck!SPQR, figlia minore della HauRuck! austriaca
di Albin Julius/Der Blutharsch, altri non è che creatura
di promozione e divulgazione di realtà italiane, fieramente
portata avanti da Vinz (Calle della Morte/KZ9 e live member
in Macelleria Mobile di Mezzanotte) e ClauDedi (Ain Soph,
Malato). Un patto di sangue tra due scene idealmente vicine,
eppur così fieramente autoctone nella propria essenza.
E questo concerto romano
di Der Blutharsch, all'indomani della pubblicazione del poco
convincente "Time is thee Enemy", della discussa
collaborazione con Zeta Zero Alfa, della rottura (artistica
ma non solo) con Novy Svet e di tante altre 'chiacchiere'
su Julius e la sua cricca di fascinosi reazionari, non poteva
che giungere attesissimo da parte di un certo pubblico avvezzo
a certe sonorità. Di Albin Julius si potrebbe dire
tutto ed il contrario di tutto, ma non che non sia un attento
osservatore delle differenti realtà contemporanee,
e non si sia reso quanto e quale sia stato il successo accresciuto
negli ultimi anni, specialmente grazie all'ottimo "When
All Else Fails!", il primo lavoro a presentare sonorità
più accessibili e brani in formato canzone. E "Time
is thee Enemy", autentico banco di prova della corazzata
austriaca, non poteva che dirigersi nella medesima direzione
del precedente lavoro, possibilmente ancora un passo avanti
verso la consacrazione anche aldilà della numericamente
esigua scena neo-folk. Si tratta certamente di un album discreto,
con qualche nuovo innesto stilistico (la presenza di chitarre
acustiche su diversi brani, l'utilizzo pur sporadico di suoni
elettronici ed un approccio mai come ora volto al refrain
ed alla ricerca melodica) ed una crescita artistica indiscutibile
per quanto riguarda gli arrangiamenti e la produzione stessa;
ciò che però non convince fino in fondo, sono
proprio le composizioni in sè, che raramente possiedono
un mordente decisivo, quella virgola capace di fare la differenza.
Dal vivo Der Blutharsch si comporta bene, ma senza esaltare.
A dispetto di un set breve, durato neanche tre quarti d'ora,
Albin Julius e la sua combriccola danno comunque atto ad un'esibizione
tecnicamente valida, ma non emozionante quanto sarebbe stato
lecito aspettarsi dall'autore di capolavori come "Pleasure
Received in Pain" e "Track of the Haunted".
Il setlist è basato su brani dell'ultimo disco, un
paio di estratti da Death In June periodo "Take &
Control" (album a cui collaborò lo stesso Albin),
sporadici episodi da "Pleasure Received in Pain"
ed il gran finale con "Patria et Libertas", uno
dei brani più emozionanti di "When All Else Fails!",
che accende visibilmente gli animi dei presenti. Troppo poco
per poter valere la trepida attesa da quel concerto al Sonica
di un paio d'anni fa, e per rattoppare la scialba esibizione
di Novo Homo e la gaffe di Lina Babydoll/Deutsch Nepal.
Quest'ultimo infatti offre un'imbarazzante performance conclusasi
in neanche un quarto d'ora di problemi con il microfono e
ripetute fughe verso la toilet dove terminerà, con
estremo disagio dei molti accorsi soprattutto per Deutsch
Nepal, la serata dell'artista svedese, ormai impossibilitato
a tornare sul palco da un tasso alcolico decisamente troppo
alto. Da dimenticare. Daniel Booth/Novo Homo, invece, presenta
il suo materiale in un concerto di circa un'ora. Paradossalmente,
e contrariamente alla comune usanza, è proprio l'opening
act a dar vita all'esibizione di durata maggiore, mostrando
tuttavia una scarsa padronanza del palcoscenico dovuta probabilmente
anche alla relativa debolezza dei brani proposti. Il genere
del progetto Novo Homo si muove essenzialmente su coordinate
electro-industrial piuttosto pacato e con un approccio molto
rock, che spazia tra echi di NIN e risonanze trip-hop nelle
strutture ritmiche. Nulla di grave - ma neanche di rilevante
- da segnalare.
Nell'insieme, un evento decisamente sottotono ed inferiore
alle aspettative: pare invece che la data di Piacenza abbia
presentato tutt'altro scenario, in barba a chi si aspettava
fuori programma con Ain Soph e Zeta Zero Alfa sul palco durante
il set romano di Der Blutharsch.
Rinnoviamo, ovviamente, la
fiducia ed il massimo rispetto ad Albin Julius e Lina Babydoll:
ma la prossima volta dovrà essere un'altra storia.
E' più che doveroso.
PostMordernXS
(04)
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